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Commento 184 di Carlo Sarno del 14/09/2002


Lo studio delle società primitive e arcaiche condotto da Karl Polanyi nel suo libro "La sussistenza dell'uomo" ci fa riflettere su una maniera non illuministica di considerare l'economia e la politica.
Le invarianti di Zevi del nuovo linguaggio dell'architettura si innestano in una prospettiva antropologica paleostorica, paleolitica, dove i rapporti sociali e l'economia sono vissuti in una armonia di rapporti estranea alla economia di mercato attuale, e che attualmente si legano ad una idea del sociale democratica e ad una concezione libera e dignitosa dell'essere umano. Zevi:"... Un linguaggio anticlassico, antiautoritario, antiaulico, antimonumentale, e perciò democratico e popolare, deve essere capito da tutti, anzi deve essere "costruito" con la partecipazione di tutti, in quanto rispecchia e si rispecchia nelle più varie attività...".
Pitigliani affronta la problematica del rapporto invarianti/economia riferendosi ad una concezione istituzionalizzata di economia, strettamente connessa ai mercati, alle capacità produttive, alla necessità di una imposizione di un ordine e di un controllo nella pianificazione del socio-economico e del territorio. Malgrado il tentativo di un accordo, le premesse dei due autori sono molto lontani, e di qui una mediazione, attuata da Pitigliani con sorpresa di Zevi, di una approvazione parziale delle invarianti, considerandone alcune inadatte ad interpretare i rapporti economici.
Ma Bruno Zevi, conosciamo il suo carattere, non accetta compromessi!
Carlo Sarno

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