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Commento 359 di Angelo Errico del 23/06/2003


22 giugno 2003
Leggendo la critica sulla Città della Musica (e per fortuna si tratta di critica, quindi non di polemica o di atrito per partito preso contro Piano) si evince un certo provincialismo adottato in alcune scelte tecnico formali in abbinamento a delle espressività dell'architettura ardite e di slancio innovativo.
Non ho visto ancora il complesso edilizio nel momento stesso in cui sto scrivendo, ma non mi risulta difficile immaginare che alle varie innovazioni ci si sia trovati a dover risolvere delle questioni innegabilmente compromettenti, la cui soluzione doveva essere a vantaggio di alcune questioni per esserlo a compensazione, a tutto svantaggio di altre.
Anche l'intervento nel porto di Genova con il suo scenico acquario, parlandone con le imprese che ci hanno lavorato, ha dei problemi che sono sorti soprattutto a posteriori, un pò per una certa fiducia nelle previsioni, un pò per una certa supponenza nel trasformare l'anfratto in un piccolo borgo marino misto a un parco disneyland ittico.
Credo che in Italia, Piano a parte, sia difficile intervenire volendo ardire con le scelte progettuali da una parte, e sottostare a vincoli e restrizioni dall'altra. In questo contrasto in vero sta l'abilità e la capacità del vero architetto con la A maiuscola, ma ritornando alle parole in apertura, ben vengano critiche come questa sulla città della Musica, che non è di immacolata concezione progettuale, e che con i suoi errori, non è ancora diventata (e difficilmente credo lo potrà diventare) un mausoleo dell'inutilità come una cattedrale nel deserto, o se vogliamo vedere bene esempi recenti, come molti campi di calcio che son stati realizzati per le mosche e le zanzare. Ah, quello di Piano a Bari è lì invece tutto da vedere.
Angelo Errico

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