Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Architettura o dell’antropologia?

di Guidu Antonietti - 28/1/2003


La “rivoluzione” numerica non cambia nulla dell’essenza dell’arte di costruire!
La scoperte della stampa, della prospettiva, della progettazione assistita dal calcolatore, ecc… non sono che innovazioni tecnologiche. La questione essenziale che pone l’ambiente umano, non in rapporto al modo di concepirlo, ma piuttosto a quello che manifesta la sua umanità, resta principale.
L’informatica non è niente più che un mezzo supplementare, certo affascinante, per definire un quadro di vita. Ma se governare l’utensile è più importante che sapere quale opera o per chi noi la elaboriamo, sbagliamo traiettoria.
Saremo gli Oppenheimer dello spazio urbano?
No, poniamo prima la questione iniziale.
Ridurre tutta l’architettura al suo valore d’uso è parlare di pura costruzione e ridurla tutta al suo valore simbolico è probabilmente parlare di religione! Questo approccio dicotomico è antropologico e, certo l’architettura come disciplina umana, può essere concepita solo da questa angolatura. Un approccio diverso che non sarebbe che epistemologico, (certo l’architettura è una disciplina scientizzabile come nei Paesi Bassi dove architetti e ingegneri ricevono la stessa formazione) potrebbe anche intendere uno sguardo scientifico dentro rapporti storici-epocali.
Pertanto un altro approccio potrebbe consistere nell’intenderla nelle relazioni dialettiche, perché essa è multipla per l’interazione delle forze economico-sociali e culturali antagoniste che la fanno esistere.
Anche il paradosso di Loos è eloquente: non decorazione ma celebrazione della religione e del suo corollario la morte. Quello di Le Corbusier è menzognero: proferire che ai tempi delle cattedrali si edificavano dei monocromatismi di pietra. E quello di Kolhass è pessimista: la città non risulterebbe che dal caos delle contraddizioni della crescita incontrollabile della conurbazione.
E poi, per mettere tutti d’accordo: soddisfare un bisogno di ricovero degli umani è una necessità biologica, mentre tradurre la sua aspirazione verso la trascendenza è una elemosina!
In breve, operare in un campo che onora le necessità e che proclama le speranze è beninteso essere architetto in qualunque epoca e qualunque luogo, con qualunque strumento, ma è soprattutto essere umani, dotati di anima o ragione, poco importa.
Strumenti? Gli egizi disegnavano piante? Sono veramente i greci ad aver inventato la trigonometria? Si sono ritrovati gli schizzi degli aztechi? Prima di Masaccio si poteva pensare in 3D? Il volume risulta veramente dalla pianta?
Sì l’architettura è antropologia e, per converso, l’antropologia può reggersi sull’architettura! Dopo la notte dei tempi e fino al loro termine, i vessilli, le frontiere, i secoli, non hanno impedito agli umani di decorare le loro caverne e non gli impediranno di meditare le stelle! La NASA (sorta di clero moderno) su questa cosa è un buon fiduciario (un capomastro) per i sogni chimerici d’acciaio da spostare alla velocità della luce (le cattedrali del terzo millennio).
Ma per il momento noi non sappiamo che rompere il muro del suono e svelare l’antimateria. Non sappiamo ancora fare la felicità di tutti!
I taoisti hanno ideato la polvere cercando l’immortalità.
… Loro che con la voce di Lao Tseu dicevano:
“Benché trenta raggi convergano nel mezzo
è il vuoto centrale che fa avanzare il carro.
I vasi son fatti di argilla,
ma è dal vuoto interno
che dipende il loro uso.
Una casa è bucata da porte e finestre,
ma è il vuoto ancora
che permette di abitarci.
Così,
è l’essere verso le attitudini
che il non essere impiega.”
Picasso si è sbagliato; non è “il trovato” che importa bensì “la ricerca”!
Cerchiamo! Ancora e ancora.


(Guidu Antonietti - 28/1/2003)

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Commento 276 di Fausto D'organ del 02/02/2003


L'ARCHITETTURA DIGITALE?
Ecco un inizio pericoloso! Urge un rapido disinnesco: l'architettura digitale è un'etichetta. L'etichetta serve a due cose: catalogare e vendere. I responsabili dello spazio antiTHeSiano non vogliono vendere nulla, ma hanno accettato di offrire una zona di pseudocatalogazione; antepongo "pseudo" per manifestare quella che penso sia una sensazione di noi tutti (Paolo e Sandro in testa) riguardo alla flebilità della parola "catalogazione" in questioni come questa (flebilità che incita a sostituire "catalogazione" con "comunicazione"). Taglio corto, sforzandomi di scrivere in italiano e di non permettere che le mie lacune culturali (effetto della giovane età e dell'indole distratta) mutilino i miei pensieri, e affermo che le uniche architetture digitali che conosco sono i portali degli I.S.P. (i fornitori di servizi internet), alcuni siti web in tecnologia java, flash e vrlm, i videogiochi e certe installazioni modaiole d'arredo per interni (ed esterni) che senza elettricità sarebbero, purtroppo, mucchi di ferraglia giustapposta, costati un patrimonio. Tutti esempi in cui l'azione di etichettatura è efficace per ambedue gli scopi (catalogare e vendere). La Casa, il Palazzo per uffici, il Museo, il Camposanto, il Parco, il Quartiere... sono architetture "altre" rispetto alle precedenti, sono urbatetture (un'altra etichetta) lapidee, metalliche, vetrose, ibride, ecc. I progettisti di architetture di tale natura, predisposti psicologicamente, culturalmente ed emotivamente (e necessariamente capaci di usare, con le proprie mani e la propria testa, i computers e le piattaforme software più indicate allo scopo (senza "sfruttare" le mani e la testa di neolaureati smanettoni, magari freschi di Masters in Architettura Digitale!)) a innestare genomi informatici nei propri flussi creativi, tali progettisti, dicevo, daranno alla luce fabbriche con intime fibre digitali sostanzializzate in metri cubi di cls con Rck attentamente scelta, in quintali di maglie di BAM FeB44k giustamente conformate, in vetro, profilati di Fe classe 510, ecc. L'indotto dell'evoluzione digitale su architetture di tale natura si rintraccia nei modi di pensarle, comunicarle e costruirle. PENSARE COMUNICARE COSTRUIRE. Parole che portano sostanza. Sostanza: materia: ente vivibile, tastabile, odorabile, degustabile. Avrei piacere (e sono sicuro che cominciate ad averlo anche voi!) a fermarmi qui, perchè sento di aver già detto l'essenziale, ma un bastardesco istinto mi spinge a procedere. Certo del fatto che scopro l'acqua calda nel puntualizzare che "Casa" e "WebSite" (DOMUS e X-BOX) sono umanamente antiTHeTiche ma oggi geneticamente compatibili (OGGI GENETICAMENTE COMPATIBILI), vado avanti per nuclei sensibili, cioè per brevi pensieri che necessiteranno di quel "parlare insieme" che pare non mi sia concesso (forse non ne ho diritto), ma che continuo a desiderare (sennò avrei smesso da un pezzo di inviare commenti!); nuclei che ammalappena accenno a coagulare per partito preso, perchè tutto 'sto "parlare da solo" mi sta creando frustrazione. [1°NUCLEO] - LA DOPPIA REALTA' - [1]I software di progettazione sono una manna dal cielo per chi ha smesso di amare l'architettura, o per chi non ha mai imparato ad amarla! I cervelli positronici di Asimov sono ora realmente al servizio degli uomini che ambiscono a colmare i vuoti del loro essere nel mondo con i prodotti delle metafisiche elaborazioni numerico_binarie di un ammasso di rame e silicio. Progettisti che sorprendono se stessi a fare un lavoro al quale intimamente sentono di non poter offrire nulla d'originale, perdono letteralmente la testa per questi giocattoli multimediali che sfornano architetture a comando in molto meno tempo e con un'asettica precisione. Persone senza ingegno trovano il loro alter_ego tra le tendine di un'interfaccia di AutoCAD o del più allettante e seducente ArchiCad; persone d'animo leggero si divertono a fingersi creativi imprevedibili accostando, su un foglio da disegno virtuale, ammassi di codici, di segni, di membra d'idee d'altrui menti; persone, che nulla hanno imparato da coloro che in questo lavoro "socialmente utile" l'hanno preceduti, pensano che dopo 20anni e più sono tornati ad ammazzare il tempo con nuove versioni dei giochi di costruzioni della Lego e stavolta vengono pure pagati per farlo! Scenario raccapricciante!? Beh! È così che vanno le cose. Ed ecco apparire dappertutto nuove architetture tutte eguali, tutte egualmente prive d'amor proprio come chi le ha ideate, o fatte ideare da un Pentium fresco di fabbrica! Ed ecco altro spreco di spazio, spazio che poteva vivere meglio tra scenari che lo plasmassero in altro modo, spazio che poteva far vivere meglio coloro la cui esistenza è da esso in qualche modo plasmata. [2]I software di progettazione sono una manna dal cielo per chi ha voglia di trovare altra espressività per il proprio amare l'architettura, o per chi pensava che quest'amore potesse rivelare dei limiti interni! I cerve

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