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Ci sono 2 commenti relativi a questo articolo

Commento 60 di Paolo G.L.Ferrara del 23/02/2002


Caro Giovanni, non stupirti della pubblicità subliminale (a sè stessi) che viene fatta dai relatori nella maggior parte dei convegni. E' la debolezza umana, quella che fa scattare la molla del protagonismo, del tipo "...Michelucci era un genio, ma anche io non sono da meno".
Ci sarebbe una formula un pò più spiritosa che potrebbe essere utilizzata dai "viventi" sedicenti depositari della verità : " Michelucci (o chi per lui) è morto, ed anche io non mi sento molto bene!" . Ma non la usano, credo per scaramanzia...
Sono stato alla presentazione di un libro del Prof. Irace; ovviamente, neanche l'ombra di una pur minima critica che, solitamente, è cosa costruttiva. Il moderatore Giulio Vergani e lo stesso Fulvio Irace, senza che realmente ce ne fosse motivo e collegamento in merito a quello che dicevano, hanno tirato in ballo Zevi, ovviamente sparando vere e proprie banalità sulle sette invarianti. Difatti, dalle loro parole sembra che Zevi debba essere ridotto esclusivamente al suo "codice anticlassico", tra l'altro senza neanche averne capito i significati (sarebbe troppo lungo scendere nei particolari, ma lo farò presto in un articolo).
Tutto ciò per dirti che è molto facile attaccare o malporre a proprio piacimento chi non è più in vita. Auguriamo lunga vita a costoro e continuiamo ad aprire contraddittori su ciò che fanno e dicono: sarà la lezione migliore che potranno ricevere. Quella del coraggio a 360°.

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Commento 5848 di Renzo marrucci del 18/12/2007


Mi capita di leggere un'articolo di g.Bartolozzi che parte da due righe di portoghesi "l'architettura è uno strumento con cui gli uomini del presente colloquiano con quelli del passato, quindi un colloquio con i morti" è rischioso imbastire un articolo partendo da due righe cosi... possono dire quello che si vuol capire... e via come fa il Bartolozzi ma èuna avventura alla giornata...alla mezza giornata ecc... L'articolo è scritto mi pare nel 2002 e quindi posso dar io l'impressione di parlare con chi ha cambiato idea...o altro... ma siccome la data sul margine destro in alto è 18-12-2007.... parlo con chi può leggere e sentire... Nello stile di portoghesi quelle righe sono da prendere soprattutto come da chi sente la storia in un certo modo...ecc... ma non tocca a me... Io desidero solo dire che ora anche Michelucci è storia e noi parliamo e scriviamo di lui perchè è nella storia con un messaggio utile a noi.
La sua architettura ci parla direttamente e incide nella nostra vita per come noi la comprendiamo e la facciamo rivivere. Se gliarchitetti fossero più sensibili caro Bartolozzi sarebbero filtri migliori e più capaci... visto che chi vive ha il compito di non far andar nel nulla la vita di chi ha ci ha trasmesso qualche cosa di giusto. Ora, la sua visione mi pare la stessa di chi mette in orbita... quando dice che "Dio sta nei pilastri ramificati, nelle membrature strutturali contorte che reggono il tetto ecc..." così come il Portoghesi delle due righe. La tecnica e la tecnologia sono si strumenti di crescita... ma se non codificano la fantasia... cosa che oggi si stà rivelando davvero una realtà che l'architetto non riesce a tenere nel controllo della sua sensibilità. E' DEL POETA IL FIN LAMERAVIGLIA...... SE LO RICORDA? Grande parte della trasformazione della città oggi è fagocitata e i ritmi sono diversi... anche dall'epoca del Nostro Michelucci...CHE CI PARE LONTANO. BISOGNA RECUPERARE IL VALORE DI UNA MANUALITA' CHE NON è SOLO "MANO" CHE PARE DESTINATA DA UN AFFOLLATO E TRISTE PENSIERO... ALLA VETRINA MEDIATICA E NON SOLO.... tanti cari saluti

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