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Commento 407 di Angelo Errico del 09/10/2003


Riguardo al ponte sullo stretto di Messina, mi son sempre espresso a favore e ho sempre visto con ammirazione il coraggioso sforzo ingegneristico e architettonico che richiede una monumentale opera come questa.
Facendo una lettura oggettiva e austera della storia negli ultimi cento anni dell'Europa, è facile essere lungimiranti nell'immaginare come dopo la caduta del muro di Berlino, quest'opera del Ponte sia l'appendice di una serie d'interventi che sulla faccia della terra contribuiscono a dare un valore aggiunto all'umanità, nell'interpretare quei sentimenti di comunità e di federazione tra Stati differenti.
Chiarito questo, il bello e il brutto son due concetti, ontologicamente identificati a seconda delle necessità delle società che ne fanno uso.
Che qualcuno sia autorizzato a definire brutto qualcosa affinché debba essere eliminato, è una considerazione teorica senza confini di risoluzione.
Con tutti gl'infiniti esempi di scempi che nelle varie epoche storiche e nell'ultimo secolo della storia italiana sono stati eseguiti, questa proposta del master "in bellezza" per le amministrazioni locali, vale anche la riflessione su chi sarà designato a demagogo, a faro del sapere, per chi fino ad oggi è stato pagato nei miseri uffici tecnici per consentire che gli edifici venissero realizzati.
Eppure gli edifici non sono così difficili da governare seguendo i criteri senso del buon e bel gusto, se proprio proprio vogliamo vedere. Ci sono comuni in Italia che hanno regolamentato l'uso del colore sulle facciate (Bologna ad esempio). Anche in passato remoto ci son stati dei regolamenti che imponevano certe altezze, certi stili (il termine so che non piace molto alle correnti di pensiero dell'architettura). Se è stato edifciato nella valle dei templi, beh non è certamente la sola semplicità degli edifici che rende squallida la vallata, ma l'intera operazione urbanistico territoriale.
I condoni sono la legittimazione del fuori regolamento adoperato da inquilini e cittadini abusivi e ,,, e chi spiegherà a coloro, che non sono capaci di avere la minima sensibilità del bello e dell'artistico, e che pertanto quanto fino ad oggi compiuto dovrà essere rasato alla maniera di Attila? E dopo la rasatura, bisognerà restituire nello stesso posto una nuova edilizia che farà nuovamente a cazzotti tra superficie disponibile, superficie edificabile, e superficie destinabile a prati ed accessori nel loro massimo splendore come quella di Milano 2, tanto per dirne una?
Insomma, la trovata di questi due singolari esponenti del governo e della cultura e della civiltà del popolo italiano, è soltanto l'ennesima pagliacciata alla Cric e Croc.
Se il criterio di "ciò che è brutto va debellato", potesse diventare un principio di educazione morale, lo si potrebbe gentilmente applicare a quei ministri che son brutti, ma brutti brutti brutti?

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