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Commento 186 di Carlo Sarno del 21/09/2002


Giovanni Michelucci è il maestro indiscusso dell'architettura organica e sociale italiana. L'uomo sociale è al centro della sua architettura. Bruno Zevi ai suoi appunti attribuisce un valore di lezione morale per tutti gli architetti e conclude:" ...arte colta e popolare...aperta al quotidiano dell'uomo ma diffidente verso l'umanesimo astratto. In "Spazi dell'architettura moderna", Michelucci viene definito "il migliore artista italiano della sua generazione". La sua opera e il suo pensiero incutono rispetto e ammirazione; ancor più, suscitano affetto e solidarietà. Di fronte a questi appunti, possiamo dire a Michelucci una cosa sola: grazie, senza la tua presenza, noi saremmo infinitamente più poveri, e smarriti...".
Giovanni Michelucci dalla sua travagliata esperienza di vita (ha vissuto due guerre mondiali) ricava un altissimo senso della dignità della persona, in particolare dei più deboli e disagiati, dei malati e degli afflitti.
La sua umanità rispecchia la sua architettura, schietta e sincera, libera da qualsiasi schema astratto che voglia imbrigliare uno " spazio vivente ", la vita, alla quale nel suo insegnamento ha voluto aprire le porte della accademia.
Giovanni Michelucci ha scritto in questi suoi appunti riferiti alla linguistica: "...cambiano i modi espressivi, ma non muta il soggetto della storia. Cambia il modo di porre i problemi, uno dei quali resta costantemente sulla scena drammatica della vita e che è la ricerca e la costruzione dello spazio della libertà, in un perenne conflitto umano ed urbano.Ogni ricostruzione storica è sollecitata dal presente e deve agire sul presente per vincere le resistenze più tenaci. Le quali si vincono, se al fare degli uomini si pone l' "invariante" riferita all'uomo, all'umanità, quali soggetti immutabili della storia...".
Come Zevi anche io , e a nome della nuova architettura organica italiana, ringrazio Giovanni Michelucci per la sua lezione di vita, per la fecondità trasmessa alla vera architettura italiana, una architettura progettata con il cuore e non soltanto con la mente.
Carlo Sarno

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