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Ci sono 5 commenti relativi a questo articolo

Commento 278 di Massimo Cosentino del 04/02/2003


Ho seguito la polemica sul master In/Arch e, se posso dire la mia, mi sembra che in molti ci stiano facendo veramente una brutta figura. Enrico G.Botta e Mara Dolce si sono un pò accaniti, ma le reazioni degli interessati hanno dimostrato che i motivi per indignarsi erano sostanziati.
Credo sia importante notare come molti dei "protagonisti" rimangano in silenzio: che non vogliano ripetere gli errori logico/dialettici che invece hanno commeso Maria Luisa Palumbo e Prestinenza Puglisi?
L'ultimo intervento di LPP credo dimostri la totale mancanza di argomentazioni valide a sostegno della posizione dell'In/Arch (al di la' delle altre cose che invece riguardano Prestinenza in modo piu' personale)
Fatto sta che ora le cose sono molto piu' chiare, quindi un grazie a Enrico G. Botta e Mara Dolce, e ad antiTHeSi per aver dato spazio alla discussione.

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Commento 279 di Paolo Fiore del 05/02/2003


Mi sorprende e mi delude l'ultima risposta di Luigi Prestinenza Puglisi, che chiude una discussione con punti di interesse ed interrogativi aperti e si nega a qualsiasi confronto.
Paolo Fiore

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Commento 282 di Francesco Ceccarelli del 10/02/2003


Enrico Botta non fa troppi complimenti nella replica a Prestinenza Puglisi e risponde con durezza, ma gli argomenti ci sono eccome. Non credo sia altrettanto giustificata invece, l'interruzione di Puglisi.
Che questo master faccia acqua da tutte le parti e' piu' che evidente, perche' difenderlo ad oltranza? perche' i promotori non chiedono scusa per le gravi mancanze ed errori commessi?
E che c'entra il livello di questo master con i dottorati dell'universita'?
li vogliamo proprio mettere a confronto? Che ne dice Puglisi che lavora nell'universita'?


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Commento 281 di Emil Tatlin del 02/08/2003


Ho letto con molto interesse il dibattito inerente il master IN/ARCH e , premesso che sono pienamente concorde con le critiche mosse da Mara Dolce ed Entrico G.Botta, mi stupisce sinceramente tanto accanimento e fervore personale. Piu’ che altro mi perplime, e forse mi insospettisce anche un po’, che si scateni tale tempesta per una questione tanto “marginale” rispetto agli enormi problemi e punti interrogativi dell’architettura italiana contemporanea.
Mi piacerebbe che un simile dibattito, tanto accorato ed appassionato, si sviluppasse anche attorno a vicende ahime’ assai piu’ dannose che un inutile “master” virtuale. Perché attaccare con tanto astio i sedicenti esperti di architettura digitale? Sembra quasi una guerra fra “poveri”! Le enormi speculazioni edilizie, la commercializzazione infima e volgare, la banalizzazione del territorio e delle città contemporaneee non hanno forse dei responsabili proprio fra i nostri colleghi? E questi non meriterebbero di piu’ di qualche tiratina d’orecchi?
Sarebbe bello che altrettanto accorato dibattito si sviluppasse anche per indicare i protagonisti di tanto sfacelo architettonico che oggi ci circonda e che, temo, ci accompagnerà fino alla nostra dipartita; tanti sono i danni. Il Ponte sullo Stretto, ad esempio. Nessuno che abbia nulla da dire? Eppure su quei progetti ci son tanti nomi e cognomi di colleghi, e loro si che puntano al bottino! Altro che gli spiccioli che si pigliano i “digitali”.
E inoltre….mentre un master basta contro-pubblicizzarlo e disertarlo per il Ponte ci vuole ben altro… (penso non bastino 10.000 tonnellate di tritolo).
E poi che senso ha schierarsi cosi’ manicheisticamente pro o contro i master digitali? Se centinaia di giovani architetti benestanti pensano che questi master possano dare qualche valore aggiunto al loro sapere, bene, paghino e vadano!.
Puglisi cosa avrebbe dovuto dire? No, non faccio le lezioni perche’ non ci son i curricula dei colleghi? Mi sembra che il fatto che metta in rete le sue lezioni sia gia’ un discreto passo avanti rispetto alla maggioranza dei docenti di master che ritengono sacro e segreto il loro Potere, per cui o paghi o non ti dicono neanche una parolina.
E poi attaccare Puglisi perche’ parla con le “vecchie cariatidi” dell’architettura mi pare insensato! Ma perché?, pur non apprezzando un gran che di cio’ che scrive…., io penso sia giusto confrontarsi con tutti, anche con gli architetti giurassici. L’importante è cio’ che si sostinene, non sicuramente la compagnia o il luogo in cui si parla. La comunicazione è sempre positiva. E continuo a pensare ad un architettura che sia si partigiana ma contro chi la vuole morta, contro chi ogni giorno la umilia con edilizia che oltre a tanti euro non produce proprio un bel niente.
Sconfitto o no il digitale continuero’ ad uscire di casa la mattina e a trovarmi in una bella periferia di merda, e Puglisi e la Palumbo qui’, ve lo giuro, non han progettato neanche un tombino.

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2/8/2003 - Sandro Lazier risponde a Emil Tatlin

"Il Ponte sullo Stretto, ad esempio. Nessuno che abbia nulla da dire?"
basta andare all'articolo Il triangolo no... di Paolo G.L. Ferrara e relativi commenti.
Per quanto riguarda il master in/arch il problema in discussione non è l'architettura digitale ma il ruolo di un istituto di cultura nato per la promozione dell'architettura e non degli individui.
Per quanto riguarda invece la solita e scontata lamentela sullo sfacelo e la disfatta delle periferie, sulle responsabilità o meno di politici, amministratori ecc... dico solo che la realtà è questa e tornare indietro non si può. Si poteva far meglio? Certo, ma piangere non serve niente. Servono invece idee per trasformare parolacce in poesia. Come ha fatto Gehry, ad esempio. Ma le parolacce si sentono in periferia, non nei salotti del centro.
Lei vive in periferia? Ne approfitti. Trasformi la sua "condanna" in privilegio.

 

Commento 284 di Federica Pinato del 02/11/2003


Ho letto in queste settimane della vicenda del master, e mi trovo daccordo su chi critica dando dei suggerimenti costruttivi, spero infatti che i promotori tengano conto delle richieste fatte. Spero (anzi ne sono convinta) che questa non sia solo un occasione per polemizzare, perchè credo che tutto il mondo accademico, della ricerca e dell'architettura in genere abbia bisogno di confronto e di apertura a nuove esperienze. La rete permette di analizzare e di aprire al dibattito avvenimenti che altri media non trattano, quindi ben vengano i testi e i dibattiti di antiThesi. Tra le richieste che farei io agli organizzatori vi é quella di informarci al termine di esso, dei risultati conseguiti e di quelli mancati, insomma di essere autocritici e cercare di dimostrare, a loro stessi prima, e al pubblico esterno poi, la validità del loro insegnamento.
Spero di aver contribuito in maniera costruttiva.
Un cordiale saluto a tutti
Federica Pinato

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