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Commento 222 di Carlo Sarno del 11/05/2002


Lina Bo Bardi con il suo intervento se la prende con tutto e tutti. Sembra di sentire Manfredo Tafuri quando nel suo libro Progetto e Utopia dice:"...La riflessione sull'architettura, in quanto critica della ideologia concreta, 'realizzata' dall'architettura stessa, non può che andare oltre, e raggiungere una dimensione specificamente politica...". Ma questa eccessiva ideologizzazione dell'architettura porta soltanto a un empirismo pratico che assoggetta la libertà dell'individuo alla collettività.
"...Importa formulare un linguaggio comunicabile e popolare, che tutti possano usare, anche i non-architetti. Evidentemente, poiché "niente nasce dal niente", e le "nuove strutture sociali" sono "infiltrate", questo linguaggio non può sorgere che dall'esperienza concreta del movimento moderno...". Con tale frase Bruno Zevi ribadisce la necessità di una riformulazione nuova, scientifica e radicale, dal basso, dell'architettura.
A tal proposito scrive Rolando Scarano nel suo libro Processi di generazione della configurazione architettonica, un libro fondamentale per comprendere il processo generativo organico dell'architettura in una prospettiva scientifica :"...i paradigmi ideologici tendono a trasformare le assunzioni in procedure empiriche di progettazione, che, pur essendo comunicabili, non costituiscono ancora veri e propri paradigmi scientifici...- e ancora continua Rolando Scarano - ...gli enunciati, le formulazioni ideologiche risultano reciprocamente inconfrontabili, per cui il loro confronto dialettico non comporta nè un cambiamento nè un progresso della conoscenza...". Ed è proprio questo che Bruno Zevi vuole evitare con le sue invarianti, la stasi e il ristagno dell'architettura. Le invarianti zeviani stimolano alla crescita libera e scientifica dell'architettura guardando all'utile sociale senza cadere in un facile ideologismo.
Per Bruno Zevi ciò che conta è l'uomo e la sua libertà !
Carlo Sarno

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