Inter-ferenze
Oggi è il 23/5/2013
Università
Inter-ferenze
di Giovanni Bartolozzi - 2/7/2005
Presentazione di Paolo GL Ferrara
La scorsa settimana, seguendo la trasmissione di Rai3 “W la ricerca”, ho definitivamente preso atto di quanto tempo investono inutilmente tutti coloro i quali, attraverso la ricerca e l’insegnamento, s’impegnano attivamente all’interno delle università italiane. Tra l’assoluta mancanza di fondi economici e i giochi tra i cattedratici per dividersi i posti da associato o ordinario (a partire dalla formazione dei commissari di commissione: è di pochi giorni fa l’apertura di un’inchiesta del genere a Firenze), il futuro delle nostre università non sarà certo roseo.
Descrivere la situazione è abbastanza facile, semplicemente perché non c’è altro da dire se non che la meritocrazia è qualcosa di assolutamente sconosciuto. Aggiungere altro non serve: non riconoscere la meritocrazia significa infatti essere succubi di clientelismi e nepotismi vari.
Ma come ribellarsi? Denunciando? Sì, certo, sperando poi che la giustizia faccia il suo regolare corso e che gli “amici degli amici” del denunciato, pentiti del loro passato, evitino ritorsioni contro chi ha voluto esclusivamente difendere i propri diritti.
Ci vogliamo credere? O forse è meglio solo sperarci…visto e considerato che in Italia c’è chi, nonostante venga arrestato e condannato per reati legati agli interessi privati e al clientelismo, siede tranquillamente tra gli scranni delle amministrazioni.
Dunque, come cambiare l’andazzo all’interno delle università? Ciascuno di noi con il proprio contributo: la nuova iniziativa di Giovanni Bartolozzi, con la pubblicazione del mensile “Inter-ferenze” è uno di questi.
Riportiamo di seguito la presentazione dello stesso Bartolozzi.



Questo mini-mensile che si inaugura oggi con il numero zero, nasce per la facoltà di architettura di Firenze e sarebbe impensabile al di fuori di essa. Non si tratta di una rivista della facoltà, ma semplicemente per la facoltà di architettura. Esistono oggi troppi contenitori d’informazione cartacei e digitali. Non ci interessa l’informazione ma lo scambio critico volto alla costruzione di un dibattito interno che coinvolga, stimoli, ecciti gli studenti e di cui da anni si sente il bisogno dentro la facoltà.
Si tratta inoltre di un mini-mensile che non ha l’ambizione di essere eterno come la stragrande maggioranza delle riviste commercializzate. Si propone invece di morire presto, ma dopo aver proposto delle alternative, dopo aver fornito delle indicazioni, delle direzioni, degli arricchimenti o delle provocazioni. Un’iniziativa di passaggio insomma, che cerca d’incidere, di lasciare un segno nel caos dell’indifferenza in cui siamo immersi.
Il nome inter-ferenze è solo in apparenza un banale gioco di parole, sicché il vero significato va rintracciato nelle potenzialità che la parola interferenze esprime in architettura e, più in generale, nel vasto campo delle discipline artistiche (cui cercheremo di dare spazio dentro il ristretto formato che si siamo imposti). L’interferenza è il fenomeno fisico prodotto dall’incontro e dalla sovrapposizione di due o più vibrazioni in un punto dello spazio. In quest’ampia accezione può essere traslato in architettura per assumere valenze sociali, spaziali, strutturali e formali. La città non’è altro che un campo esteso d’interferenze in continuo divenire; le piazze e i luoghi di ritrovo pubblico materializzano l’incontro e la sovrapposizione dei flussi generati da due o più edifici. Il fenomeno è indipendente dalla scala e dunque rintracciabile perfino dentro un’abitazione unifamiliare. Ma il temine assume anche risvolti astratti e informi che risiedono sul livello delle idee e si sostanzia, soprattutto, per il carattere e il senso di disturbo che esso comporta. L’interferenza è anche qualcosa che perturba, che infastidisce, che s’intromette. Nel conformismo che sommerge la nostra facoltà e la città di Firenze, la critica disturba. Per questo inter-ferenze si pone come punto d’incontro e sovrapposizione d’idee e conoscenze, ma ancor prima come strumento critico anticonformista.

Anticipazione dal numero in uscita
Non c’è due senza tre
Dal momento che l’identità perde i suoi ancoraggi sociali che la fanno apparire “naturale”, predeterminata e non negoziabile, l’”identificazione” diventa sempre più importante per quegli individui che cercano disperatamente un “noi” di cui entrare a far parte. Zygmund Bauman

Dopo il secondo, ecco il terzo, solito convegno sull’identità dell’architettura italiana. Stesso tema anacronistico, stessi ospiti, stessi relatori, stessi organizzatori, stessa grafica, stessa volontà di circoscrizione. Insomma, per il principio dell’identità, tutto identico ai due anni precedenti.
Lo scorso anno si è tentato di dimostrare un punto di vista alternativo alla teoria dell’identità dell’architettura italiana, con lo scritto “Malattia italiana dell’identità” (pubblicato sulla rivista digitale “Antithesi” in data 14.06.04), seguito a due articoli rispettivamente di Paolo Ferrara e di Luigi Prestinenza Puglisi, che hanno sollevato sul web il problema dell’identità, nel tentativo di svelarne l’inconsistenza culturale nella società contemporanea. Riproponiamo a distanza di anni lo scritto in questo numero zero di interferenze, assieme a due incisive riflessioni di Fabrizio Violante e Sandro Lazier, con la speranza di attivare un dibattito dentro la facoltà di architettura.
G.B.
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