Giornale di Critica dell'Architettura

6 commenti di Gaetano Manganello

Commento 9273 del 10/02/2011
relativo all'articolo Sopprimere le Commissioni edilizie
di Sandro Lazier


Ringrazio Sandro Lazier per avere sviluppato e proposto il tema o meglio il problema delle Commissioni Edilizie. Io sono stato anni fa componente di commissione edilizia, la mia esperienza personale da componente e anche quella da progettista mi porta a fare queste considerazioni:
-Le commissioni sono centri di interessi economici
-L'interesse economico non collima con l'architettura
-I progettisti che sanno fare buona architettura sono una percentuale risibile della massa di tecnici che presentano progetti banalmente anonimi
-I funzionari comunali sono attentissimi ai parametri quantitativi, ma insensibili alla qualita' del progetto
-le leggi e i regolamenti edilizi sono assolutamente insufficienti a garantire costruzioni di qualita'
Che fare dunque?
Ritorno sull'argomento per fare chiarezza, penso che solo un buon medico abbia il diritto/dovere di esercitare la propria professione, e' in gioco la salute delle persone;
Penso che solo un buon architetto abbia il diritto/dovere di costruire, e' in gioco la vivibilita' e bellezza delle nostre citta' e del nostro paesaggio ( nostro=di tutti)
Bisogna allora stabilire chi ha le competenze e capacita' professionali di costruire architettura civile, e non basta una laurea.....non bastano nemmeno le varie commissioni edilizie.....
Proponiamo allora commissioni formate da esperti progettisti, critici di architettura, storici, ma anche artisti.....non si puo' pensare di abolire le commissioni rivendicando la liberta' di pensiero.....sarebbe come dare campo libero a orde di tecnici incompetenti.
Formiamo un movimento per la qualita' dell'architettura, rivendichiamo la bellezza del nostro paesaggio...cominciamo a educare le giovani generazioni.....riformiamo l'universita'
Uniamo i pensieri di tutti coloro che hanno a cuore la buona architettura....

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Commento 9270 del 09/02/2011
relativo all'articolo Sopprimere le Commissioni edilizie
di Sandro Lazier


Penso che le Commissioni edilizie non debbano essere abolite, molto semplicemente dovrebbero essere formate da componenti qualificati anzi da Architetti Progettisti con all'attivo una grande esperienza e diverse architetture costruite e riconosciute di qualità'. Essi dovrebbero utilizzare questa esperienza per dare giudizi sulla qualita' degli edifici proposti dalla maggioranza di geometri e ingegneri e purtroppo anche di architetti che non hanno la minima idea di cosa significhi architettura contemporanea di qualita'.
E, naturalmente di bocciare quella maggioranza di progetti presentati in modo da togliere a chi fa scempio del paesaggio con la miriade di anonima casupole costruite, la possibilita' appunto di costruire.
La qualita' del progetto e non la becera osservanza delle quantita' urbanistiche.
Da progettista rivendico la possibilita' di essere giudicato da altri progettisti, e non da "tecnici" nominati dai soliti politici per favorire i soliti clientelismi.
Le stesse considerazioni sono valide anche per le Soprintendenze, per fortuna non tutte, molto spesso composte da tecnici che comprendono soltanto il cosiddetto stile soprintendenza nazional-tradizional-popolare.

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Commento 8956 del 09/09/2010
relativo all'articolo Molinari: Biennale ailati ...ma de che?
di La redazione


Non sono ancora stato a Venezia, ho visto e letto soltanto interviste e commenti, come in tutte le selezioni ci sono quelli soddisfatti di essere stati inclusi e quelli insoddisfatti di non essere stati considerati meritevoli di far parte "dell'elite"di architetti italiani selezionati per la biennale.
Io penso che, indipendentemente dagli esiti della mostra, questo metodo di selezione non funziona, non può funzionare.... e spiego il perchè:
-Primo
La responsabilità di organizzare una manifestazione che vuole mostrare il volto dell'architettura, i nuovi personaggi, la ricerca, cosa sta succedendo ect non può essere lasciata nelle mani di un solo curatore nel caso nostro Luca Molinari.
Mi pare quantomeno presuntuoso pensare che un solo critico per quanto bravo come sicuramente nel caso di Molinari possa selezionare e organizzare una mostra che vuole essere una fotografia dell'architettura Italiana degli ultimi ventanni del presente e del futuro.
Puzza anche un pò di regime dittatoriale, di inevitabili favoritismi, dovuti a conoscenze acquisite e tutto quello che c'è di meglio dell'italico pensiero.
-Secondo
Forse bisognerebbe cambiare metodo, più democratico, pensare a un gruppo di critici di architettura che elaborino dei criteri scientifici, utilizzando uno scandaglio capillare sul territorio, privilegiando la qualità dell'architettura costruita, la freschezza delle idee, la coerenza e la continuità nel tempo delle esperienze professionali....
-Terzo
Penso sia frustante considerare che l'architettura italiana sia composta solamente dai soliti nomi, da chi nella propria carriera professionale ha realizzato pochi pochissimi progetti, da chi ha i soliti legami.
Caro Luca forse dovevi applicarti di più nella ricerca e forse avresti trovato una realtà di architetti che con caparbietà giorno per giorno si confrontano con la durezza del mercato, che pensano che l'architettura nel proprio piccolo possa veramente contribuire a migliorare l'ambiente, che vivono al di fuori delle paludi universitarie e quindi liberi... veramenti liberi.

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Commento 1514 del 23/12/2006
relativo all'articolo Carnevale a Piazza Armerina: la carrozzata 'Villa
di la Redazione


A seguire la vicenda contrastata della villa del Casale di piazza Armerina si rimane frastornati dalla confusione espressa dalle varie posizioni.
Tra le due posizioni emerse, quella conservativa del restauro dell'arch. Minissi, e quella "innovatva" proposta da Sgarbi ( paradossalmente innovativa perchè rinnova il restauro contemporaneo del Minissi con un progetto conservatore e non conservativo) c'è sicuramente spazio per una strada alternativa che esplori le possibilità di una nuova progettazione che risolvi il problema innanzitutto della migliore conservazione dei mosaici della villa e della leggibilità dell'impianto architettonico.
Penso che la cultura architettonica contemporanea possa esprimere progettisti e progetti che diano identità e valore aggiunto alla villa del casale.
Che fare dunque?
Nominare una commissione formata da esperti ( per carità veri e non politicizzati ) che elabori un dettagliato e puntuale programma degli interventi attento anche alla definizione dei servizi funzionali alla fruibilità delle masse dei visitatori.
Espletare un vero concorso internazionale finalizzato alla realizzazione dell'opera.
Questa ipotesi obbligata nel resto del mondo ( dove le principale opere architettoniche sono il risultato di concorsi vale per tutti ad es. il concorso per la biblioteca di Alessandria espletato in un paese del cosiddetto terzo mondo vinto da un gruppo norvegese Shoetta che ha poi realizzato la biblioteca; e di esempi se ne possono fare tantissimi) in Italia rimane la più complicata e difficile da seguire.
A quando le ragioni dell'architettura prevarranno sulle becere questioni legate alla politica e ai rapporti di forza tra personaggi di dubbio profilo?

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Commento 724 del 25/04/2004
relativo all'articolo Scontro sull'eredità di Terragni
di Bruno Zevi


Visitando le opere di Terragni a Como il 18 Aprile ho capito la grandezza di un artista architetto che, da pioniere, ha introdotto in Italia la vera architettura. I suoi edifici sono di una entusiasmante coerenza fin nei minimi dettagli, le sue soluzioni sono innovative dopo oltre settant'anni dalla realizzazione; la lezione di Terragni è stata ripresa fuori dai confini italiani dagli architetti europei, gli architetti italiani, le facoltà di architettura, invece, hanno a lungo disconosciuto la sua grande figura di artista . L'esempio di Terragni andrà trasmesso ai giovani studenti di architettura, agli architetti che credono nell'architettura come sinonimo di passione civile, di impegno morale, di espressione artistica.

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Commento 226 del 14/11/2002
relativo all'articolo Vicenda Novoli
di Giovanni Bartolozzi


La vicenda Novoli è emblematica di com'è difficile realizzare in Italia, interventi di largo respiro nel campo urbanistico ; credo che il progetto attuale sia il cattivo risultato di un compromesso tra istanze progettuali diversissime, non esiste nessuna coerenza tra i risultati del workshop e il piano Krier. Ho visitato quest'anno la Biennale di Venezia e visto il plastico e i disegni di Novoli esposti al padiglione Italia; ho avuto la sensazione che tante energie progettuali siano state compresse in uno schema troppo rigido, fornendo quindi un risultato non adeguato ; sono tra quegli architetti che essendo presente sull'almanacco di Casabella del 2000 avrebbe potuto partecipare, se scelto, a un qualche progetto sul sito di Novoli. Da ex fiorentino (laureato a Firenze con Natalini) ne sarei stato lusingato, ma ho l'impressione che avrei speso delle inutili energie. Resto dell'avviso che in Italia per noi giovani architetti non ci siano le condizioni per fare buona architettura, soprattutto perchè manca la committenza, sia quella pubblica che quella privata. E' una LOTTA CONTINUA contro tutti per affermare le ragioni del progetto di architettura ; fino a quando si potrà resistere?
Sono appena tornato da un viaggio in Portogallo, dove ho avuto modo di constatare come in un paese economicamente simile se non più arretrato dell'Italia si realizzino edifici di straordinaria qualità architettonica. Perchè in Portogallo è possibile e si è realizzato quello che in Italia sembra un sogno proibito ?
Eppure in Italia, sono sicuro, esistono moltissimi bravi architetti ; lo sviluppo della vicenda Novoli può dare una parziale risposta a questi interrogativi.
Gaetano Manganello

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