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Ci sono 6 commenti relativi a questo articolo

Commento 9226 di Salvatore D'Agostino del 06/01/2011


Domenico,
il tuo ‘scrivere sul ponte’ ormai è un mantra.
Condivido, questo è un ponte all’italiana a nessuno frega se regge o meno.
Daniel Libeskind è uno specchietto per le allodole a livello mondiale.
Per la teoria della ‘semplificazione giornalistica’ tutti i tabloid parleranno del ponte di Libeskind.
Con quest’atto ‘furbo’ l’architettura è definitivamente morta.
Se ti va possiamo iniziare a parlare delle macerie lasciate dalla generazione degli inani, ma serve pazienza, poiché bisogna inventarsi una nuova etica del racconto ‘urbano’.
Converrai con me che quest’articolo è semplice da scrivere. Quasi scontato.
Serve altro per attirare i distratti ‘mediatici’.
Non credi?
Con stima,
Salvatore D’Agostino

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Commento 9236 di Leandro Janni del 09/01/2011


Caro Domenico,
come saprai, Daniel Libeskind, appena ricevuto da Pietro Ciucci e dalla società Stretto di Messina, ha affermato: "Il progetto architettonico testimonia la memoria del Mediterraneo quale epicentro storico e culturale dell'Europa e del mondo. Il Ponte è una sfida meravigliosa e ambiziosa, un'opera che deve saper dialogare con i cittadini e diventare centro di aggregazione e incontro tra culture".
Perfetto. Alle prossime!


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Commento 9237 di domenico cogliandro del 10/01/2011


Caro Leandro, di fronte all'esigenza di creare il vuoto io avrei fatto di meglio.

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Commento 9240 di Pietro Salvino del 12/01/2011


Caro Leandro.
sono, mio malgrado, referente del gruppo ambiente del "movimento5 stelle Palermo"
Personalmente sono ipercontrario al ponte.
Non ne abbiamo mai parlato all'interno del meetup
Comunque quanto ci racconti non fa che confermare i giudizi ed i pre-giudizi che fin qui avevo formulato sulla vicenda.

Si, è vero, é facile dare addosso a stò ponte ma solo per il fatto che un'opera così importante in Italia, come al solito, è stata imposta dall'alto senza studi ( che non fossero a-posteriori e quindi solo giustificativi) e senza regole chiare.
Basta questo.
Una infrastruttura del genere con questi presupposti potrebbe mandare in bancarotta uno stato con
l'aria che tira;
Qui ci sono i presupposti per fermi e sequestri della magistratura già dal primo minuto in cui si è parlato del ponte.
Quindi la cosa più razionale da fare in una economia depressa come la nostra è dirottare, lo sappiamo tutti, quei fondi , laddove esistessero , realmente su un sistema razionale di infrastrutture serio per il turismo e losviluppo economico del sud.
Alla Sicilia o alla Calabria a prescindere da chi vengano firmate, queste faraoniche opere non servono.....a noi serve ben altro: qui c'é una intera organizzazione sociale che va a fondo e ci si preoccupa di buttare soldi ?

Tutti i commenti di Pietro Salvino

 

Commento 9242 di piero idone del 16/01/2011


Caro Domenico,
quello che era un tempo uno dei pochi polmoni verdi che portava frescura ai cannitellesi, oggi è una landa desolata con mezzi di cantiere che, devo dire in maniera non troppo convinta, armeggiano per la costruzione di una ipotetica variante ferroviaria pro ponte. Tutto sembra paradossale nella sua assurdità, si sposta la ferrovia prima che ci sia la certezza del sito del pilastro; si parla di ponte senza che vi sia accesso alle carte del progetto definitivo (o presunto tale); si parla di nuovo assetto urbanistico del territorio e non ci si rende conto che il consumo di territorio può essere talmente devastante per questa comunità al punto di non potersi più identificare in esso. Questa storia ha ridotto a brandelli il futuro di tutta l'area dello Stretto di Messina, e c'è il rischio che nessuno abbia intenzione di pagarne i danni. Il tuo intervento è una pillola di saggezza in un mare di confusione............................................

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Commento 9245 di renzo marrucci del 17/01/2011


IL PONTE SULLO STRETTO… VA LARGO?
Adesso si arriva al problema vero del ponte sullo stretto di Messina.
Dopo aver perso tempo si arriva al problema.
Dopo aver perso tempo in opinioni retrò e punti di vista malinconici si comincia a scorgere l'obbiettivo.
QUALE PONTE DEVE CONGIUNGERE LO STRETTO?
Mentre il salotto si snervava tra Scilla e Cariddi, si progettava e si pensava di
chiamare qualche superstar da rotocalco per la furba e necessaria "tocca" di guscio da destinare alle pagine della Kultura... necessaria per far andare in brodo di giuggiole le satinate e lucenti pagine del vuoto rotocalco architettonico ed anche quelle satinate e non dell'informazione massiva.
Naturalmente, questo per progettare le delicatissime opere di raccordo tra i due estremi terreni punti e semmai da prevedere, con qualche pseudo-invenzione, come oggetto di una sorta di esangue risoluzione formale ai danni del territorio… che sarà tutta da assistere e da osservare per il divertimento di tutti coloro che gettavano il sudario : sul ponte si… sul ponte no! l'Italia due spaghi….
La logica è quella di sempre, chiara chiara, che fa anche un po’ schifo a dire il vero. La parte tecnica è tecnica e basta , la parte poi del raccordo territoriale si risolve con un’ imbellettatura secondo lo stile crudo e asettico di una “star” : “e c’ho pronto pure il pennello per madama la marchesa...” Per cui si chiama l'archistar più in agio sul territorio oggi in Italia o… similia. E via? Simulando e tratteggiando un bel “chi se ne frega” della realtà italiana… qui gli affari contano e su questi, si sa, si piegano penne e pennini... al vento che tira.
L'architetto non è più neanche la succulenta, affabile ballerina del can can, ANZI PEGGIO: L’INVENZIONE DELLE VELINE con quel balletto un po’ sullo stitico… costituisce la cosa più congeniale e geniale da rilevare per il tempo di oggi, per dare l'immagine, cio’è coprire legittimando il guscio ed alla parte sostanziale ci pensa qualche buona società di ingegneria… dimenticandosi tutto quello che c'è da dimenticarsi e alla faccia di quel fantomatico e incomprensibile “rompi”, che è il rapporto integrativo tra manufatto e ambiente… in fondo non vale nulla !
Su questo si potrebbe discutere : su ciò che non vale nulla e sull’ importanza
dell’ incapacità a capirlo

Tutti i commenti di renzo marrucci

 

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