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Ci sono 10 commenti relativi a questo articolo

Commento 1463 di christofer giusti del 13/11/2006


Cio che l'Architetto Andrea Pacciani afferma può essere condivisibile per certi aspetti: le teorie sul restauro si sprecano, al punto che l'unica via percorribile, dal mio punto di vista, è quella che, oggi come oggi, fa più paura, quella che non demanda all'una o all'altra tranquillizzante teorizzazionie assolutistica, che non si affida alla scienza come foriera di tutte le risposte giuste perché, appunto scientifiche, ma quella che sia affida alla sensibilità percettiva, espresiva e culturale di un architetto, nella fattispecie l'architetto Franco Minissi.
Sembra incredibile che i tempi contemporanei, eredi di tanta passata ricchezza (frutto della intuizione), non siano, di fatto, in grado di apprezzare la ricchezza non materiale, non misurabile non monetizzabile.
E se l'opera del Minissi per la villa romana , certamente un'opera funzionale oltre che architettonicamente certamente apprezzabile, vista l'indecente incuria che le è stata riservata, potrebbe essere sostituita da altra opera MODERNA e egualmente, se non più sensibile, (e non certo dalla porcata di Sgarbi e co), lo stesso non si sarebbe potuto certo dire per la basilicale di Mazara del Vallo, un'opera di gran bellezza per la quale, signor Pacciani, sì, si sarebbe dovuto procedere a un restauro; ma non un restauro secondo le teorie di tizio piuttosto che di caio, o secondo le tendenze del tal sovrintendente, ma un restauro che, preso atto della giustezza dell'idea, ne riproponesse lo stesso lirismo se non più alto! magari usando materiali più durevoli o più garantiti
invece, a proposito di reversibilità, qualche sprovveduto ha pensato bene di tramutare quella delicata opera in una colata di cemento...intonacato di bianco.

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Commento 1461 di andrea pacciani del 13/11/2006


Il restauro di un restauro ma non con i criteri del restauro moderno? scusate ma non è un po' paradossale? e che facciamo il dov'era e com'era del Missini con un falso storico ancora più ingannevole del falso storico di cui si accusa il progetto Sgarbi?
Oggi ci fanno restaurare con interventi rimovibili perchè un giorno possano essere migliorati o sostituiti con nuove opere e tecnologie diverse, e adesso invece museifichiamo anche il restauro? e con che criteri poi? e tra trent'anni che facciamo museifichiamo il restauro del restauro.....
E poi, se vogliamo veramente restaurare sto capolavoro di Missini come lo facciamo; mi sembra che sia stato proposto inevitabilmente non in maniera conservativa ma di sostituzioni delle parti non più performanti (il perpex con nuovi materiali.....) allora creiamo un falso Missini aggiornato ai nostri giorni.
Di Missini vogliamo trasmettere l'identità del tipo di intervento che è stato fatto? ma questo non viene fatto con la testimonianza dell'originalità materiale (come si fa per gli edifici del passato) ma con gli aggiornamenti tecnologici disponibili per allungarne la vita funzionale: è come mettere le tapparelle al Quirinale!
E poi come si farà a distinguere il Missini originale dal sostituito? mi immagino bulloni di colorazioni diverse e verniciature dalle brillantezze variegate per una lettura omogenea ma attenta alla datazione dell'intervento sul lacerto (lo smalto vecchi esfoliato sulle putrelle come si conserva?) insomma un pasticcio per discernere ciò che ha trent'anni da ciò che è nuovo.
Mi sembra il tutto molto confuso..............
Mi aspetto che i lettori di antithesi, se coerenti con le proprie idee moderniste più che firmare per il dov'era e com'era del Missini facciano una petizione per un progetto nuovo, diverso di quello di Sgarbi se non piace, ma almeno con una coerenza d'approccio culturale.
Tuttavia mi fa piacere che il modernismo si interroghi sulla storicizzazione dei propri monumenti che sono stati progettati e costruiti non per essere trasmessi nel tempo ma semplicemente per rispondere ad un'esigenza culturale contemporanea senza rendersi conto che prima o dopo ne avrebbero dovuto rispondere (gira questa leggenda metropolitana che il Bouburg nei suoi restauri, se così si possano chiamare, sia costato ormai più di cinque voltoe del suo costo di costruzione).
Le architetture nascono per attraversare più generazioni, purtropo accade anche per quelle moderne: questo collasso anticipato di una di trent'anni probabilmente mette scompiglio nella serenità menefreghista contingente dell'architetto contemporaneo che si deve interrogare sul lungo termine del proprio lavoro e sulla loro manutenibilità

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Commento 1469 di m.marchesini del 16/11/2006


Letta la lettera di Sgarbi non posso che commentare con tono analogo ai suoi tanti coloriti interventi televisivi: il nuovo progetto per la villa di Piazza Armerina è UNO SCHIFO!!

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Commento 1474 di vilma torselli del 20/11/2006


Pare che Vittorio Sgarbi abbia finalmente acquietato ciò che, parafrasando Freud, chiamerei “invidia del titolo” e sia riuscito a fare l’architetto, seppure in carenza di regolare “autorizzazione” accademica.
Naturalmente, per la suddetta carenza, lo fa male, rischiando di fornire l’ennesimo esempio di come le buone intenzioni degli incompetenti possano essere più dannose dell’indifferenza degli esperti.
Evidentemente, nel caso specifico, il fatto che si tratti di un intervento di restauro lo autorizza in qualche modo ad impicciarsi di una disciplina non sua, ma anche una casalinga di Voghera sa che non si può restaurare ciò che non si conosce profondamente, perché il restauro attiene all’anima delle cose, ad una intimità che dorme sotto il degrado e che va attentamente indagata con opportuni strumenti culturali.
La realtà è che Vittorio Sgarbi non ha una particolare vocazione per l’architettura, è molto più brillante quando parla/scrive di quadri, evidentemente la bidimensionalità della tela gli è più congeniale, è quello il campo in cui dispiega al meglio il suo linguaggio colto, ricco, evocativo, di intrinseca eleganza letteraria, perché mai non si ‘limita’ a quello?

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Commento 1491 di Leandro Janni del 03/12/2006


Villa romana del Casale: tanto rumore, pessimo risultato


Tanto rumore si è fatto, in questi ultimi anni, a proposito della Villa romana del Casale di Piazza Armerina. Il rumore, però, non ha prodotto buoni risultati. Oggi, infatti, la Villa rischia di subire un assurdo intervento di “ricostruzione in stile”, frutto della confusa collaborazione tra l’Istituto regionale del restauro, diretto da Guido Meli, e l’Alto commissario Vittorio Sgarbi.

In questi ultimi mesi parecchie autorevoli voci si sono levate contro il progetto Sgarbi-Meli, e a difesa del progetto di Franco Minissi che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, realizzò una struttura museale organicamente, discretamente collegata all’impianto archeologico della Villa, oggi in pessime condizioni.

Io credo che sia giusto e sacrosanto criticare, opporsi decisamente, impedire che venga realizzato l’insensato progetto di “ricostruzione in stile” della Villa romana del Casale. Credo, altresì, che difendere strenuamente, feticisticamente il progetto di Minissi, considerato da taluni opera d’architettura di assoluto e intangibile valore, sia un errore. Risultando, tra l’altro, perfettamente funzionale alla realizzazione del progetto Sgarbi-Meli.

Diciamolo con molta chiarezza: se veramente si fosse voluto realizzare un buon progetto, creativamente conservativo, capace di tutelare e valorizzare la Villa, l’unica strada percorribile era quella del concorso internazionale di progettazione. Di certo non quella dell’Alto commissario.

Continuare a negare la cultura contemporanea, il meglio della cultura contemporanea, aumenta inesorabilmente la confusione sotto il cielo e il senso, doloroso, della decadenza.


Leandro Janni






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Commento 1514 di Gaetano manganello del 23/12/2006


A seguire la vicenda contrastata della villa del Casale di piazza Armerina si rimane frastornati dalla confusione espressa dalle varie posizioni.
Tra le due posizioni emerse, quella conservativa del restauro dell'arch. Minissi, e quella "innovatva" proposta da Sgarbi ( paradossalmente innovativa perchè rinnova il restauro contemporaneo del Minissi con un progetto conservatore e non conservativo) c'è sicuramente spazio per una strada alternativa che esplori le possibilità di una nuova progettazione che risolvi il problema innanzitutto della migliore conservazione dei mosaici della villa e della leggibilità dell'impianto architettonico.
Penso che la cultura architettonica contemporanea possa esprimere progettisti e progetti che diano identità e valore aggiunto alla villa del casale.
Che fare dunque?
Nominare una commissione formata da esperti ( per carità veri e non politicizzati ) che elabori un dettagliato e puntuale programma degli interventi attento anche alla definizione dei servizi funzionali alla fruibilità delle masse dei visitatori.
Espletare un vero concorso internazionale finalizzato alla realizzazione dell'opera.
Questa ipotesi obbligata nel resto del mondo ( dove le principale opere architettoniche sono il risultato di concorsi vale per tutti ad es. il concorso per la biblioteca di Alessandria espletato in un paese del cosiddetto terzo mondo vinto da un gruppo norvegese Shoetta che ha poi realizzato la biblioteca; e di esempi se ne possono fare tantissimi) in Italia rimane la più complicata e difficile da seguire.
A quando le ragioni dell'architettura prevarranno sulle becere questioni legate alla politica e ai rapporti di forza tra personaggi di dubbio profilo?

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Commento 1783 di Giuseppe Maniscalco del 01/02/2007


Non sono né esperto né competente in materia di restauro conservativo. Tuttavia, poiché il prof. Vittorio Sgarbi è incompetente e inesperto quanto me in materia, io posso parlarne con cognizione di logica se non di fatto o di scienza.
Nelle linee guida dettate dal prof. Sgarbi si doveva preliminarmente procedere a conoscere delle cause del degrado dei pavimenti musivi della Villa Romana del Casale. “Il progetto dovrà pertanto analizzare le cause di degrado in atto e valutare la necessità di interventi all'intorno (irregimentazione delle acque?) capaci di eliminare o ridurre i fenomeni di deterioramento.”
E oltre: “Non è da prevedersi, invece, il distacco delle parti ricollocate su massetto di cemento, operazione questa assai invasiva e, allo stato attuale delle conoscenze, non necessaria .”
Da: http://www.archaeogate.org/classica/article/457/2/la-villa-del-casale-di-piazza-armerina-dagli-scavi-alla.html
Il lavoro di approfondimento reso con la collaborazione del CNR –credo- ha individuato nel massetto di cemento armato su cui sono poggiati i pavimenti musivi una di queste cause: dal sito http://www.icvbc.cnr.it/consulenza/piazza%20armerina.htm leggo: "Poiché siamo perfettamente consapevoli che il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina (in assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata) non potrà essere risolutivo ..." ecc. ecc.
Io che non sono un esperto non capisco…
A)Bisogna identificare le cause del degrado.
B)Non bisogna procedere al distacco del pavimento posato sul massetto di cemento, perché è invasiva e, per le conoscenze attuali, non necessaria.
C)In assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata, il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina non potrà essere risolutivo.

L’ordine delle tre proposizioni è sbagliato. Quello giusto è:

A)premessa: bisogna identificare le cause del degrado.
B)premessa: in assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata, il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina non potrà essere risolutivo.
C)conclusione: non bisogna procedere al distacco del pavimento posato sul massetto di cemento, perché è invasiva e, per le conoscenze attuali, non necessaria.
Ma la conclusione C) è falsa.
Infatti è falsa perché i tecnici non dicono che non sia necessaria -premessa B)-. Ma dicono che per il momento è accantonata pur essendo necessaria. Inoltre, non dicono che sia invasiva. questo lo dice il Prof. Sgarbi non il CNR.
La domanda è: come può qualificarsi il ragionamento di Immanuel Sgarbi? Sintetico, analitico, a priori, a posteriori, o …?


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Commento 1785 di giuseppe maniscalco del 02/02/2007


i resti murari della villa romana del casale sono oppure no un bene culturale in sè? l'architettura antica è oppure no un bene culturale? se la risposta è affermativa, come mai nascondere i profili verticali esterni dei resti murari con una copertura laterale opaca?
perchè livellarli all'occhio del fruitore?

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Commento 1841 di Associazione monumento documento onlus del 18/02/2007


Villa del Casale a Piazza Armerina (Sicilia).

Solo di recente il Centro del Restauro della Regione Siciliana ha consentito la visione del cosiddetto “progetto di restauro” della Villa romana del Casale; valutandone i contenuti si avverte che il rischio di un imbarazzante flop culturale è altissimo. Si ha l’impressione di osservare studi preliminari alla redazione di un progetto, di cui ancora appare lontana la genesi…
L’alto commissario dott. Vittorio Sgarbi non solo prevede la distruzione della storica copertura di Minissi, a vantaggio di un fantasioso ripristino, ma anche la manomissione e falsificazione dei mosaici romani.
L'intento di portare a compimento la dispendiosa manomissione e del sito archeologico della Villa del Casale di Piazza Armerina non è più un sospetto! Per approfondimenti si consultino le nuove pagine del sito web dell'Associazione culturale Monumento-Documento:
http://www.unipa.it/monumentodocumento/villadelcasale/progetto/index.html
Si prega di diffondere ulteriormente la notizia del gravissimo rischio di assistere alla rovina di uno dei siti archeologici siciliani più noti al mondo.

Tutti i commenti di Associazione monumento documento onlus

 

Commento 4949 di Monumento-Documento del 12/04/2007



Per un breve periodo ci eravamo illusi che la Villa del Casale di Piazza
Armerina fosse in salvo e che si potesse gioire per lo scampato pericolo.
Avevamo sperato che il lungo ritardo accumulato nei tempi annunciati
dall'alto commissario dott. Vittorio Sgarbi per lo svolgimento del faraonico
progetto, fosse frutto di un ripensamento e di una matura riflessione
sull'inopportunità di svolgere opere distruttive e costosissime.

Ma si trattava solamente di una temporanea illusione perché l'arroganza e la
protervia dei personaggi, senza scrupoli, che in questo periodo sono
chiamati ad esercitare la "tutela" del prezioso sito archeologico, non
vedono ostacoli di sorta ed hanno intenzione di portare a compimento il loro
intento delittuoso in dispregio delle norme e delle leggi per la
salvaguardia e la conservazione del patrimonio culturale.

Passato il primo periodo di delusione e sconforto l'Associazione MONUMENTO-
DOCUMENTO ha deciso di reagire utilizzando l'essenziale opportunità che ci
offre la legge, ovvero quella di fare ricorso al Procuratore della
Repubblica che, siamo sicuri, ci potrà garantire, nell'esercizio del nostro
mandato statutario, contro coloro che attentano alla conservazione e
all'autenticità della Villa del Casale.

È possibile leggere il testo dell'esposto presentato al Procuratore della
Repubblica a tutela del bene culturale Villa del Casale su:
www.unipa.it/monumentodocumento

Tutti i commenti di Monumento-Documento

 

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