Giornale di Critica dell'Architettura

4 commenti di Franco Porto

Commento 6575 del 18/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Sono molto colpito dell'arresto di Marco Casamonti.
Sarà stata fatale la sua doppia visione del fare architettura. Sono convinto che si muoveva nella consapevolezza di dover finanziare quanto di bello voleva poi realizzare. I successi fanno parte della sua ostinazione a svettare.
Lo ricordo a Genova per 7x70 con i Grandi dell'Architettura mondiale, un'organizzazione perfetta. L'ho invitato a Catania qualche anno fa e la sua generosità a "darsi" al pubblico lo ha stremato per le cinque ore di "professionale" conferenza.
Credo che di questi progetti non ci avrebbe mai parlato, sono da incasellare nella sezione "altro". Però è su questi che si inciampa.
Ha ragione Paolo che bisogna parlarne, anche perchè ne sentiremo parlare spesso dal momento che l'architetto partecipa sempre di più a competizioni come questa in cui le imprese hanno molta più esperienza.
Una caduta ci può stare. Sono sicuro che Marco si assumerà tutte le sue responsabilità.
Agli studenti va raccontata anche questa parte della storia......

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Commento 857 del 25/12/2004
relativo all'articolo Eisenman Terragni
di Antonino Saggio


Non sono stato a Como. Non ho un resoconto su quanto è stato detto su Terragni. So quanto è stato anticipatore Nino Saggio sul rapporto Terragni ed Eisenman e quanto ha indagato per indiviuare i significati di questa ricerca critica. Sono passati circa dieci anni in cui a Catania presentava il suo libro su Giuseppe Terragni e scriveva di Peter Eisenman. Devo ammettere che fu quel libro e quell'incontro a farmi capire perchè amavo Terragni e mi sentivo automaticamente interessato al lavoro dei Five e di Eisenman in particolare. Fu quel libro a portarmi presto a Como e alla bellissima mostra alla Triennale di Milano, che rimane l'evento più importante sull'architetto comasco. Vogliamo dirlo che le celebrazioni per tutto il 2004 sono state una grande delusione? Forse erano tante le aspettative, ma perchè in Biennale non abbiamo visto nulla? Perchè ancora quest'architetto può essere solo presentato nel ristretto ambito della Fondazione di famiglia?
Non è indispensabile sapere quando ha scritto Eisenman il suo libro su Terragni, ma è importantissimo che l'abbia scritto e così Nino Saggio. Per poter rileggere la storia dell'architettura contemporanea in Italia bisogna ripartire da Terragni e bisogna rinvigorire la ricerca sulla sua opera, riavviando un dibattito fermo, in Italia, al libro di Nino Saggio. Prima che Eisenman si occupi di Palladio lotti per realizzare qualcuno dei suoi progetti in Italia e ci dimostri che le opere di Como non sono state un pretesto in un itinerario nel 1961 molto particolare.
Penso che Terragni ha dato poco rispetto a quanto poteva, se fosse vissuto ancora dieci soli anni, così come Edoardo Persico. Oltre Eisenman invitiamo Richard Meier, anche lui un inconsapevole amico di Terragni.

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Commento 462 del 02/11/2003
relativo all'articolo Da mille a centomila concorsi d'architettura
di Beniamino Rocca


Credo che l'iniziativa del CNA sull'Osservatorio dei Concorsi debba ritenersi molto interessante e chi è stato a Bari potrà averne constatato i risultati. Sono daccordo che occorre più trasparenza sulle Commissioni (a Bari si è parlato poco di tali problematiche) ma non capisco perchè le sedute pubbliche devono essere considerate la soluzione al problema. Da una recente esperienza di membro di Commissione nel Concorso per un "Laboratorio di Città" a Misterbianco (Catania) ho potuto verificare che le due sedute pubbliche (iniziale e finale) sono state quelle più polemiche e meno utili al raggiungimento del miglior risultato per la competizione. Penso che la dignità di una Commissione si misuri sui risultati prodotti e su quelli bisogna discutere, sicuramente con pubbliche sedute per capire le scelte fatte senza necessariamente individuare chi ha meglio supportato la proposta vincitrice, anche perchè il risultato finale, raggiunto all'unanimità dopo varie sedute, inizialmente poteva non essere unanime e se i membri si pronunciano in seduta pubblica difficilmente sarebbero propensi a rivedere le proprie posizioni.
Per quanto riguarda Portoghesi e i membri di Ordini calabresi credo che se ne parli già molto ma non solo di quei casi (risulta strano che il CNA dopo aver dato parere su dei concorsi poi si ritrova vincitori alcuni dei suoi membri principali) sarebbe meglio impedire che partecipassero coloro che certificano e regolamentano la qualità di una competizione. Chiaramente su tutto l'etica professionale che ci salva dai cattivi pensieri. Franco Porto Presidente In/Arch Sicilia

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Commento 44 del 21/01/2002
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Intervento sull’articolo di Paolo G.L.Ferrara su Gibellina.

Fa bene Paolo G.L.Ferrara a puntare i riflettori di Antithesi sul dimenticato “caso” Gibellina, diffusamente trattato negli anni ottanta e presto archiviato come una grande operazione spettacolare che ha solo introdotto nei circuiti dei “grandi eventi artistici” il dramma del terremoto.
La Sezione Sicilia dell’Istituto Nazionale di Architettura, nel 1998, ha organizzato proprio a Gibellina uno dei suoi primi convegni per cominciare a catalogare criticamente la nuova Architettura siciliana del dopo guerra. La Città Nuova di Gibellina è sicuramente un insieme di autentici momenti di elevata qualità di Architettura Contemporanea, un vero laboratorio sperimentale come in nessun altro luogo dell’Italia.
Bisogna approfondire l’evolversi degli avvenimenti negli anni successivi il terribile terremoto del gennaio 1968 per capire come certe scelte alla lunga si sono rivelate sbagliate ed affrettate.
La nuova Gibellina viene ricostruita a valle, a circa 18 km dal sito della vecchia città, conferendo all’ISES l’incarico della progettazione. Il Piano per la località Salinella è pronto nel 1970 e vengono coinvolti architetti come V. Gregotti, G. Samonà e L. Quadroni, quest’ultimi incaricati soprattutto per il Centro Civico (Municipio, Centro Culturale e Commerciale, Mercato, Sala Conferenza, ecc.). Tenteranno spontaneamente di coordinare i loro progetti attraverso una configurazione continua, cercando di opporre un frammento di urbanità all’interno del sistema discontinuo previsto dal Piano.
Nel 1980 sono state realizzate le opere di urbanizzazione, le famose case a schiera, i centri scolastici e parte del Municipio.
L’Amministrazione Comunale è già orientata a correggere le impostazioni del Piano a seguito delle esigenze manifestate dalla popolazione ormai insediata. A questo punto ha inizio una storia molto particolare che ha come protagonista Ludovico Corrao, Sindaco di Gibellina, che per modificare il desolante scenario della nuova città fa ricorso alle opere di alcuni artisti che hanno collocato in vari punti di questi spazi oggetti d’arte, monumenti e assemblaggi che interagiscono con l’ambiente, proponendo alla comunità contadina di Gibellina le avventure della storica incomprensione tra arte moderna e città già lungamente consumata nelle comunità metropolitane.
Lo scenario di "mostra permanente" che queste opere compongono, la loro difficoltà ad appaesarsi, conferma l’incapacità del progetto moderno a produrre un’arte civica, gli effetti rivelatori delle catastrofi si dispiegano con tanta evidenza proprio a causa di un eccezionale convergere di proposte architettoniche, urbanistiche e artistiche in questa fase di revisione del Piano. Gli esempi più clamorosi sono costituiti dalle opere e dalle proposte di Consagra (ha realizzato nella sua terra di origine alcune tra le più grandi sculture che un artista contemporaneo abbia mai realizzato) e Burri (la cui autentica megalomania ha trasformato l’ammasso delle rovine in un gigantesco “cretto”.
Gibellina è stata tre città contemporaneamente: il vecchio abitato, la baraccopoli e la nuova città, lo spreco rappresentato dal sovradimensionamento di infrastrutture e servizi (soprattutto di scuole) ha generato fenomeni di abbandono e di perdita d’identità con conseguente disagio della popolazione nel rapportarsi con l’uso degli spazi pubblici o con il centro della città.
Quali le strategie di un riuso complessivo dei manufatti che sono stati costruiti da pochi anni e già necessitano di seri interventi di “restauro”?
Nel mese di marzo l’IN/ARCH Sicilia avvia cinque seminari sul tema della Conservazione dell’Architettura Moderna (trattando anche singoli casi come Casa Malaparte e Casa del Fascio), ma il caso Gibellina merita un approfondito evento di rilettura a fronte dei nuovi scenari e del nuovo millennio.

Arch. Franco Porto – Presidente IN/ARCH Sicilia

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