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commenti all'articolo: Il professore protesta di Ugo Rosa
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Commento 972 di --->Giannino Cusano
5/10/2005


Non delude nemmeno questa volta la verve (tutta siciliana, mi pare) di Ugo Rosa. Ed è assolutamente ammirevole che ci sia chi ha la forza morale di scherzare, e di farlo sul serio, in situazioni drammatiche come questa.
Mi colpisce, invece, questa volta, l'amarezza: comprensibile e giustificatissima. Il tuo 'dopo 25 anni' è, per me, un dopo 30, dato che a fine Ottobre ne compio 56. (sono nato lo stesso giorno di T. Roosevelt, Roberto Benigni e Rino Gaetano: per la cronaca e per i cultori della materia, sotto lo stesso segno zodiacale di -ahimé- Paolo Portoghesi e, per fortuna, di Luigi Piccinato: è superfluo aggiungere che sono spudoratamente dalla parte del secondo ? ).
Questo a me sembra dividerci: se un edificio in Italia lo progetta la Hadid piuttosto che Gregotti, a me importa molto. Ma è questione accessoria.
Vorrei solo, sommessamente, porre una donanda a Ugo: che facciamo, insieme, nei prossimi 2 o 3 anni per tentare, almeno, di scongiurare altri 25-30 anni come i precedenti, se non peggio?
Un caro saluto,
G.C.


...

5/10/2005 - Ugo Rosa risponde a Giannino Cusano:
Caro Cusano
la sua domanda è interessante e, probabilmente, anche sensata ma, per attenermi allo zodiaco, io sono nato in marzo, sotto il segno d’acqua per antonomasia. Muto e senza mani, scivolo sulle cose e, ad afferrarle, non ci riesco. Così mi esercito, come un tempo i teologi apofatici, a guizzare intorno al contorno di qualcosa che, alla fine potrebbe perfino rivelarsi un assenza. Non so proprio dirle, dunque, cosa fare: al massimo riesco (di tanto in tanto) ad intuire cosa “non” fare. Per giunta, avrà notato, mi chiamo Ugo (proprio come Fantozzi) e Il mio onomastico cade il primo d’aprile: uno scherzo del calendario. Questo è il mio Ming, i cinesi lo sapevano: il nome è cifra e destino. Lei però, adesso che ci penso, si chiama Cusano…lo vede come il cerchio si chiude? Guardi un po’ cosa scriveva il suo omonimo Nicola più di mezzo millennio fa:
“Strano, io vedo qui un uomo che si attacca a qualcosa che non conosce…
Ma più ci sarebbe da meravigliarsi se un uomo si attaccasse ad una cosa che egli credesse di conoscere…”





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Commento 967 di --->Franco Giorgi
29/9/2005


Grazie, leggo sempre con estremo interesse ogni suo testo, per me fortificante e stimolante per nuove e approfondite riflessioni.


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Commento 965 di --->beniamino rocca
26/9/2005


Ottimo, al solito, Ugo Rosa. Voglio solo aggiungere che la lettera è stata scritta da Portoghesi e sottoscritta poi da altri 34. Così,almeno, dice Sottsass in una lettera al corriere .Non c'è da meravigliarsi troppo del contenuto allora, caso mai dà stupore, e molta malinconia, che tra i firmatari ci siano anche ottimi architetti come Nicoletti, Isola, Passarelli, Achilli , Canella e lo stesso Sottsass. Chiedono che si riduca "...l'inerzia dell'apparato burocratico e si consenta libero accesso ai concorsi..." e, udite, udite, si invoca però un potenziamento del Darc: un nuovo carrozzone burocratico-ministeriale mica da ridere. L'università italiana non ha proprio più pudore. Se ne guardano bene, i 35 professori, dal cogliere l'occasione per denunciare la sciagurata legge Merloni che emargina i giovani dal mercato del lavoro chiedendo curriculum che, proprio perchè giovani e neolaureati, non possono avere e premia , per legge, la "Quantità" piuttosto che la "Qualità". Parlano di storia dell'architettura italiana ma si dimenticano che con la Merloni, dal " Principe" si passa al "Responsabile di procedimento". Filarete insegna, il committente è il padre dell'architettura e senza padre, l'architettura avrebbe qualche problema a nascere, l'architetto-madre non basta....e la fecondazione artificiale non piace nemmeno a Ruini...
Dice bene Diego Caramma quando cita Zevi ed il convegno di Modena del '97e io chiudo citando un fatterello illuminante dei rapporti tra Università , Ordini , concorsi e architettura.
Mi riferisco a quanto riportato su L'architettura, cronache e storia, n°511, maggio1998_ editoriali in breve-
: Roberto Maestro denuncia il concorso di Catanzaro.
Il progetto vincitore è risultato, all'apertura delle buste, elaborato da un gruppo di professionisti guidati dal prof. arch. Paolo Portoghesi, del quale facevano parte, a quanto mi è stato assicurato, presidenti e consiglieri degli Ordini e degli Ingegneri delle province calabresi. Il giudizio negativo sul valore di questo progetto era condiviso dal presidente della commissione , prof. arch. Antonio Quistelli, e dal prof. arch. Silvano Tintori. Il mio voto, espresso in forma radicale ( zero) vuol segnalare il mio totale dissenso su quel progetto ( a mio parere, il peggiore tra quelli presentati). La domanda cui chiedo di rispondere ufficialmente è se possa ritenersi corretta la partecipazione al concorso di un gruppo costituito da presidenti e consiglieri degli Ordini professionali, quando della commissione giudicatrice facevano parte rappresentanti degli stessi Ordini".
Se in Italia ci fossero 50 ( o anche 49) Roberto Maestro, l'istituto dei concorsi sarebbe una cosa seria.
Come dargli torto?


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Commento 963 di --->Mariopaolo Fadda
25/9/2005


“SHAME ON YOU, PROFESSORS!”

Come non condividere lo scherno con cui Ugo Rosa liquida il delirante appello autocelebrativo dei 35 Prof. Arch.?
Come non invidiare Marco M. Santagati che se l’è scampata bella dall’avere a che fare con simili colleghi?
Certo l’appello è impressionante sia nei contenuti che nelle firme. Impressionante per la disinvoltura con cui un pugno di Prof. Arch. si autoassolve per il generale sfacelo urbatettonico italiano. Impressionante per la sfilza di nomi che, più che rappresentare la cultura architettonica, incarnano alla perfezione la supponenza professorale, la disinvoltura etica e la viltà intellettuale della casta accademica italiana.

Con la miopia culturale che li contraddistingue, hanno impiegato ben 46 anni per scoprire quello che per Reyner Banham era già chiaro nel lontano 1959 e cioè "The Italian retreat from modern architecture". Ma, a parte questo dettaglio, ciò che salta subito agli occhi è l’assenza di qualsiasi accenno, nelle 466 parole dell’appello, al ruolo svolto dall’università (cioè da loro) nello strangolamento della libera ricerca e della libera cultura. Ma per questi soloni le responsabilità ricadono sulle spalle di altri, persino, si legge tra le righe, su quelle dell’immancabile Berlusconi che è ormai l’alibi a cui ricorre l’intellighenzia italiana per mascherare la propria ipocrisia e la propria impotenza. Ha ragione l’amico Belzebù quando dice che “l’università li rovina tutti” (gli architetti) che da parte loro ripagano questo abbruttimento sfornando analfabeti a ritmo industriale. Un circolo vizioso denunciato circa trent’anni fa da Zevi che non volendosene più fare complice se ne andò sbattendo la porta. Chi dei 35 soloni che allora era professore o aspirante tale ebbe il coraggio di seguire l’esempio di Zevi? Nessuno. Attaccati come cozze al miserabile potere che gli conferisce la cattedra non c’è santo che li smuova. O almeno così pareva, fino a ieri. Oggi la globalizzazione ha mandato in fumo i loro sogni drogati di gloria. Finito lo sciovinismo, morta l’autarchia, spazzato via il provincialismo si trovano catapultati dal ruolo di onnipotenti protagonisti in quello di innocui spettatori. Devono fronteggiare con crescente frustrazione una concorrenza straniera con cui non possono competere per manifesta inferiorità: culturale, etica, professionale. Che fare quindi? Mostrare un sussulto di dignità, ammettere il proprio fallimento e dimettersi dalle cattedre, dagli incarichi, professionali, dalle direzioni delle riviste, dai comitati organizzatori di seminari e convegni? Neanche per sogno. É molto più semplice truccare le carte trasformando i carnefici in vittime e i voltagabbana in salvatori della patria. Per santificare il tutto basta stendere un accorato appello, raccogliere firme titolate, trovare un grosso quotidiano compiacente e il gioco è fatto.

Ma come far presa sul grosso pubblico? Con la saccenteria professorale, diamine! “Il rischio di questa situazione è che si interrompa la continuità di una ricerca che ebbe inizio negli anni trenta del Novecento”. Come se non lo sapessero anche le pietre che quell’interruzione, ma sarebbe meglio dire stroncatura, della fragile ricerca architettonica moderna italiana è roba vecchia di decenni. I responsabili? Basta scorrere l’elenco dei firmatari, non è difficile rintracciarne alcuni.

Il tono professorale non è sufficiente? Via libera ai di piagnistei sull’esclusione, di “una irrinunciabile risorsa culturale italiana” (loro), dalle Biennali di Venezia. Poverini, geni così incompresi! Loro che per decenni si sono spartiti il bottino di Biennali, Triennali, Quadriennali, mostre, convegni, seminari. Ma guardiamo ancora una volta la lista dei firmatari. C’è un ex-direttore che ha prodotto alcune delle più squallide e squalificanti Biennali che si ricordino, il cui unico intento era proprio quello di “interrompere la continuità” della ricerca moderna per recuperare l’orrido repertorio architettonico del potere oligarchico-totalitario. “La verità detta in mala fede sorpassa ogni possibile menzogna” diceva Blake.

Come se tutto ciò non bastasse a svelare la disonestà intellettuale dell’operazione-appello, si appellano al “ricambio generazionale” per invocare, senti, senti i CONCORSI! In realtà poco gli importa dei giovani, loro sono solo preoccupati per i pozzi, ormai prosciugati, degli incarichi pubblici e per i professionisti stranieri che gli stanno soffiando sotto il naso incarichi prestigiosi e remunerativi. Non ci dicono, lor professori, che genere di concorsi preferirebbero, ma conoscendoli, non ci vuole molto a capire che gradirebbero quelli in salsa italica, dove gli amici sono concorrenti e gli amici degli amici giudici e il vincitore, soprattutto se straniero, può essere cacciato a calci nel sedere se è inviso alla casta, al soprintendente, al ministro o al sottesegretario pro-tempore.

Per tutta la vita Zevi non si è mai stancato di denunciare, nella complice indifferenza della casta architettonica italiana, la dittatura del Soprintendenze. Ora i nostri 35 Prof. Arch., con decenni di ritardo, scoprono, bontà loro, che questi grigi funzionari hanno un potere incontrollato e chiedono che un’altro mostro burocratico in itinere, il Darc, si erga a giudice supremo. Al danno vogliono aggiungere la beffa. Ma chi se ne frega! L’importante è avere poltrone da spartirsi e romboanti titoli di cui fregiarsi e questi carrozzoni parastatali sono una fonte inesauribile a cui attingere.

C’è da registrare, infine, il risvolto positivo della vicenda. Essa dimostra ampiamente che:

a) Questa università, con simile campionario di docenti, non è riformabile dal di dentro, come, purtroppo, molti giovani architetti (bravi, capaci e non compromessi) credono. Solo la creazione di libere scuole di architettura, di liberi istituti e di libere associazioni può contribuire al superamento dello stato di anchilosi dell’architettura italiana e, forse, alla riforma dell’università di stato. Accapparrarsi cattedre nella speranza di cambiare il pachiderma è velleitarismo suicida.
b) Le soprintendenze, queste soprintendenze, vanno liquidate, senza ulteriori indugi o ripensamenti. Anche in questo caso la posizione riformista è assolutamente perdente, basti ricordare la moltiplicazione di questi bastioni oscurantisti, quando le competenze sul paesaggio passarono alle regioni: un’imbarbarimento culturale da far accapponare la pelle. Solo la loro liquidazione potrà portare alla formazione di organismi in grado di tutelare il passato senza inibire la modernità.
c) I concorsi seri saranno possibili solo quando verranno sottratti agli appetiti famelici degli ordini professionali, del CNA e delle baronie universitarie.

Una scritta del ’68 alla Sorbona, che era un invito ai professori, recitava "Fate la somma dei vostri rancori e vergognatevi". Cari 35 Prof. Arch., quell’invito è valido ancora oggi.

Mariopaolo Fadda
Los Angeles, CA 25 settembre 2005



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Commento 962 di --->Marco M. Santagati
22/9/2005


Per mia fortuna non sono un architetto...
E' che fortuna!
Altrimenti mi toccherebbe disegnare una nuvola su di una lastra di vetro e scoprire per chi sà quale alchima, uscirne fuori un'automobile. Dico meglio così, altrimenti avrei progettato "neo moschee gotiche" e ne sarei pure stato orgoglioso che con i petrodollari si potessero fare tali magnificenze.
Si si, meglio così caro Ugo, perchè sono stato previgente a non iscrivermi in architettura... anzi, dopo aver fatto il giro delle "cento messe" universitarie, ho compreso che l'ipocrisia italica si annidava in alcuni accademici; non faceva proprio per me. E per tale mia nausea ne vado fiero anche se, continuo ad amare l'arte e l'architettura
Che Dio protegga gli stolti...


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Commento 959 di --->Vito Corte
22/9/2005


Al solito Ugo ricama con raffinato e leggiadro pizzo letterario una veste già di suo importante e preziosa.
Andando al sodo del problema, l'argomento dell'"appello dei 35" è senza dubbio meritevole di dibattito: ma purtroppo la circostanza a me risulta perfettamente in linea con tutto quanto sta succedendo nel nostro Paese.
La presa di distanza del documento settembrino da quel modo di concepire il rapporto tra architettura e città, tra didattica e ricerca, tra tradizione e innovazione, e che è stato proprio degli ultimi propagandistici anni in questa nostra Italia senza che nessuno di fatto abbia sollevato concrete obiezioni fino a quel momento (mentre si continuava liberamente a becchettare il mangime ancora residuo nelle aie milanesi così come in quelle siciliane) mi pare che assomigli molto a quel camaleontismo che sta caratterizzando questi utlimi mesi di "fuga dalla nave".
Tutto questo è piuttosto triste, ma spero vogliate riconoscere che fa parte del patrimonio genetico nazionale: è una sorta di istinto di sopravvivenza, utile per chi ce l'ha particolarmente sviluppato anche se non è certo improntato ai principi della correttezza e del rigore.
Con questo difetto, in ogni caso, non potremo assicurare un progresso diffuso e condiviso nè alla popolazione degli architetti nè a nessun altro italiano.
Giusta la critica di Ugo e tutte quelle che le si accomunano, ma una considerazione dura va fatta: ormai il timer è partito e i più pronti, i più furbi, i più adattabili, sono già partiti. Sicuramente sono quelli che torneranno ad avere ruoli primari nel teatrino nazionale.
Molti di quelli che oggi si dicono incavolati e scandalizzati dell'attuale cambiocasacchismo non hanno fatto molto prima e, se l'hanno fatto, lo hanno fatto troppo sommessamente. Alcuni di quelli che si scandalizzano per il comportamento degli altri lo fanno perchè non riescono o non sono riusciti ad avere (anche alle stesse condizioni) quanto altri hanno ottenuto (la fiaba della volpe e dell'uva di Esopo ...) Proprio a quelli che, autoincensati di un'aura di sacrale integrità, si crogiolano nel dispregio delle cose della vita di tutti i giorni (che è una vita di mediazionie di equilibri, non di posizioni assolute), vorrei dire che continuando così non si sposta niente.
Avremo sempre da un lato i più veloci e i più furbi che sperimenteranno e realizzeranno architettura e dall'altro quelli che diranno che, in fondo, non gliene importava nulla.



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Commento 958 di --->Marco Caciagli
22/9/2005


Ringrazio Ugo Rosa. Non c'è da aggiungere molto. Sono d'accordo!e mi riempie di soddisfazione che qualcuno lo dica. Ribadisco solo che a lui come a me e molti altri non cambia niente. E' tutto molto divertente....?! se penso poi a come me la passo...e al fatto che nonostante il lavoro in nero, i pochi soldi guadagnati male, tutto il giorno davanti al pc a disegnare per uno dei tanti mafiosi, riesco ad avere lo stesso (la sera a casa) la voglia di continuare a fare concorsi (pochi, quelli forse che non contano niente) e peggio ancora, a crederci! grazie.

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Commento 956 di --->Michele Simeone
21/9/2005


Egregio signore,
un gran bel commento è uscito dal suo pensar.
A loro però il tempo passa nel corpo e non nel lor pensar.
Nell'età avanzata lo studiar e il dibatter con se stessi, dovrebbe esser la vita migliore e non dar retta alle chiacchere dei mortal.
Lor però hanno mortal cervelli.
Grazie


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Commento 954 di --->Giovanni Bartolozzi
21/9/2005


Ringrazio Ugo Rosa per aver sollevato l'attenzione sull'appello pubblicato dal Corriere della Sera, e per averlo fatto con la sincerità di chi ha vissuto venticinque anni di professione.
Ringrazio anche Diego Caramma per l'interessante e condivisa nota scritta la scorsa settimana.
Credo che si sfiori il paradosso. Anche se il contenuto dell'appello non dovrebbe stupire, considerando che i firmatari sono i relatori (e gli organizzatori) dei convegni fiorentini sulla "Identità dell'architettura Italiana".


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