Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

La farsa del ponte (sullo Stretto)

di Leandro Janni - 29/12/2009


Sicilia, Natale 2009. La farsa del ponte (sullo Stretto). La posa della prima pietra? Sì, no, forse. Di sicuro, di certo c’è il fatto che mercoledì 23 dicembre 2009 non è stato inaugurato il primo cantiere del ponte sullo Stretto, anche perché non esiste ancora né un progetto definitivo né un piano finanziario al riguardo. Il Governo potrà sì mettere la prima pietra, ma solo di una linea ferroviaria progettata e pagata 30 milioni di euro dalle Ferrovie dello Stato. In località Cannitello. Questa è l’unica certezza, insieme al fatto che sono stati immobilizzati dal Cipe 1,3 miliardi per il progetto del Ponte, quando interventi ben più urgenti, in Sicilia e in Calabria, sono inesorabilmente rinviati. A partire dalla messa in sicurezza del territorio fino al raddoppio della linea ferroviaria Palermo-Messina; ma anche, dalla necessità di un’architettura contemporanea capace di incidere sul territorio, sui luoghi in modo significativo, espressivo.
Sicuramente, sarebbe urgente chiarire da dove si pensa di poter recuperare la cifra mancante per la realizzazione della mega opera e smetterla con gli annunci. Nello specifico, chiarire da dove si prenderanno i fondi che mancano all’appello per far partire i lavori: 1,5 miliardi di fondi pubblici e soprattutto 3,5 miliardi di fondi privati, di cui oramai non si sente neanche più parlare, considerato anche il periodo di recessione internazionale e le difficoltà delle banche. Comunque sia, il Governo in queste settimane, attraverso il Commissario Ciucci, si è occupato di firmare gli accordi con il General Contractor. Il rischio è che ci si possa trovare, tra qualche tempo, con delle clausole nel contratto tali per cui, tornare indietro, diventerebbe di fatto impossibile, anche nel caso di assenza di risorse private. “Nel Paese della bugia, la verità è una malattia” - diceva Gianni Rodari. Il ponte, il famoso, faraonico ponte sullo Stretto è il mitico inganno, la mega farsa di un Paese confuso e decadente. L’inganno, la farsa di un paese incapace di affrontare seriamente, con strumenti adeguati, moderni, la complessità del reale.


(Leandro Janni - 29/12/2009)

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Commento 7727 di Reanzo marrucci del 06/01/2010


Non discuto minimamente sul fatto che il ponte non sia un padiglione e l'impegno sia molto importante... io dico semplicemente che se la tecnologia serve a far le infrastrutture bene anzichè le nuvole all' Eur... allora capisco l'impegno e lo auspico con tutto il cuore... ma non cerco scuse o insalatine tardo greche per sminuirne la possibilità... semmai lo capirei per esigerne la qualità... questo si!

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Commento 7724 di giannino cusano del 06/01/2010


Il concorso di idee (del 1969) per l'atraversamento dello stretto di Messina fu un po' come chiedere a Giulio Verne quale fosse il modo migliore per andare su Marte. Nel caso specifico, se per via alvea, subalvea o aerea. Non a caso, con la solita onestà intellettuale che lo contraddistingueva, il vincitore, Sergio Musmeci, alla fine della sua relazione avvertiva che l'attraversamento dello stretto sarebbe stato possibile senza particolari problemi il giorno in cui materiali come le fibre in carbonio fossero entrati a far parte della quotidianità dell'attività edificatoria. E quel giorno non è ancora venuto.

Sulla questione (che non può banalmnete ridursi a uno scontro tra chi vuole e chi non vuole il ponte) va citato, in particolare, l'assai interessante articolo del prof. Antonio Maria Michetti e dell'ing. Andrea Cinuzzi aparso su "L'architetto Italiano" n. 5 di Gennaio 2005.

Personalmente credo, poi, (sarebbe da verificare in modo puntuale) che un'interpretazione esageratamente elastica delle leggi in vigore sugli appalti approvate tra fine anni '90 e primi anni 2000 (su 2 piedi non ricordo gli estremi) abbia finito per ingarbugliare i fili di una vicenda pluridecennale già di per sé aggrovigliata: e mi riferisco alla Ente Stretto di Messina s.p.a. & s.c. (successivi carrozzoni), nonostante, all'epoca, la presenza dell'ottimo Riccardo Morandi.

Il fatto che la Impregilo s.p.a. sia divenuta ente appaltante senza un esecutivo deriva dal fatto che in Italia sono ormai da anni consentiti appalti pubblici anche senza progetto esecutivo. Valutazioni che ovviamente spettano all'impresa, e (in quest'ottica) cavoli suoi. Leggi che, ovviamente, possono anche andar bene nel caso di un capannone o un qualsiasi scatolone, prefabbricato o meno, del quale si conoscono perfettamente le problematiche tecnologiche ecc.

Ovvio che nel caso del ponte le cose sono a dir poco meno semplici.

Bye,
G.C.

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Commento 7703 di Leandro Janni del 02/01/2010


Renzo Marrucci (generosamente?) scrive:
"Janni, una simpatica persona che fa come il filosofo che, rinchiuso tra le sbarre, cerca di convincere di essere lui il vero libero e che le sbarre non imprigionano veramente lui ... Cioè: la Sicilia è più libera senza il ponte e il ponte non è uno strumento di maggiore possibilità e sviluppo... Janni non crede che il ponte possa innescare una visione più dinamica del mondo e una geografia più aperta e possibilista di prima... liberare o iniziare a liberare la Sicilia da un retaggio stretto, forse ristretto, appartato e via dicendo. No, non ci crede! Crede invece di perdere dei privilegi e non averne in più... Il certo per l'incerto o il plagio della tradizione che inviluppa queltanto che fa godere il filo antico e prezioso, ma che fa anche perdere o romanza la visione del mondo. Aristocrazia culturale o asfittica gelosa appartenenza? ...di gattopardiana memoria? L'identità non si perde collegandosi, ma semmai si arrichisce e bisogna spiegarglielo bene che chi traina sarà il ponte, non solo una passerella di modernità e il resto vien da sè..."
Rispondo.
Caro Marrucci, nel mio mondo e persino nella mia Sicilia, PROCESSO, CONTENUTO E REGOLA coincidono. Quando ciò non avviene, io (ingenuamente? aristocraticamente? ostinatamente?) avverto l'odore - fastidioso - dell'impostura e della mistificazione.
Un simpatico saluto.

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Commento 7701 di Renzo marrucci del 31/12/2009


Janni, una simpatica persona che fa come il filosofo che, rinchiuso tra le sbarre, cerca di convincere di essere lui il vero libero e che le sbarre non imprigionano veramente lui ... Cioè: la Sicilia è più libera senza il ponte e il ponte non è uno strumento di maggiore possibilità e sviluppo.... Janni non crede che il ponte possa innescare una visione più dinamica del mondo e una geografia più aperta e possibilista di prima... liberare o iniziare a liberare la Sicilia da un retaggio stretto, forse ristretto, appartato e via dicendo. No, non ci crede! Crede invece di perdere dei privilegi e non averne in più... Il certo per l'incerto o il plagio della tradizione che inviluppa queltanto che fa godere il filo antico e prezioso, ma che fa anche perdere o romanza la visione del mondo. Aristocrazia culturale o asfittica gelosa appartenenza? ...di gattopardiana memoria?L'identità non si perde collegandosi, ma semmai si arrichisce e bisogna spiegarglielo bene che chi traina sarà il ponte, non solo una passerella di modernità e il resto vien da sè...

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