Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Alfonso Giancotti

Commento 1478 del 21/11/2006
relativo all'articolo Curzio Maltese e il Ponte di Messina
di Domenico Cogliandro


Sono stato rapito dalla lettura di una lettera anonima che riporta alcune considerazioni sull’intervento di Curzio Maltese nella trasmissione Crozza Italia e sulla rubrica contromano del venerdì di Repubblica riguardo le vicende del Ponte sulle Stretto,
E’ una lettera anonima che ho inizialmente reperito sulla rete, ma che ho scoperto poi essere stata riportata da quotidiani di ampia e acclarata diffusione quale il Foglio e il Giornale.
Ho deciso di scrivere perché la vicenda mi ha sempre interessato e non vorrei che valutazioni capziose e personali sullo "stile giornalistico" e sulla persona di Curzio Maltese, di cui non nascondo di essere affezionato lettore, facessero perdere di vista i contenuti sostanziali dell’intervento.
Per raggiungere questo obiettivo vorrei, brevemente, esprimere alcune valutazioni in merito all’argomento sotto il profilo culturale.
Liquido in maniera estremamente sintetica le possibili valutazioni sotto il profilo politico e tecnico.

Evidente la scarsa fattibilità del progetto, come chiarito non da me, ma dalla comunità scientifica italiana e non solo (cito il solo prof. Michetti per brevità).

Evidente l’inconsistenza di informazioni sul defunto ing. Brown, braccio destro per trenta anni di Sir Gilbert Roberts (il cui nome compare nell’enciclopedia britannica) presso la società Freeman Fox, autore dei progetti dei ponti richiamati nel sintetico curriculum di Brown, l’Humber Bridge, il Severn Bridge e il Ponte sul Bosforo, al quale Brown avrà sicuramente lavorato, ma come assistente, essendo menzionato da una sola fonte.

Il tema che più mi è caro, come architetto, è questo.

La citazione dei nomi di possibili architetti sono certo mirasse, nelle intenzioni di Maltese, a sensibilizzare sulla portata culturale dell’intervento.
Il progetto di un ponte non si può ridurre a un mero calcolo strutturale o al numero e all’ampiezza delle campate. Se così fosse, lo stesso si potrebbe affermare per la progettazione di un grattacielo e così via.
Gli architetti hanno pieno titolo, sia sotto il profilo normativo, sia (ancor più) sotto quello intellettuale, di redigere il progetto di un ponte e di farlo diventare un gesto poetico.
Ci sono ponti straordinari progettati da architetti .
Oltre alle richiamate (eccezionali) proposte per il Concorso del 1969, mi limito a citare i ponti e i viadotti, realizzati in tutto il mondo da Santiago Calatrava, anche pittore e scultore, tra i quali il ponte Alamillo, sul fiume Guadalquivir. O ancora, per rimanere in aderenza stretta ai nomi citati di Maltese, l’Ushibuka Bridge in Giappone, progettato dallo stesso Renzo Piano, e ultimato nel 1995.
Purtroppo l’ignoranza dell’architettura è immensa.
Eppure, come osserva Bruno Zevi, "ognuno è padrone di chiudere la radio e disertare i concerti, di aborrire il cinematografo e il teatro e di non leggere il libro, ma nessuno può chiudere gli occhi di fronte all’edilizia che forma la scena cittadina e porta il segno dell’uomo nella campagna e nel paesaggio".

alfonso giancotti,

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