Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

I nodi da tagliare della specificità siciliana

di Franco Porto - 26/4/2002


Partendo da molto lontano, ma in breve sintesi, si può dire che tutto comincia nel corso del II° millennio a. C., con lo sbarco dei primi invasori venuti dall'Est (forse Cretesi), detti i Siculi che ricacciano nelle zone più disagiate dell'isola gli antichi Sicani. A seguire poi i Greci ed i Cartaginesi, i Romani, i Vandali, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, i Germani, i Francesi (con il martedì di Pasqua del 1282 davanti la Chiesa di S. Spirito a Palermo, e che la storia chiamò "I Vespri siciliani"), gli Spagnoli, gli Inglesi, i Savoia, gli Asburgo, i Barboni di Napoli, i Garibaldini e gli Americani. La Sicilia conosce in questo periodo una ventata di separatismo, si forma un movimento per l'indipendenza, a motivo dell'intromissione della mafia, degenera in un'impresa di banditismo. Il 15 maggio 1946 è promulgata l'Autonomia regionale siciliana con ampi poteri in materia d'economia e di finanza. Intanto Schinkel aveva visitato la Sicilia nel 1808 ed espose a Berlino la rappresentazione pittorica di Palermo, da lui meticolosamente dipinta su tela di quattro metri e mezzo d'altezza, lunga ventisette metri, lasciando esterefatti i visitatori. Inizia la straordinaria stagione dell'Architettura tedesca che va da Winckelmann a Schinkel, a Goethe. Enrico Calandra ferma la sua "Breve storia dell'architettura in Sicilia" ai primi decenni del secolo scorso, risultando il primo (e, a tutt'oggi, resta l'unico) tentativo di delineare un panorama sintetico dell'Architettura in Sicilia, individuando nelle figure di Filippo Basile (Il Massimo di Palermo) e di Giuseppe Damiani de Almeyda (Il Politeama di Palermo) i due maggiori architetti in Sicilia ed in Italia, della fine dell'Ottocento. Con loro si apre una stagione di rifioritura dell'Architettura siciliana, due veri capiscuola che fanno diventare la città di Palermo un centro tra i più vivi d'Italia. Terza eminente figura Ernesto Basile (figlio di Filippo), passato alla storia come uno dei creatori dello "stil nuovo": il villino Florio, il palazzo della Cassa di Risparmio ed il Teatro Biondo a Palermo; il palazzo e la cappella del Principe di Manganelli a Catania). Sono da citare, quali autorevoli progettisti del periodo successivo: il Palazzotto junior, il Rivas, Raffaele Autore, Antonio Zanca, Ernesto Armò e Camillo Autore. Le principali opere realizzate invece sono i palazzi postali: quelli di Palermo ed Agrigento di Angiolo Mazzoni, di Catania e Siracusa di Filadelfo Fichera. Le sedi del Banco di Sicilia: quelle di Palermo e Siracusa di S. Caronia, di Caltanissetta di A. Zanca. A Messina si realizza la "Palazzata", secondo il progetto vincitore del concorso nazionale di C. Autore e G. Samonà, nonché il palazzo di Giustizia di Marcello Piacentini. Nel 1944 a Palermo viene fondata la Facoltà di Architettura e inizia un'esperienza accademica locale in cui confluiranno esperienze del campo nazionale ed internazionale che incideranno sulla identità dell'articolata identità della scuola: Alberto Samonà, Vittorio Gregotti, Gino Pollini e Pierluigi Nicolin. Nel 1968 il terremoto della Valle del Belice che non avrà lo scatto d'orgoglio per una veloce ricostruzione così come quello della Valle di Noto. Nel 1969 la contestazione del movimento studentesco e le occupazioni delle Università, la legge n.910/1969 e l'accesso generalizzato degli studenti per tutti gli indirizzi e l'inizio per le docenze di avvalersi della collaborazione di assistenti volontari. Nel 1971 Alberto Samonà fonda e dirige l'Istituto di Studi sull'Architettura che organizza a Gibilmanna sull'insegnamento della progettazione architettonica. Nel 1980 l'Architettura siciliana si espone alla Biennale di Venezia e nel 1987 alla Triennale di Milano. Nel 1992 si svolge a Catania, organizzato dall'ILAUD di Giancarlo De Carlo, il Convegno sulla Città Contemporanea. Nel 1996 il Simposio di progettazione a Geraci Siculo, organizzato da Pasquale Culotta della Cattedra di Progettazione Architettonica della Facoltà di Architettura di Palermo. Importanti contributi sono stati dati dalle Facoltà di Ingegneria, particolarmente attivo il Dipartimento di Architettura ed Urbanistica dell'Università di Catania con le loro ricerche e studi sul territorio. Il secolo si chiude con la fondazione della nuova Facoltà di Architettura dell'Università di Catania, staccata a Siracusa.
La disciplina architettonica pur essendo la più antica tra quelle che coniugano scienza, tecnologia e valori ambientali ha dimostrato negli ultimi decenni una profonda difficoltà a dotarsi di quegli strumenti teorici che potrebbero restituirle una funzione centrale rispetto al dibattito culturale e alla programmazione degli interventi necessari per affrontare i grandi problemi del rischio ambientale e della crisi della città. La cultura architettonica italiana che tra gli anni settanta ed oggi ha offerto contributi fondamentali per la sua rifondazione disciplinare conquistandosi un ampio credito internazionale, per mancanza di confronto, rischia di perdere anche il primato teorico e di ripiombare in quel clima di ritardo storico dei primi anni del secolo scorso. Per evitare questa emarginazione occorre un disegno di vasta portata che partendo dalla ricerca si proietti sulla prassi professionale e ancor più sul meccanismo della formazione universitaria. La Sezione regionale "IN/ARCH Sicilia" dell'Istituto Nazionale di Architettura e la rivista di Critica di Architettura "Antithesi" hanno ritenuto utile promuovere un Convegno di Studi sullo stato dell'Architettura in Sicilia, per tentare di dare una risposta adeguata al bisogno di aggiornati strumenti culturali che, in piena sintonia con le recenti problematiche legislative, recuperi il carattere unitario e la tradizionale flessibilità del suo metodo, smettendo di continuare ad essere lo sterile contenitore di una sommatoria di esperienze non confrontabili e riproponendosi per il superamento delle dicotomie, quella tra cultura tecnica ed umanistica e quella tra virtualità e oggettualità. La circostanza potrà rivelarsi utile per individuare tutte le ragioni che hanno condizionato l'esigua realizzazione di Architettura di qualità negli ultimi decenni, collocando la Sicilia in un ruolo piuttosto marginale nel panorama nazionale ed europeo. Costituirà un punto di riferimento il dibattito sul necessario rinnovamento della formazione professionale, attualmente basata sulla meccanica suddivisione in indirizzi e specializzazioni che mettono in secondo piano il ruolo della disciplina, così come l'abbiamo ereditata dall'esperienza millenaria della cultura occidentale. Le esperienze accademiche locali non hanno mai trovato una proiezione riconoscibile nella realtà costruttiva di questi luoghi, per ragioni relative al contesto socio - politico a cui questi luoghi hanno fatto finora riferimento. Le università si sono sempre isolate dalla realtà complessiva, limitandosi a gestire l'ordinario. La politica ha invaso tutto, anche gli atenei. Ogni partito ha un urbanista di fiducia, spesso un cattedratico. Ma i partiti possono avere condizionato tutte le scelte urbanistiche compiute in Sicilia? Alle tre componenti fondamentali dell'urbanistica, ovvero scienza, tecnica ed arte, se n'è aggiunta una quarta, la politica. A tutt'oggi è prassi risolvere tutto con i progettisti esterni, i soli in grado di tagliare i nodi che potrebbero bloccare tutto per chissà quanti anni ancora. Non dobbiamo cadere in un facile regionalismo spicciolo, ma le specificità siciliane (storiche, geografiche e culturali) non consentono di cercare le verità, che ci proponiamo con questo Convegno, su scenari più lontani. Le contestazioni non potranno essere confinate al rango di cupo brontolio di una classe professionale locale ferita a morte nella legittimità del proprio ruolo, dovrà emergere l'idea di un'Architettura delle connessioni, attenta a ricomporre i frantumi dell'insipienza e della dissipazione delle risorse. La presenza di professionisti consolidati ed emergenti, per un confronto serrato ed a testa alta, che condividono ed individuano nel Progetto di Architettura l'arma del cambiamento e del riscatto, potrà rivelarsi utile per trovare i fili che lo deformeranno nella geografia dei luoghi.


(Franco Porto - 26/4/2002)

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1 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 102 di Carlo Sarno del 26/04/2002


Più che di specificità, caro Franco, io parlerei della universalità della cultura siciliana e della sua architettura, a partire dai greci allo stilnovo duecentecsco al verismo e così via. La cultura siciliana è universale, crogiolo di varie civiltà, e pertanto la sua stessa architettura deve ritrovare nelle sue radici la sua universalità senza lasciarsi trasportare da mode effimere.

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