Tutti i commenti all'articolo Con De Masi per Niemeyer

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commenti all'articolo: Con De Masi per Niemeyer di Paolo G.L. Ferrara
Attenzione! I commenti sono in ordine discendente, dall'ultimo al primo.


Commento 873 di --->Paolo Marzano
20/2/2005


Oscar Niemeyer è un indiscutibile maestro, un instancabile creatore di architetture che sfiorano il ‘sublime’, inteso nell’accezione che la storia dell’architettura ha dato a questo termine. Immane il suo lavoro, conseguente ad una vigorosa ed evidente passione. L’architetto Niemeyer, racconta il suo lavoro utilizzando i segni e trasformandoli poi, in immagini; crea ambiti variabili di ritrovata potenza espressiva. Genera senza sosta indelebili confluenze formali caratterizzate da una calcolata e fin troppo colta, ‘differenza’. A suo carico un percorso architettonico straordinario; imbastisce oggetti rari, formalmente appartenenti ad un mondo possibile ora ‘plausibile’. Traduce dalla stessa materia, un’energia scultorea sofisticata. C’è di più, chiediamoci del rapporto delle sue opere con lo spazio, chiediamoci perché le sue forme così libere e suadenti riescono a confrontarsi con esso senza contrapporvisi violentemente. Bene, la risposta è nello studio e nella sua ricerca continua con matita e foglio, nei paesaggi della sua terra maturati ed ri-ri-elaborati, nella semplicità progettuale e costruttiva, dote comune ai grandi maestri dell’architettura. Uno dei migliori architetti che sanno coniugare il contenitore funzionale, con un’evidente partecipazione dello spazio alla struttura convincendola di una propria valenza scultorea. Oscar Niemeyer si è così avvicinato alla storia complessa dello spazio architettonico, alla sua più recondita e difficilmente interpretabile essenza. Basta guardare le immagini dei numerosi progetti in cui ha proposto architetture ai bordi di crude curve di livello, di muraglie naturali a picco sul mare. Le sue opere nascono dallo spazio ed in esso si proiettano dilatandosi visivamente e diventandone parte integrante. Ora, molto presumibilmente, una sua opera farà parte del paesaggio italiano, in particolare a Ravello dove, dopo una vivace quanto fruttuosa e stimolante discussione, che sottolinea l’avanzato grado di civiltà del nostro paese, verrà costruito un auditorium. La locazione è, guarda caso, in un posto esattamente come lo sono quelli in cui l’architetto, si è dimostrato essere insuperabile. Plauso, quindi alle amministrazioni del posto, anche alle testate giornalisctiche che hanno contribuito di volta in volta a farci conoscere le vicissitudini degli accadimenti (come avevo sperato succedesse nei miei scritti risalenti all’inizio della discussione). La componente più importante rimane il fatto che il suo progetto ha in sé tutta la sua storia e grazie ad esso comprenderemo maggiormente gli ambiti elettivi di un territorio, tenendo presente che uno spazio creato è sempre e comunque uno spazio rivelato.

Rivelazioni d’Architettura http://www.costruzioni.net/Marzano.htm
di Paolo Marzano

http://www.fondazioneravello.it/oscar/progetto.html
http://www.larticolo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1054&mode=&order=0&thold=0
http://www.architettiroma.it/dettagli.asp?id=5000
http://www.niemeyer.org.br/
http://www.sintesieuropa.com/schede/oscar_niemeyer.htm
http://www.nextonline.it/archivio/11/07.htm
http://www.archphoto.it/IMAGES/Manzione/manzione1.htm
http://musibrasil.net/stt/vsl_stt.asp?ids=30
http://www.architettiroma.it/archweb/dettagli.asp?id=4947



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Commento 773 di --->Giannino Cusano
11/9/2004


Condivido quasi del tutto l'articolo di De Masi e i conseguenti commenti a favore dell'intervento di Niemeier a Ravello.
Sottolineerei con più forza un fatto: lo sfondo scandaloso non è solo l'abusivismo quanto la scarsissima qualità dell'architettura 'legale' che si produce quotidianamente in Italia. Certo, il TAR ha dato ragione ai ricorrenti, e il rispetto delle leggi è l'unità di misura di un Paese civile: ma se le leggi sono pessime -e in Italia per lo più, specie in materia urbanistica, lo sono- non occorre forse cambiarle ?
La 1150 è vecchia e fu attuata, x la prima volta grazie alla 765 del '67, in un contesto disorganico e fortemente neo-corporativo: ben più di quanto l'eredità del Ventennio non lasciasse sperare ai corporativisti + sfrenati di ogni risma e matrice: basti ricordare che dal Fascismo l'Italia ereditò almeno 4 centi decisionali a livello di pianificazione urbana e territoriale e tutti scollegati fra loro: Min. Ll.Pp., Min. per la Pubblica Istruzione x la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici (L.1089, 1.6.1939), mentre il Ministero dell'Industria e quello dei Trasporti potevano a loro volta prendere decisioni fondamentali, quanto scoordinate e disorganiche, sulla grande infrastrutturazione nazionale.
L'Italia post-fascista non esordisce scardinando alla radice quel sistema, ma moltiplicandolo in modo indiscriminato e con una proliferazione spaventosa dei centri di decisione: Consorzi di sviluppo industriale che pianificano intere aree industriali, Enti provinciali del Turismo che pianificano interi insediamenti turistici ecc. Il boom edilizio ed economico succeduto allla ricostuzione post-bellica (che, giova ricordarlo, fu fatta non con gli strumenti urbanistici vigenti e inadeguat ma con una Legge speciale, la Ruini) vertebrò il territorio italiano con una stragrande quantità di interventi fuori piano e di scala spesso considerevole.
Nonostante i molti meriti della Legge Ponte, va pur sempre ricordato -a suo demerito- che usò una terminologia vaga ed imprecisa: ciò rese necessarie precisazioni, definizioni, chiarificazioni che posero le basi per la tolleranza dell'abusivismo: esattamente con la Circolare esplicativa del Min. Ll.Pp. n. 3210 del 28.10.1967, che a mio parere apre le porte a tutti i possibili ed immaginabili condoni successivi quando (.art. 16, primo capoverso) testualmente afferma:
'E' prevista l'applicazione, in via amministrativa - nei casi in cui non si proceda alla restituzione in pristino od alla demolizione delle opere abusive - di una sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere o delle parti di opere eseguite abusivamente ovvero in base ad una licenza edilizia annullata per i motivi suindicati.
Tale sanzione è considerata dalla legge come alternativa rispetto alla demolizione e quindi va applicata quando l'autorità non ritenga di esercitare il potere di demolizione...'
Il gioco è fatto: in certe condizioni l'abuso edilizio può essere un eccellente investimento!
Dissi oltre 20 anni fa, in un pubblico dibattito e a un Italia-Vostrista di spicco (se ben ricordo era tal Fulco Pratesi) che ritenevo Italia Loro e l'ambientalismo italico di maniera responsabili di oltre 500.000 vani abusivi a Roma, gestiti poi dalla mafia, in quanto le suddette associazioni chiedevano a gran voce non l'attuazione del Piano di Piccinato del '62 ma il blocco edilizio integrale per Roma: col risultato che mentre la nuova imprenditoria, ormai fattta in prevalenza da professionisti, si vedeva osteggiata e demoralizzata proprio quando chiedeva l'attuazione di quel Piano, l'abusivismo si fregava le mani!
Ah, beata ignoranza ed irresponsabile incoscienza di questo Paese! Non mi sorprende la posizione di Italia Nostra, ma forse è matura l'ora per domandarsi come si sia venuta formando, storicamente, questa strana, strettissima e perversa complicità di fatto fra cattiva legalità (ovvero rispetto rigorosissimo di pessime leggi, tanto più rigoroso quanto più cattivi ne sono gli effetti) e atteggiamenti culturalmente retrivi ed oscurantisti.
Confesso di non saper rispondere tanto facilmente: ma ho il sospetto che la risposta a questo interrogativo potrebbe davvero aprire una breccia forte, sul piano delle leggi e della cultura, per un'auspicabile e improcrastinabile rivoluzione urbatettonica nel nostro Paese.

G.C.


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Commento 652 di --->Vilma Torselli
13/2/2004


Alla conclusione, mi auguro, di un dibattito che ha preso ormai i connotati di quello che definirei il tormentone “Con De Masi per Niemeyer”, noto con una certa curiosità una sostanziale convergenza di giudizio sul progetto ed il suo autore, estranea alla vena fortemente polemica che ha caratterizzato tutto il contradditorio. In nessuno dei commenti che mi sono diligentemente riletta compare una critica negativa verso Neimeyer, nemmeno in quelli dell’acidissimo enricogbotta, che tutt’al più assume un atteggiamento neutro, con poca voglia di entrare nel merito (contento lui…., come insegnano gli antichi, de gustibus…., ecc.)

Cito, dai 33 commenti presenti a tutt’oggi:

……nasce dall’idea di uno dei grandi maestri del Moderno, il 94enne Oscar Niemeyer, e rappresenterebbe sicuramente una buona occasione per accrescere il patrimonio di opere di architettura contemporanea del nostro paese….. (Pierluigi Di Baccio)

…….è sconfortante vedere un grande architetto riportato a questioni di così bassa lega...(Andrea Pinna)

Non si discute il merito e la comprovata professionalità di Niemeyer ….. (Mara Dolce)

……..mi arriva agli occhi l’ultimo progetto di Oscar Niemeyer per Ravello. Con mio grande interesse constato e apro il mio cuore e la mente al prossimo insegnamento che questo grande maestro ci da alla sua veneranda eta’. (Francesco Pietrella)

L'ottimo Domenico De Masi potrà anche perderla, temo, la sua battaglia per il bel progetto di Niemeyer a Ravello, ma le persone libere saranno sempre dalla sua parte (Beniamino Rocca)

Niemeyer è un architetto che ha fatto la storia del secolo scorso, sarebbe bellissimo avere una sua opera nel nostro paese (Arianna Sdei)

benvenuto auditorium!Va bene così……

Lo slancio culturale che darebbe un intervento di questo genere in quella zona, dovrebbe far meditare molti

spero che costruiscano l'auditorium di Oscar Niemeyer a Ravello,
il luogo ci guadagnerà e anche tante altre iniziative culturali previste ed in attesa di realizzarsi….. (Paolo Marzano)

…………….non è in dubbio la forza creativa e l'impegno sociale di questo architetto.
Il suo spessore morale è ben noto a tutti. (Isabel Archer)

………..un grazie specialmente ad Oscar che ha donato all'Italia un altro suo preziosissimo fiore. (Carlo Sarno)

Per una casuale concomitanza, per influenza della buona sorte o di qualche dio dell’architettura, per una rara combinazione planetaria o qualche favorevole posizione astrale, avevamo davanti un progetto che andava bene per tutti, nonostante le carenze legislative, le irregolarità procedurali, i vuoti normativi, il parere di Italia Loro, ed invece di occuparci del progetto ci siamo occupati delle regole, che non sono nulla senza un buon progetto.
Da perfetti imbecilli, abbiamo guardato il dito che indicava la luna.


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Commento 647 di --->Pierluigi Di Baccio
10/2/2004


Cari lettori di Antithesi,
pur essendo io stato brevemente protagonista sabato scorso di uno spiacevole scambio di battute con il sig. Lazier, di cui mi assumo doverosamente la responsabilità, assieme al mio interlocutore, per aver perso momentaneamente il controllo delle parole, gradivo intervenire con un’ultima nota chiarificatrice e distensiva.
Ritengo infatti possa essere utile cercare di riassumere pacatamente quelli che secondo me sono i termini salienti della diatriba sviluppatasi nei 32 commenti all’articolo di Paolo G. L. Ferrara giunti finora.
La questione cui ci troviamo di fronte riguarda la possibile costruzione di un nuovo piccolo auditorium (400 posti) nel territorio del comune di Ravello, in un’area privata destinata dagli strumenti urbanistici ad un uso pubblico (anche se non è chiarissimo quante e quali tipologie di uso pubblico la norma contempli). L’intervento, nella configurazione che è stata pubblicizzata, nasce dall’idea di uno dei grandi maestri del Moderno, il 94enne Oscar Niemeyer, e rappresenterebbe sicuramente una buona occasione per accrescere il patrimonio di opere di architettura contemporanea del nostro paese. Tutta l’operazione, nonostante ciò, contiene anche alcuni aspetti di criticità e ambiguità che hanno scatenato accese battaglie e legali e culturali.
Bisogna appunto sottolineare che esistono due piani di lettura della vicenda, paralleli ma non coincidenti:
1. il piano legale-giuridico: riguarda forse più la cronaca che il dibattito culturale; vede da una parte i privati proprietari dell’area che difendono strenuamente interessi particolaristici e il cui ricorso al TAR rappresenta nient’altro che una mossa dilatoria (alla luce anche del fatto che il comune di Ravello rischia di perdere il finanziamento pubblico di 18,5 milioni di euro se non comincia in fretta i lavori), da un’altra parte ci sono ALCUNE associazioni ambientaliste che contestano la non congruenza dell’opera alla normativa urbanistica e paesistica regionale e hanno ricorso al TAR non perché contrarie al progetto in sé (ciò valeva almeno per il WWF) ma perché temono che l’interpretazione “estensiva” della normativa, che il progetto si porta dietro, determini un pericoloso effetto emulativo nei comuni limitrofi, non facilmente controllabile in futuro.
2. il piano culturale vero e proprio: è quello che ci e mi interessa più da vicino. Può riguardare il giudizio di merito sull’opera, la sua opportunità e la sua capacità di aggiungere o togliere valore al territorio in cui si inserisce: a riguardo direi che pochissimi si sono espressi a sfavore del progetto, praticamente nessuno (forse solo Salzano…e Sgarbi?). Può riguardare inoltre il giudizio di valore sul modello di procedimento usato per l’affidamento dell’incarico ed è qui che s’inseriscono le perplessità mie e di altri per il mancato utilizzo della procedura concorsuale.
Per comprendere davvero la questione è bene chiarire alcuni malintesi che secondo me sono nati nel corso del dibattito e ne hanno impedito uno svolgimento più sereno. Esistono infatti anche qui due livelli diversi di lettura del problema.
Il comune di Ravello, nella realtà dei fatti, non ha conferito a Niemeyer un vero e proprio incarico di progettazione, bensì ha recepito alcuni suoi disegni e idee inquadrandoli ufficialmente come una consulenza esterna (una sorta di supervisione artistica?), il progetto nei vari livelli di approfondimento viene invece sviluppato dall’ufficio tecnico comunale e firmato dalla sua responsabile, Rosa Zeccato. Come ammette lo stesso Lazier, si tratta di una “procedura d’incarico un po’ tirata e al limite della legalità usata dal sindaco di Ravello”.
La critica dunque è legittima, anche se, a dire il vero, dal basso della mia media competenza, non sono affatto sicuro che la legge Merloni obbligasse al concorso pubblico, soprattutto dopo le modifiche degli ultimi due-tre anni; in ogni caso, io e alcuni (molti?) altri abbiamo espresso perplessità per la mancata indizione di un concorso di idee perché siamo convinti della sua opportunità AL DI LA’ (E A DISPETTO) del fatto che la legge lo preveda (o no), così come Antitesi ci ha insegnato.
Non si tratta di essere attaccati all’intangibilità della norma-feticcio, bensì di continuare coerentemente a sostenere che il metodo migliore per la risoluzione del problema della democraticità e qualità degli incarichi di progettazione è quello di indire pubblici concorsi, chiari, trasparenti e internazionali.
Detto questo, è più che legittimo, però, avere sensibilità diverse riguardo al fatto che, in un contesto di mancato rispetto delle norme, l’obiettivo di realizzare un progetto di qualità possa giustificare il perpetuarsi ulteriore di tale prassi.
Ugualmente non condivido che il parziale (o totale) fallimento della Merloni (legge nata in regime di emergenza, mai amata e quindi più e più volte modificata, creando solo confusione, senza aver avuto mai il coraggio politico di abrogarla) giustifichi l’abbandono -ancorché momentaneo- della battaglia per l’affermazione dei principi di concorrenza e trasparenza che almeno in teoria ne stavano alla base e dunque per l’instaurazione di un regime esteso di concorsi di progettazione liberi, democratici, con bandi chiari e commissioni serie.
E’ ovvio che le norme vanno cambiate, quando dimostrano di fare più danni che benefici.
La discussione verteva però sul fatto che a Ravello hanno scelto, non si sa bene perché, di aggirare la legge in modo fantasioso quando sarebbe stato molto più interessante vederli alle prese con un concorso, magari dalla procedura innovativa, che permettesse a loro di raggiungere l’obiettivo dichiarato della realizzazione di una architettura contemporanea di qualità, e a noi di sperimentare finalmente un concorso degno di questo nome.
Stando ai buonissimi propositi dichiarati dal Comune, non sarebbe mancata la volontà politica, al resto credo che avrebbe potuto pensare una mobilitazione del mondo della cultura analoga a quella che comunque c’è stata.



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Commento 645 di --->Andrea Pinna
9/2/2004


"A parte l’ennesima difesa d’ufficio del signor Botta, a proposito di “fatti e non pugnette”, la domanda formale del suo intervento qual è?"

Mi dispiace, leggendo gli altri interventi non vi trovo domande formali, quindi non capisco perchè dovrei averle io...
credevo che fosse un dibattito, dove ciascuno dice la sua, ma evidentemente le mie ultime 12 righe di commento a questa vicenda riguardante il signor Botta contano + delle prime 42, assolutamente generiche...
mi dispiace x i toni esasperati di questa discussione ma non posso fare a meno di notare come ne siano coinvolti anche i gestori di questo sito...
signor lazier, se, dopo il mio intervento generico, avessi difeso il signor ferrara, lei avrebbe scritto "a parte l'ennesima difesa d'ufficio del signor ferrara..."???
do un consiglio a tutti [me compreso], finiamola di trattare discussioni importanti come questa come fossero discussioni da bar sulle partite di calcio, con tifoserie contrapposte... questo contro quello, sennò finisco col pensare che il manicheismo di enrico riguardi anche voi...
lasciamo da parte le persone e ridiamo centralità alle idee... le persone passano le idee restano.
lei mi dice "fatti e non pugnette"...
io le rispondo con "sostanza, e non forma"... e lasciamo da parte l'orgoglio...
e cmq le idee, in generale, sono delle pugnette [un'idea finchè resta un'idea è soltanto un'astrazione diceva gaber], e il vostro sito è fatto di critica, quindi di idee, quindi di pugnette, quindi il mio intervento è su misura x voi...
ah, a scanso di equivoci, questo non vuole essere un intervento polemico, nè tantomeno offensivo...
solo propositivo e costruttivo, come il precedente d'altronde, ma visto che non si è capito, stavolta lo scrivo e passa la paura...


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Commento 643 di --->Mariopaolo Fadda
9/2/2004


Ineccepibile, tempestiva e saggia la decisione della direzione di AntiTHesi di stroncare la gazzarra scatenata da un pugno di professionisti dell’insulto.
Per quanto mi riguarda ero pronto a togliere il disturbo, non per sottrarmi al confronto o allo scontro duro che non mi spaventano più di tanto, ma perchè detesto l’assemblearismo tribale, la parodia della democrazia, la piazza forcaiola, l’ignoranza e la disinformazione elevate a valore.
Le reazioni scomposte dei protagonisti confermano la saggezza della decisione.


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Commento 642 di --->Paolo Marzano
9/2/2004


Questo è il punto sul caso audirorium a Ravello di Oscar Niemeyer
La frase da scolpire sulla roccia è esattamente quella citata da Andrea Pinna : "... La legalità dell'operazione credo e spero verrà chiarita dal TAR ma, indipendentemente dalla sua legalità, qui, in generale, è ambiguo l'atteggiamento di sostenitori e detrattori... Questi ultimi sostengono tesi poco condivisibili, riguardo il definire "sconvolgente" l'impatto ambientale della struttura... definire questa tesi "eccessiva" è un eufemismo... loro però almeno si pongono il problema della legalità... con un accanimento anche un pò sospetto, nel senso che in tante altre occasioni più pressanti e -sensibili, non li si vede, e questo fa pensare che usino Niemeyer come "nome" per attirare l'attenzione cavalcando la polemica..."
E' il sunto, di una strategia vecchia come il mondo, per essere 'riconosciuti ed individuati' socialmente, bisogna scagliarsi contro un grande nemico. Quanto è più grande il nemico più varrà la vittoria su di esso e l'importanza sociale e il 'potere'. Sempre per questo motivo, sempre lui. Povera architettura, povero Comune di Ravello!


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Commento 641 di --->Andrea Pinna
9/2/2004


Credo che leggendo i vari interventi in questa discussione, e anche girando per la rete, emerga come sia quantomeno dubbio l'iter procedurale seguito per far approvare il progetto di Ravello...
La legalità dell'operazione credo e spero verrà chiarita dal TAR ma, indipendentemente dalla sua legalità, qui, in generale, è ambiguo l'atteggiamento di sostenitori e detrattori... Questi ultimi sostengono tesi poco condivisibili, riguardo il definire "sconvolgente" l'impatto ambientale della struttura... definire questa tesi "eccessiva" è un eufemismo... loro però almeno si pongono il problema della legalità... con un accanimento anche un pò sospetto, nel senso che in tante altre occasioni più pressanti e -sensibili, non li si vede, e questo fa pensare che usino Niemeyer come "nome" per attirare l'attenzione cavalcando la polemica...
I primi invece, i sostenitori, vedono solo il bicchiere mezzo pieno... il grande architetto ci ha dato un capolavoro poetico, e adesso bisogna farlo, punto e basta, la legge è un optional... cosa importa se il tar potrebbe decidere sull'illeggittimità dell'operazione, a noi piace e lo vogliamo! punto e basta!
Mi dispiace dover constatare quanto sia "italiana" questa vicenda...
sembra che per noi le leggi sono sempre un qualcosa che ci riguarda fino a un certo punto: la legge, se la conosci la eviti... solo che poi ci si lamenta tutti dell'abusivismo e degli appalti poco "trasparenti"...
e anche se, come in questo caso, c'è chi [pochi] ha puntato il dito contro la legalità dell'operazione, tra questi a quasi nessuno importava che non si sia fatto un concorso [magari trasparente come quello del cpa] su quest'opera... la legge lo prevederebbe, la Merloni, ma solo per le opere importanti, e, di fatto, l'auditorium non lo è... controllate la destinazione d'uso dell'area, non lo può essere! anzi nell'elenco dei tipi di edifici che si possono costruire su quell'area ci sta un sacco di roba, ma l'auditorium proprio no... per non parlare poi del PRG... e dei diplomatici commenti alla legittimità di questo bel casino sollevati da Bohigas...
Ma, quelli che l'auditorium lo vogliono, di tutto questo se ne fregano...
insomma, è sconfortante vedere un grande architetto riportato a questioni di così bassa lega...
Considero il progetto del brasiliano molto poetico, e spero si riesca a realizzarlo, ma nel rispetto della legge... e qui sta il punto, credo che in Italia le leggi andrebbero riviste... perchè se la burocrazia rende troppo complesso la realizzazione di opere come l'auditorium, bèh allora bisogna cambiare le leggi, anzichè aggirarle col consenso e l'appoggio di alcune lobby di potere, e rendere gli strumenti a disposizione dei politici più elastici e flessibili, facilmente modificabili e con minori tempi di esecuzione, nonchè più trasparenti ovviamente...
Ma contro la politica non ci va nessuno... meglio tenersela amica...
meglio criticare il progetto di Niemeyer
meglio criticare chi critica Niemeyer e il suo progetto...
solo che così perdiamo tutti...
a parte qualcuno con interessi particolaristici...
concludo quindi difendendo l'intervento di Enrico, del quale condivido la sostanza...
Capisco che la forma "manichea" usata x esporre le sue tesi possa irritare... la realtà è bianca o nera, o siete con me o contro di me... non è molto bello... ma vi considero persone con spalle abbasta larghe da poter reggere questo e altro, ad Enrico bisognava ribattere sulla sostanza, non sulla forma...
Le questioni in ballo sono troppo importanti per fermarci a commentare l'appassionato estremismo di un ragazzo innamorato dell'architettura, ce ne sono così poche in giro...
Considero il vostro sito un bel contenitore di libero pensiero, come pochi se ne possono trovare, e fa strano notare come basti così poco per farvi mutare la linea editoriale...
un saluto ottimista e di stima


...

9/2/2004 - Sandro Lazier risponde a Andrea Pinna:
A parte l’ennesima difesa d’ufficio del signor Botta, a proposito di “fatti e non pugnette”, la domanda formale del suo intervento qual è?


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Commento 640 di --->Beniamino Rocca
9/2/2004


caro Sandro, so bene come sia difficile tentare di " liberare certa sinistra" come tu dici (e in questi casi, mi viene sempre da pensare al segretario di Rifondazione Comunista , Bertinotti , personalmente conosciuto quando era ancora un sindacalista socialista in carriera...) dal suo massimalismo giacobino.
Che un giovane architetto come Botta poi, dia del "malfattore" a chi è favorevole al progetto Niemeyer (e quindi all'architettura) e sia nell'operare concreto dei fatti suoi (e della sua associazione) a favore dell'"orrida " legge Merloni (e quindi degli ordini professionali, dei burocrati, dei concorsi truccati, dell'Assimpredil, che quesa legge così hanno voluto) la dice lunga sull' onestà culturale della discussione che è nata.
Anche l'aspirante architetto di successo che se la prende con l'ottimo Mariopaolo Fadda è , nei fatti, con "i baronati universitari, i favoritismi della corporazione, l’ostracismo delle riviste patinate, i concorsi truccati, l’analfabetismo."
Meno male che c'è Antithesi ... e anche il Co. Di.Arch., forse, che nel silenzio (imbarazzato?) dei lettori-critici, del Darc, del Ministero ai Beni Culturali, continua la sua battaglia per proporre concrete modifiche di legge per arrivare ad un'architettura libera, antiaccademica , che sappia dare "serenità e stupore".


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Commento 639 di --->Gianluigi D'Angelo
9/2/2004


Mi dispiace per la rottura con Enrico Botta e la sua mancata partecipazione al tuo corso.Puoi dirlo direttamente a lui, non sono nè suo sicario nè tantomeno suo portavoce. Sia ben chiaro che io non voglio fare la morale a nessuno, nè ti ho mai accusato mai di aver "chiesto agevolazioni carrieristiche". Considera sempre i miei commenti semplicemente per quello che sono.
un saluto gianluigi


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