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Ci sono 5 commenti relativi a questo articolo

Commento 28 di Roberto Munari del 13/12/2001


Sono pienamente d'accordo su quello che Lei dice a proposito dei programmi di storia. Infatti ho "subito" un esame del corso di Storia del '400 con Patetta al Poli di Milano e, dopo aver passato dei giorni fra chiese e palazzi del quattrocento appunto a Milano -solo di Milano trattava il corso-, il giorno dell'esame mi sono sentito chiedere di parlare di una critica specifica fatta da uno sconosciuto su una questione di storiografia, ed alla mia risposta di passare oltre e parlare degli edifici che avevo visitato per meglio comprenderli, mi è stato detto di ritornare alla prossima sessione. Io sono tornato la sessione dopo, ma ad affrontare altri esami, quello che dovevo imparare da quel corso l'avevo imparato.
La mia critica ai corsi di storia del Poli di Milano è abbastanza semplice in quanto non c'è una linea specifica che li unisce, non ci sono precedenze ed ogni docente ha un programma diverso, pertanto a seconda della tua lettera iniziale del tuo cognome potevi studiare la storia dell'Architettura dall'inizio, dal periodo greco, classico naturalmente o dal periodo romano, altrimenti solo il quattrocento ed adesso vedo solo il cinquecento.
Per fortuna che contemporaneamente ho letto i libri di Zevi che mi hanno fatto comprendere come si potesse anche procedere al contrario, dal moderno indietro, insomma.
Sono felice che siate tornati dopo il periodo di assenza in quanto ho bisogno di sapere che c'è molta altra gente che combatte i "nostri" cattedratici e docenti che non costruiscono nulla e non progettano mai.
Arrisentirci alla prossima.
Roberto Munari.

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13/12/2001 - Paolo G.L. Ferrara risponde a Roberto Munari

Non tutti i cattedratici sono da criticare. Fortunatamente ce ne sono molti preparati, coscienti del ruolo, appassionati, e non solo tra i giovani.
Sfortunatamente, sono la minoranza...
Io mi aspetto molto dagli studenti per il miglioramento della didattica: sono loro l'università e devono prenderne coscienza. Molti si lamentano ma pochi si ribellano. Peccato.

 

Commento 29 di A. Simone Galante del 13/12/2001


Lei ha più volte sottolineato la precarietà dell'Università, in particolare modo del Politecnico di Milano in alcuni suoi aspetti.
Lei ha insegnato li e, quindi, potrebbe essere complice di questo dissesto di cui parla. Ma la libertà con cui scrivete su Antithesi è garanzia di assoluta mancanza di compromissioni e compiacimenti.
Auguriamoci che Antithesi non si lasci coinvolgere nella "folla da piazza", come mi piace definire tutti quelli che vogliono emergere a tutti i costi.
Per adesso, grazie della forza che date al dibattito, senza alcun timore.

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Commento 31 di A. Simone Galante del 15/12/2001


La vostra rivista è indubbiamente provocatoria ed io ho deciso di esserlo altrettanto: mi dica, non è che le sue critiche continue al Politecnico sono causate dal fatto che non l'hanno più chiamata ad insegnarvi?
Il precedente messaggio -su Errata Corrige-che ho scritto lo confermo, ma aggiungo questa "malignità" per essere, come detto, provocatore.
Attendendo una risposta, vi saluto.

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15/12/2001 - Paolo G.L. Ferrara risponde a A. Simone Galante

Non avrei voluto parlarne, ma la Sua domanda provocatoria (e lo è veramente) non mi lascia possibilità. Vero, il Politecnico di Milano -dopo undici anni- si era accorto che non ero capace di... esprimere il mio pensiero (pensi un pò che danno ho fatto a centinaia di studenti! e il PoliMI me lo ha lasciato fare...) e che non avevo titoli sufficienti per insegnare (dopo avermi dato quattro incarichi a contratto, addirittura due nel 1999/2000- la storia la trova nell'articolo "La banda degli onesti").
Lo scorso ottobre, sfogliando la Guida dello studente 2001/02, con grande meraviglia, vi trovo il mio nome inserito quale professore a contratto in Caratteri tipologici e morfologici dell'architettura...
Pensavo di essere su "Scherzi a parte": mi avevano tacciato d'incapacità e, dunque, non era possibile che mi avessero richiamato! Il tutto appena un anno dopo!
Comunque, a conti fatti, io avrei dovuto insegnare agli studenti "Caratteri tipologici...", una materia che non è la mia e di cui non avrei potuto dare alcun contributo, non facendo altro che usurpare il posto a qualcuno che ne sa più di me in merito. In poche parole, sarei andato a prendere per i fondelli gli studenti.
Il 22 ottobre ho presentato la rinuncia all'incarico d'insegnamento.
No, non sono un eroe: per il modus vivendi attuale sono solo un povero stupido che non sa sfruttare le situazioni. E forse lo sono veramente, ma di quegli stupidi che hanno capito che l’università non è altro che un ufficio statale come tanti altri, in cui ci si ammanta di cultura, ma non si riesce a coprire le vergogne del nudo clientelismo.
Vuole che faccia la sviolinata sottolineando che ci sono tante eccezioni? No. Chi fa il proprio lavoro con onestà intellettuale non ha bisogno che io ne plauda il comportamento. Ognuno risponde della propria onestà: moltissimi bravi giovani (e non solo) non riescono ad avere incarichi perchè ostracizzati o senza un garante. Moltissimi mediocri lecca sedere fanno strada, ma di architettura capiscono quanto io di astrofisica: praticamente niente. Personalmente non ho mai leccato sederi, ma ho sempre cercato di parare il mio.
Questa è l’università a cui gli studenti pagano fior di milioni per poterla frequentare: chi insegna loro una determinata materia non è detto che sia idoneo a farlo; molti docenti a contratto hanno incarichi d'insegnamento di cui non conoscono nulla, ma pur di avere il titolino “prof.”insegnerebbero anche patologia chirurgica in una facoltà di economia e commercio. Si dovrebbe scavare nel clientelismo e nella corruzione degli atenei, dove da ragazzino diciottenne credevo di trovare uomini. Con il tempo ho capito che ci sono quasi solo caporali. L’architettura non è solo immagine. Prima di ogni altra cosa è fatto etico.
Oggi come oggi spuntano divi dell’architettura tanto quanto succede con ballerine, letterine, prezzemoline e loro calendari. Questi nuovi divi li sforna l’università.
Che sia in uscita un calendario dei caporali?
Francesco Alberoni scriveva sul Corriere della sera del 15 ottobre scorso : “La carriera universitaria che dovrebbe allevare individui liberi e creativi, in Italia produce dipendenza, incertezza e servilismo[…] Sig. Ministro, mi creda, oggi chi fa carriera universitaria in Italia è come un cane tenuto al guinzaglio per tutta la vita. Una condizione umiliante. Ma non sono gli uomini ad essere malvagi, sono sbagliate le regole, le istituzioni”.
Le parole di Alberoni sono ineccepibili ed il mio plauso è totale, ma con una importante precisazione: non credo che siano solo le istituzioni ad essere sbagliate. Lo sono anche gli uomini che le governano. Caro Simone, questo è quanto.

 

Commento 32 di Gianluigi D'Angelo del 15/12/2001


Sono d'accordo con te sul fatto che spesso i programmi dei corsi universitari abbiano contenuti a volte totalmente discordanti dal tema del corso. Ma questo fatto in se non rappresenta un problema in quanto molto spesso accade anche il contrario, ovvero che docenti formulino un nuovo modo di interpretare il corso, perché in realtà le tematiche che dovrebbero essere affrontate spesso si rivelano datate o didatticamente superate. Perciò una lettura diversa di un corso da parte di un docente può anche trasformarsi in una possibile alternativa lettura contemporanea di una disciplina. Faccio l'esempio del dorso di rappresentazione del prof. Livio Sacchi presso la Facoltà di Architettura di Pescara. Nel caso specifico il corso indaga il tema della rappresentazione considerandola non solo come espressione oggettiva e mezzo di comunicazione ma anche come elemento critico la cui natura è strettamente legata al progetto. Inoltre molto spazio è dedicato ai nuovi metodi di rappresentazione lasciando allo studente libera scelta di espressione, dal disegno a mano al video digitale. Perciò credo che non è giusto criticare il fatto che non ci si attenga o meno ad un programma, quanto piuttosto a come viene condotto un corso universitario. E la risposta è nei risultati: se un corso funziona è certo che il numero degli studenti che non superano l'esame è ridotto e la valutazione media dei voti è alta. Se invece alla fine di un corso il numero dei promossi è basso allora bisogna pensare che c'è qualcosa che non funziona e questo qualcosa va ricercato in colui che gestisce il corso e non negli studenti, in quanto è difficile credere che in corsi di alcune centinaia di persone ci sia un'alta concentrazione di "impreparati ". E' molto più logico pensare che le responsabilità dell'insuccesso riguardino il docente. Critiche da fare al sistema accademico italiano ce ne sono molte, farle è quasi come sparare su un'ambulanza. Le nostre università hanno la media europea più alta di permanenza degli studenti nell'ateneo per laurearsi. E questo fatto in se già chiude ogni discorso. C’è poi il fatto che la riforma dei crediti per cercare di risolvere questo problema ha trovato la strada peggiore eliminando una delle poche caratteristiche che contraddistinguevano l'università italiana e nonostante tutte le problematiche la rendeva comunque una delle migliori al mondo, ovvero l'interdisciplinarietà, la lettura trasversale, lo spessore storico e critico, a favore di una nuova università fatta di iperspecializzati, ovvero ignoranti in tutto tranne che in una cosa. Ci hanno privato di una delle poche cose buone che ci erano rimaste.
Se Brunelleschi è moderno o no non fa molta differenza quando comunque pochi saranno in grado di conoscere contemporaneamente il significato di moderno e Brunelleschi

Un saluto Gianluigi

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15/12/2001 - Paolo G.L. Ferrara risponde a Gianluigi D'Angelo

Appunto: come tu dici "...le tematiche che dovrebbero essere affrontate spesso si rivelano datate o didatticamente superate". Sono i docenti a redigere i loro programmi e, nella maggior parte dei casi, che insegnino "Storia", "Storia contemporanea" o "Storia moderna", i contenuti sono assolutamente gli stessi. Nel 1983 sostenni l'esame di Storia dell'architettura I con il Prof. Paolo Carpeggiani. Oggi, lo stesso docente insegna Storia dell'architettura moderna ed il programma è identico a quello di Storia I di...quasi venti anni fa. Dunque, il problema non sta nella critica al docente che si attiene o meno ai programmi. Tutt'altro. Il problema è che i programmi, come detto, li fa lo stesso docente...programmi didatticamente superati.
Concordo con te : la creazione dei Dipartimenti è stata la mossa azzeccata per creare tanti piccoli "regni", alla faccia della interdisciplinarietà e della preparazione globale.
Di Pescara inizio a sentirne parlare bene, quantomeno di alcuni docenti e della voglia di "fare". Livio Sacchi è persona, in primis, intelligente ed appassionata: due condizioni fondamentali per non entrare nelle facoltà sentendosi già "arrivati", ma comprendendo che il difficile inizia proprio quando devi confrontarti con gli studenti, unici veri giudici della capacità di un docente.

 

Commento 621 di Falconh Viviana del 03/02/2004


...non vi sembrerà vero ma anche io mi sono sempre chiesta, e me lo sto chiedendo adesso che è giunta la necessità di seguire il corso di storia moderna della Bovisa, "ma perchè devo studiare la Milano del '400????????''
Avvilita ma rassegnata, non sarà la mia opinione a rinnovare i contenuti del corso, volevo solo aggiungermi alle critiche.

Tutti i commenti di Falconh Viviana

 

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