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Linguistica in architettura
Discussione sulle invarianti zeviane
   
9 articoli

Andrea Branzi sulla linguistica architettonica
di Andrea Branzi - Bruno Zevi - 13/2/2003
Con le opinioni di Andrea Branzi, continua il dibattito sulle "invarianti" zeviane.

Il grande patrimonio linguistico e culturale del Movimento Moderno lentamente ma inesorabilmente sta dissolvendosi, senza avere raggiunto nessuno dei traguardi che si era prefisso. Ciò che resta oggi di tutte le esperienze più avanzate di almeno cinquant’anni della recente storia dell’architettura, dai nuovi modelli di urbanizzazione a una nuova civiltà dell’abitare, sembra poter essere riassunto nelle “sette invarianti”, piccolo ma completo compendio delle novità compositive dell’architettura moderna. Dunque al momento di eseguire il mandato testamentario della architettura moderna ben poco resta in mano se non un generale atteggiamento antisimmetrico, che potrebbe essere ricondotto forse a quel perenne conflitto tra lo spirito Apollineo e lo spirito Dionisiaco presenti fin dalle origini nella cultura occidentale…
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Giovanni Klaus Koenig sulla linguistica architettonica
di Giovanni Klaus Koenig-Bruno Zevi - 26/11/2002
Articolo tratto interamente da "L'architettura cronache e storia", n°231 del gennaio 1975

Il presente messaggio non rispetta alcun codice tradizionale di trasmissione: troppo lungo per un articolo, non ha la concisione sapiente ed erudita richiesta nei saggi, né la struttura a capitoli di un libro, né l'articolazione a "flashes" di un diario. Non resta che chiamarlo lettera. Star zitto, d'altronde, sarebbe una vigliaccheria, per non compromettersi con una decisa presa di posizione sul più stimolante libro di critica architettonica di questi ultimi anni. Se non ho saputo né voluto ridurre queste "riflessioni sulle sette invarianti" a dimensioni normali, è perché ho sentito l'esigenza di comunicare nel modo più prossimo all'esperienza reale le mie reazioni a un'attenta lettura del libro. In questo momento della cultura architettonica, in cui tutti hanno qualcosa da dire -in dieci anni sono usciti più libri di architettura che negli ultimi quattro secoli- ma in cui, anche, qualsiasi dialogo si vanifica perché ciascuno si esercita nell'arte del soliloquio, vorrei mostrare un modo di avvicinarsi a un testo senza pregiudizi e di comunicare i risultati dell'esplorazione.
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Stefano Ray sulla linguistica architettonica
di Stefano Ray - Bruno Zevi - 17/11/2002
Continua con l'intervento di Stefano Ray la pubblicazione del dibattito sulle Sette Invarianti. Non sappiamo quanti lettori ne stiano facendo uso, ma è chiaro che i molti contestatori del pensiero zeviano sul codice anticlassico avrebbero il dovere d'intervenire. Sino ad ora nessuno di loro ha deciso di farlo. Il perchè non è noto saperlo. Che ci stiano riflettendo? ...continua...
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Maurizio Sacripanti sulla linguistica architettonica
di Maurizio Sacripanti -Zevi - 6/11/2002
Tratto da L'architettura, cronache e storia n°228, del dicembre 1974
Se guardiamo il sole, è simmetrico; ma se lo consideriamo, in un'altra ( e forse più propria) scala, come un "punto" nella "geometria" della galassia, il sole è asimmetrico.
Ugualmente possiamo, volendo, definirci simmetrici; ma lo spazio che produciamo (attraverso gesti e relazioni) è asimmetrico: è geometria di spazi al negativo.
Un albero è senza dubbio rotondo; ma provate a sezionarlo in verticale e non lo è più: proprio come le due parti di un viso...
Il pentagono di un fiore non è mai regolare. Se lo fosse, il fiore non apparirebbe "vero"...un oggetto della natura non è mai geometricamente perfetto.

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Paolo Balmas sulla linguistica architettonica
di Paolo Balmas - Zevi - 26/9/2002
Paolo Balmas*. Testo tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia n° 228, dell'ottobre 1974

La proposta delle "sette invarianti" desunte dalle esperienze più importanti e significative del Movimento Moderno si rivolge allo stesso tempo alla linguistica dell'architettura, alla critica militante e alla metodologia progettuale, incentrandosi su quanto viene definito "il linguaggio anticlassico dell'architettura moderna". E'una chiave agile e, sotto il rispetto teorico, di facile acquisizione.
Su queste stesse pagine, nel n°224 [vedi De Fusco], è stato osservato che le "sette invarianti" non sono a rigore tali, ma "appartengono alla sfera degli strumenti storico-critici". Ora, dobbiamo dire che sull'essenza di quest'affermazione non possiamo che trovarci d'accordo, nel senso che la natura delle "sette invarianti" e tutta la struttura del discorso su di esse basato ci sembrano giocate su livelli troppo diversi tra loro e su definizioni, nella maggior parte dei casi, troppo complesse perché il tutto possa essere assimilato ad una "langue", o meglio, ad un "codice". ...continua...
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Michelucci sulla linguistica architettonica
di Giovanni Michelucci - Zevi - 15/9/2002
Giovanni Michelucci. Testo tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia n°227 del settembre 1974

Una occasione recente, e precisamente un dibattito televisivo su temi che "il linguaggio moderno dell'architettura" ha riproposto in tutta la loro drammaticità, ci ha spinti a ripercorrere -con riferimento a quei temi- un disorso che, in forma non solo privata, andiamo svolgendo da qualche tempo. Ci limiteremo qui a fermare alcuni punti: sulla distinzione tra il "classicismo" e il "moderno", e sul ruolo della progettazione architettonica del nostro tempo.
L'architettura è morta, si sente ripetere: le sue tensioni creative si sono spente e la ricerca di nuove misure che alimentino la sensibilità e il comportamento progettuale oscilla tra pretese irrealizzabili, utopie impossibili e arbitri devastatori.. Intanto è in discussione l'identità dell'architetto: chi è, cosa fa e come? ...continua...
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Sul rapporto economia/politica
di Fausto Pitigliani - Zevi - 4/9/2002
Fausto Pitigliani. Testo tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia n°225 del luglio 1974

E'possibile seguire le trasformazioni dell'economia in termini linguistici, applicando le sette invarianti proposte per il codice anticlassico dell'architettura, cioè l'elenco, le dissonanze, la tridimensionalità antiprospettica, la scomposizione quadridimensionale, il coinvolgimento di ogni fattore nel gioco strutturale, la temporalizzazione dello spazio, e la reintegrazione dificio-città-territorio? E'comune all'economia e all'architettura la necessità di esprimersi o di operare diversamente, interpretando i veri bisogni dell'uomo e della società moderna. Ciò è sentito particolarmente in Italia, dove si constata quanto sia ritardata la circolazione di quelle idee che, nei paesi più progrediti, sono acquisiti a molti livelli e da vaste masse della popolazione. Anche in Italia vi è un nucleo di consumatori di nuove idee; solo che, come in ogni paese classista, è ristretto, si rinnova poco e ha peso limitato.

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Le regole linguistiche tratte dalle eccezioni
di Renato De Fusco - Zevi - 25/7/2002
Pubblichiamo l'intervento di Renato De Fusco sulla linguistica architettonica.
Il testo è tratto integralmente da L'architettura, cronache e storia, n°224 - giugno 1974 ...continua...
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Linguistica: che confusione
di Sandro Lazier - 14/7/2002
Il tenore degli ultimi commenti arrivati conferma il fatto che le marmellate, se non si hanno enzimi adeguati e convenienti alla digestione, portano inevitabilmente al vomito.
Ci vuole pertanto una cura.
Abbiamo chiesto a Luca Zevi, che ringraziamo, di poter ripubblicare una serie di articoli apparsi in L’architettura Cronache e Storia negli anni 1974/75 nei quali, in forma dialogata, autori come Samonà, De Fusco, Lina Bo Bardi, Michelucci, Koenig, Branzi, Leti Messina e altri, diedero luogo a un dibattito relativo alla linguistica e alle invarianti zeviane. ...continua...
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