Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Paolo Gl Ferrara

Commento 8008 del 14/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Dunque, vorrei chiarire a tutti coloro i quali si cimentano nel commentare gli articoli che antiTHeSi non è luogo ove venire a fare le zuffe e insultarsi. Ricordo a tutti che i commenti restano su antiTHeSi e che antiTHeSi non è casa vostra.
Abbiate quindi rispetto per la possibilità che vi si dà di potere esprimere i vostri personali pareri, la vostra cultura sull'architettura e sui fatti che la compongono.
Zappalà e Torselli sono invitati a dare il meglio di se stessi solo dal punto di vista storico/critico.
Il libro di Saggio è uno strumento di lettura di un secolo di storia e credo ci siano tantissime cose su cui dibattere piuttosto che limitarsi a insultarsi.
Vi diamo rispetto, esigiamo rispetto. Da dieci anni portiamo avanti con passione il sito e, proprio per la passione e la coerenza, siamo stati mandati in esilio forzato dalla cultura ufficiale, quella sì salottiera e inutile. Siamo stati additati di insultare perchè era la strada più facile per metterci da parte. Invero, colpivamo gli organi vitali di personaggi e organismi che vivono solo di apparenza.
Detto ciò, dieci anni di battaglie non verranno certamente rovinati dalle vostre scaramucce. Ovviamente non tolgo i commenti a cui mi riferisco per dare forza al mio. Ma dopo questo non ve ne saranno più. Censureremo non le idee bensì l'inutilità.

[Torna su]

Commento 5412 del 06/07/2007
relativo all'articolo Senza parole
di Paolo G.L. Ferrara


In risposta al commento n. 5401, di C. Giusti.

La lotta contro il clientelismo è roba che riguarda ciascuno di noi.
Non lo è il voto di un giurato che esprime opinione personale su qualcosa. Se tale opinione è basata su reale preparazione (che è la base del “pensiero”), credo sia assolutamente giusto esprimerla rispetto le proprie istanze culturali, e non certo rispetto categorie estetiche o preconcetti. Il preconcetto non ha motivo di esistere allorquando si tratta l’architettura secondo una metodologia critico/storica che consenta di comprendere le motivazioni del progettista.
Mi dica Lei, piuttosto: quali sono le “qualità oggettive” di un progetto? e quali ne sono i “pregi razionalmente oggettivi”?
Per quanto mi riguarda, non farò mai parte di alcuna giuria (sempre che qualcuno me lo chieda…) perché, appunto, l’architettura non si giudica: si legge.
I concorsi li strutturerei facendo esporre direttamente al progettista ciò che ha pensato, il tutto al cospetto degli altri partecipanti. Un concorso deve essere un momento di dibattito proficuo.
Certo, poi si deve necessariamente scegliere il vincitore, ma la storia è piena di concorsi che lo prevedevano già (purtroppo), così come di scatti importantissimi che premiarono architetti al di fuori di qualsiasi gioco/inciucio e preconcetti vari.
In ultimo, no, non potrei fare vincere un progetto classico “oggettivamente pregevole”: il classicismo non ha nulla di pregevole perché ci costringe a guardare indietro e mai davanti. La penso esattamente come Saarinen (Eero), che sapeva guardare al passato dal punto di vista della spazialità architettonica, introiettandola nel presente per proiettarlo nel futuro.

[Torna su]