Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Nell’area dello Stretto si impone il “principio di realtà”

di Leandro Janni - 25/11/2011


Nell’ottobre del 2009, a proposito del faraonico Ponte sullo Stretto e a seguito delle tragiche alluvioni del Messinese (Giampilieri, Scaletta Zanclea e Itala), scrivemmo: “Nella mente dei nuovi tiranni tutto è certo, perentorio, inconfutabile. Nella mente dei nuovi tiranni tutto accade lontano dalla realtà. Nella mente dei nuovi tiranni tutto accade sulla pelle di uomini e donne che abitano povere case, poveri luoghi, poveri territori. Essi vanno proclamando che il ponte, il mega-ponte li nobiliterà. Darà loro un futuro. Forse, persino la felicità che non hanno mai posseduto”. A distanza di due anni, il “principio di realtà” si impone sui deliri e sulle mistificazioni. Sulle speculazioni. Inesorabilmente.

Messina, 13 novembre 2011. Sono diciotto gli avvisi di garanzia inviati dalla Procura della Repubblica di Messina ad amministratori e dirigenti, in ordine all’inchiesta sull’alluvione di Messina del 2009 dove persero la vita 37 persone. L'accusa è di omicidio plurimo e disastro colposo. Tra gli indagati il sindaco messinese Giuseppe Buzzanca, Mario Briguglio primo cittadino di Scaletta, Gaspare Sinatra già Commissario del Comune di Messina, Salvatore Cocina ex responsabile della Protezione civile regionale, Giovanni Arnone dirigente regionale. Avvisi di garanzia sono stati recapitati anche ai geologi Antonino Savoca, Alberto Pistorio, Tiziana Flora Lucchesi, Salvatore Cotone; Francesco Triolo, Salvatore Di Blasi, Stefano Bello, Giovanni Garufi, Carmelo Antonino Melato, Agatino Giuseppe Manganaro progettisti dei lavori eseguiti sui torrenti interessati dall'alluvione; Giuseppe Rago, Felice Grasso e Giovanni Randazzo tecnici. La Procura della Repubblica di Messina, che per le indagini si è avvalsa di diverse perizie, indaga sui ritardi per i soccorsi e sui mancati interventi di messa in sicurezza, dopo le precedenti alluvioni. Gli esperti hanno effettuato i sopralluoghi nelle zone dell'alluvione e hanno acquisito documenti nei vari uffici delle amministrazioni pubbliche. Ai periti si chiedeva quali fossero state le modalità dell'evento, gli effetti, i danni provocati e i tempi in cui si è verificato. E ancora: se si fosse trattato di inondazione o esondazione; quale fosse l'assetto del territorio prima del nubifragio e se lo stesso assetto fosse stato modificato dall'intervento dell'uomo. Un altro quesito riguardava la sicurezza del territorio e, soprattutto, se fossero stati realizzati i previsti interventi di prevenzione. I magistrati hanno anche voluto sapere quali fossero state le cause dell'inondazione e le eventuali concause, e se fossero ascrivibili ad azioni o omissioni da parte degli uomini.
“Se opere infrastrutturali dovranno realizzarsi nel nostro territorio, le stesse devono innanzitutto mitigare, attenuare, incrementare il grado di sicurezza dello stesso territorio e giammai aumentarne le criticità”. Con queste parole si chiude la nota del Genio Civile di Messina, indirizzata all’ufficio dei collaboratori del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, e da presentare al tavolo della Conferenza dei servizi – svoltasi, in prima seduta, lo scorso 10 novembre 2011, ed aggiornata, secondo indiscrezioni, a prima della fine del mese, per le determinazioni conclusive. Eurolink, general contractor per la progettazione e realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, aveva trasmesso il progetto definitivo dell’opera, pervenuto all’Ufficio di via Saffi, il 21 settembre scorso, affinché venisse esaminato, assegnando il termine perentorio di 60 giorni. Appare evidente, a questo punto, che alla già nota anticipazione della conferenza rispetto al termine fissato per la presentazione delle osservazioni da parte di privati ed associazioni, si debba aggiungere anche quella riguardante l’acquisizione dei pareri degli uffici competenti, tenendo conto che la nota, datata sul foglio 1 settembre 2011, era stata inviata a ben 20 indirizzi di enti e uffici affinché si esprimessero in merito. Tranne che, ad eccezione del Genio Civile, la stessa sia stata acquisita da questi ultimi a tempo di record. Ma al di là delle “premure” burocratiche di Roma (almeno fino all’insediamento del prossimo Governo e quindi del “rinnovato” CIPE), la circostanza che ci riguarda molto da vicino e che sgombera il campo da ogni dubbio (per chi ne avesse ancora o se mai ce ne fossero stati) sulle incidenze negative della mega opera infrastrutturale sul territorio di Messina, è sicuramente il parere espresso dal Genio Civile, a seguito dell’istruttoria eseguita al suo interno dal Coordinamento di Geologia ed Assetto Idrogeologico. Prima della Conferenza dei Servizi fissata a Roma per il 10 novembre, se ne era svolta un’altra a Palermo presso l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, alla presenza di rappresentanti di Eurolink e della Stretto di Messina S.p.a., proprio per raccogliere, in un’unica soluzione e nel più breve tempo possibile, tutti i pareri e le osservazioni da parte di uffici, amministrazioni ed enti regionali. Ed è proprio in quella sede che l’Ufficio messinese del Genio Civile, rappresentato dall’ingegnere capo Gaetano Sciacca, ha sollevato le questioni di propria competenza che, nella fattispecie, ruotano intorno a problematiche ben note ma che finora nessuno, evidentemente, aveva voluto mettere nero su bianco: l’andamento di una faglia pericolosa, gli attraversamenti delle fiumare, la prioritaria e indispensabile messa in sicurezza dei bacini idrografici con adeguate opere di presidio, la fragilità idrogeologica del territorio che registra eventi alluvionali ravvicinati, la consistenza dei terreni lungo i versanti interessati dai lavori, la non condivisione delle scelte circa la localizzazione dei “siti di recupero ambientale”, l’antropizzazione degli alvei ridotti a strade, e altro ancora. “Vanno chiariti gli elementi che hanno permesso di determinare, in maniera esatta, l’andamento della faglia, diretta tangente il Pantano Grande, che interseca il viadotto Pantano in prossimità di una delle sue pile”, dice il Genio Civile, riguardo la problematica di natura geologica per eccellenza che investe la città dello Stretto. E’ dettagliata l’osservazione sulla previsione di specifiche infrastrutture correlate: “Non si tiene conto, nelle opere di attraversamento delle numerose fiumare, della particolare fragilità idrogeologica del Messinese, che è stato di recente (2007, 2008, 2009, 2010, 2011) più volte coinvolto da eventi alluvionali di eccezionale intensità e drammaticità con perdite di vite umane”. “Peraltro, tali interventi di attraversamento delle fiumare – prosegue il documento – risultano disgiunti da una complessiva, necessaria e indispensabile messa in sicurezza del sotteso bacino idrografico”, precisando che “nelle fiumare messinesi, tutte caratterizzate da elevata pendenza dell’alveo, (…) si sono registrati, in concomitanza dei citati eventi pluviometrici intensi e duraturi, notevoli quantitativi della portata solida, alimentata dalle centinaia di colate di fango e detriti, che si sono mobilizzate dai versanti (…) e successivamente confluite nelle principali aste torrentizie”. Per cui, vanno previste “adeguate opere di presidio e messa in sicurezza per ciascun bacino idrografico sotteso dalle fiumare attraversate”, con interventi, precisa il Genio Civile, “mirati alla mitigazione del rischio nelle aree, peraltro, classificate a pericolosità e a rischio idraulico riportate nel PAI”. Inoltre: nel progetto vengono definiti “siti di recupero ambientale”, ma all’atto di spiegare in cosa consistano realmente tali “siti”, è doveroso chiamarli col loro nome: discariche di inerti provenienti dagli sbancamenti. Il Genio Civile, ovviamente, nel rispetto del lessico specificatamente tecnico, sulla definizione non obietta nulla, semmai obietta in ordine alla scelta dei siti individuati “nell’ambito di strette ed incassate vallecole solcate da tratti stradali delle fiumare e costituite dai terreni che sono Formazione delle sabbie e ghiaie di Messina”. E qui, non occorre sfogliare alcun dizionario scientifico, ma basta ricordare cosa viene giù sulle strade e nei tombini, ogni volta che piove: si tratta di “terreni granulari non coesivi e quindi facilmente erodibili”. Non a caso, aggiunge l’ufficio, “i suddetti siti ricadono o su aree in cui a valle sono presenti arterie stradali (ad esempio la Panoramica dello Stretto) o aree in cui è presente un più o meno fitto grado di urbanizzazione con edifici e case”. E allora ci si chiede, viste le acclività, la natura del terreno e la conseguente, difficile viabilità, come si fa ad accedere a tali zone: “Non vengono indicate le piste di servizio che consentono, in sicurezza, il raggiungimento dei siti”, fa notare il Genio Civile. Tali siti, a loro volta, necessitano di accorgimenti riguardo il sistema di convogliamento e raccolta delle acque, il cui “recapito finale, avviene lungo i cosiddetti alvei - strada, che, come è stato anche di recente accertato, sono una delle principali cause di danni a persone e cose”. Questa è, sostanzialmente, la posizione del Genio Civile espressa in ambito regionale.
Ma il documento presentato a Palermo, già ricco di analisi e indicazioni che di fatto dovrebbero incidere in modo determinante sull’iter per la realizzazione del Ponte, nell’ambito del dibattito, si arricchisce di ulteriori elementi. Ed è così che il parere del Genio civile, trasmesso al Ministero delle Infrastrutture, riporta ulteriori dettagli che riguardano il rapporto tra torrenti e viabilità, in un quadro cittadino già fortemente problematico, e che, in virtù del Ponte si complica ulteriormente. “Lungo gli assi viari Annunziata, Papardo, ed Europa verranno indirizzati gran parte dei mezzi gommati pesanti di cantiere, e tali assi, essendo alvei tombinati, presentano due ordini di problemi, di cui uno di carattere prettamente strutturale, il secondo idraulico: la capacità di contenere gli eventi di piena in caso di precipitazioni a carattere eccezionale quali bombe d’acqua”. Ed avverte ancora l’ufficio: “I torrenti da tempo coperti sono costituiti da impalcati che vanno preventivamente verificati ai fini statici, trattandosi, altresì, di infrastrutture strategiche ai fini di protezione civile”. Ma non basta, perché, prosegue “gli stessi sono da ritenere, già da ora, carenti dal punto di vista manutentivo, e conseguentemente, un loro ulteriore utilizzo, dovuto a incremento dei carichi dei mezzi pesanti dei cantieri, ne potrebbe irrimediabilmente compromettere la stabilità”. Ma per tali manufatti i problemi dal punto di vista statico, non sono, ovviamente, isolati, poiché sono contestuali a quelli di carattere idraulico ed idrogeologico: “In relazione alla valenza strategica che gli stessi assi rappresentano, e considerate le precarie condizioni dei bacini sottesi ai cosiddetti torrenti - strada, si ritiene indispensabile una loro complessiva messa in sicurezza”. Sono fin troppo chiari, dunque, gli intendimenti dell’ufficio, riguardo l’utilizzo viario dei torrenti coperti cittadini. In coda alla nota, il Genio Civile giudica “una scelta inopportuna e peraltro in evidente contrasto con una sensibilità ambientale che si è oramai consolidata”, la prassi di “cementificare ulteriormente il territorio, e nel caso specifico di coprire i torrenti Papardo e Annunziata, ritenendo in tal modo di risolvere i problemi viari che affliggono la città”. A questo punto, se è vero che il Ponte sullo Stretto rientra tra le “opere strategiche” regolamentate dalla Legge obiettivo, è altrettanto vero che il Genio Civile di Messina – tra l’altro dal gennaio del 2010 è tra i soggetti attuatori degli interventi finalizzati alla mitigazione del rischio idrogeologico nelle zone colpite dall’alluvione del 1° ottobre 2009 – rileva giorno per giorno realtà e criticità del territorio che, di certo, non possono essere trascurate, ignorate.






(Leandro Janni - 25/11/2011)

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Commento 10929 di Leandro Janni del 20/12/2011


C'è chi non si rassegna al principio di realtà.
Per la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Messina, diretta dall’architetto Salvatore Scuto, il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto merita l'autorizzazione paesaggistica e può, pertanto, approdare al successivo, ultimo stadio della progettazione esecutiva.
“Naturalmente - puntualizza il soprintendente Scuto - a condizione che ottenga il via libera da tutti gli altri enti nella speciale conferenza dei servizi nazionale che esamina il progetto definitivo”. La nota, contenente il dispositivo della approvazione paesaggistica, è giunta qualche giorno fa sul tavolo del consorzio Eurolink, aggiudicatario della progettazione definitiva-esecutiva e della costruzione della mega opera infrastrutturale, ed è stata notificata al governatore Raffaele Lombardo, agli assessorati regionali al Territorio e ai Beni culturali, al "Mibac" (Direzione generale per il Paesaggio, le Belle arti e l'Architettura del ministero Beni culturali) e, a Messina, a Comune e Provincia.
Va subito annotato il passaggio chiave, in quattro capoversi, che considera "soddisfatte" le prescrizioni date dalla Soprintendenza 1'11 giugno 2003, all'interno del nulla osta al progetto preliminare, firmate dall'allora soprintendente Gianfilippo Villari: “Osservato che le raccomandazioni pro-gettuali avanzate da quest'ufficio nel disposto approvativo numero 5459 del 2003 - riassume Scuto - hanno trovato l'attenzione del procedente nella fase di elaborazione definitiva, nell'ambito delle variazioni dei tracciati progettuali e delle cantierizzazioni; Osservato che le risultanze progettuali, pur di livello definitivo, contengono profili e soluzioni secondarie suscettibili di miglioramento e implementazioni finalizzate al mantenimento dei livelli della vivibilità delle popolazioni progressivamente raggiunte dalle cantierizzazioni; Considerato che la complessità e specificità dell'elaborazione ingegneristica e architettonica richiederà un confronto dinamico tra i soggetti attori a partire dall'elaborazione del progetto esecutivo: Ciò visto e osservato, questa Soprintendenza esprime parere di conformità del progetto ai contenuti normativi ed ai principi di tutela paesaggistica e rilascia, ai sensi dell'articolo 146 del decreto legislativo 42 del 2004, la richiesta autorizzazione paesaggistica”.
A questo punto, serve un riepilogo delle prescrizioni che la Soprintendenza, dopo una serie di perplessità sul rapporto tra la mega opera e il paesaggio dello Stretto, diede nel 2003 all'interno del documento che comunque accordò il "nulla osta". Si chiedevano, testualmente, “forme e modalità più precise di mitigazione degli impatti”, ad esempio la necessità “di distanziare i piloni lungo i viadotti Pace, Curcuraci, Ciccia e Annunziata per ricondurla ai 73 metri delle pile del viadotto Pantano”. Chiarezza veniva reclamata in merito alle conseguenze dell'opera sull'ecosistema lagunare di Ganzirri, e sulle aree da utilizzare per cantieri, depositi di materiali, zone di stoccaggio ed itinerari di servizio: “Occorre definire il programma d'interventi di ripristino e di rinaturazione, finalizzandoli alla ricostruzione del paesaggio”. E si sottolineava “l'opportunità di utilizzare il materiale di risulta, proveniente da scavi e sbancamenti, per la realizzazione di una o più grandi opere di particolare rilevanza ambientale a fruizione della città”. Cosa ne è stato, dunque, delle prescrizioni di otto anni fa? “Sono state tutte recepite nel progetto definitivo che, da parte nostra, può trasformarsi in esecutivo ad eccezione delle opere compensative il cui quadro non è ancora noto visto che l'apposita commissione non ha concluso i lavori” – ineffabilmente risponde l’architetto Scuto. Soprintendente.
L’autorizzazione della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Messina si aggiunge a quella dell’Ufficio tecnico comunale.
Con riferimento a tali autorizzazioni, Anna Giordano ha scritto di recente su Centonove: “Per cortesia, fate altri mestieri che non abbiano la responsabilità della vita di migliaia di cittadini nelle vostre mani”.






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