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Ci sono 2 commenti relativi a questo articolo

Commento 176 di Carlo Sarno del 05/08/2002


Caro Sandro, sono d'accordo sulla differenza sostanziale tra funzionalità e necessità, sul senso etico e veritiero nell'intenzione dell'architettura moderna, sullo sforzo compiuto da Le Corbusier, Frank Lloyd Wright ed altri per una architettura libera, democratica adatta all'uomo di oggi.

Però quando ti riferisci alla poetica, alla scarsa rilevanza del rapporto bello/brutto, qui non condivido. Il bello, il buono e il giusto sono tre categorie universali che interagiscono per amonizzare il rapporto dell'uomo con il creato, ed in particolare l'architetto con la natura (penso ad esempio alla teoria arcologica di Paolo Soleri).

A tal riguardo ho ripreso un brano di un mio articolo e che spero poi andrai a leggere per intero sul website Buildlab.
Cordialmente, e sempre grazie per le riflessioni che promuovi per una buona architettura (Bruno Zevi sarebbe felice di sentirti!). Ciao Carlo.

"...L'alto valore etico dell'arte, massima espressione del linguaggio, annienta la funzione decorativa e cancella le categorie del "bello" e del "brutto" che inattuabili razionalmente perdono ogni loro significato ed efficacia. Tutta l'arte del novecento ha concepito il proprio ruolo in funzione etica. In particolare l'architettura ne ha fatto un credo nel quale la liberazione dal pregiudizio e dal privilegio di pochi ha assunto nel manifesto del razionalismo la sua massima espressione. Se si dimentica la profonda e appassionata sincerità di questa intenzione, non solo non si capiscono la modernità e la nostra condizione attuale, ma non si capisce nemmeno la storia passata...." Sandro Lazier

"...Mi riferisco ad un libro su "Pio IX e l'Immacolata" di monsignor Michele G. Masciarelli e sulla questione della 'bellezza che salva', così scrive: "… Salverà il mondo solo la bellezza redenta: quella che sorge dallo Spirito ed è apparentata con le ultime realtà; essa opera una coincidenza tra l'esperienza estetica e quella religiosa. Così è la bellezza dell'Immacolata … Nella bellezza dell'Immacolata è compatibile la bellezza dell'intera umanità … Siamo invitati a imitare questa bellezza …perseguendo la vittoria della verità sulla menzogna, dell'unità sulla divisione, della carità sul disamore, della grazia sul peccato …".
Laura Boccenti così parla della bellezza nel suo articolo pubblicato sul numero di maggio di questo anno della rivista di apologetica Il Timone:" … Sempre la bellezza è richiamo all'assoluto perché in essa si sperimenta la 'luminosità' dell'essere e nello splendore dell'essere brilla la gloria di Dio …". " tratto dall'articolo "la bellezza architettonica tra natura e spirito" di Carlo Sarno pubblicato sul portale di architettura buildlab ,per vedere l'articolo l'indirizzo web è: http://www.buidlab.com/article/133

Tutti i commenti di Carlo Sarno

5/8/2002 - Sandro Lazier risponde a Carlo Sarno

Caro Carlo Sarno,
la compagnia platonica del bello, buono e giusto è stirpe che, purtroppo, non ha un patrono imparziale cui fare riferimento. Sono “universali” di cui, grazie al cielo, l’umanità è riuscita a liberarsi con grande fatica, malgrado la perfezione del buon dio, della natura e della storia.
Tra l’altro, mangiarsi il proprio dio come fanno i cristiani, non è né bello, né buono, né giusto, ma può essere mirabile e convincente se la messa in scena coinvolge emotivamente le folle nella promessa di una vita eterna.
Ovviamente non critico la fede, né i fedeli. Mi intriga la liturgia.
La guerra non è né bella, né buona, né giusta. Ma "liturgicamente" ci sono fotografie e filmati che la ritraggono in modo sublime. Come sublimi possono essere le sue macchine mortali.
L’espressione artistica, a mio vedere (ma è pensiero che si perde nella notte dei tempi) è strumento delicato che può giustificare “esteticamente” anche le intenzioni meno nobili. Nella storia non c’è tiranno che non abbia legittimato e vestito il suo privilegio con capolavori artistici.
Perciò non è vero che una cosa bella sia, automaticamente, anche buona e giusta. Così come non è vero che una cosa ingiusta, o cattiva, possa non essere bella. Per questa ragione credo che il “bello” sia una strategia (un modo di esprimere con segni) e non una categoria. L’arte astratta non è né buona né giusta. E’ astratta, perché è solo segno (= significazione). Il resto è vecchia metafisica, che vuol dire assoluto, natura, dio. Che sono altra cosa.

 

Commento 213 di Paolo Marzano del 12/10/2002


Archittettura è diventato sinonimo di Flussi , che come incontenibili e straripanti torrenti, scivolano senza seguire direzioni. Non esistendo argini che possano trattenere la loro potenza divulgatrice, hanno disintegrato l'antica localizzazione e hanno cavalcato i vettori comunicativi umani facendo proprie le diverse possibilità, trovando strade impensabili e mai usate secondo questi scopi.
I flussi hanno consumato il concetto di localizzazione, di coordinate fisiche, dell’essenza del mondo materiale. Tutto ciò non lo vedo in maniera negativa, sia ben chiaro, ma non vi sembra che dietro questa mascherina, ci stiano tante di quelle foto e argomenti sulle riviste specializzate, che "colano rendering a cascata". Non può essere questa la nuova nicchia architettonica!
Vorrei si riflettesse, però su un concetto che ho cercato di chiarire su un mio articolo di prossima uscita di architettare.it, un aspetto della realtà che viviamo e di cui bisogna tenere conto.
Bene, l’informazione, come sappiamo, regna incontrastata il nostro tempo e le nostre visioni, con essa tutto un nuovo genere di relazioni, che non sto ad elencare da Benjamin fino a Foucault passando da Tschumi, Eisenman e gli ultimi "nastri di Zaha" contrapposti agli "aculei" primordiali, per non parlare delle visioni annacquate degli ultimi blob che si affacciano sulle colline del progetto a Pentedattilo per l'area archeologica. Dentro le bolle può succedere di tutto l'importante è farle assomiglire quanto più è possibile ad un liquido che si aggrappa dovunque, cioè negli ultimi 3-400 concorsi!!! Dentro le bolle, tanto giustifichiamo l'informazione, che essendo incolore, inodore a-tattile, va bene così. E, no! L'architettura penso sia una cosa diversa, nessuno ha la presunzione di definirla "assolutamente" (meno male), ma quella che vediamo, sappiamo che non lo è, per tante ragioni basate sul fatto che quelle forme sono oggi di "tendenza" (e già questo le allontana da concetti architettonici. Comunque, veniamo al paradosso di cui volevo parlare, esso è insito nella struttura intima dell'informazione, unico elemento da indagare nei prossimi anni, per sviluppare un'architettura adeguata, è vero infatti, che l’informazione segue una velocità propria e non ammette ingerenze e appesantiti parametri, come il “tempo” e la “distanza”, quindi è l’informazione stessa, che tende a sottolineare l’entropico degrado dello spazio. Attenzione !! Qui si parla di "mutazione della percezione", fondamentale per questo tipo di visione architettonica, e non di forme e di rendering come gli ultimi concorsi di gruppi giovani! L'architettura non è solo visione! Altrimenti le descrizioni di Bruno Zevi di opere di architetti come Gaudì o Mendelsohn, Wright o Van De Velde si vano a fare benedire e questo non va bene! L'architettura si odora e si tocca esiste come presenza e traccia un'ombra esattamente come la tracciamo noi! Lo spazio ci fa crescere e con esso la vera serie di "relazioni", ma queste sono diverse, da quelle che ci vogliono far credere. Quelle "altre relazioni", non sono, ora, mature troppo legate ad una forte componente mediatica sottoposta a strategie di mercato, che rifiutano sua maestà, lo spazio!
Esso finisce per essere un ostacolo, come un’incrostazione destinata, con il tempo, a scomparire. Paradossale!
Come può, infatti, un elemento che nega totalmente lo spazio, diventare promotore di nuove idee e della sua stessa nuova concezione ed evoluzione? Questo è un nodo da chiarire, sicuramente alimenterà nuove strategie d'intervento (speriamo perchè così, sarà difficile andare avanti, circondati e avviluppati in ipertrasparenze e atmosfere , non pop, che sarebbe interessante, ma blob, senza scampo!). D’altronde è lapalissiano che l’interattività si rivela come uno scambio veloce, un’azione che nella sua presunzione di ubiquità, può evolversi in diverse maniere, ma fugge da qualsiasi compromesso formale; praticamente, il segno e lo spazio sono azzerati.
Pensate che questo probabile paradosso di fronte al quale prima o poi ci troveremo tra velocità dell'informazione e contrazione dello spazio (architettura) sia valida come tematica di discussione e riflessione, secondo me è il tema principale della critica futura che distinguerà le diverse diramazioni e le diverse definizioni delle diverse informazioni e la forza che avranno distinguendo quelle capaci di trasportare un carico di significato architettonico da quelle che avanzeranno senza di esso.
Oppure L'architetura non avendo bisogno di vettori portanti, si affiderà alla materia unico pattern educativo e didatticamnete comunicativo, che avendo un tempo "contemplativo" tutto suo, negherà una velocità divulgativa e mediale, inutile?
Grazie dell'attenzione.

Tutti i commenti di Paolo Marzano

 

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