Torna alla PrimaPagina

Altri articoli recenti
articoli

Commenti
C'è 1 commento relativo a questo articolo

Commento 991 di Mariopaolo Fadda del 23/11/2005


Sapevamo da tempo che la gran massa degli architetti italiani (e quindi anche milanesi) vive con disagio e avvilimento la propria condizione professionale, ma che una parte di essi fosse sprofondata nel rancore plebeo non lo avremmo mai immaginato. Un autodeclassamento che deve far riflettere sul grado di corruzione etica e intellettuale di una professione che si picca di avere un ruolo sociale da svolgere. Certo, simile campionario umano, pronto a servire dieci, cento, mille padroni, l’unico contributo che può offrire è la partecipazione alla spartizione del bottino. Nulla di più.
La presentazione delle liste del Co.Di.Arch. ha avuto il duplice effetto di portare allo scoperto l’esistenza di questa zavorra, che rischia di trascinare nell’imbarbarimento l’intera professione e il sistema che regola le elezioni dei Consiglio dell’ordine. Un sistema che fa apparire Ceacescu e compari, al confronto, come integerrimi garantisti.
La denuncia di Giovanni Loi, precisa e circostanziata, dovrebbe far rizzare i capelli a chi crede nella certezza del diritto, ma, temo, i calvi spunteranno come funghi e la certezza del rovescio trionferà.
Invito ancora una volta i colleghi milanesi che rifiutano questo squallido status quo a votare per i candidati della lista del Co.Di.Arch. Loro non promettono la spartizione di prebende, cariche, incarichi, poltrone e poltroncine ma si impegnano solo, e scusate se è poco, a porre freno a questo lento, cupo inabissamento della nostra, della vostra, dignità professionale.
MPFadda
Los Angeles, CA
22/11/2005

Tutti i commenti di Mariopaolo Fadda

 

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]