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Commento 182 di Marco Brizzi del 10/09/2002


caro Paolo
anzitutto, per criteri di obiettività, permettimi di ridimensionare gli onori e gli oneri tributati alla struttura di ARCH'IT.
Quanto ai pungoli che hai usato per sollecitare maggiore incisività da parte mia e dei miei ospiti, ti sono grato. Abbiamo punti di vista vicini sul tema in questione. Tuttavia, come ti accennavo a voce in quella splendida sera veneziana, ARCH'IT ha scelto già da qualche mese di non affrontare direttamente il caso della Mostra di architettura della Biennale di quest'anno.
La ragione di questa scelta non sta certo in una forma di valorizzazione del silenzio (eventualità peraltro mirabile), quanto nella presa di coscienza che i problemi che si sono evidenziati in occasione dell'ultima Biennale erano, nella loro complessità, troppo grandi per noi. O comunque troppo articolati per essere affrontati con una semplice invettiva, oppure con azioni-tampone operate a margine, dagli esiti incerti se non addirittura controproducenti.
Animati da queste ragioni abbiamo preferito avviare su ARCH'IT qualcosa che tendesse non tanto a discutere le debolezze o le devianze di questa mostra, quanto a riflettere ad ampio raggio sulle condizioni di una trasformazione di maggiore portata -tale ci sembra quella attuale- all'interno della quale individuare e indagare problemi che hanno a che fare con le esposizioni d'architettura.
Un fare più analitico, se vuoi, ma forse più adatto a comprendere le ragioni di un sistema, quale quello espresso dalla mostra, che difficilmente può essere colto e affrontato attraverso delle forme di protesta diretta.
Sono sicuro di farti piacere, comunque, nell'annunciarti che altri interventi si succederanno sulle pagine di ARCH'IT nel tentativo di mostrare ed eventualmente spiegare alcune delle contraddizioni emerse anche in quest'ultima anomala e per molti insoddisfacente esposizione veneziana.

Marco Brizzi

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10/9/2002 - PaoloG.L.Ferrara risponde a Marco Brizzi

Chiarissima la tua risposta, in linea con lo "stile Arch'it" che, non a caso è la rivista on line per eccellenza (nessun buonismo:lo ripeto perchè lo penso realmente; del resto, non credo mi si possa accusare di non dire quel che penso...).
Tirare di fioretto è sicuramente più elegante ( e forse un pò più sadico nel colpire l'avversario...lentamente) che non la sciabola, soprattutto se si hanno "atleti" di pregio.
Dichiarare apertamente il mio dissenso è sicuramente una sciabolata, ma non data a caso. Una forma di protesta diretta che serve a non lasciare sopire le reazioni negative su alcuni aspetti fondamentali della questione.
Sarò felice e curioso di leggere quanto avete programmato. Grazie.

 

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