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Ci sono 3 commenti relativi a questo articolo

Commento 344 di Fausto D'organ del 20/05/2003


Salve a Tutti Voi. Il Circuito di aree web che vivono di parole sull'architettura (costruita o soltanto pensata) è nido d'informazioni e spunti riflessivi che necessitano di un bagaglio culturale e di un affinamento sensoriale che poche persone hanno. Target prioritario dovrebbe essere lo studente "medio" (in senso statistico) che studia per arrivare ad esami di storia dell'architettura, di composizione architettonica, di teoria della progettazione, di tecnologie costruttive, ecc.
Tali studenti, il più delle volte, sono avvolti da totale disinteresse per le questioni gravi del progettare contemporaneo e pensano che l'unico loro "dovere" sia quello di non fare nulla che non incontri la simpatia del proprio Prof., di disegnare "le stesse cose" che il Prof. fa vedere a lezione, di "tagliare ed incollare" pezzi di progetti dei Maestri sul loro "foglio di lavoro". Chiedo il conforto di una confutazione totale, ma nel frattempo affermo che questa è la politica latente di avvicinamento alla progettazione avallata dalla moltitudine - le aree attive in internet e citate da Paolo Ferrara sono archivi di potenziali "stimoli ad aprire gli occhi" che arrivano soltanto a chi gli occhi li ha già aperti (o mezzo aperti), ma gli studenti affrastellati a concludere Corsi intensivi ed a prepararsi per esami stile Liceo (temporalmente e didatticamente parlando) questo mondo di idee (buone e meno buone) non lo sfiorano nemmeno:non ne hanno il tempo. Pensano a togliersi di mezzo gli esami succitati e a pensare ad altri esami più duri e meno accessibili (ci siamo mai chiesti perchè al CEPU non si è mai visto un Tutor Guida che insegna materie inerenti all'architettura?). Gli esami ICAR "si passano facili", si passano e lasciano il posto, nella mente degli studenti, ad altri esami: tutto è definito per scomparti; poche volte s'incontrano ragazzi che si sforzano di far comunicare ambiti diversi, di legare trasversalmente gli esiti concettuali dei loro studi. In quest'ottica che, mio malgrado, mi ritrovo ad adottare per scorgere un mondo che secondo alcuni è pieno di speranze, mi accodo alle parole sincere di Paolo Ferrara chiedendo se sia il caso, o meno, di rendere più didatticamente assimilabili le esternazioni di tutti coloro i quali vogliono, nelle aree web in oggetto, parlare di architettura; chiedo se sia possibile, o meno, approntare filoni di approfondimento iniziati e portati a compimento (parziale e/o totale) con lineraità e chiarezza in modo tale che tutti i giovani alle prese con lo studio, genericamente indirizzati alla ricerca digitale, possano imbattersi in essi e iniziare a raccogliere, con libero arbitrio, tutti i "metalli preziosi" che formeranno le loro idee. Mi chiedo se sia ammissibile o meno rendere le matrici democratiche da cui nascono le aree web in questione, astruse e chiuse ai più ancora deboli ed in erba progettisti del futuro, e floride e malleabili alle poche muscolose e narcisiste menti critiche del nostro Paese. Mi viene da pensare ai 764 Mb di dati presenti nel sito del Prof. Saggio, agli oltre 10000 files presenti negli archivi di Arch'it; quanto ben di dio a cui pochi attingono!: i pochi di Saggio; i pochi del circuito a cui accenna negativamente Botta; i pochi studenti d'architettura sparsi qua e là per lo stivale; i pochi Prof. furbacchioni che "scopiazzano" metodologie per "architettare il palinsesto" di Corsi appena attivati che loro hanno avuto la fortuna di dover portare avanti - mi viene da pensare alla definizione, più ricorrente, usata per indicarVi tutti: "ESALTATI" - definizione, eco di un rifiuto accademico ormai stracitato e straevidenziato; però, pensateci un attimo, fate finta di essere "lo studente medio" (in senso statistico), fate finta che il vostro Prof. "medio" (in senso statistico) affermi "con misericordia cristiana", dietro la vostra "distratta" citazione di taluni L. P. Puglisi, S. Lazier, P.G.L. Ferrara, F. Barzon, G. Lynn, A. Saggio, M. Novak ... ..., "[...] questi, ragazzo mio, sono degli esaltati! [...]" ...voi che fate? seguite gli stimoli di questi esaltati "rischiando" di lavorare su spunti progettuali che vi frutteranno un 23 all'esame (che in un esame ICAR è come una bocciatura) o seguite le mature e posate indicazioni del vostro Prof.? - desiderando la confutazione totale di quest'atmosfera descrittaVi, faccio l'ultima domanda (con tono profondamente solidale e solo superficialmente scortese): se non riuscite a far arrivare nel grembo creativo dello studente medio tutte le preziosità del Vostro saper vedere e capire l'architettura, che diavolo di utilità potete riconoscerVi? - f. d'organ.

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Commento 346 di Gianluigi D'Angelo del 21/05/2003


caro Ferrara, l'articolo-appello che hai lanciato su antithesi riporta di nuovo l'attenzione alla critica sul web. Il tema non è nuovo, forse perchè è più grande per il suo parlarne piuttosto che per la sua concretezza. Certo prima di iniziare ogni discorso bisognerebbe capire bene cosa si intende per critica. Non credo però che sia necessario aprire un dibattito semantico-semiotico per affermare che troppo spesso si abusa di questo termine. Quasi tutto quello che leggiamo non è altro che cronaca e opinioni. Inoltre si confonde la critica dal critico, ovvero il nome conta a prescindere dal contenuto. E da queste premesse partono ciclicamente costrutti logici che partono dal nulla e arrivano chissà dove. Ma in tutto questo il web però nasconde un grande valore positivo, quello di aver creato un nuovo paradigma circolare della comunicazione. Ma a questo ancora non siamo abituati. Per troppo tempo siamo stati recettori passivi. La capacità di interagire che offre la rete è stata scoperta all'improvviso. I critici si sono sentiti attaccati, sono nate nuove figure mitologico-tecnologiche che dietro un fantomatico nick si sono fatti eroi di cause perse, per distruggere "un sistema" . E così dietro queste scaramucce tra "poveracci" i veri baroni hanno continuato a vivere delle loro rendite. Questa è la visione un po' cinica e volutamente fumettosa (tanto per non essere noiosi) che ho della critica nel web. Se invece parliamo di rete di informazioni ed opinioni che circolano on line il discorso è diverso. Le riviste digitali rappresentano per me un valore straordinario perchè sono l'esempio tangibile di democratizzazione dell'informazione dove ognuno di noi è contemporaneamente emettitore e recettore. Non esitono più dei ruoli definiti e così anche il significato di critica assume nuovi significati e diventa prodotto intellettuale dinamico di una pluralità in continuo confronto e con il quale interagire attivamente e non più pensiero guida da accettare passivamente. La proliferazione di riviste digitali ha più volte posto l'interrogativo sulla qualità, ma non c'è da preoccuparsi, come fanno spesso gli editori "su carta", in quanto la rete così come facilmente crea, allo stesso modo nel tempo, per una sorta di selezione naturale, premia e condanna. Questo aspetto viene spesso ignorato. La logica del pullulare di riviste cartacee che contraddistingue il nostro paese ha provato a sbarcare sulla rete ma questa semplice legge di sopravvivenza ha fatto si che nel tempo concretamente sopravvivessero on line solo poche webzine. Certo le cose piano piano stanno cambiando, ormai arch'it ha quasi la rispettabilità di una rivista su carta. Il numero delle persone che frequenta le webzine cresce vorticosamente e le tirature delle riviste su carta sono tanto insufficienti che la metà delle pagine sono di pubblicità. I grandi nomi dell'archittura offrono maggiori garanzie e lo spazio per gli emergenti è pressochè inesistente. E così nonostante il grande numero, le riviste su carta, rifugiandosi dietro i nomi "in voga", rischiano quasi tutte di assomigliarsi. Nel web è tutto differente. Gli investimenti in gioco sono praticamente inesistenti e non è necessario adeguarsi ad un taglio editoriale "commerciale". Così nel web troviamo una varietà di riviste molto differenti tra loro che, come tu stesso ricordi, ognuna ha delle caratteristiche differenti. Rigurado Channelbeta vorrei fare una precisazione, perchè credo che la tua descrizione potrebbe essere fraintendibile. "Channelbeta.net di Gianluigi D’Angelo non ha in apparenza taglio critico; ma se l’apparenza inganna, bene, Channelbeta la veste perfettamente: accanto (e dentro) una normalissima e consueta sezione sulle news, D’Angelo inserisce articoli di attualità architettonica su cui si può certamente aprire una discussione critica."...come se noi nascondessimo dietro una facciata neutrale uno strumento implicito di persuasione. Forse è più giusto dire che Channelbeta offre una serie di livelli di lettura, e se ci si sofferma solo sulle news è facile cadere in equivoci. Quello che noi cerchimo di fare non è altro che utilizzare la rete sfruttando le sue peculiarità: economia, velocità, e interazione.
Per quanto riguarda la volontà di interagire maggiormente sono sempre disponibile anche se credo che la strada non sia quella di creare sezioni comuni. Per quanto riguarda il monitoriaggio sulle "grandi opere" del governo Berlusconi credo che è una cosa che meglio di Antithesi non può fare nessuno e che noi segnaleremo volentieri. Farei piuttosto una riflessione sul commento di Fausto D'organ. Non credo che il mondo universitario sia ridotto così male. O meglio l'aspetto da esamificio è sempre esistito ed esisterà, e un simile compito prima di spettare alle riviste digitali dovrebbe essere perseguito proprio all'interno delle università. E qui si apre non un capitolo ma un intero trattato....

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Commento 347 di Fausto D'organ del 21/05/2003


[...]E visto che ci siamo, apriamo (se Vi va) un altro capitolo! Guardandomi in giro e ascoltando qua e là, mi è capitato di sentire di alcuni fatti e di intravedere le carte ad essi relativi, che lasciano scorgere un positivo "indotto" o "relazione di ritorno" dell'attività scribacchina digitale...: la "Valenza di Titolo", nella fase di analisi dell'attività di studio e ricerca, personali o di gruppo, per "Acquisire Punteggio" nella corsa all'accaparramento di un posto di Ricercatore (per esempio). Quindi l'upload di articoli, saggi, esperimenti scrittografici ecc., sta configurandosi, con estrema rapidità, come pubblicazione digitale (gratuita e democratica) da citare ed esporre a sostegno di una propria maggiore qualificazione agli occhi di una commissione esaminatrice in sede di Concorso per Dottorati, Progetti di Ricerca Universitaria, ecc. Ciò, come è naturale, apre scenari affascinanti, ma pericolosi: uploaddare un proprio scritto digitale su una rivista come Arch'it, DomusWeb, Arcadata ecc., o in aree web universitarie di un certo spessore cibernetico, sta per equivalere a pubblicare il medesimo scritto cartaceo su Abitare, Domus, Costruire ecc., o a consegnarlo al tipografo per crearne qualche centinaio di copie in formato libricino da distribuire nei Salotti di Buona Cultura o tra gli Amici e i Conoscenti degli Amici. L'unica differenza è che un povero cristo di ragazzo sveglio senza un euro, ma con molte buone idee può farsi strada sul web, e ora anche fuori dal web, con una velocità impressionante, mentre sfiorirebbe, appassirebbe e stagnerebbe nel circuito cartaceo di casta. Ad un concorso per Ricercatore i soliti Secchioni Sostenuti si ritrovano ora "insidiati" da nuovi Secchioni Autodidatti, Cybersostenuti e Webmuniti che con qualche centinaio di pubblicazioni digitali approntate in proprio e/o sotto le gif animate di neomarchi internettiani proprietà di digitalmecenati, e col contorno di una tesi di laurea ben riuscita, di qualche collaborazione cartacea sotto l'ala protettrice di Proff. di turno che credono nelle loro capacità e con un lavoro di Dottorato maturo e forte..., bruciano le tappe, rapidi come il vento, e a colpi di sane mazzate di neoculturadigilarchitettonica fanno cappotto a quarantenni sfortunati che si sporcano le punte delle dita con internet solo per scaricare la posta. Lo scenario sembra troppo farcito di francesismi e frasi ad effetto? Forse. E' mia abitudine megalomaneggiare le parole. Ma resta la sostanza di fatti che lasciano ben sperare sulla morte rapida di una Accademia descritta da Voi come nepotistica, mummificata, piramidale, massonica ecc., e sulla nascita di una nuova Accademia giovane, attiva, esaltata, florida e... e... e digitalimpastettata, internettisticamente selettiva, carnalmente gerachizzata su layers di favori cibernetici scambiati al ritmo dell'ADSL...; Accademia che, a rigor di logica democratica, conserva un Posto al Sole anche per Uno come me (qualora io stesso riuscissi a mettere la testa a posto sui libri e smettessi di connettermi al mondo distrattamente), o come Botta, o come Dolce, o come Lazier, o come D'Angelo ecc. La questione, portataVi innanzi in modo succinto, è in buona sostanza celata nel NETcircuito citato da Paolo Ferrara e provoca, in buona sostanza, reazioni allergiche sul duro cuoio dei Proff. che, però, costretti dalla moda, sotto l'effetto calmante di farmaci a base di tolleranza e finta apertura mentale (nella convinzione che si tratti di una "cosa passeggera"), accettano i CdRom allegati ai Pacchi dei Concorsisti, i curriculum affogati in righe e righe di URLs a cui indirizzarsi per saggiare le fatiche citate su carta, ecc. ecc. C'è una Rivoluzione in atto. Tale Rivoluzione può stendere il tappeto rosso al passaggio di testimone al quale Botta e Co. accennano. Tale Rivoluzione è protetta col silenzio dal NETcircuito; io, forse, sto rischiando la Vita Cibernetica nell'inviare questo Commento a margine; però, preso dalle grida di attivismo liberate da Paolo Ferrara, mi sto lasciando andare a quella che AlexDrastico catalogherebbe, non tanto per il senso delle mie parole, ma per gli svantaggi dell'aprire un Vaso di Pandora, nello Scomparto Cazzate, accanto alla frase "[...]Nazzisti Rossi Amici di Mieli[...]"... Vi saluto! - f.d'organ

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