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Ci sono 2 commenti relativi a questo articolo

Commento 238 di Mara Dolce del 18/12/2002


Non vorrei che la polemica sul master INARCH si riducesse ad un attacco personale alla dottoressa Palumbo e alle sue competenze vere o presunte nel mondo dell'architettura. Mi limiterò pertanto a rispondere nella seconda parte dell'intervento alle domande che la dottoressa mi rivolge e che la riguardano, ed entrando subito nel merito delle pertinenze del master.
IL MASTER:
c'è da rilevare che il mercato offre molti prodotti con la denominazione di master spesso estremamente differenti tra loro. Al fine di offrire alla potenziale utenza una chiave di lettura che consenta di orientarsi in un'offerta dai connotati spesso incomprensibili, sarebbe stato corretto, visto che trattasi di master NON universitario, che l'In/arch avesse informato a quale legge fa riferimento in materia di master, da chi è rilasciato il titolo, da chi è riconosciuto e dove e com'è spendibile. Ci dica se, quando ci presenteremo ad esempio a Parigi o a Londra, a chiedere di lavorare in uno studio d'architettura con il nostro certificato master In/arch da 232 ore, si metteranno a ridere o ci spalancheranno la porta.
Quanto a quello che io chiamo "esca finale" del master, usando il nome di Fuksas come apripista, e che la Palumbo chiama tirocinio, l'In/arch dovrebbe sapere che un tirocinio di architettura, nel resto d'Europa, che si svolge durante gli anni accademici dell'università, è puntualmente pagato. E'indecente che l'In/arch offra, dopo una laurea e a maggior ragione dopo un master, uno stage non pagato presso uno studio. State offrendo semplicemente "il contatto": scusate, ma pensate che ci voglia un master da 4000 euro per trovare il coraggio di chiedere di lavorare gratis in uno studio? Centinaia di studenti lo fanno da sempre.
Riguardo all'opportunità che l'In/arch ha valutato come secondaria o irrilevante, vale a dire "di aver lanciato un bando senza aver risolto la questione borse di studio" e che ha fatto giustamente indignare, tra i tanti, Saggio, Lazier e Ferrara, è uno dei punti fondamentali dell'offerta di un master ed è una gravissima mancanza da parte dell'In/arch. Servizi di ricerca di risorse finanziarie (borse o prestiti personali) consentono di privilegiare nelle ammissioni, il merito, le motivazioni, le propensioni, rispetto "alla capacità di pagare". Infatti, nei requisiti minimi necessari per assicurare una formazione di qualità, una delle tre variabili essenziali su cui si basa un programma master è la caratteristica del candidato e quindi il processo di selezione (le regole per l'organizzazione di un master NON universitario, ci sono eccome! Non conoscete le norme ISO?)
La correttezza e l'onestà intellettuale avrebbe voluto, che senza borse di studio, il master non partisse.
Si ha invece la sensazione che i protagonisti di quest'avventura, nella fretta e nella smania di esserci, di ottenere la massima visibilità con il minimo impiego di energie, di esistere, sempre e comunque, si siamo mossi nel disprezzo delle più elementari regole, dando prova di un'irritante arroganza.
Tutta questa serie di mancate informazioni, superficialità e facilonerie nell'organizzazione del master In/arch, ha fatto scattare il mio allarme "al bidone". Bidone inteso come master-contenitore furbo e inconsistente, (e non "bidone-truffa"). Quando è l'Istituto Nazionale di Architettura che organizza un master, ci si aspetta chiarezza, rispetto delle regole, correttezza e competenza.

firmato
Mara Dolce
e non "Mara Dolce" né dolce Mara.

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Commento 9002 di Fabius del 14/10/2010


Mi stupisco che ci sia ancora qualcuno che ci casca.
Io ho avuto la sventura di fare un master In-Arch qualche anno fa.
E' evidente l'inconsistenza del master.
Il "corpo docente" è formato da soggetti con poca o nessuna esperienza lavorativa, se non addirittura "disoccupati".
Ho comunque voluto portare a termine il master perché mi era stato detto che avrebbe portato un punteggio nelle graduatorie d'istituto per l'insegnamento nella scuola secondaria superiore.
Questo NON è vero, in sede di valutazione mi sono stati attribuiti zero punti, quando un banale corso IFTS vale almeno 3 punti.
In bocca a lupo.

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