Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Simona Garufo

Commento 1121 del 06/04/2006
relativo all'articolo Omertà
di Mario La Ferla


Ho appena finito di leggere il libro in questione, acquistato senza difficoltà in una libreria palermitana. Desideravo acquistare il libro già da tempo, perchè credevo di trovarvi una lucida analisi del "caso Gibellina" al di là delle solite retoriche. Non che il libro non esprima molte e tristi verità... E' indubbio che i problemi legati allla ricostruzione ci sono e, soprattutto, sono ancora in larga parte irrisolti. Ma invece della lucida analisi, ne ho trovata una piuttosto accorata, che troppo spesso travalica il senso del libro. Tanti i passaggi in cui, a mio avviso, si vuol fare "sensazione" falsando la verità. Eccone alcuni:
"La gente non sa nemmeno che a Gibellina, nel palazzo comunale, esiste una cosa chiamata Agorà"
Credo che questa sia esclusivamente un'opinione personale del signor La Ferla, visto che tutti, vecchi e bambini, ci vanno almeno 2 volte l'anno per le messe importanti.
E ancora, parlando del Giardino Segreto di Francesco Venezia: "E' un giardino nascosto e per questo motivo pochissimi abitanti di Gibellina lo conoscono"
Ma scherziamo? Noi giovani ci passiamo quasi tutta l'estate lì dentro.
E sempre nello stesso passaggio: "L'unico componente visibile dell'opera, la vasca che da sulla strada, è sempre pieno di sacchetti di plastica che i cittadini buttano lì quasi per dispetto"
Nessuno butta roba dentro quella vasca. I gibellinesi possono essere molte cose, ma non sono così incivili.
E sul fatto che il paese è vuoto:
"E' come se una specie di risentimento collettivo verso la città in cui sono stati costretti a vivere abbia invaso tutti gli abitanti, che così, standosene rintanati in casa con le finestre chiuse e le persiane abbassate, riescono a dimostrare la loro rabbia e la loro inguaribile delusione".
Certo, come se non avessimo di meglio da fare... E' un paese che conta 3000 abitanti... che cosa volete trovare?
Ecco, di questo genere di cose è pieno il libro... I cani morti e la miriade di topi che solo il signor La Ferla è stato capace di incontrare, le erbacce e la spazzatura disseminati tra un'opera d'arte e l'altra, i gibellinesi tutti ignoranti che non capiscono l'arte contemporanea e che sognano ancora le stalle e i muli, ecc... ecc...
Quello che nessuno ancora ha capito è che i gibellinesi sono solo stanchi di essere considerati un fenomeno da baraccone e che la loro realtà non è poi tanto dissimile da quella di tanti altri piccoli paesi siciliani. Anzi, forse hanno delle risorse in più. Il problema semmai è il perchè non vengano davvero sfruttate queste risorse. Perchè ancora si continua a costruire opere inutili, quando invece ci sarebbe bisogno di inserire quelle già esistenti in una rete della cultura e del turismo che porti nuova vita a questo posto che, indubbiamente, sta morendo lentamente.
Il libro avrebbe potuto avere molta più validità, se l'autore non si fosse impelagato in una critica troppo spesso forzata e se fosse stato rispettato il criterio essenziale dell'oggettività giornalistica.
Saluti da Gibellina.

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