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Commento 5957 di renzo marrucci del 25/01/2008


Mi ritorna in mente la presentazione della ricerca di Sacripanti a valle giulia credo nel 75/76 tramite cinque suoi laureandi che si presentarono insieme...sentivo i commenti degli altri docenti che si agitavano tra le tavole che esponevano i disegni...tutta la grande aula al primo piano era piena...tra architetti, studenti e professori si assisteva alla scuola di Sacripanti che si presentava....Quei cinque erano poi anche i suoi assitenti e lo aiutavano nelle lezioni applicative a piazza di fontanella boghese... Rileggere questi scritti mi riporta a quei momenti molto belli di quando Zevi guardava Sacripanti con i suoi occhi di falco pronto a mordere come a parlare...Era bello per noi studenti che sentivamo la passione e coglievamo ogni momento...A Sacripanti le parole uscivano con fatica e forza per una voce di stomaco le trascinava fuori ...come appunto fossero pescate da dentro. Zevi lo definì "umorale e gastrico" ma non per cattiveria... Zevi vedeva, attento... e osservava esteticamente il personaggio... faceva così stando bene attento al senso. Era il meglio in quel momento a Roma e forse in Italia. Qualche mese più tardi uscirono di Zevi le sette invarianti dell'architettura moderna nelle edizioni Einaudi. Sacripanti gliene dette la sicurezza e anche questo disse che Roma in quel momento dava frutti interessanti in Italia.
Dalla ricerca di Maurizio S. a Roma, il suo teatro di Cagliari e Dal Michelucci della stazione e della chiesa di S.G.Battista a oggi...è successo abbastanza in Italia? Sacripanti e Michelucci due architetti poeti interpretavano profondamente la loro storia umana e sociale e la legavano alla vita e la cattiva architettura aveva un nome in ogni parte d'Italia : speculazione.
Le invarianti che Zevi decifrava aiutando la critica ad aprire le menti ora sono diventate settanta e più... nessuno le conta e poi ci sono i rendering che studiano l'architettura pensando che sia tutto compreso in fattura...come i critici che non capiscono l'architettura e parlano di luoghi senza capire e senza sapere che dimenticandol'uomo anche la poesia è dimenticata e i luoghi piano piano spariscono tra mille chiacchere e intoppi tecnologici e mani troppo anziose...luci e sorrisi...sopra a tutto....
Questi scritti ci danno il senso della coscienza perduta più che della distanza del tempo....

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