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Ci sono 2 commenti relativi a questo articolo

Commento 7353 di renzo marrucci del 15/07/2009


Certamente! E' proprio così! Janni ha ragione!
Ma non si pensi che devono essere gli architetti a contribuire su questo piano. Urbanisti ed architetti che sono le prime vittime di una cultura arretrata e, quando non arretrata, opportunistica e mercantile nella stragrande maggioranza dei casi.
Se un sindaco pensa al rilancio della propria città, nella maggioranza dei casi pensa a chiamare una archistar, prefigurando la pubblicità sui giornali come comporta l'aver chiamato kukkas o Kakkas, Hocola o Zizza quando non addirittura Bambas; perchè magari il professorino della locale scuola di architettura glielo dice assicurando un ritorno di immagine, almeno per la durata del suo quinquennio... Poi se va a finire come a Venezia che per un a passerella a scheletro un po’ ritoccata… da 4 milioni di euro si arriva a.. qual’ è l'ultima cifra? Oltre i dieci milioni di euro o di più, non ricordo bene, non riesco ancora a capacitarmi... ma certo la pubblicità costa, questo lo sappiamo...
Chiedere sensibilità agli urbanisti è poi una chimera da corrierone dei piccoli... Avete mai sentito come parlano? Se non ti fanno crescere i calli stando a sedere, bisogna capire dove ti fanno del male...
Il guaio è che manca la cultura, cioè la capacità di capire quello di cui si parla ed un senso critico fondato sulla conoscenza delle cose. La mancanza di cultura rende estranea la partecipazione responsabile. La separazione tra cultura e materia, tra teoria e realtà, tra coscienza e città e via dicendo...
Lei Dr. Janni potrà parlare e scrivere benissimo dei problemi reali, ma sarà del tutto ininfluente se omette di comprendere che un piano urbanistico non è materia che deve stare fuori dalla sua conoscenza ma deve potere avere strumenti per giudicarlo e capirlo... solo allora il senso critico sarà operativo e formerà confronto consapevole o altro sulle cose reali e gli architetti urbanisti avranno dei riferimenti forti con cui sperimentarsi nelle loro capacità e andare a fondo, senza fermarsi alle regolucce striminzite della materia debole dell'urbanistica, che molti vogliono far passare come una sorta di scienza, chiudendosi dentro un linguaggio estraniante e incomprensibile che serve solo a dei politici senza capacità, per i quali non è e non sarà mai neppure una disciplina… E' semmai, il piano urbanistico, il frutto sperimentale della coscienza dell'uomo e come tale passibile di essere e di dare anima alla capacità sociale dell'uomo e della città, solo se recepito in oggettive condizioni culturali poiché solo allora consente di formare lo svolgersi delle riflessioni in una reale e sensibile presa di coscienza dei problemi.

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Commento 7356 di Leandro Janni del 18/07/2009


Caro Marrucci,
siamo un paese decandente, confuso. Pensare costa fatica ed energia.
Cambiare lo stato delle cose, poi, è impresa titanica. Complicatissima.
Eppure, non abbiamo altra scelta.

Un cordiale saluto,
L. J.

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