Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Il Piano Casa in Sicilia e il Ponte di Messina

di Leandro Janni - 24/1/2010


Il Piano casa in Sicilia
Dopo mesi di trattative e un iter assai controverso e accidentato, la commissione Territorio e Ambiente dell'Assemblea Regionale Siciliana ha completato l'esame dell'articolato disegno di legge sul cosiddetto "Piano casa". I deputati dei diversi gruppi parlamentari, a quanto pare, hanno trovato la quadratura del cerchio di una legge che accorpa varie proposte, tra cui quella dell'assessore regionale ai Lavori Pubblici Nino Beninati. Esulta il Partito democratico, che ha visto passare in commissione molti degli articoli proposti. Scompare dal Piano la possibilità di aumentare la cubatura degli edifici che ricadono nei centri storici delle città siciliane. A questo punto restano da esaminare gli emendamenti aggiuntivi, resi necessari dopo il disastro dell'alluvione nel Messinese. Chiesti dal Pd il rispetto del territorio e dell'assetto idrogeologico, oltre al divieto di ampliamento per gli edifici abusivi e per quelli ricadenti in parchi e aree demaniali. E così, gli ampliamenti della cubatura degli edifici sono stati reintrodotti, secondo le indicazioni provenienti dall'accordo Stato - Regioni. Il piano è destinato alle strutture edilizie ultimate entro il 31 dicembre 2003 e prevede aumenti del volume fino al 35% per le abitazioni e fino al 25% degli edifici destinati ad attività produttive. Originariamente, la quota fissata dal Governo era del 20%. Via libera anche alla possibilità di demolire e ricostruire immobili non condominiali, con ampliamento in altre aree, purché le vecchie aree vengano sistemate a verde o a parcheggio. Diversi, però, i paletti imposti dal disegno di legge che, secondo il presidente della commissione Fabio Mancuso e l'assessore Beninati, potrebbe approdare a Sala d'Ercole a fine gennaio (2010). Sarà possibile l'ampliamento solo nelle unità immobiliari mono o bifamiliari e limitatamente ad immobili di piccola dimensione che non superino i 150 metri quadrati. Gli edifici interessati dovranno essere in regola con il pagamento della Tarsu (tassa sui rifiuti urbani, ndr.) e dell'Ici. Gli interventi, inoltre, dovranno portare a un risparmio di almeno il 10% dell'energia necessaria al riscaldamento per i mesi invernali. Prevista anche la riduzione del 20% degli oneri concessori, che arriva al 30% per la prima casa. Le somme saranno incassate dai comuni. L'ampliamento dovrà necessariamente essere collegato al rifacimento del prospetto, e saranno esclusi dal Piano gli edifici che ricadono nei centri storici e nelle zone A. Molti – forse troppi – i consensi. “Abbiamo lavorato - sostengono Davide Faraone, Roberto Ammatuna, Salvatore Termine e Concetta Raia, rappresentanti del Partito democratico in commissione Territorio e Ambiente - per portare avanti le istanze concordate in questi mesi con le associazioni degli ambientalisti e dei costruttori”. La commissione dovrà adesso valutare gli emendamenti aggiuntivi che comprendono le norme relative ai divieti, alle esclusioni e alle limitazioni all'applicazione della nuova legge. “Il Pd sarà fermo e rigoroso” - si promette - “chiederemo il rispetto del territorio e dell'assetto idrogeologico e il divieto di ampliamento per edifici abusivi e per quelli che ricadono nelle aree demaniali e nei parchi”. "Trovo importantissimo - dice l'assessore ai Lavori Pubblici Beninati, che ha preso parte ai lavori della Commissione - oltre il sostanziale passo avanti fatto dalla norma, lo spirito di condivisione con il quale Governo e Commissione stanno lavorando allo scopo di ottenere un testo di legge sempre migliore. Ci sono tutte le premesse perché entro la fine di gennaio la norma venga definitivamente approvata dalla Commissione e possa essere trasmessa al Parlamento regionale nella sua interezza”. Anche secondo i sindacati il Piano casa potrebbe dare una potente spinta al settore edilizio e all'economia della Regione. “La sola misura sugli ampliamenti di volume delle abitazioni riguarderà nell'Isola 428.700 immobili, mono e bifamiliari, che rappresentano il 31,7% del patrimonio residenziale regionale", fanno sapere dalla Cisl. Noi cosiddetti "ambientalisti" non possiamo che essere categoricamente contrari, in Sicilia, a ciò che si configura, di fatto, come l'ennesimo condono edilizio, in una regione che ha già pagato un prezzo altissimo a causa dell'abusivismo e della speculazione edilizia; ma anche, a causa della mancanza di adeguate politiche di tutela e gestione del territorio, del paesaggio.

La Corte dei conti boccia il Ponte
Avevamo ragione. Di cosa parliamo? Delle critiche da noi espresse, in questi anni, riguardo al progetto del celebre “ponte sullo Stretto”. I recenti rilievi dei magistrati contabili contestano, inesorabilmente, fattibilità tecnica, risorse economico-finanziarie e compatibilità ambientale dell’opera voluta dal Governo Berlusconi per collegare la Sicilia e la Calabria. Insomma: la Corte dei Conti boccia il ponte sullo Stretto di Messina. Dopo anni di battaglie, arriva ora il suggello della magistratura contabile che demolisce, punto su punto, i “pilastri progettuali” della mega-infrastruttura. Sotto accusa, dunque, i costi elevatissimi, la fattibilità tecnica e la compatibilità ambientale.
Andiamo con ordine. La Corte dei Conti ha innanzitutto ricordato che la spesa per l’opera, risultante dall’importo previsto nel progetto preliminare approvato nel 2003, ammonta a 4,68 miliardi di euro, ma che nell’Allegato Infrastrutture - al Dpef 2009/2013, l’importo per il ponte sullo Stretto è indicato in 6,1 miliardi (la stessa cifra è indicata nel Dpef 2010/2013). Un aumento di oltre 1,5 miliardi. Sotto accusa della magistratura contabile anche le stime del traffico, formulate nel 2001 e che oggi “potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica”. In sintesi: bisogna rifare tutti i conti. “Solo un’adeguata stima dei volumi di traffico viario e ferroviario potrà effettivamente consentire, rispettando il quadro della finanza di progetto su cui si fonda circa il 60% delle risorse complessive, di sostenere gli oneri finanziari per interessi che graveranno sui capitali presi a mutuo” - affermano i magistrati contabili.
Riguardo alla fattibilità tecnica, poi, la Corte segnala che “il modello progettuale infrange ogni primato sinora esistente: rispetto al ponte più lungo attualmente esistente al mondo, il ponte giapponese di Akashi-Kaikyo, con una campata centrale di metri 1.991, la campata centrale del ponte sullo Stretto di Messina avrebbe una lunghezza superiore del 39,6%, pari a metri 3.300”. Ma i giudici contabili non si fermano qui. La Corte ha infatti raccomandato, all’Amministrazione, di valutare attentamente le questioni ambientali “al fine di rendere compatibile l’intervento con le misure di tutela e protezione adottate nell’area”. Emerge molto chiaramente un’analisi costi-benefici che delinea uno scenario di oggettivo spreco di risorse che, naturalmente, fa esultare noi ambientalisti.
E d’altronde, quelle della Corte dei Conti sono le medesime obiezioni che da sempre poniamo al Governo Berlusconi riguardo ad un’opera insostenibile, inutile e dannosa. Il Governo eviti di buttare al vento più di 6 miliardi di euro per il ponte. Le vere priorità del Mezzogiorno d’Italia, della Sicilia e della Calabria sono altre: messa in sicurezza dei territori, contrasto al dissesto idrogeologico, realizzazione di collegamenti ferroviari, marittimi e aerei efficienti, realizzazione di una idonea, efficace rete idrica. Forse è utile ricordare che dal 17 dicembre del 1971, giorno in cui il governo Colombo approvò la legge 1158 che autorizzava la creazione di una società concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del collegamento stabile viario e ferroviario, sono trascorsi 39 anni. Da allora ad oggi parecchio danaro pubblico è già stato buttato al vento.

(Leandro Janni - 24/1/2010)

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Commento 7778 di Leandro Janni del 01/02/2010


“Ad libitum”. Mentre le ruspe iniziano a demolire i 600 immobili abusivi di Ischia, il governo pensa all’ennesimo condono edilizio. Cosa dire? Al peggio non c’è fine. Ha già svenduto, per quattro soldi, il patrimonio abitativo pubblico e ora si accinge a regalare ai soliti noti caserme, edifici pubblici e perfino le spiagge. È poi verissimo che il governo ha messo le mani sull'ambiente: con l'impegno personale profuso dallo stesso leader Berlusconi (sette giorni di personale campagna elettorale) per sconfiggere Renato Soru nelle recenti elezioni sarde. La posta in palio era la cancellazione del piano paesistico e quanto resta delle superbe coste sarde fin qui scampate al cemento. Ha infine messo le mani sui servizi pubblici. È di qualche giorno fa la protesta dei presidi delle scuole romane che non hanno i soldi per far funzionare gli istituti, mentre nel Veneto molte scuole sono pulite dai genitori. La sanità, come noto, è sistematicamente smantellata e affidata alle mani amiche degli Angelucci o dei don Verzè. Ora, la proposta di riaprire per la quarta volta, dal 1985, un condono edilizio è la più scandalosa conferma del superamento di ogni limite di legalità e di decenza. L'emendamento presentato in Commissione Affari costituzionali del Senato dai due deputati campani del Pdl, Vincenzo Nespoli e Carlo Sarro (e incautamente firmato dalla senatrice Incostante del Pd, che ha poi ritirato la firma), è molto chiaro, cristallino. Non bastava, dunque, il Piano casa. Adesso si pensa ad un nuovo condono edilizio. Il Piano casa doveva servire a dare una stanza a figli che si sposano e non hanno i mezzi per comprare un appartamento e soprattutto a sostenere l’edilizia in crisi. Con tali obiettivi e con la minaccia di sanzioni del governo, lo scorso anno quasi tutte le regioni si sono affrettate ad approvare proprie leggi sul Piano casa, con la conseguenza che all’anarchia edilizia di molte parti del nostro paese, a causa dell’abusivismo, si è aggiunto il caos urbanistico nel quale ogni regione ha approvato una propria legge in assenza delle norme di semplificazione promesse ma mai approvate dal governo. Il risultato di tanta sconsiderata frenesia legislativa è però un completo e salutare fallimento, tanto che il governo vorrebbe rilanciare il Piano casa con un ulteriore aumento delle cubature e con l’aggiunta di un nuovo condono edilizio.
Come possiamo non esprimere una ferma e dura opposizione a tali proposte che distruggono e consumano territorio in spregio alla pianificazione urbanistica e ad ogni ragionevole uso di un bene limitato?
Il rilancio dell’economia, nel nostro paese, non è nell’anarchia edilizia e nel caos urbanistico. Il paese può uscire dalla grave crisi economica e ambientale solo con nuove regole per il recupero del patrimonio edilizio esistente, con la tutela dei nostri centri storici e con la drastica riduzione del consumo del suolo. Lo chiede la nuova economia della conoscenza, fatta di idee e non di cemento. Lo chiede l’economia del turismo e lo chiedono i turisti che scelgono l’Italia per le loro vacanze. Lo chiedono soprattutto i cittadini per la qualità della loro vita e per quella dei loro figli. Lo chiedono, lo chiederanno anche i tecnici, gli architetti, gli ingegneri?


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Commento 7775 di giannino cusano del 31/01/2010


Caro Pagliardini,
comunicare non è così semplice, nella vita: In genere bisogna replicare e controreplicare più volte per comprendere i reciproci messaggi, se ce n'è la violontà, reiterandoli.

Non credo di averle mai attribuito una sporta di difesa d'ufficio dei condoni. Lei scrive :" un edificio condonato per legge è un edificio regolarmente autorizzato: può non piacere ma è così." Ecco: è così ma. piaccia o no, questo è un gravissimo buco legislativo: un errore. E in un sistema civile gli errori legislativi vanno corretti. Tutto qui, il mio pensiero. E il suo mi è, ora, più chiaro: il che non è che un bene.

Mi permetto un'ultima serie di considerazioni, dato che questa non è una conversazione privata ma pubblica, credo che serva ricordare alcune cose.

Se guardiamo i dati, sono davvero sconfortanti: nei 2 anni che precedettero la legge 45/87, per il solo fatto che se ne attendeva il varo annunciato "urbi et orbi", gli abusi (in 2 anni!) in Italia furono 230000 (duecentorentamila!). A Ischia gli edifici abusivi, integralmente o no, sono stati 60000 (sessantamila) negli ultimi 10 anni, per lo più gestiti da 64 clan camorristici che hanno trovato la California nei condoni. Non è che un esempio.

Non è per autocitarmi, ma solo per narrare un'esperienza diretta tra tante. Negli anni '80, anche in concomitanza della Mostra-Convegno all'In/Arch "La città vuota", che contribuii ad organizzar e nella quale esposi con altri 31 giovani, feci una durissima battaglia a Roma al fianco dei giovani imprenditori. Erano figli e nipoti dei palazzinari romani, ma segnarono un cambio generazionale di rilievo perché non si trattava più di persone che al massimo avevano la terza elementare. erano tuitti ingegneri e architetti con una cultura ben diversa. L'immobilismo ambientalista, in quegli anni, chiedeva il blocco totale delle licenze edilizie. I giovani imprenditori chiedevano, invece, a gran voce l'atttuazione e il rispetto del PRG del 62, quelo di Piccinato, per capirci. Era una posizione assai responsabile, ma il clima di paralisi era tale che la malavita organizzata (e non dei semplici poveracci bisognosi) gestiva l'abusivismo persino nelle borgate. 500000 (cinquecentomila) vani abusivi solo a Roma. E lo dissi senza mezzi termini a un noto esponente di Italia Nostra in un dibattito pubblico: voi siete responsabili del clima che ha portato a 500000 vani abusivi a Roma, nonché alla devastazione dell'Agro e dei Comuni limirtofi, a scopo preventivo da parte di chi non trova casa nella Capitale e si riversa a frotte a Monte Porzio piuttosto che a Morlupo o a Mentana. Le lascio immaginare cosa successe alla mia uscita. A ogni buon conto, quegli imprenditori che chiedevano semplicemente il rispetto e l'attuazione del PRG, si sono visti spesso e volentieri anche incendiare le auto.

Allora: tutto giusto, tutto fila, nel suo discorso, a patto di integrarlo con alcune cose. In questo clima, che è pure peggiorato di molto da quegli anni, io non me la sento di sostenere che un abuso sanato riporta chi lo ha commesso e l'edificio nelle stesse condizioni di chi ha costruito con regolare permesso. In USA chi riporta capitali dall'estero esportati clandestinamente, paga non il 5 ma il 40% e viene iscritto in un apposito registro e tenuto d'occhio a fucili spianati. Ma se non fa rientrare i soldi e lo beccano, sono guai molto più seri. Parliamo di un paese che considero assai libero e democratico, personalmente: non certo di Cuba, della Cina o del Vietnam.

Credo che il danno che l'abusivismo comporta su un bene scarso, e a pubblica tutela come il suolo, vada ben al di là degli oneri concessori e poco altro, di scarsa entità: tanto che l'abuso conviene e paga. Se conviene, non è questione di inasprimento della pena ma di inadeguatezza sanzionatoria. Trovo auspicabile, allora, che l'istituzione di pubblici registri, consultabili anche in Internet, degli immobili abusivi, nonché un registro di chi li commette, come misura transitoria per passare a un regime di prevenzione e repressione vera degli abusi. Nonché andrebbe introdotta l'impossibilità ( non retroattiva, ovvio) di accedere ad altri benefici, per quell'edificio, come ampliamenti di cubatura concessi per legge (non per variante di piano)..Credo che la commerciabilità degli edifici abusivi, benché sanati, subirebbe un colpo notevole. Certamente, in via formale, lei ha ragione. Ma l'efficacia e l'effettività delle leggi è tutto, o quasi: quale che sia il colore delle regioni in questione. .

L'affermazione di Janni forse è stata un po' troppo succinta, ne convengo, ma il tema era altro e complesso. A ogni modo, la ringrazio per l'attenzione e la pazienza: credo che essersi soffermati su questi temi, benché collaterali ma pertinenti e non trascurabili, sia servito e serva. Mi fermo anch'io, anche perché non avrei molto da aggiungere.

Cordialmente,
G.C.

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Commento 7774 di pietro pagliardini del 31/01/2010


Caro Cusano, lei mi fa il processo alle intenzioni perchè io non sono un sostenitore dei condoni, nè io ho mai plaudito ai condoni.
E aggiungo anche che il primo condono si è portato dietro una conseguenza gravissima, quella cioè di avere impostato tutte le leggi sull'urbanistica successive alla sua logica e alla struttura di quella legge.
Infatti tutte le leggi urbanistiche successive contengono la "concessione in sanatoria" e di fatto, almeno quella Toscana, ma credo anche molte altre, costringono ad utilizzare questo strumento (per pagare) alla fine dei lavori per "sanare" piccole difformità.
Non solo: il condono ha scatenato una stupida guerra burocratica per cui ogni volta che avviene una compravendita c'è il solito tecnico che campa sulla "difformità" di centimetri di una finestra o di un tramezzo, una vera assurdità. che però ha creato una vera cultura non della precisione, ma della burocrazia e del contenzioso. Non può capire quanto io abbia stramaledetto la legge 47 che, oltre il fatto di condonare gli abusi, ha dato lavoro non solo ai tecnici delle scartoffie ma anche agli uffici pubblici, aumentandone lo strapotere e i costi per la collettività.

Io dico un'altra cosa: un edificio condonato per legge è un edificio regolarmente autorizzato: può non piacere ma è così.
Mi passerà almeno che tra un edificio abusivo e basta e un edificio abusivo condonato in base ad una legge c'è una qualche differenza? Altrimenti che caspita avrebbero pagato a fare gli abusivisti? per non farsi demolire la casa? Ma quante case interamente abusive crede ci siano dalle mie parti? Quando se ne trova una i giornali ne parlano per un mese! Qui si parla di veranda, di loggia chiusa a vetri, di finestra spostata! Semmai ci sono le capanne in campagna, è vero, che però qualche scienziato ha creduto bene di fare anche trasformare in abitazione, con legge successiva!

Comunque, e finisco, credo che anche lei potrà riconoscere che, alla luce di quanto sopra, l'affermazione di Janni che la legge siciliana avrebbe impedito l'ampliamento di "edifici abusivi" è, nella migliore delle ipotesi, incompleta e fuorviante, cioè non fornisce un'informazione corrispondente al vero, visto il testo della proposta.
Cordiali saluti

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Commento 7773 di giannino cusano del 30/01/2010


ERRATA CORRIGE

nel commento n. 7772, l'ultima frase alle righe 10-11 è:
ERRATA
"Ed è chiaro che a quel punto chi ha i propri clientes-elettori tra i cittadini che lo votano, mai e poi mai reprimerà i condoni"

doveva essere:
" Ed è chiaro che a quel punto chi ha i propri clientes-elettori tra i cittadini che lo votano, mai e poi mai reprimerà gli abusi"

Sorry,
G.C.

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Commento 7772 di giannino cusano del 30/01/2010


Caro Pagliardini, lei mi attribuisce affermazioni non mie. Mai invocate leggi e pene più severe in vita mia. Sto solo parlando di certezza del diritto e della sanzione. Non mi interessa se a praticare condoni "integrali" è la destra o la sinistra. Mi interessa che è dall'85 che andiamo avanti a condoni: sono 25 anni. Con la legge '47/85 si disse che si faceva un grande condono che avrebbe messo fine agli abusi. Infatti si è visto.
Lei fa il garantista all'incontrario: parte dalla coda ma non si interroga sui presupposti.
Le ho citato l'esempio della 765/'67 . per chiarire come in Italia sia passato il "principio" della più totale discrezionalità. Che è la negazione del diritto. Non mi dica che non sa come vanno certe cose: si lasciò alla totale mercé di ras e potentucci locali la gestione degli abusi edilizi. Ed è chiaro che a quel punto chi ha i propri clientes-elettori tra i cittadini che lo votano, mai e poi mai reprimerà i condoni.

Lei invoca il Fascismo, la pretesa di perfezione e altri discorsi del genere.
Salvo presumere un'umanità perfetta quando si tratta di giudicare gli esiti dei concorsi di architettura: allora non ci sarebbe miglior giudice, a sentire lei. Strana contraddizione, le pare? .

Evidentemente, dunque, per lei in Inghilterra, Francia, Germania, Danimarca, Svezia, Olanda vivono uomini quasi perfetti, dato che l'abusivismo edilizio è un fenomento di proporzioni assai modeste rispetta all'Italia. Io non penso che lì vivano uomini quasi perfetti: penso,. laicamente, che qui in Italia, specie in campo edilizio e urbanistico, si legiferi male. E quando in un paese si legifera male, invocare le leggi dello Stato quasi fossero il Vangelo senza chiedersi come funzionano, da quale logica perversa scaturiscano e che meccanismi perversi instaurino significa bendarsi gli occhi. Il problema non è equiparare il condonante a tutti gli altri (e anche se lo fa una regione rossa, sono contrario lo stesso): il problema è applicare le leggi. E se non funzionano, cambiarle.

Oltre 20 anni fa il mio amico Marco Pannella era consigliere circoscrizionale a Ostia. Riuscì a far abbattere un edificio abusivo: fu, se non il primo caso in Italia, quasi. Apriti cielo: si scatenò il finimondo. I giornali dissero che era povera gente bisognosa, e non era bero; che era un atto autoritario, ecc. ecc. Tutto il solito repertorio al'italiana del garantismo all'amatriciana, alla Alberto Sordi.

Caro Pagliardini: le leggi si rispettano, non si aggirano con escamotage ministeriali pur di non perdere clientele. E se le leggi alimentano le clientele, le si cambia. Questo mi dice il mio essere laico, liberale e garantista. Qui vogliamo garantire i condonati: ma quelli .che si comportano correttamente come li tuteliamo? Dicendo loro che sono dei poveri fessi che rispettano le leggi?

Basta condoni, Pagliardini. Le leggi non valgono per tutti tranne che per noi, all'italiana: valgono anzitutto per noi.

G.C:





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Commento 7771 di Renzo marrucci del 30/01/2010


Sarà una vittoria di chi? La Sicilia in sordina? Leandro Janni è contento?
Evviva evviva ma il ponte non unisce la Calabria alla Sicilia... si sono dimenticati il resto ? Smemoratezza oppure profondo senso di umiltà...?
Sarà che ancora è presto per capire ?

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Commento 7770 di pietro pagliardini del 29/01/2010


Caro Cusano, sono in totale disaccordo con lei.
Il fatto che vi siano altre leggi illiberali, e ve ne sono in quantità industriale, non giustifica affatto la continuazione e l'inasprimento di tale andazzo.
In realtà anche lei vuole "punire" i cattivissimi che hanno fatto un abuso e poi l'hanno condonato. Lo si capisce e lo dice piuttosto chiaramente.
Mi sfugge del tutto il virus, lo definisco così, che ormai induce ogni bravo italiano a gridare a pene sempre più severe per ogni cosa. Forse è l'effetto della TV. Per ogni fatto di cronaca nera che la TV prontamente racconta con le "testimonianze", si alza il'immancabile grido: leggi più severe e pene più severe. E' un automatismo ormai.
Ognuno di noi si sente migliore degli altri e dunque gli altri vanno puniti severamente. Sembra quasi vero.
Questa situazione mi suggerisce tre cose:
-le grida manzoniane;
-quello che una volta la sinistra condannava come atteggiamenti piccolo-borghesi;
-le monetine lanciate a Craxi, al cinghialone, da cittadini "onesti" e indignati.
L'indignazione moralistica! Ma tant'è.
Come scrive Camillo Langone nel suo ultimo libro, Manifesto della destra divina, che consiglio vivamente di leggere, se si ha la forza di non "indignarsi", secondo alcuni ci vorrebbe un carabiniere per ogni cittadino e un avvocato per ogni carabiniere.
Fino a che continuerà questo gioco di guardie e ladri, dove in realtà nessuno vince e tutti perdono, questo paese non troverà la forza di migliorare e rialzarsi. C'è una visione priva di speranza in questo volere che per legge tutti siano buoni. E, in fondo, non lo dico per lei, c'è una vena di fascismo nel desiderare l'uomo perfetto e nell'impossibilità di accettarlo invece con i suoi difetti. Cazzo (me lo consenta), la nostra umanità è fatta di imperfezione, vivaddio, e non è compito della legge farci diventare buoni. E invece ultimamente vanno tutte un questa direzione.
La Controriforma e l'Inquisizione non c'entrano proprio un bel niente nella legislazione autosconfessante, semmai c'entra il bizantinismo che è la vera anima di questo popolo. D'altronde quella norma che rende in determinate circostanze non demolibile un edificio, a parte l'uso che può prestarsi a grandi elasticità, è un elemento di buon senso, successivamente chiarito con l'art. 12 di non so più nemmeno quale legge, forse la 47, o chissà quale altra tra le migliaia, che dice che si può monetizzare (a caro prezzo) nel caso in cui non si possa procedere a demolizione della parte abusiva senza pregiudizio dell'intero fabbricato.
Pensi al caso di un edificio costruito con altezze di interpiano maggiori di quelle ammesse: che facciamo, per 10 cm per piano demoliamo tutto l'immobile? O forse sì, della inflessibile serie chi sbaglia paga?
Molto inquisitoria a me sembra invece una norma che vuole appunto punire coloro che hanno commesso un reato ma lo hanno poi condonato in base ad un'altra legge. Il condono è certamente un errore ma le leggi, caro Cusano, si applicano, non si interpretano e chi apprezza la Riforma lo dovrebbe sapere molto meglio degli altri.
Saluti



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Commento 7769 di giannino cusano del 29/01/2010


Caro Pagliardini, può anche darsi che un condono (che è cosa diversa da una sanatoria, peraltro) ponga in condizione di piena legittimità un edificio abusivo, ma è questione ancora tutta da assodare e discutere.
In generale nel nostro ordinamento esistono i casellari giudiziari e i precedenti e il fatto che un cittadino abbia scontato la pena non significa che il reato non sia stato commesso: fa precedente e se ne tiene conto in un ulteriore processo per successivi reati. Esiste, inoltre, la possibilità di sospensione temporanea o in perpetuo dai pubblici uffici, o la perdita dell'elettorato passivo, in alcuni casi, e possono evidentemente prolungarsi ben oltre la fine della pena.
E, a propostio di laicità, trovo per nulla laico il principio della normativa autosconfessante, tutto italiano e pesante eredità della Controriforma e delle leggi ecclesiastiche dell'Inquisizione.
Ne vuole un esempio? L'art. 6 della legge 765/1967 prevede la demolizione di edifici abusivi o di loro parti abusive: e fin qui mi pare tutto chiaro. Dov'è l'autosconfessione? Nella Circ. Min. Ll.Pp. 3210/67 intitolata "Istruzioni per l'applicazione della L.765/67", se ben ricordo, (la 765 si chiamava anche "legge ponte" perché doveva essere il tramite tra la vecchia 1150 e un'organica riforma urbanistica che non ci fu mai, con le conseguenze che tutti abbiamo sotto gli occhi). Cosa dice la Circolare esplicativa 3210? Che nei casi in cui non si può provvedere alla demolizione, si procede condonando. Quali sono i casi in cui non si può procedere alla demolizione, la Circolare si guarda bene dal dirlo, behché escluda esplicitamente ragioni tecniche.

Ma allora:
1. l'abuso, cacciato dalla porta, rientra dalla finestra. La norma si sconfessa da sola: primo punto tutt'altro che "laico" e "liberale"; piuttosto, da Sant'Uffizio;
2.. una Cricolare finisce, di fatto, per prevalere sulla Legge, secondo punto tutt'altro che "laico" e "liberale";
3. questo spesso è possibile perché le leggi, specie in materia edilizia e urbanistica, sono farraginose e poco chiare, e quindi necessitano di "interpretazioni" da parte di sacerdoti addetti ai lavori e di circolari ministeriali che, a posteriori, di fatto fanno esse la "legge", in barba al Parlamento, alla sovranità popolare ecc. : altro modo di procedere fortemente illiberale e anti liberale;
4. passato surrettiziamente il principio di eccezione, ora il passo verso la sua acquisizione di legittimità è breve: e infatti la legislazione successiva sarà un fiorire di condoni, con le conseguenze che ben sappiamo.
In qualsiasi paese civile e liberale il diritto di proprietà è soggetta a limitazioni di legge. Non fa eccezione la Costituzione italiana, che agli artt. 41 e 42 stabilisce lo stesso principio, al quale tutta la proprietà è soggetta: quella pubblica quanto quella privata.

Detto questo, le pare che si possa chiamare laico e liberale un paese che legifera in questo modo? In modo criminogeno? E in modo da sollevare in perpetuo paralizzanti confliti di competenze tra organi dello Stato? A me, francamente, pare proprio di no. Intanto, condoniamo allegramente. E chi ha condonato, cioé ha fatto il furbo, dovrebbe godere degli stessi diritti di chi ha rispettato le regole? Mi permetto, da liberale, di dubitare: e con forza.

G.C.

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Commento 7768 di pietro pagliardini del 28/01/2010


Gentile Janni, davvero non ho nessuna intenzione polemica ma vorrei da lei un chiarimento sul Piano Casa in Sicilia.
Per una assolutamente fortuita coincidenza che non sto a spiegarle ho finito di leggere un attimo fa l'articolato della legge in questione, quella della regione Sicilia intendo.
Lei dice che è stato inserito il "divieto di ampliamento per gli edifici abusivi". Detta così, se fosse questo il divieto, avrebbe perfettamente ragione ma la legge non dice esattamente questo, dice un'altra cosa e cioè, all'art. 2 comma 5 recita:

"5. Gli interventi possono riguardare esclusivamente edifici legittimamente realizzati. Sono esclusi gli immobili che hanno usufruito di condono edilizio".

Ora il primo periodo è quello che dice lei, cioè gli edifici abusivi non possono essere oggetto di premio. E ci mancherebbe altro!
Ma il secondo periodo dice che sono esclusi anche gli edifici condonati. Ora lei converrà che un edificio condonato con legge dello Stato non ha più lo status di edificio abusivo ma è perfettamente legittimo.
Questa è, vivaddio, un principio fondamentale del diritto in uno stato liberale e "laico". Un condannato che abbia scontato la sua pena o che abbia goduto di un'amnistia riacquista tutti i suoi diritti. Se così non fosse vorrebbe dire che lo Stato non punisce un "reato" ma un "peccato".
Il peccato, infatti, è eterno e solo Dio lo può perdonare.
Ecco, la Regione Sicilia, ha assimilato il reato al peccato e ha condannato i peccatori alla dannazione eterna.
Immagino che lei non abbia letto perfettamente la legge, e avrebbe la mia comprensione perché tutte le leggi sono noiose e anch'io le leggo solo quando strettamente necessario.

Adesso mi consenta una nota polemica, non per lei ma per la classe politica. La stessa norma è presente nella analoga legge della Regione Toscana, dove il catto-comunismo è di casa.
Mi domandavo, in effetti, come mai questa stessa norma fosse fatta propria dalla regione Sicilia e mi rispondevo che forse era in ossequio all'imperante moralismo. Ma lei me l'ha chiarito: emendamento del PD.
Diventerà mai "laico" questo partito e, soprattutto, rispettoso del diritto? Sento sempre un gran parlare di "legalità" e poi se ne fa strame continuamente.
E' proprio una classe politica impazzita, senza principi e senza coerenza!
Saluti

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