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Ci sono 8 commenti relativi a questo articolo

Commento 236 di Fausto d'Organ del 17/12/2002


Caro Sandro,
a distanza di circa diciotto mesi da quando antiTheSi, insieme ad Antonino Saggio, buttarono all'aria l'idea di un convegno internazionale sulla Rivoluzione Informatica da tenersi a Saint Vincent, inizi Lei a esporCi la sua personale interpretazione di "architettura digitale". Largo ai Padroni di Casa! ...poi, senza dubbio, anche gli ospiti di passaggio, primo fra tutti colui che scrive ora, sapranno accompagnare la dissertazione...

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Commento 235 di Fausto D'organ del 17/12/2002


Inizio questo contatto salutando un Maestro Progettista che è da poche ore passato a miglior vita, lasciandoci (sul serio) ancora più soli in questa valle architettonica di lacrime: Vittorio De Feo, Professore all'Università di Roma, Tor Vergata. Molti di Voi l'avranno conosciuto personalmente, io soltanto attraverso libri, riviste, ecc.; di conseguenza non sono capace di aggiungere nulla di sostanziale a questo saluto, ed evito di continuare a sfiorare la Sua Immagine. [...] Vado a toccare il punto a cui appiccicare 'sto contatto. Quando ho letto del Master, ora oggetto di attenzioni, la mia prima reazione è stata di sorpresa: l'Inarch promuove un corso NON universitario di CAAD??? ... E sulla scia della prima sorpresa mi sono fatto prendere pure dall'entusiasmo leggendo della presenza di L.P.Puglisi e di M.Brizzi ...ma ...riflettendoci su un poco ho avuto la spiacevole sensazione che da questo corso di formazione post universitaria (esterna all'università) sarebbero usciti pseudo esperti di "digitalizzazione" di splendide idee altrui: fresche braccia rapide sulle workstation, null'altro! Ben inteso, si tratta soltanto della "mia" impressione, condivisibile o meno, ovviamente! "Attenzione, è pronta una nuova bidonata sotto forma di "master di architettura digitale" della durata di 232 ore, legittimata dall'INARCH (Istituto di Cultura Italiana!) che si chiama: "Lo Spazio In-Forme" per giovani e disoccupati neolaureati in architettura affascinati dall'ancora attuale (speriamo per poco), moda digitale. [...]". Anche questo è soltanto un pensiero "suo", Dolce Mara, condivisibile o meno, ovviamente! E' soltanto "suo" anche in considerazione del fatto che se solo usasse qualche minuto del suo tempo per esplorare i links delle pagine di Antithesi, scoprirebbe tanti studiosi, da Lei etichettati automaticamente "modaioli", che riversano megabytes di idee in rete; scoprirebbe decine di riviste "digitali" (come quella in cui Lei sta scrivendo!) che sono costruite su questi, da Lei denigrati, pensieri "modaioli"; scoprirebbe centinaia di progetti di architettura digitale "modaiola", realizzati in altrettante aree "modaiole" del nostro pianeta, ecc. ecc. ... Per non parlare dell'ormai fissa striscetta dedicata, sulla prima pagina di questa rivista, ai Corsi CAAD dell'evidentemente, per Lei, "modaiolo" Antonino Saggio. ... E tutto questo lo scoprirebbe partendo dalla sola e poco "modaiola" Antithesi! Pensi un pò che cosa conoscerebbe se esplorasse la rete avventurandosi in altri "siti" molto più spinti e modaioli!?! Che il Master sia "inutile" è un discorso praticabilissimo, che però non regge se viene fatto da una persona che esordisce con una "superficialità culturale" di tale profondità! Mi stupisco, allora, che tale breve scritto allarmato (depauperato dall'accennato esordio) ha trovato così bel risalto nella "colonna Articoli" della rivista! Io direi che, parallelamente alle "lezioni" di linguistica architettonica, Antithesi dovrebbe approntare anche "lezioni" di Architettura Digitale che possano chiarire a persone come Dolce Mara, in quali termini la nostra e la loro realtà sta "aumentando" (pare, a loro insaputa!) e sta mutando (certamente a loro insaputa!)... Se il convegno internazionale sulla Rivoluzione Informatica a Saint Vincent non si è fatto, che ne dite di ovviare (in piccolo, tra queste pagine) all'inghippo?! "[...] Che cos'è? Che significa? che senso ha? ...esiste un'architettura digitale?" tanto per gradire...> Queste parole di Dolce Mara, nascondono una sete di conoscenza (condivisa da tanti) che Antithesi può aiutare a placare.

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17/12/2002 - Sandro Lazier risponde a Fausto D'organ

Mara, che ovviamente tanto dolce non è, ha trovato risalto sulle pagine di antithesi perché dice cose che hanno un senso e un significato importante. Non mi interessa la forma con cui le dice e nemmeno mi turbano i riferimenti personali (che avrei evitato) o gli aggettivi che usa per definire questa o quella architettura. Inoltre, l'appellativo "modaiolo" non mi sta né bene né male, perché riflette una realtà piuttosto vera dalla quale, con argomenti di sostanza, è doveroso liberarsi.
Quindi apprezzo l'invito di aprire una finestra sull'architettura digitale (uso questo termine in senso molto stretto) ma a condizione che i contenuti valgano da un punto di vista critico e non solo promozionale.
Intanto aspettiamo che qualcuno definisca a Mara (ed ovviamente anche a noi) una personale interpretazione di "architettura digitale".

 

Commento 239 di Furio Barzon del 18/12/2002


Accetto con piacere l'invito di Sandro Lazier, che stimo per la forza e l'energia del suo pensiero, a cercare di spiegare a Mara Dolce che cosa sia l'architettura digitale. Messa così, nei due termini che compongono la magica formula "architettura digitale", la cosa appare immediatamente riduttiva e poco interessante: l'architettura è costruito, l'architettura è solida, si deve e si può toccare con le mani, l'architettura è firmitas. Così era e così sarà, però...
Intendiamo per "architettura digitale" ogni processo architettonico che in una sua fase, anche minorataria, si sia servito del computer. Anche una sola email spedita per commentare un progetto, da un architetto ad un altro coinvolti nella fase compositiva, inserisce una nuova possibilità, non solo prettamente comunicativa, che l'uomo non ha precedentemente avuto, e che ha per questo inevitabili, anche minime, ripercussioni sul progetto, assolutamente da non sottovalutare.

Tracciamo, invece, che forse è più utile e chiarificatore, una piccola e rapida mappa dei casi in cui il computer si inserisce prepotentemente nel processo architettonico:
BLOB
Le enormi potenzialità di calcolo dell'elelaboratore hanno progressivamente permesso il controllo matematico (ed ingegneristico!)di forme e volumi sempre più fluidi, complessi ed articolati, attraverso software che permettono navigazioni virtuali tridimensionali; credo, ahimè, che le forme blob siano di relativo interesse architettonico e che si prestino meglio alla creazione (badate bene: architettonica) della nuova dimensione ineunte del paesaggio virtuale di Internet 2.
BARRIERA BIOENERGETICA
Sono oramai diversi i casi in cui il controllo computerizzato degli scambi energetici della barriera che costituzionalmente ogni architettura pone, tra interno (artificiale) ed esterno (naturale, per modo di dire), ha dimostrato di essere una innovativa quanto effica soluzione. Il primo è stato Jean Nouvel con l'Istituto per il Mondo Arabo, ma ci sono tecnologie molto più sofisticate, tra cui la commercialissima Blue Energy di Permasteelisa.
HYPERSURFACE
Hypersuface è termine coniato da Marcos Novak (non a caso paladino del discusso Master in/arch). Significa fondamentalmente: sfondamento della massa muraria grazie alla sua trasformazione in profonda interfaccia di comunicazione. È una ricerca in atto, che in Italia trova la sua più elementare (e per questo meritevole di attenzione) espressione in Ranaulo e che a livello concettuale ha già coinvolto elette menti internazionali. La prima immagine significativa in tal senso è comparsa su un progetto di Rem Koolhaas, tuttavia.
NUOVE TECNOLOGIE COSTRUTTIVE
Senza un uso intensivo e sapiente del computer non si sarebbe mai riusciti a costruire il Guggenheim di Bilbao. Grandi aziende internazionali hanno sviluppato strumenti complessi per l'industrializzazione elettronica delle componenti costruttive dell'architettura, potenti gruppi ingegneristici (e non solo Arup) hanno realizzato software innovativi per rendere costruibili le strutture più impossibili.
MONDI VIRTUALI
L'architetto contemporaneo non sta trascurando il nuovo mercato che gli si sta spalancando di fronte: Internet, grazie all'aumento della velocità di trasmissione dati, sta diventando sempre più un'interfaccia tridimensionale (pensate alle bandierine logo di Microsoft). Tutto ciò che è tridimensionale è di competenza dell'architetto (ma anche l'interfaccia bidimensionale ha netta struttura architettonica). Gli architetti costruiscono la rete.
EDITORIA ELETTRONICA
"Attraverso il computer l’uomo si è dotato di un ultimo genere di linguaggio: un canale di comunicazione che usa lettere, immagini, suoni, in una sinestesia quasi completa, per mettere in contatto i cervelli ed i pensieri di ognuno. Internet cambia il linguaggio e con esso cambia l’architettura." Le webzine, i portali, le postazioni web degli architetti, mandano in corto circuito l'editoria classica: la somma degli utenti Internet giornalieri supera di gran lunga quella degli acquirenti delle riviste (non solo perchè non pagano). Basta una sola copia originale perchè tutti la leggano (portando letteralmente a zero i costi di distribuzione), possono essere inseriti suoni, video, modelli 3D, strumenti di discussione (come questo).
Ci sarebbe molto molto altro, ma rilancio il discorso proponendovi la lettura di un mio brevissimo testo, pubblicato su Arch'it nella sezione dedicata ad "Image", ed ora anche sul libro che iMage ha pubblicato (e che invito Dolce Mara ad acquistare per comprendere meglio che cosa sia "l'architettura digitale"), scritto in occasione della moderazione al "6. Festival Internazionale di Architettura in Video" per un incontro a cui hanno partecipato Reed Kram (Media Designer), Derrick De Kerckhove (McLuhan Program), Antonella Bruzzese (A12-parole), Marco Brizzi (ARCH'IT, splendido organizzatore del Festival), Claudio Marcello Desole e Giovanni Maria Campus (archilink.it), Marco Casamonti (archinfo.it), Claudio Compagnucci (architettare.it), Massimo Canfailla (archiworld.it), Cristina Ribeiro (buildlab.com), Gianluigi D'Angelo (channelbeta.net), Luigi Centola (newitalianblood.com), Luigi Catenacci (professionearchitetto.it).

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Commento 249 di Fausto D'organ del 31/12/2002


Parole Chiave(1) [CATEGORIE GENERATIVE]

Mi permetto di prendere la coda del filone mentale iniziato da Furio Barzon su antiThesi, per aggiungere altra carne al fuoco di questo avvicinamento all'architettura digitale, sperando che lo stesso Furio si accodi a sua volta e che tanti altri facciano lo stesso, promuovendo l'espansione all'infinito di questa linea di riflessione... Comincio a lasciare, perciò, alcune "quantità rizomatiche", organi dialettici di riserva che potrebbero essere utili a me per il proseguimento del mio personale "viaggio" e a chi legge per iniziare a costruirsi (qualora partisse da zero come me) una personale sequenza di priorità di studio. E la prima parola chiave manifesta la natura stessa di questo contatto: prodotto sintetico (e/o sintetizzato) di un periodo di libertà, di un passaggio ad un nuovo campo che mi si è aperto sotto gli occhi nel bel mezzo di un'esplorazione senza scopo preciso. Una fortunata occasione per camminare, incontrare, osservare e pensare insieme con un'inaspettata moltitudine di viaggiatori itineranti che, per gradi diversi, già da tempo battono, in lungo e in largo, aree a me finora sconosciute. Spazi illimitati, isotropi, su cui poggiare idee volume, emozioni tridimensionali; zone in cui si ha la sensazione di poter imbattersi, da un momento all'altro, in uno di quei Maestri di fascino medievale coi quali si poteva parlare solo dopo aver attraversato baratri, sconfitto guardiani malefici, domato draghi, superate foreste incantate. Paesaggi di curiosità mi mettono in relazione con un esercito, che sta tenendo in assedio "il reale" con l'intenzione di portarlo alla resa incondizionata. Un rigonfio manipolo di simpatici eroi finti e sinceri cercatori senza paure, che mi stanno insegnando come il mondo non sia mai da leggere, ma sempre da scrivere. Le divisioni disciplinari appaiono per come sono: costrutti, esito di una scissione arbitraria di competenze e ruoli, spartizioni sempre revocabili che non riflettono alcuna verità scientifica. Non esistono fossi buii da saltare per spostarsi dall'una all'altra, ma sentieri nascosti da "illuminare" con pensieri e progetti. E l'ELETTRICITA' è padrona assoluta; è il sangue che scorre nelle vene di questo nuovo corpo di cui mi scopro ospite parassita. Mi sposto come un nomade, cambio luogo e ogni volta m'insedio in modo diverso all'interno di ambienti di vita sensoriale simulata che stanno restituendoci, sotto altra forma, una cultura tattile ormai dimenticata. Volo, atterro su un fiore, lo osservo, poi volo su un altro fiore e, per via digitale, prelevo qualcosa dal primo fiore e lo porto sul secondo: quindi con la combinazione dei fiori e del tempo passato su ciascun fiore, se ne crea un terzo, che è il risultato dell'"IBRIDIZZAZIONE". Questo contatto è frutto d'IBRIDIZZAZIONE. Di un processo di acquisizione d'informazioni, di riflessioni, di idee, di concetti altrui, immagazzinati, decodificati secondo intime matrici mentali ed assimilati come nutrimento necessario per continuare "il viaggio". Smetto di divagare e comincio, con più decisione, a restituirvi ciò che sto assimilando...
COMUNICAZIONE - ci è stato insegnato che perché essa si attui sono necessari un emittente un messaggio e un ricevente, si deve usare un unico codice linguistico e non ci devono essere interferenze. Ma cosa succede se il vettore del messaggio è esso stesso un'interferenza di codici? C'è ancora comunicazione? Il messaggio si modifica durante il trasferimento? Secondo me, il produttore perderà, in tal caso, il controllo del prodotto; diventa inconsapevole emittente di messaggi "altri" che proliferano dalla radice fornita, mentre chi li accoglie è inconsapevole chiave d'ulteriori sedimentazioni e affioramenti.

STEREOTIPO - maggiori sono i flussi di dati e immagini ricevuti più corposo, e inconscio, sarà il processo di "economia mentale" che ci fa ridurre gli elementi a forme semplici, usando schematismi, "modelli fissi" che tendiamo a trattare senza coinvolgerli in operazioni di smontaggio, sovrapposizione o intreccio. Tali modelli fissi sono la "realtà ridotta" (contrapposta a quella "aumentata") che "vediamo" intorno a noi. Si tratta di forme convenzionali suggerite dall'ambiente: messaggi trasferiti con linearità. Cosa succede se scegliamo di deviare dalla linearità? Si comincia a "osservare" invece che a "vedere"? Si mette in discussione il messaggio senza accettarne il significato immediato. E, secondo me, nasce l'interferenza dalla quale crescono le realtà aumentate.

SEGNO - s'interagisce tramite sistemi grafici, stratificazioni più o meno complesse fatte di segni che percepiamo con sensazione suggeriteci dall'ambiente in cui viviamo. La linea orizzontale ci dà una sensazione di fluidità e di calma: probabilmente sono gli spazi ampi che esistono intorno a noi a trasferirci questa sensazione; la distesa della linea del mare, delle pianure, dei laghi. Anche la nostra posizione di riposo è orizzontale. La linea verticale, invece ci dà una sensazione di slancio: nella parte bassa ci sembra immobile, in quella alta sembra voler crescere ed elevarsi. Anche questa sensazione, probabilmente, è suggerita dall'ambiente e dall'uomo stesso, e da tutto ciò che l'uomo ha creato nel desiderio d'emergere sempre più o per ansia spirituale di avvicinarsi al cielo o per volontà di dominio sulla natura e sui propri simili. La linea obliqua è movimento. Perché? La sua parte bassa non è più statica, ma suggerisce possibilità di slancio, come dall'altra estremità. Il volo degli uccelli, quando si alzano da terra o quando vi ridiscendono, segue una traiettoria obliqua... Il linguaggio di una semplice linea, non è mai soltanto geometrico. Anche i segni più semplici creati e usati dall'uomo hanno per lui significati traslati: gli servono per rappresentare una sorta di mappa mentale, un'istantanea impressionistica delle sue idee e dei suoi pensieri. L'idea che sta dietro ad un segno ne determina realmente la forma. L'idea può materializzarsi.

IPERMEDIALITÀ - si tratta di una multimedialità non completamente espansa, matrice di un prodotto ristrettamente interattivo, flessibile se non altro perché consente all'utente di definire a suo piacimento (entro, però, una famiglia d'alternative) la sequenza degli inputs e l'articolazione del processo di conoscenza e comprensione del messaggio veicolato. L'elaborato architettonico che cos'è se non un primigenio prodotto ipermediale? In esso la struttura comunicativa è "trasparente", anche se mediata a monte; i contenuti hanno la possibilità di plasmare la forma comunicativa, tanto da assicurare alla struttura del vettore un ruolo decisamente primario ai fini del processo conoscitivo.

SENSI - le nuove tecnologie sono a base visiva e uditiva. Gli altri tre sensi, portatori di sensazioni primordiali ancora oggi inspiegabili e poco razionali, non sono normalmente stimolati e messi in connessione coi i flussi informazionali. Questi sensi si stanno atrofizzando? Essi non possono smaterializzarsi e correre in cavi ottici, o fili del telefono, e anche i normali inputs che li fanno reagire non possono farlo. Sarebbe come pretendere che un treno a vapore raggiunga la velocità della luce per portare una lettera nello stesso tempo di una e-mail. Che fine farà, allora, lo spazio di questi sensi sotto sfruttati. Quali dimensioni preziose stiamo sacrificando?
[...]

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Commento 250 di Fausto D'organ del 01/01/2003


Parole Chiave(2) [CATEGORIE GENERATIVE]
[...]
TRA - proliferano sempre più i collegamenti orizzontali tra le fantasie, gli atti del quotidiano abitare e le esigenze comunicative: la trasversalità appare come un imperativo categorico che diventa equazione per rappresentare la "iperdimensione" del vissuto; iper come alterazione, iper come qualcosa che si solleva dai conflitti del mondo, iper come liberazione e deterritorializzazione dell'oggetto e dei soggetti. Alle sostanze quotidiane si sostituiscono "i rapporti", alle forme della consuetudine si sostituiscono "le immagini": si stanno forse rifiutando i capisaldi della realtà? Forse si sta solo cercando una diversa chiave di decodifica dei sistemi di conoscenza: si smaterializza per trovare l'essenziale. E l'essenziale si può percepire "tra" una sostanza e l'altra, "tra" una forma e l'altra: in-between. La matrice interstiziale di ciascuna struttura reale dis-giunta dalla significazione è l'ente n-dimensionale che può inviluppare, in modo abitabile, soggetti e oggetti, deviare le percezioni e sovrapporre esperienze fisiche.

VIRTUALITÀ - essa è un'estensione di tutto ciò che è realtà come sostiene Gilles Deleuze. In essa e per essa prendono vita, in tempo reale, forme di coscienza, di espressione della coscienza, basate su linguaggi. In essa si compie il delitto perfetto: è in grado di realizzare i nostri sogni, facendoli rimanere ancora sogni, ma con maggiore corporeità. La virtualità sta nel desiderio e si desidera ciò che ci manca (la mancanza è virtualità). Con essa è possibile soddisfare il bisogno di comunicare, esprimere desideri e, a volte, riuscire a realizzarli. La virtualità nasce dall'assenza, dal non potere, dai limiti: cresce ricreando legami, potenziando e liberando.

RETE - i computer collegati su internet formano una specie di intelligenza, una memoria collettiva: si utilizza un prodotto dell'uomo (il digitale) come strumento di una nuova dialettica interna alla struttura delle cose. La pervasività trasversale delle tecnologie dell'informazione nuclearizza comunità virtuali che si scambiano inputs alla velocità di 300000Km/sec, velocità che, però, sarà sempre inferiore a quella della "vicinanza", della comunicazione faccia a faccia, sintonizzata sulla rete della mentalità, dei modi di essere, delle sensibilità, rete interna all'ecosistema delle relazioni e degli incontri sociali. C'è, allora, un rapporto da affrontare: quello tra "globale/virtuale" e "locale/reale".

CORPO - si è detto di esso che "limita le ambizioni architettoniche" e che, per contro, "l'architettura lo viola con la propria presenza". Ma, si può vedere l'edificio come un "sensore" che ci mette in contatto col mondo? ...Si è detto anche che il fantasma intrinseco del corpo ha una tendenza irrefrenabile ad espandersi, ad integrarsi a tutto ciò che gli è esterno. La sua pelle si estende all'interno dello spazio circostante così che ogni azione, d'ora in poi, avrà luogo "nel" corpo stesso. Mi viene da fare un'analogia coi balzi asimoviani: protendendomi ad un "nuovo edificio" che consente questa espansione sensoriale, il luogo in cui mi troverei diventerebbe un oggetto minuscolo, un ente in cui, cioè, non esistono gli effetti relativistici dell'universo usuale. Da zona[r] (relatività) a zona[i] (iperspazialità). Il valore del movimento nella zona[i] è zero (io non mi muovo); in rapporto allo spazio la mia velocità è infinita. I miei occhi diventano le mie mani e i miei piedi. L'edificio non mi viola perché sono io stesso l'edificio. Io non ho limiti in esso, esso non ha limiti in me. E, allora, il camminare e il correre potrebbero essere intesi come casi particolari di un cadere in aree senza orizzonte, né orizzontalità? Il non equilibrio è la vera base di un edificio?

CASA - muoversi, camminare, dormire, lavarsi, mangiare sono atti che comunicano; costruire una casa è esprimere un messaggio, è come lasciare delle tracce per farsi trovare. La casa. La stanza. Materia grezza ed imponente dello sviluppo urbano, elemento povero, forse, rispetto ai tanti Guggenheim che si vanno auspicando nei grandi concorsi internazionali. Elemento ancestrale di un uomo che tende a vivere in uno spazio chiuso, limitato, col bisogno di avere attorno a sé una barriera che delimiti l'area che ha occupato, lo separi e lo protegga da un qualcosa che nel momento stesso in cui viene tracciato il confine diventa "altro", "diverso". Ma oggi è ancora così? I processi di smaterializzazione stanno aggredendo l'abitare alterando il rapporto tra identità del suo abitante e le condizioni al contorno (tecnologie, economie, tradizioni...)? Si sta modificando l'interazione tra spazio interno e spazio esterno? Si sta puntando forse all'"existenz maximum"?

NATURA - il rapporto con essa sta cambiando. L'uomo non le si riavvicina soltanto per creare una frattura dal mito industriale, ma per emularla come mai ha sentito di fare prima d'ora: i frattali, il DNA, i movimenti delle onde, i cumuli di sabbia, le scosse telluriche... L'uomo che costruisce cerca di fare, egli stesso, paesaggi con una sensibilità nuova: se la civiltà dell'industria doveva dominare e sfruttare le risorse naturali, quella dell'informazione le può valorizzare. L'uomo vuole far pace?

FUTURISMI - l'architettura virtuale (la "transarchitettura") è espressione rinnovata di un'arte dell'intelligenza che non ha tempo, e celebra nuove certezze di poter realizzare i sogni di chi, più di 70anni fa, aveva scardinato le porte del futuro intravedendolo con gli occhi illuminati di poderosa luce elettrica; un futuro che solo adesso potrà essere colonizzato. "Mentre il futurismo è l'arte dell'epoca elettrica, cioè - scrive Luigi P. Puglisi - della macchina e degli elettrodomestici, la nuova architettura è l'arte dell'elettronica, cioè del computer e dell'informatica".

Felice 2003 a Tutti gli Internauti [...]

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Commento 275 di Fausto D'organ del 02/01/2003


Parole Chiave(4) [CATEGORIE GENERATIVE]
[...]UTOPIA - volenti o nolenti stiamo condividendo l'atto di apertura di una porta e se ci pensate bene l'apertura delle porte ha un qualcosa di mistico: ha il profumo dell'ignoto, dà la sensazione di entrare in un momento nuovo, un nuovo aspetto della vostra vita. Comprende istanti di gioie pure: riscoperte, avventure, contatti insperati... L'apertura di una porta cambia e ridistribuisce le forze umane, può nascere nei movimenti di una matita su un foglio bianco, nel passaggio del mouse su aree sensibili del nostro cyberspazio; può cominciare sulla traccia che da un'infanzia di significati toccherà pietre miliari dense di stimoli a procedere, segni d'una crescita verso la maturità, quale che sia il significato di questa parola. Un sogno, una primavera e come ogni primavera ha la sua gloria, una gloria potrebbe essere facile ammirare scoprendo che camminare sull'acqua non è difficile, basta sapere dove sono i sassi.

INTEGRATO - unito a PROGETTAZIONE e ad ARCHITETTURA costituisce una locuzione basilare che poche volte si scopre scheletro di un'azione progettualarchitettonica; è la chiave di volta che tiene su il palinsesto esecutivo del PROGETTISTA VERO; asserzione, questa, inattaccabile quanto adombrata dal bla bla generale. Nel ricordarla a me stesso e ai più che distrattamente s'accorgono della presenza di questo commento in ambiente antiThesiano, ne amplifico alcuni (solo alcuni) contorni mescolando vecchi e nuovi ingredienti che testimoniano quanto l'architettare sia aaltianamente "très difficile"... Dunque... Che cosa abbiamo... Ah! Sì...: Ricerche ed Analisi Contestuali, Concretizzazioni e Sperimentazioni, Verifiche e Reinvenzioni, Progettazione Generativa, Modellazione Virtual-3D, Pacchetti IperMediali Descrittivi, Progetti Preliminari, Progetti Definitivi, Progetti Esecutivi, Controllo delle Costruibilità Tecnico_organizzativa, Progetti Costruttivi, Organigrammi di Realizzazione, Schede di Produzione, Programmazione Operativa (analisi WBS, costruzioni PERT, CPM, GANTT, analisi Produttività), Organizzazione e Gestione della Qualità (analisi Rischi, Piani di Controllo e Prevenzione, analisi Costi, Piani Tecnico_economici)... Oops!? Quasi dimenticavo... Analisi delle Funzionalità Strutturali e delle Tecnologie Edilizie del Passato, Studi di Restauro, Diagnosi e Consolidamento, Modellazione Numerica e Fisica, Analisi dei Sistemi e delle Tecnologie Moderne per il Restauro e il Risanamento... Riprendiamo un po' di fiato!? E mentre state intimamente ringraziando il cielo che esiste il computer, non fate finta di non aver letto!

ESTENSIONE - preso fiato dall'alto di questa pietra dominante che grava sui nostri stomaci, rilancio la serie di parole chiave; Sant'Agostino, uno dei massimi filosofi dell'antichità cristiana, definendo il tempo, parla di "exstensio animi" (estensione dell'anima). Secondo questo pensatore tutto casa e chiesa, il tempo esiste solo nell'anima, come percezione che l'anima ha del passato, del presente e del futuro. Adesso proviamo a estendere questa metafora anche all'idea che noi abbiamo dello spazio: non è solo lo spazio fisico ad essere reale, ma anche tutti gli spazi che esistono e prendono vita proprio nelle percezioni che ne abbiamo. Così entriamo (ammesso che ne siamo mai stati fuori!) nel "non_luogo" del delitto perfetto, dove l'unica cosa imperfetta e limitata risulta essere proprio la nostra immaginazione. Un mondo affascinante e diabolico si estende in noi, e lo schermo è la nostra prima interfaccia d'immersione, ed ovviamente di interattività, con una realtà in cui non ci sono né apparenze né essere, non esistono "ombre" platoniche, ma trasparenza totale.

VELOCITA' - penso che vale la pena di credere fermamente alla necessità dell'apertura verso una società che non può limitarsi ad approfondire un concetto alla volta, una società che deve recepire in contemporanea più messaggi pregnanti anche molto diversi tra loro, una società che usi i media come i cavalli di battaglia per una vittoria sull'alienazione ed il ristagno. Credere nell'energia di pensieri che nascono e crescono in una terra di emozioni ossigenate dall'alito perenne della sorpresa, un'ipersuperficie di concetti, forme ed emozioni che abbia un appeal inconfutabile per un target d'individui polimorfici e mai passivi. L'uso dei vettori multimediali nell'arte è l'effetto di una poetica dell'avanguardia di un'era lontana dipendente dalla necessità dell'inconscio di fuoriuscire attraverso una performance creativa e di essere sensibilizzato da tecniche liberatorie. Le distanze si annullano, il libero accesso è il paradigma, la rapidità è la fibra che pervade ogni istante creativo: non scompariremo nell'infinito ma ci moltiplicheremo, non sarò più "uno" solo ma sarò "due", "quattro", molti "miliardi".

ORGANO - si appronta il "codice genetico", si "architetta" il Dna di un ente che indagherà a fondo la ricchezza dell'interazione tra emozioni e ragione, tra istinto e calcolo. Il cammino di costruzione trova adesso la sua spinta colonizzatrice del cyberspazio. Una colonizzazione libera e dinamica, in continua mutazione. Il modello evolutivo è quello del flusso incondizionato di informazioni, di moltiplicazione e scissione delle idee, come se esse fossero cellule pronte ad accrescere l'organo nuovo che è in noi. Il quotidiano è la sua essenza latente, nucleo di circostanze aleatorie, a volte divergenti, che alimentano il suo slittamento progressivo su tutti i livelli dell'espressività umana; il suo obiettivo è farsi vettore di incontri e infusioni tra architettura, design, immagini e parole, economia ed imprenditorialità, per prospettare altre scale, altre sensazioni, un altro modus operandi nel recepimento delle sollecitazioni che la vita usa per agire sul nostro spirito. Adombrato dal bla bla generale, è iniziato un mescolamento tra il senso, l'uso, il tempo e la memoria, lo spazio e la poesia, il sentimento di un evento e le debolezze, la fragilità del dialogo con l'esistente, con la collettività, con l'intima natura di ognuno di noi: questo mescolamento, questo latente spostamento, l'imprevedibile decontestualizzazione dei sensi, tentano di svelarsi alla nostra anima stordita, s'arrischiano alla conquista della nostra attenzione, impiantano sul WEB la base per arricchire, con la nostra presenza e la nostra collaborazione, le qualità affettive di ogni legame tra spiriti affini, tra menti pronte a scolpire la nuova aria che respireremo.

PAROLA - l'architettura parla? ...E' la domanda ambulante che fluttua tra queste ed altre pagine web, da anni. Esistono parole_trappola ed esistono pure domande_trappola: bucce di banana sulle strade delle nostre ricerche; nulla di male, beninteso, sono certamente meno fastidiose di alcune similmerdedicane che ci tendono agguati nei momenti di maggiori ansie e distrazione..., ma non pensiamoci! Pensiamo, piuttosto, al silenzio che accompagna questi miei modesti sforzi mentali, questi ingenui inviti ad un dialogo che tarda ad infittirsi: mentre digito, vivo la tristezza causata dall'assenza di quel "parlare insieme" che è base di internet. Penso, digito, parlo ...e silenzio. Sullo schermo vivo l'upload dell'indifferente: l'architettura digitale è muta, o ammutolisce?
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... ore 15:20, casca a fagiolo questo contatto in PVT di Enrico G. Botta - "Caro Fausto D'Organ, scusa l'intrusione. Vorrei solo chiederti il perchè del tuo linguaggio. Che senso dai ad usare il linguaggio per non essere compreso? Perdonami ma dei tuoi interventi non si capisce nulla. Un esempio a caso, nel commento 274 scrivi: "Intravedo oggetti a reazione geometrica lanciati e unificati nello spazio, collegati da meccanismi di trasversalità percettiva e numerica." Mi spieghi, ma sul serio, cosa vuol dire? Saluti" - Mi sono permesso di renderlo pubblico perchè è in pubblico che mi aspetto di ricevere domande e dare risposte. Avrò premura di farlo al più presto.

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Commento 410 di Francesco Pietrella del 20/09/2003


Credo che le valutazioni di Mara Dolce siano pertinenti nei confronti del "sistema architettura-mondo accademico" e sono un grido in cui riconosco anche la mia di esperienza universitaria....mi piacerebbe molto conoscere il suo modo di fare architettura e/o critica al di la' delle questioni del mondo accademico.

Francesco Pietrella

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Commento 352 di lauvel75@inwind.it del 06/10/2003


Salve Mara Dolce ,
chi le scrive è una giovane neolaureata in Architettura.
Sono pienamente d'accordo con le sue idee e quale sia il ruolo di alcuni architetti (perchè docenti è un termine che non mi sembra appropriato)che partecipano "ad questa bidonata sotto forma di master di architettura digitale".
Trovo veramente inquietante che in questo momento di crisi nel settore si speculi sui neoarchitetti (disoccupati).

La ringrazio sinceramente.
Laura Vellucci

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