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Ci sono 4 commenti relativi a questo articolo

Commento 7701 di Renzo marrucci del 31/12/2009


Janni, una simpatica persona che fa come il filosofo che, rinchiuso tra le sbarre, cerca di convincere di essere lui il vero libero e che le sbarre non imprigionano veramente lui ... Cioè: la Sicilia è più libera senza il ponte e il ponte non è uno strumento di maggiore possibilità e sviluppo.... Janni non crede che il ponte possa innescare una visione più dinamica del mondo e una geografia più aperta e possibilista di prima... liberare o iniziare a liberare la Sicilia da un retaggio stretto, forse ristretto, appartato e via dicendo. No, non ci crede! Crede invece di perdere dei privilegi e non averne in più... Il certo per l'incerto o il plagio della tradizione che inviluppa queltanto che fa godere il filo antico e prezioso, ma che fa anche perdere o romanza la visione del mondo. Aristocrazia culturale o asfittica gelosa appartenenza? ...di gattopardiana memoria?L'identità non si perde collegandosi, ma semmai si arrichisce e bisogna spiegarglielo bene che chi traina sarà il ponte, non solo una passerella di modernità e il resto vien da sè...

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Commento 7703 di Leandro Janni del 02/01/2010


Renzo Marrucci (generosamente?) scrive:
"Janni, una simpatica persona che fa come il filosofo che, rinchiuso tra le sbarre, cerca di convincere di essere lui il vero libero e che le sbarre non imprigionano veramente lui ... Cioè: la Sicilia è più libera senza il ponte e il ponte non è uno strumento di maggiore possibilità e sviluppo... Janni non crede che il ponte possa innescare una visione più dinamica del mondo e una geografia più aperta e possibilista di prima... liberare o iniziare a liberare la Sicilia da un retaggio stretto, forse ristretto, appartato e via dicendo. No, non ci crede! Crede invece di perdere dei privilegi e non averne in più... Il certo per l'incerto o il plagio della tradizione che inviluppa queltanto che fa godere il filo antico e prezioso, ma che fa anche perdere o romanza la visione del mondo. Aristocrazia culturale o asfittica gelosa appartenenza? ...di gattopardiana memoria? L'identità non si perde collegandosi, ma semmai si arrichisce e bisogna spiegarglielo bene che chi traina sarà il ponte, non solo una passerella di modernità e il resto vien da sè..."
Rispondo.
Caro Marrucci, nel mio mondo e persino nella mia Sicilia, PROCESSO, CONTENUTO E REGOLA coincidono. Quando ciò non avviene, io (ingenuamente? aristocraticamente? ostinatamente?) avverto l'odore - fastidioso - dell'impostura e della mistificazione.
Un simpatico saluto.

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Commento 7724 di giannino cusano del 06/01/2010


Il concorso di idee (del 1969) per l'atraversamento dello stretto di Messina fu un po' come chiedere a Giulio Verne quale fosse il modo migliore per andare su Marte. Nel caso specifico, se per via alvea, subalvea o aerea. Non a caso, con la solita onestà intellettuale che lo contraddistingueva, il vincitore, Sergio Musmeci, alla fine della sua relazione avvertiva che l'attraversamento dello stretto sarebbe stato possibile senza particolari problemi il giorno in cui materiali come le fibre in carbonio fossero entrati a far parte della quotidianità dell'attività edificatoria. E quel giorno non è ancora venuto.

Sulla questione (che non può banalmnete ridursi a uno scontro tra chi vuole e chi non vuole il ponte) va citato, in particolare, l'assai interessante articolo del prof. Antonio Maria Michetti e dell'ing. Andrea Cinuzzi aparso su "L'architetto Italiano" n. 5 di Gennaio 2005.

Personalmente credo, poi, (sarebbe da verificare in modo puntuale) che un'interpretazione esageratamente elastica delle leggi in vigore sugli appalti approvate tra fine anni '90 e primi anni 2000 (su 2 piedi non ricordo gli estremi) abbia finito per ingarbugliare i fili di una vicenda pluridecennale già di per sé aggrovigliata: e mi riferisco alla Ente Stretto di Messina s.p.a. & s.c. (successivi carrozzoni), nonostante, all'epoca, la presenza dell'ottimo Riccardo Morandi.

Il fatto che la Impregilo s.p.a. sia divenuta ente appaltante senza un esecutivo deriva dal fatto che in Italia sono ormai da anni consentiti appalti pubblici anche senza progetto esecutivo. Valutazioni che ovviamente spettano all'impresa, e (in quest'ottica) cavoli suoi. Leggi che, ovviamente, possono anche andar bene nel caso di un capannone o un qualsiasi scatolone, prefabbricato o meno, del quale si conoscono perfettamente le problematiche tecnologiche ecc.

Ovvio che nel caso del ponte le cose sono a dir poco meno semplici.

Bye,
G.C.

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Commento 7727 di Reanzo marrucci del 06/01/2010


Non discuto minimamente sul fatto che il ponte non sia un padiglione e l'impegno sia molto importante... io dico semplicemente che se la tecnologia serve a far le infrastrutture bene anzichè le nuvole all' Eur... allora capisco l'impegno e lo auspico con tutto il cuore... ma non cerco scuse o insalatine tardo greche per sminuirne la possibilità... semmai lo capirei per esigerne la qualità... questo si!

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