Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Ancora da sotto il Ponte

di Domenico Cogliandro - 3/11/2005


Caro Paolo,
ti scrivo da sotto il ponte ora che, una volta aggiudicata la gara, finalmente, dovremmo vederne gli esiti, nonostante ci si metta di mezzo sempre la Comunità Europea a rallentare i ritmi delle procedure di gara. Devo dire che al passo coi tempi, a cose fatte, si muovono anche le acque torbide di certi interessi e l’inizio di una escalation omicida in Calabria potrebbe anche paventare l’idea che si sia in presenza di qualcosa che abbia a che fare con la megaopera. Coincidenze? Non ne so nulla in proposito, ma l’assassinio del Dott. Fortugno non credo abbia adiacenze con questa vicenda.
Dicevo, dunque, che Impregilo ha messo le mani sulla cosa con un ribasso da capogiro, e virgoletto quello che ha scritto Renato Nicolini sulla PressTLetter di Luigi Prestinenza Puglisi: “In un clima distratto da altro, poco rilievo è stato dato alla notizia dell’aggiudicazione della gara d’appalto per la costruzione del Ponte di Messina. Già il poco rilievo è una notizia: chi ha vinto preferisce che il “progetto” resti nell’ombra. C’è ancora da osservare che i concorrenti che non si erano ritirati erano solo due, Astaldi ed Impregilo; e che l’Impregilo ha presentato un ribasso (il 16%) talmente alto rispetto al 2% dell’appalto da generare in qualcuno il sospetto che in quell’offerta abbia prevalso la voglia di vincere. Il già ragioniere generale dello Stato e oggi presidente di Infrastrutture spa, Andrea Monorchio, si è subito affrettato a dichiarare che, a questo punto, non si può più tornare indietro, perché la penale che lo Stato dovrebbe pagare ad Impregilo potrebbe essere alta quasi come il costo della costruzione. Che è nientemeno che lo 0.5 del PIL italiano, particolarmente rilevante in tempi di sfondamento continuato dei limiti di Maastricht. E’ proprio vero quanto afferma Monorchio? Le responsabilità di questa partenza perlomeno incauta sono soltanto strettamente politiche?”, per cui ho piacere che dopo la ventata di novità (!) che riguardano l’appalto a Impregilo per la realizzazione, con annessi e connessi, dell’Opera Maxima, alcuni si stiano muovendo. Renato Nicolini fa notare giustamente l’improvvido silenzio in cui sembrano acquattati gli architetti, ma i professionisti in genere che si occupano di edilizia, in Italia, a proposito dell’infausto argomento.
Stessa cosa che io avevo scritto tempo fa proprio sulle pagine della PressTLetter, notando in seguito (e con ironica amarezza) che l’argomento, evidentemente, non interessava a nessuno, men che mai agli architetti, essendoci state pochissime risposte in merito (nonostante la dimensione del tema). Noto anche, cosa di cui ho già parlato con Nicolini tempo addietro, che viene sottolineata la questione della penale (da Monorchio, addirittura), da cui una domanda: ma non è che che il ribasso voluto fortemente da Impregilo sta proprio nelle corde di questa imponente penale per lavori non realizzati?
Traduco in italiano, e spero che gli architetti italiani (tutti presi dai linguaggi architettonici) ancora comprendano cose scritte in italiano: la Impregilo è una delle più grandi imprese di costruzioni al mondo nata dalla fusione tra la Cogefar, la Girola e la Lodigiani; il suo capitale sociale è valutato intorno ai 93 milioni di euro ed è principalmente in mano al Gruppo Gemina Spa (15,63%), al Gruppo Fiat-Sicind Spa (4,70%), alla Girola Partecipazione Spa (2,77%) e a cinque importanti istituti bancari nazionali per un complessivo 14%, mentre il resto del capitale, per un valore del 62%, è in mano al mercato azionario; nel 2000 i dati hanno visto un portafoglio ordini per 13.910 milioni di euro e nuove commesse per 4.256 milioni di euro; il 36% del portafoglio lavori riguarda l’Italia, il 5% per lavori europei e il restante 59% interessa “paesi in via di sviluppo” nel resto del mondo.
Ci si immagina dunque, che abbia al suo interno analisti finanziari, ingegneri, economisti, architetti, etc e che sappia perfettamente (perché ha potuto analizzare le carte) che il ponte non potrà essere realizzato nei tempi previsti per una serie di concause tecniche e finanziarie, con recrudescenze politiche e sociali proprie di un Paese come il nostro (altrimenti non sarebbero andate deserte quasi tutte le gare sinora espletate), e sa anche che qualunque sia il prossimo governo al Paese ci si troverà comunque in difficoltà per due serie di ragioni: una politica, che riguarda la presenza delle minoranze che in questi anni si sono opposte alla realizzazione dell’opera, e una finanziaria, visto lo stato dei conti pubblici e la partecipazione dello Stato (si vedano in proposito le Leggi relative) ad una parte consistente del finanziamento per cui, in una maniera o in un’altra, il tema del prossimo decennio sarà “la penale” per la maxigara (ma si può chiamare così anche quando partecipano in due soltanto, dopo i proclami esterofili di Ciucci e Lunardi?).
Domande: Impregilo ha un codice etico, come molte grandi imprese italiane ed europee? Oppure spera che sia anche questa cifra (lo 0.5 del PIL è una somma incredibile!) a far respirare i propri bilanci e, di conseguenza, il proprio assetto imprenditoriale? Ovvero, e tento di essere più chiaro: non è che la Stretto di Messina Spa ha continuato a infervorare la posta del Ponte (nonostante l’assenza di imprese straniere di primo piano) per togliersi dalle mani la patata bollente? Che il Governo (e i suoi ministri) hanno insistito sulla cosa per sottolineare la loro fattualità in vista delle prossime elezioni politiche? E che Impregilo si è fatta due conti e, dopo aver messo da parte il proprio codice etico (temporaneamente, giusto il tempo della gara), si è buttata a capofitto in un ribasso inconcepibile? Mi spiace solo che l’ignoranza devastante delle imprese (quelle che nel frattempo si aggiudicavano altri lotti autostradali o le megastazioni ferroviarie) e dei professionisti italiani (con le loro associazioni professionali e culturali) su questo specifico tema non abbiano evidenziato la loro professionalità!
Mi auguro, evidentemente, che non venga realizzato questo ponte, ma mi piacerebbe, nello stesso tempo, che altri sognatori si infervorassero della questione perché, e ce lo dice la storia di questo progetto, il sogno non rimanga tra le pieghe della memoria storica. Non sono contrario all’attraversamento stabile come se fosse un tabù insuperabile, ma mi piacerebbe che una buona volta sul tavolo delle programmazioni venissero a galla tutta una serie di progetti risolutivi incautamente e rapidamente cancellati, e con questi progetti (con questi veri progetti) dare mandato ad Impregilo, eticamente di là dalla penale, di realizzare un attraversamento stabile che tenga conto di una geografia degli spostamenti (si veda l’ultimo numero di Parametro) che non sono più quelli di quarant’anni fa.




(Domenico Cogliandro - 3/11/2005)

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Commento 986 di Michele Dimarco del 09/11/2005


Io sono uno degli estensori del sito www.nopontestrettomessina.it, quindi puo' immaginare quanto sia d'accordo sull'articolo. Saluti

Tutti i commenti di Michele Dimarco

 

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Commento 985 di Osvaldo Pieroni del 09/11/2005


Caro Domenico, la boutade di Monorchio relativa alla maxipenale è stata prontamente smentita. Fino all’approvazione del Cipe del progetto definitivo si potrà uscire senza pagare oneri aggiuntivi. Lo schema contrattuale prevede inoltre che il recesso del contratto sia
possibile senza penali qualora dal progetto definitivo risultassero
costi e tempi non coerenti con l’offerta presentata in gara. Il Sole24ore, già il 29 ottobre, chiariva bene questi aspetti. Sai meglio di me che , obbiettivamente, tempi e costi relativi ad un progetto definitivo ancora da fare non possono essere coerenti con l'offerta, a meno di non coprire - con una legittimazione istituzionale - il grande imbroglio. Ci sono grosse difficoltà tecniche e ci sono un sacco di problemi giudiziari in ballo (dall'altolà della UE a proposito delle aree SIC ed IBA cancellate dal ponte, all'inchiesta della magistratura nei confronti dell'ufficio VIA del Ministero dell'ambiente che avrebbe dato con troppa leggerezza l'OK,
all'indagine appena aperta sulla regolarità della gara vinta da Impregilo, alle indagini sugli interessi e gli ingressi della mafia, ecc. ecc.). Ci sono anche problemi dal punto di vista sociale. Non è detto che quello che sta accadendo in Cal di Susa con la TAV non debba ripetersi - con fascia tricolore in testa - sulle rive dello Stretto. E poi tutta la mobilitazione degli ambientalisti, la maggioranza dell'Unione contraria (sarà solo a parole?), la lotta che continua... Insomma il tuo appello agli architetti perché dicano apertamente la loro a proposito di un'opera inutile e devastante va bene, ma non è soltanto la coscienza professionale che dovrebbe mobilitarsi, quanto piuttosto quella civile ed etica di ogni cittadino onesto (a parte la bassa coscienza economica, perché si tratta in toto di danaro dei contribuenti),,,
ciao e grazie

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