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Commento 345 di Angelo Errico del 20/05/2003


C'è un nuovo modo di dire dei tecnici professionisti che si perdono nelle burocrazie : culi di pietra. Vuol dire che chi dovrebbe stare in cantiere o chino su tavoli da disegno (oggi sostituiti dai video di autocad) nei cantieri, tra una Merloni e l'altra resta invece alla scrivania seduto a far carte su carte su carte.
Il tecnico, ancorché pilotato dalle norme di legge, su un percorso di comportamento omologato nell'ambito della progettazione, della realizzazione, e del collaudo della sua opera, deve far stregonerie tra autocertificazioni, documenti di sicurezza in fase di esecuzione, in fase di progettazione, progetti preliminari ed esecutivi, perdendo di vista l'obiettivo del suo impegno universitario in gioventù.
La laurea è come il saggio di fine anno della palestra, la sfilata di fine CAR a militare. Ma la pratica, che val più della grammatica, non è inserita nei programmi dei politici.
Chi volesse fare il magut (il muratore in dialetto milanese) ha due scelte: trovarsi una buona azienda, che lo informi e lo formi tra 626 e 494, o trovare un pò qua e un pò là situazioni estemporanee per appropriarsi della dignità sancita nel primo articolo della Costituzione italiana.
Nel secondo caso la manovalanza extracomunitaria sta prendendo ampiamente piede nelle realtà aziendali edili anche di grossa caratura; nel primo caso, l'onere aggiunto per i corsi e le formazioni sono tali e tante che son poche le aziende diligenti.
Da un lato allora, ci sono eminenti dottori di architettura, che danno disegni di progetto da eseguire, a inesperti manovalanze. Il dialogo diventa più difficoltoso se le origini etniche parlano lingue differenti.
Eppure, un Le Corbusier, un Mies, un Wright, che cosa sarebbero stati oggi? Falliti, o dei pazzi illusionari. La tecnica va via Internet, ma non è questo il punto della questione. Un Gehry, un Calatrava, un Mangiarotti, un Piano, sono quel che sono, ma ciascuno di loro insegna a non star a perdere tempo sui libri di storia dell'architettura. L'architettura va vista, conquistata coi sentimenti, e poi ardire, fare. Loos diceva che un architetto dev'essere un muratore con della cultura. Pienamente d'accordo.
Ogni tanto si sente di qualcuno che indossando un camice, esercita la professione di farmacista o di medico. Dopo anni e anni si scopre, essere la persona non laureata. Ed è subito denuncia. Io gli darei a costoro una laurea ad honorem.

Angelo


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