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Commento 276 di Fausto D'organ del 02/02/2003


L'ARCHITETTURA DIGITALE?
Ecco un inizio pericoloso! Urge un rapido disinnesco: l'architettura digitale è un'etichetta. L'etichetta serve a due cose: catalogare e vendere. I responsabili dello spazio antiTHeSiano non vogliono vendere nulla, ma hanno accettato di offrire una zona di pseudocatalogazione; antepongo "pseudo" per manifestare quella che penso sia una sensazione di noi tutti (Paolo e Sandro in testa) riguardo alla flebilità della parola "catalogazione" in questioni come questa (flebilità che incita a sostituire "catalogazione" con "comunicazione"). Taglio corto, sforzandomi di scrivere in italiano e di non permettere che le mie lacune culturali (effetto della giovane età e dell'indole distratta) mutilino i miei pensieri, e affermo che le uniche architetture digitali che conosco sono i portali degli I.S.P. (i fornitori di servizi internet), alcuni siti web in tecnologia java, flash e vrlm, i videogiochi e certe installazioni modaiole d'arredo per interni (ed esterni) che senza elettricità sarebbero, purtroppo, mucchi di ferraglia giustapposta, costati un patrimonio. Tutti esempi in cui l'azione di etichettatura è efficace per ambedue gli scopi (catalogare e vendere). La Casa, il Palazzo per uffici, il Museo, il Camposanto, il Parco, il Quartiere... sono architetture "altre" rispetto alle precedenti, sono urbatetture (un'altra etichetta) lapidee, metalliche, vetrose, ibride, ecc. I progettisti di architetture di tale natura, predisposti psicologicamente, culturalmente ed emotivamente (e necessariamente capaci di usare, con le proprie mani e la propria testa, i computers e le piattaforme software più indicate allo scopo (senza "sfruttare" le mani e la testa di neolaureati smanettoni, magari freschi di Masters in Architettura Digitale!)) a innestare genomi informatici nei propri flussi creativi, tali progettisti, dicevo, daranno alla luce fabbriche con intime fibre digitali sostanzializzate in metri cubi di cls con Rck attentamente scelta, in quintali di maglie di BAM FeB44k giustamente conformate, in vetro, profilati di Fe classe 510, ecc. L'indotto dell'evoluzione digitale su architetture di tale natura si rintraccia nei modi di pensarle, comunicarle e costruirle. PENSARE COMUNICARE COSTRUIRE. Parole che portano sostanza. Sostanza: materia: ente vivibile, tastabile, odorabile, degustabile. Avrei piacere (e sono sicuro che cominciate ad averlo anche voi!) a fermarmi qui, perchè sento di aver già detto l'essenziale, ma un bastardesco istinto mi spinge a procedere. Certo del fatto che scopro l'acqua calda nel puntualizzare che "Casa" e "WebSite" (DOMUS e X-BOX) sono umanamente antiTHeTiche ma oggi geneticamente compatibili (OGGI GENETICAMENTE COMPATIBILI), vado avanti per nuclei sensibili, cioè per brevi pensieri che necessiteranno di quel "parlare insieme" che pare non mi sia concesso (forse non ne ho diritto), ma che continuo a desiderare (sennò avrei smesso da un pezzo di inviare commenti!); nuclei che ammalappena accenno a coagulare per partito preso, perchè tutto 'sto "parlare da solo" mi sta creando frustrazione. [1°NUCLEO] - LA DOPPIA REALTA' - [1]I software di progettazione sono una manna dal cielo per chi ha smesso di amare l'architettura, o per chi non ha mai imparato ad amarla! I cervelli positronici di Asimov sono ora realmente al servizio degli uomini che ambiscono a colmare i vuoti del loro essere nel mondo con i prodotti delle metafisiche elaborazioni numerico_binarie di un ammasso di rame e silicio. Progettisti che sorprendono se stessi a fare un lavoro al quale intimamente sentono di non poter offrire nulla d'originale, perdono letteralmente la testa per questi giocattoli multimediali che sfornano architetture a comando in molto meno tempo e con un'asettica precisione. Persone senza ingegno trovano il loro alter_ego tra le tendine di un'interfaccia di AutoCAD o del più allettante e seducente ArchiCad; persone d'animo leggero si divertono a fingersi creativi imprevedibili accostando, su un foglio da disegno virtuale, ammassi di codici, di segni, di membra d'idee d'altrui menti; persone, che nulla hanno imparato da coloro che in questo lavoro "socialmente utile" l'hanno preceduti, pensano che dopo 20anni e più sono tornati ad ammazzare il tempo con nuove versioni dei giochi di costruzioni della Lego e stavolta vengono pure pagati per farlo! Scenario raccapricciante!? Beh! È così che vanno le cose. Ed ecco apparire dappertutto nuove architetture tutte eguali, tutte egualmente prive d'amor proprio come chi le ha ideate, o fatte ideare da un Pentium fresco di fabbrica! Ed ecco altro spreco di spazio, spazio che poteva vivere meglio tra scenari che lo plasmassero in altro modo, spazio che poteva far vivere meglio coloro la cui esistenza è da esso in qualche modo plasmata. [2]I software di progettazione sono una manna dal cielo per chi ha voglia di trovare altra espressività per il proprio amare l'architettura, o per chi pensava che quest'amore potesse rivelare dei limiti interni! I cervelli positronici di Asimov sono ora realmente al servizio degli uomini che ambiscono a colmare i vuoti che li separano dalle loro future idee con i prodotti delle metafisiche elaborazioni numerico_binarie di un ammasso di rame e silicio. Progettisti innamorati del loro lavoro si sorprendono a sognare tanto, più di quanto avrebbero potuto sperare di fare il giorno prima, meno di quanto faranno il giorno dopo. Persone che hanno il bisogno di comunicare il loro essere nel mondo trovano nuove dimensioni dialettiche, nuovi strumenti critici per mettersi alla prova, per provare a se stessi di riuscire ancora a lasciarsi trasportare dalle emozioni persino lungo l'asfalto virtuale delle imprevedibili autostrade dell'ipertesto o del progetto interattivo; persone che non vogliono stancarsi e stancare; persone che rincorrono nuove forme, nuovi messaggi, nuovi legami col mondo, con la natura; persone che imparano ad espandersi nel cyberspazio e non a far entrare il cyberspazio in se stessi: il computer diventa un secondo paio di mani, un nuovo occhio, un'altra pelle, forse più elastica, più vibrante, più fascinosa, ma pur sempre generata sulla loro primigenea matrice di uomini aperti al reale. Scenario favoloso!? Beh! È cosi che vanno le cose. Tra le finestre delle interfacce di AutoCAD e/o di ArchiCAD, gli amanti dell'architettura si affacciano ai nuovi panorami della loro mente e scoprono la sostanza delle loro tensioni progettuali infusa in soluzioni non omologate, in modelli a matrice generativa, in organismi numerici che mutano sotto i loro occhi. Ed ecco crescere spazi plasmati per interagire con gli uomini; spazi che aiutano ad esistere al di là d'ogni più rosea previsione; spazi sostenibili che attendono soltanto di ricevere la nostra presenza... - [2°NUCLEO] - L'@RCHITETTUR@ - Il Progettista e il Web: accoppiata vincente!? Le menti creative, quelle di individui che si sentono "vivi" solo se si scoprono quotidianamente genitori di nuove idee, di nuove forme e di inaspettati messaggi, trovano nel Web una pluridimensione nella quale realizzare il contatto col mondo. Comunicare (COMUNICARE) è sempre stato un imperativo per chiunque si sia mai dato alla creazione di qualsivoglia opera, e oggi rispettare tale imperativo è più che mai semplice e gratificante. Non vi è difficile immaginare un giorno, non troppo lontano, in cui progettare un edificio significherà plasmare un'idea in uno spazio emulante la realtà, plasmarla in tempo virtuale_reale con strumenti che interfaccino i complessi meccanismi biologici che stanno alla base di un pensiero, di una visione della mente, di un input emotivo. Non vi è difficile immaginare un giorno, per alcuni di noi già arrivato, in cui rappresentare e spiegare le funzionalità e gli attributi di un edificio significherà immergere la committenza o gli interlocutori in una realtà costruita dai softwares in cui l'edificio esiste già, è già funzionante, pulsante di quella energia che lo rende vitale in quanto organismo localizzato in un non_luogo in cui tutto ciò che non_esiste, è! La committenza o qualsivoglia spettatore, abitante virtuale di questo non_edificio, sarà messo a contatto con ciò che è stato pensato dal progettista, potrà sentirne la spazialità, potrà leggerne i colori, le tracce contestuali, gli schemi ricettivi: potrà, in una parola, appropriarsi del progettista ancor prima che del progetto; potrà vedere con i suoi occhi, muoversi col suo corpo; potrà interlacciarsi con la sua mente, camminare sul suo terreno creativo, analizzare il "corpo dell'idea", la forma di una non_materia, vera e stimolante, reale perché viva! Vi è facile immaginare un giorno non troppo lontano in cui questa connessione "intramentale", quest'incontro di corpi, di patrimoni emotivi, di esigenze espressive e esistenziali, avvengano nel non_mondo del Web: tessuto che implementa gli scambi globali, che apre alla interazione profonda tra individui che ricercano la pienezza della conoscenza. La connessione diviene dinamica, promuove mutazioni degli oggetti pensati e comunicati, innesca moti generativi che spingono al raggiungimento di equilibri precari tra matrici mentali diverse ma egualmente votate alla interattività creativa. E il progetto dell'edificio diviene vettore di pensieri, di relazioni tra visioni; diviene modulo espressivo di compromessi, di reinvenzioni, di risposte a quesiti polimorfici. Il progettista e suoi interlocutori perdono di vista i loro stessi contorni, diventano impulsi che s'incontrano nel cyberspazio della Rete e che stimolano softwares sensibilissimi a plasmare inaspettate soluzioni di spazio, cangianti architetture figlie d'un istante, basilari codici di nuovi linguaggi. Il progettista diviene interlocutore e gli interlocutori diventano progettisti, e tutti diventano protagonisti della nascita, della crescita inarrestabile di un nucleo, di una forma che ha come culla gli evanescenti scenari del non_luogo, della non_realtà, del non_spazio. Vi chiedo: ci troviamo, forse, innanz

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