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Commento 163 di Carlo Sarno del 14/07/2002


"La presenza di Giuseppe Samonà nella battaglia per il linguaggio moderno dell'architettura attesta la sua perenne giovinezza intellettuale, ed è sommamente importante e significativa per i più giovani. Adesso dobbiamo concentrarci sui fatti operativi, per riorientare i metodi di progettazione e l'insegnamento dell'architettura. Diffondere, popolarizzare un linguaggio anticlassico chiaro, democratico, che riazzera ogni formalismo e perciò non può mai ricadere nell'accademia; un linguaggio idoneo alla comunicazione quotidiana come massimo atto creativo, e quindi capace di incidere sulle strutture . Questa è la sfida."Bruno Zevi

Io credo che un punto di incontro tra Samonà e Zevi avvenga sul piano della concezione della "STORIA COME METODOLOGIA OPERATIVA".
Giuseppe Samonà , architetto di origine siciliana di venti anni più grande di Zevi, nell'introduzione al suo libro "L'urbanistica e l'avvenire della città" ad esempio dice chiaramente che per comprendere il pensiero urbanistico nella sua concretezza occorre comprenderne il suo svolgimento moderno, attraverso "...gli elementi formativi, i caratteri e i problemi fin dalle loro origini ottocentesche, facendoli scaturire dalle situazioni strutturali della società e dell'ambiente che ne ha accolto e provocato lo sviluppo...".
Zevi nel libro "Linguaggio moderno dell'architettura" dice che :"... l'insegnamento dell'architettura va storicizzato perchè il metodo storico è il solo che consenta un riscontro scientifico e, prima ancora, una comunicazione di esperienze...".

Dove divergono Samonà e Zevi, invece, è proprio nel principio genetico del linguaggio moderno secondo Zevi, che comprende in sé tutti gli altri : L'ELENCO COME METODOLOGIA PROGETTUALE.
Dice Zevi :"...L'elenco... nasce da un atto eversivo di AZZERAMENTO culturale che induce a rifiutare l'intero bagaglio delle norme e dei canoni tradizionali, a ricominciare da capo, come se nessun sistema linguistico fosse mai esistito, e dovessimo costruire, per la prima volta nella storia, una casa o una città...".
Ecco quindi i due momenti della concezione teorica Zeviana: da una parte la storia come metodologia operativa, scientifica direi, che aiuta a leggere e comprendere il nuovo linguaggio dell' architettura , dall'altra parte abbiamo l'azzeramento culturale, il ricominciare da capo, l'unicum creativo e progettuale che origina un nuovo processo conoscitivo e generativo di un ignoto originale e innovativo.
Dall'azzeramento nasce un nuovo elenco 'risemantizzato' con nuove connessioni, una singolarità per dirla con la nuova fisica, un nuovo organismo architettonico rispondente ad un particolare locus, ad un particolare tempo e ad un particolare uomo , in maniera ottimale , senza forzature formalistiche.
Come dice Zevi:" ...gli spiriti autenticamente creativi hanno sempre azzerato...".
Carlo Sarno

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