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Ci sono 5 commenti relativi a questo articolo

Commento 1002 di Michele Ormas del 14/12/2005


Caro Paolo, al momento in cui leggerai questo post, un aereoplanino gremito di signori ben equipaggiati starà sorvolando leggiadro la residenza dell'infausto croissant, proprio in corrispondenza della sua camera da letto. Attenderemo istruzioni..

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Commento 1004 di Esc del 15/12/2005


Bellissmo articolo, soprattutto per il teatro in questione, straordinaria opera di Samonà.
Per le calunnie di Croset, tutti cercano di difendersi come possono, in special modo quando vengono attaccati in pubblico!
Continui col suo spirito battagliero, perchè fin quando ci saranno persone come lei, l'architettura potrà ancora contare sul mettersi in discussione, evitando di vedere le cose SOLO da un punto di vista (e sono sicuro che ne ha di esperienze alle spalle!).
Buon lavoro.

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Commento 1005 di Ludovica Barassi del 16/12/2005


Non voglio essere polemica, sono solo curiosa del perchè chiedere spiegazioni ORA riguardo una falsa notizia di TREDICI anni fa'???

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16/12/2005 - Paolo gl Ferrara risponde a Ludovica Barassi

Non sono 13 anni...sono 23, e avevo appena compiuto 19 anni (che giovane che ero!). Quando lessi il numero in questione ero al mio primo anno di facoltà e mi stupì molto che una rivista di tale prestigio potesse fare un errore del genere.
Scrissi a Casabella, ingenuamente. Sì, perchè pensavo di potere avere risposte alla mia domanda, ma aspettai invano. Però iniziai a riflettere sulla credibilità delle riviste di settore: pubblicavano su commissione, senza verificare.
Poi, nel 1993, scrissi della cosa sulla rivista del prof. Marco Dezzi Bardeschi ("Ananke"), potendola rendendere finalmente pubblica.
Già da anni (precisamente, dal 1984) avevo scoperto Bruno Zevi: tutti in facoltà lo ostracizzavano( "non leggetelo!") e allora io lo lessi....E gli scrissi. Pensavo che, uno come lui, per il quale Wright veniva in Italia, per cui Le Corbusier si alzava da tavola per andarlo a salutare, pensavo che mai avrebbe risposto ad uno studentello...Passarono appena dieci giorni che ricevetti risposta. E continuò così per anni.
Capì che le persone di grande portata culturale lo sono perchè, in primo luogo, la cultura, oltre ad averla, la fanno e non sottilizzano rispetto i titoli che l'interlocutore ha.
Da allora, tutti gli sbruffoni altezzosi mi fanno solo ridere: non hanno nulla da dare e nulla da insegnare, ma desiderano solo circondarsi di chi fa loro da "carta igienica".
Io credo fermamente che ci si debba sempre relazionare a chi è più capace, più preparato di noi e non si deve cercare di distruggerli solo perchè ci rendiamo conto di non potere essere come loro. Si devono ammirare e seguire: cresceremo anche noi.
L'episodio di Riesi è da antologia della risata e, mi creda, in questi anni me ne sono fatte tantissime. C'era una redattrice di Casabella e, visto che il tema di discussione era proprio "comunicare l'architettura", ho semplicemente avuto l'occasione per avere la risposta attesa da 23 anni....E sono stato fotunato!
Cordialità

 

Commento 1007 di Giovanni Loi del 19/12/2005


Caro Paolo,
cercherò per te una pungente replica di Manfredo Tafuri a Vittorio Gregotti che ricordo aver letto su un Casabella di quegli anni, in modo da metterti in buona compagnia. Se non ricordo male non era direttamente rivolta a Pierre Alain ma ad un altro redattore.
Conoscendo però bene il Pierre Alain giovane (ci siamo laureati tutti e due nella stessa università a qualche anno di distanza), so che non devi essere troppo cattivo con te stesso quando parli del rispetto che nutri per chi è mille volte più preparato di te. Pierre Alain è sicuramente molto preparato e in fin dei conti è sempre stato anche un bravo ragazzo. Gli è rimasta solo quella brutta abitudine che aveva da studente di fare sempre lezione a tutti, anche forse quando qualcosa gli sfugge.
Simpaticamente, invio un saluto da qui anche a Pierre Alain.
Giovanni Loi

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Commento 1008 di roberto vallenzasca del 21/12/2005


Caro Ferrara,
fai benissimo a rimbeccare le palle che Casabella e altre riviste, testi e libri non smettono di raccontare: ventitre anni fa o oggi non fa differenza.

Ne ho appena trovata una fresca fresca nel libro (peraltro bellissimo) EXIT UTOPIA sulle avanguardie architettoniche anni Sessanta/Settanta. Ebbene, nelle sue tre righe biografiche Andrea Branzi riesce a scrivere di essere stato direttore (editor, il libro è in inglese) di Domus.

Ma quando mai? Gli piacerebbe, forse.

Cari saluti,

Roberto Vallenzasca

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