Un'americanata a Venezia
 
  Oggi il 31/10/2007
Storia e Critica
Un'americanata a Venezia
di Mariopaolo Fadda
... lo spirito dellartefice morto non pu essere rievocato, n gli si pu comandare di dirigere altre mani e altre menti. E, quanto alla copia semplice e diretta, chiaramente impossibile, Come si possono copiare superfici consumate per mezzo pollice? Lintera finitura del lavoro era nel mezzo pollice sparito; se si tenta di restaurare quella finitura, lo si fa congetturalmente; se si copia ci che rimasto, affermando che la fedelt possibile, (...) come pu il nuovo lavoro essere migliore del vecchio? Cera ancora un p di vita, in quello vecchio, un misterioso suggerimento di ci che era stato e di ci che aveva perduto... J. Ruskin Le sette lampade dellarchitettura

A Venezia sono in corso i festeggiamenti per linaugurazione della nuova finto-settecentesca Fenice. Giorno inebriante per gli storicisti da baraccone, per i saltimbanchi della tradizione e per i nemici della modernit. Giorno infausto per il futuro del nostro patrimonio storico-architettonico, messo a serio rischio da operazioni di mercificazione e falsificazione di stampo turistico-imprenditoriale.
Ladagio nostalgico:Comera, dovera la negazione del principio stesso del restauro, unoffesa alla storia e un oltraggio allEstetica, ponendo il tempo reversibile, e riproducibile lopera darte a volont. (Brandi)
A Venezia stata messa in scena unamericanata. E della peggior specie. Hanno assemblato la disinvoltura di Hollywood nel manipolare le testimonianze storiche, il piglio di Las Vegas nel ricostruire edifici-simbolo, la fantasia strappalacrime di Disney nel tocco finale e ne venuta fuori lennesima, impunita, manomissione di un brano storico della citt lagunare. Hanno agito come se il tempo fosse reversibile a piacimento, hanno ricostruito con tecnologia secolo XXI in stile settecento, hanno infine imbellettato il tutto con stucchi e dorature artigianali (accuratamente descritte da Alessandro Baricco nellarticolo su Repubblica). Tutto questo per tentare di conquistare lo stesso segmento di mercato a cui fanno riferimento Las Vegas, Disneyland e Hollywood. Sforzi frustrati dallindiscussa superiorit culturale americana. A Venezia rifanno un teatrino e loro (gli americani) dimostrano di poter ricostruire tutto ci che vogliono, in qualsiasi stile, a qualsiasi scala ed in qualunque contesto: volete un pezzo di Venezia in pieno deserto del Nevada?Voil, ecco il Venetian con tanto di laguna, gondola e gondolieri. Volete una copia ridotta del Golden Gate? Voil, eccola a Disneyland California. Se poi qualcuno volesse riscostruire Pompei, la basilica di Massenzio, la Spina di Borgo, basta rivolgersi agli Universal Studios dove sono in grado di farlo con indiscussa capacit artigianale (medievale, rinascimentale, barocca), tecnologica e finanziaria.

Due o tre anni fa si tenne, allIstituto italiano di cultura di Los Angeles una conferenza con uno degli artigiani addetti alla ricostruzione della Fenice che per quasi due ore si sforz di spiegare come erano stati bravi a ricostruire dai disegni e dalle foto, gli stucchi, le decorazioni interne e le dorature. Il povero artigiano era venuto nella tana del lupo a dimostrare che anche gli italiani, nel ricostruire a g g, sono in grado di competere con gli americani. Forse cercava lavoro e perci si prestava a questa squallida promozione turistica degna dei peggior tour-operator. (Ma servono a questo gli istituti italiani di cultura allestero?)
Gi sentiamo le irate reazioni alle nostre obiezioni tutto ci stato fatto per amore dellantico, per il rispetto del passato!. Quindi loperazione non sarebbe altro che un restauro urbano. Accipicchia!
Pi che di amore per lantico e per il passato si tratta, occhio e croce, di odio feroce per il moderno e terrore del presente. Il restauro urbano operazione ben pi seria di queste rancide messe in scena e ha come premessa il rifiuto di ogni falsificazione storico-estetica. La Fenice era solo un edificio architettonicamente insignificante e un guazzabuglio di ricostruzioni e adattamenti, ora anche il falso dei falsi. Al danno si aggiunge la beffa e alla beffa loltraggio. Ma il vero falso lo si perpetrato ai danni del contesto e quando il contesto Venezia, il falso diventa un crimine, senza attenuanti. Nella laguna veneta i pollai sono sorvegliati dalle volpi e il centro storico dai saccheggiatori.
Ma dove diavolo sono oggi i talebani delli-n-t-o-c-c-a-b-i-l-i-t- dei centri storici? E gli accademici di lungo corso che discettano a tutte le ore di conservazione delle testimonianze storiche? E i soprintendenti che dovrebbero essere in prima fila a scongiurare le falsificazioni? E coloro i quali accusano gli architetti moderni di saccheggiare i centri storici? Se al posto di questa pagliacciata si fosse trattato di unopera moderna tutti si sarebbero sentiti in dovere di dire la loro, avrebbero urlato allo scandalo, avrebbero discettato per giorni e giorni di inconciliabilit di antico e moderno, si sarebbero stracciati le vesti per loltraggio al centro storico, si sarebbero sentiti impegnati in una battaglia campale. Invece eccoli l plaudenti o, peggio, muti, sordi, distratti, con la faccia girata dallaltra parte. Un ineguagliabile spettacolo di vilt intellettuale a cui, purtroppo, questa italietta rozza, provinciale ci ha abituati.
Se Marcello Piacentini avesse proposto di costruire una serie di edifici corbuseriani o quattro torri alla Mies presso San Pietro, lavrebbero fermato; siccome ha offerto un linguaggio evirato, tra falso-antico e falso-moderno, lobbrobrio stato perpetrato. Paradossalmente, basta fare una brutta architettura per avere il diritto di rovinare un centro storico. Ne discende questa conclusione: per salvare i valori del passato, bisogna lottare per larchitettura moderna, contro le teorie dellambientamento che tendono a depravarla e fungono da pretesto per ogni genere di scempi. (Zevi)
E di fronte alla possibilit di aprire un salutare dibattito lanciando una competizione internazionale di idee si preferito ripiegare sciovinisticamente sul casareccio, sullartigianato industriale, sul genius loci e sul carattere locale. E i risultati sono l a dimostrare listinto culturalmente suicida del mondo politico-intellettuale veneziano.
Ci rifiutiamo di entrare nei dettagli di questa colossale menzogna, perch sarebbe tempo sprecato, ma vogliamo ricordare due fatti:
1 -Il teatro nacque (1789) in seguito ad un concorso allitaliana: il vincitore, Pietro Bianchi, premiato e accantonato, lo sconfitto, Gian Antonio Selva, incaricato dellesecuzione. I giochetti di bottega, gli sgambetti, le imboscate sono nel nostro DNA, non c nulla da fare. Fu ricostruito dopo lincendio del 1836 e fu in parte trasformato nel 1854. I comera sono dunque pi di uno, chiss quale principio avr mai governato la scelta di uno di loro a discapito degli altri. O stato tutto affidato alla sorte in unestrazione?
2 -La composizione della commissione di gara (pi che una commissione autorevole sembra il consiglio di amministrazione di una qualsiasi Impresa SpA):
a -Leopoldo Mazzarolli, Presidente ordinario di diritto amministrativo alluniversit di Padova.
b -Francesco Dal Co, docente di Storia dellArchitettura presso lisituto Universitario di Architettura di Venezia.
c -Angelo Di Tommaso, ordinario di Scienza delle Cosrtuzioni allUniversit di Bologna.
d -Ernesto Bottanini fecia Di Cossato, ordinario di impianti tecnici alluniversit di Padova.
e -Daniel Commins, titolare del corso di acustica nella scuola di architettura di Parigi-Belleville e Nancy.
Di rilievo la presenza del prof. Dal Co che sullultimo numero di Casabella si esibisce in una descrizione della Walt Disney Concert Hall da antologia: putrefazione, mostri, decomposizione, agonia, questo il linguaggio per apostrofarla. Chiss cosa sar capace di scrivere per giustificare questa ripugnante operazione immobiliare ben degna del carnevale veneziano. Noi comunque il professore lo comprendiamo: se si presta a queste operazioni, se ha qualche cedimento esistenziale perch ha famiglia e deve pur tirare a campare. O no?
Diceva bene Johan Huizinga che se vogliamo conservare la cultura dobbiamo continuare a creare cultura. A Venezia si pretende invece di conservare la cultura non solo mortificandola ma falsificando la storia. Il riferimento quasi ossessivo ai modelli ed ai valori del passato denunzia la tendenza ad abbandonare la sperimentazione seria e la ricerca del nuovo per imboccare la strada comoda e divertente, bench sterile dellammiccamento e del riferimento (allusivo o sfacciato) ai materiali della storia. Dietro tale tendenza riemerge, come in epoca di grande crisi civile e culturale, la convinzione di poter restituire attualit e validit a vecchie norme e vecchi schemi, che lirreversibilit dei processi vitali ha definitivamente superato e spesso cancellato. (La Regina)
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  19/12/2003
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