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Ci sono 8 commenti relativi a questo articolo

Commento 390 di Vilma Torselli del 11/08/2003


Il disegno di legge del ministro Urbani ha, effettivamente, per certi versi, l’indefinibile proprietà organolettica dell’aria fritta assieme al dirompente contenuto innovativo della scoperta dell’acqua calda.
Però……per quanto arduo ed utopistico sembri essere credere di poter promuovere e tutelare “la qualità dell’ideazione e della realizzazione architettonica e urbanistica” con una Legge-quadro che intervenga sulla qualità estetica, mi sembra che questa 'convincente impossibilità' sia preferibile ad una 'non convincente possibilità', “…..una seria riforma delle professioni, che azzeri le posizioni di privilegio…..” ( mi perdoni Aristotele).

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Commento 391 di Beniamino Rocca del 13/08/2003


E' vero, la proposta di -legge quadro sulla qualità dell'architettura e dell'urbanistica- corre il rischio di sommare "l'aria fritta all'acqua calda" come simpaticamente dice Wilma Torselli.
Io invece , da inguaribile ottimista, vedo questo disegno di -legge quadro- come la istituzionale presa d'atto da parte dello Stato Italiano del fallimento dell'insegnamento dell'architettura nelle università e del ruolo degli ordini professionali, a tutela del cittadino incompetente in architettura ed urbanistica.
Per questo sono felice e ...... ottimista.
Se passa questa legge, come potrà rimanere ancora vigente la "legge Merloni" (109/94) che in tutti i suoi articolati privilegia la "quantità edilizia" piuttosto che la "qualità architettonica".
Certamente il Ministro Urbani , si preoccuperà di dare meno potere al mondo accademico e al mondo ordinistico...
E a proposito della riforma degli ordini professionali - non è ancora passata in Parlamento - perchè restare inibiti sulla possibilità di una riforma di tipo europeo con libere associazioni di professionisti
(vedi il RIBA in Inghilterra) senza più l'obbligo dell'iscrizione agli ordini professionali ?
Anche l'ANTITRUST è contro questa riforma , ma nessuno lo dice .
Sta a tutti coloro i quali hanno a cuore l'architettura e l'ambiente svegliarsi e , per dirla con le parole di Maurizio Sacripanti :"fare architettura oggi , deve significare fare poesia , musica e rivolta".

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Commento 392 di enricogbotta del 14/08/2003


Colgo l'occasione per segnalare un mio intervento su questo argomento apparso il 25 luglio 2003 su newitalianblood:
Mi sembra che le reazioni a questa legge siano inspiegabilmente titubanti. Ancora piu' inspiegabile e' il fatto che alcuni siano addirittura soddisfatti. Ma forse sono io a non aver capito le vere intenzioni dei ministri Urbani e Lunardi (si perche la leggere sulla qualita' architettonica e' un giano bifronte gia' alla nascita).
Forse ha ragione Beniamino Rocca che vede questa legge come "l'istituzionale presa d'atto da parte dello Stato Italiano del fallimento dell'insegnamento dell'architettura nelle università e del ruolo degli ordini professionali, a tutela del cittadino incompetente in architettura ed urbanistica.", io dal canto mio mi chiedo come si possa interpretarla in questo modo... e gioirne.
Fosse vero (cosa che non e') sarebbe una vera tragedia che a delle carenze educative e difronte al fallimento di un'intera categoria professionale si rispondesse con una oligarchia di nomina politica con il compito di dire cosa e' bello e cosa e' brutto. Una cosa, cioe', totalmente ridicola da qualsiasi parte la si guardi.
E' tuttavia completamente inutile soffermarsi su questioni di carattere filosofico e cercare di capire se stabilire cosa sia il bello e il brutto sia cosa possibile o meno, dal momento che il bello e il brutto, questo e' evidente (almeno per me), non sono cio' che veramente interessa ai promulgatori di questa legge.
Ricordiamoci che i governi Berlusconi sono stati (piu' volte) promotori di condoni edilizi, che non hanno mai avuto una politica di conservazione e preservazione del territorio, hanno avviato uno progressivo smantellamento del patrimonio immobiliare dello stato, hanno piu' volte avanzato la proposta di far gestire monumenti di interesse storico artistico ad aziende private... insomma, quale sia il rapporto del governo con il "belpaese" credo sia ormai assolutamente chiaro.
Poi ognuno puo' sempre interpretare le cose come meglio crede, anche vedere in una proposta di legge assurda, io dal canto mio ci vedo il tentativo di eliminare ogni possibile restistenza alle "opere pubbliche", guarda caso progettate, approvate ed eseguite, dal buon ministro Lunardi. Mi sembra chiaro, se chi stabilisce cos'e bello e cos'e' brutto sono io (o gente nominata da me) il mio grado di liberta' d'azione e' vastissimo.
Cosi' col brutto ci faccio quello che voglio (amplio, allargo, alzo, rado al suolo) e il bello, al massimo, lo sovvenziono... che ne so... Villa S. Martino di Arcore sara' sicuramente bella e magari sovvenzionata perche' e' giusto che il patrimonio architettonico italiano venga preservato... mentre, che so, qualche villa liberty che mi sta proprio all'imbocco del futuro tunnel di Mestre non e' che fosse proprio bella benche con la 89 fosse vincolata... quindi, siccome non e' bella, me la posso togliere dalle scatole.
Ho fatto due esempi di fantasia per cercare di far capire com'e' facile, una volta posti criteri non verificabili, usare le cose a proprio vantaggio in ogni circostanza. E il bello e' che molti "sostenitori" di questa legge hanno sempre parlato male delle soprintendenze, adesso davanti a una super-soprintendenza centralizzata di nomina politica e con potere assoluto non sanno far altro che essere contenti?
Ora, come fa, non un architetto, ma una persona civile a non essere chiaramente e fermamente contraria ad una legge simile?
saluti,
enricogbotta

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Commento 393 di Beniamino Rocca del 15/08/2003


Io non so quali siano le intenzioni dei ministri Urbani e Lunardi , ma anche dopo aver letto le considerazioni di Enrico G Botta continuo a gioire per questo disegno di legge.
Intendo l’architettura soprattutto come espressione di civiltà e dunque come impegno civile. E’ sempre con questo metro che sono solito valutare ogni accadimento che può incidere sul fare architettura, sul fare gestione urbanistica.
Cerco di giudicare solo dai fatti e guardo con attenzione ad ogni possibile cambiamento democratico che favorisca e sostenga la qualità nel mio lavoro di architetto.
Purtroppo il fallimento dell’insegnamento nelle università di architettura e degli ordini è nei fatti, nel paesaggio costruito che ci troviamo di fronte ogni giorno.
Se un ministro della mia Repubblica, nata dalla Resistenza, vuol ribadire per legge che “il brutto e ciò che è stato costruito illegalmente va demolito “ io sono felice.
Sospettoso certo (so bene che le Fondazioni sono istituzioni di potere e poco hanno a che fare con la cultura, basta vedere quello che fa la Fondazione dell’ordine degli architetti di Milano!) ma se questo disegno di legge, come consentirebbe una lettura onesta del testo, mette in crisi la legge Merloni, ben venga. Se una legge favorisce i concorsi d’architettura, ben venga. Il vero problema è la “gestione” dei concorsi d’architettura come ormai www.arcaso.com insegna. Ma quanti critici d’architettura e professori universitari sanno che cos’è la legge Merloni? Qual’ è la sua nefasta influenza sull’architettura, i vantaggi che garantisce alle società di ingegneria, ai consorzi d’impresa, ai burocrati ed ai furbi?
E questa, purtroppo, è una legge fatta da un governo di sinistra e, ahimè, è operante da nove anni. E con la legge Merloni non si tratta di fare filosofia sul bello e sul brutto, si tratta di come lo Stato spende i nostri soldi per fare opere pubbliche, di come fa gli appalti , dunque di come costruisce paesaggio, fa brutta edilizia piuttosto che bella architettura.
Lo vogliamo capire o no che è proprio questo il momento di far sentire la nostra voce, per quello che può fare internet s’intende, perché questo è ancora un “disegno” di legge, modificabile quindi. Credo che dovremmo usare le nostre intelligenze per proporre modifiche credibili alla legge piuttosto che fare i processi alle intenzioni dei ministri. Di chiromanti e chiaroveggenti è già piena la TV di provincia, proviamo a usare internet a favore dell’architettura. Chissà che non succeda qualcosa….
Buon Ferragosto

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Commento 400 di Andrea Pacciani del 02/09/2003


Gentile Fadda,
Non ho nulla da difendere della legge Urbani perchè ritengo inutile una legge sulla qualità dell'architettura; fin tanto che esiste un'architettura modernista che si fonda sull'autoreferenzialismo qualitativo dell'autore o del critico è difficile disciplinare alcunchè, mentre è molto facile fare dei danni.
Che "La qualità moderna attinge allo sporco, al derelitto, al disarmonico, al contrastato, all'asimmetrico, al dissonante, a tutto meno che all'armonia", è una sua opinione rispettabile ma non so neanche quanto condivisibile da molti architetti modernisti (Botta, Piano...., faccia lei) nè così rintracciabile nella storia dell'architettura moderna (Wright, Kahn, Mies per citare i "maestri" della sua terra di adozione).
Se invece si riferiva al fatto che una nuova qualità contemporanea possa ricercarsi nel felice elenco di aggettivi da lei proposto è possibile, ma con il gradimento di chi? e con quali risultati?
Ricordiamoci che la storia millenaria dell'architettura insegna che per quanti milioni di architetti si possano laureare gli edifici sono realizzati soprattutto da epigoni maldestri dei maestri (quasi sempre autori di pochi edifici) e da autocostruttori; non capisco perchè nessuno di quelli che fanno le ricette per curare i mali dell'architettura debbano ignorare questo dato di fatto ed auspicano come unica soluzione l'imposizione degli incarichi a loro, architetti illuminati, e il genocidio di geometri e ingegneri progettisti.
Credo che l'ineluttabilità dell'armonia faccia parte della natura dell'uomo e della sua vita sociale. Non so se lei per essere moderno a Sandamonicakalifornia ha sostituito definitivamente il sugo di pomodoro per gli spaghetti con la senape o il ketchup perchè la qualità è riposta nella disarmonia!
L'architettura e l'edilizia non sono oggetti di consumo ma d'uso; possono essere costruiti solo in una prospettiva di permanenza materiale.
Senza tale permanenza, senza un'architettura che sopravviva ai suoi ideatori è impossibile immaginare spazi pubblici come espressioni collettive artigianali o artistiche.
Con rispetto anche delle idee più differenti dalle proprie
Andrea Pacciani

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Commento 399 di Mariopaolo Fadda del 02/09/2003


Confesso che non ho mai provato grande entusiasmo per una legge sull’architettura. Primo perchè come hanno già osservato altri la qualità non la si dà per decreto; secondo perchè il fondamentalismo conservatore e la putrida retorica ambientalista sono in grado di snaturare qualsiasi serio intervento volto a riportare l’Italia nel contesto culturale europeo e mondiale; terzo perchè lo strapotere, invece che limitato, potrebbe uscirne rafforzato ed ampliato.

La moderna cultura architettonica chiedeva da anni, sulla scia dell’esperienza francese, una legge che impegnasse le istituzioni pubbliche nella promozione della qualità architettonica.
Quando lessi, qualche anno fa, la proposta elaborata dal CNA, mi convinsi ancora di più che in un’Italia prigioniera di bande burocratico-corporative anche le più encomiabili intenzioni non possono che finire in vacca.
A parte la vuota retorica della declamazione iniziale la parte davvero repellente è la proposta di un Consiglio Superiore per l’Architettura nazionale, con tanto di ramificazioni regionali, organizzati ad uso e consumo dei professionisti dell’archiburocrazia (su sedici membri dieci scelti dal CNA e dal CNI ed i restanti 6 scelti tra altre categorie!). E la sinistra, con il solito impeccabile opportunismo, aveva tempestivamente sponsorizzato questa schifezza per la promozione dello strapotere di ordini, consigli nazionali, soprintendenze. Società civile e libera cultura emarginate, se non cancellate da questo grottesco scenario. E saranno ben pochi ad opporsi a questa macroscopica e vergognosa sclerotizzazione burocratica.
Ci riproverà, senza successo per fortuna, la melandri. Zevi, poco prima di morire, “...il disegno di legge recante disposizioni in materia di promozione della cultura architettonica e urbanistica, presentato dall’on. Melandri, va sdegnosamente rifiutato, perchè la direzione dell’architettura prevista non è affidata ad una personalità libera, di prestigio... ma può essere incarnata anche da un burocrate selezionato dal mazzo... Tante grazie, on. Melandri, si tenga la sua legge.”

Ora c’è la proposta Urbani che, come già rilevato da altri, presenta sia elementi di novità che elementi discutibili, triste retaggio della pluridennale emarginazione dell’Italia dal crcuito culturale internazionale.

Finalità. L’avvio non è certo dei più felici laddove si enfatizza l’“armonico inserimento nell’ambiente circostante” dell’opera. Dizione questa presa pari pari dalla Risoluzione del 12 gennaio 2001 del Consiglio dell'Unione. Una sciocchezza concettuale. Nell'epoca di Einstein, Picasso, Duchamp, Schoenberg, Pollock c'e' ancora qualcuno che si picca di giudicare il mondo contemporaneo con il parametro dell'armonia!
Si alla qualità ma solo se armonica. Una tetra litanìa che abbiamo sentito per anni: si all’inserimento purchè ambientato, si all’inserimento purchè conforme ai caratteri del luogo, si all’intervento purchè mimetico. In un epoca contrassegnata dagli stracci di Rauschenberg, dalle tele bruciate di Burri, dalle lamiere accartocciate di Gehry, cioè da un brutale richiamo alla realtà, non necessariamente bucolica, che ci circonda, è a dir poco anacronistica questa fuga a ritroso in astrazioni romantiche. La qualità moderna attinge allo sporco, al derelitto, al disarmonico, al contrastato, all’asimmetrico, al dissonante, a tutto meno che all’armonia. E poi, in armonia con l’ambiente circostante? Neanche gli aborigeni australiani si azzarderebbero più a parlare di armonia dell’ambiente.

Articolo 5. Plateale cedimento al fondamentalismo conservatore. Questa mania di conservazione a 360°, anche se rivolta ad opere moderne, rischia di essere un boomerang: se bisogna conservare anche tutto il moderno, così come tutto l’antico che senso avrebbe l’architettura contemporanea? “Tutto il potere ai soprintendenti!” urlerebbe Sgarbi. E tutto il potere a restauratori, ristrutturatori, recuperatori, rivitalizzatori, riabilitatori, aggiungiamo noi.
L’architettura moderna, a differenza di quella antica, non costruisce per ammonire (monumento), per sfidare i secoli. Dura magari lo spazio di qualche anno. Gehry ha modificato la sua leggendaria casa-documento non so quante volte, facendo un’opera aperta continuamente alle novità, alle nuove esigenze della vita contemporanea.

Art. 10. Ottima la proposta per la “costituzione di centri territoriali di documentazione per l’architettura e l’urbanistica moderna e contemporanea”.

La Fondazione. Una soluzione, a mio parere, decisamente migliore rispetto a quella burocratico-paternalistica del Consiglio e Consiglini Superiori (eredità, tra l’altro, della cultura fascista). Sarà perchè vivo negli Stati Uniti dove le fondazioni sono il motore che consente alla cultura di essere libera da lacci e lacciuoli politici, corporativi e burocratici, ma la ritengo una strada da percorrere anche se non si capisce ancora come debba essere strutturata e come debba funzionare. Una versione architettonica della cassa per il mezzogiorno, cioè un carrozzone politico-affaristico, va rifiutata e combattuta senza tentennamenti, ma se fosse strutturata in modo tale da incentivare la creazione di fondazioni private andrebbe sostenuta ed incoraggiata.

I concorsi. Di notevole importanza e novità (nella proposta del CNA neanche un accenno) l’estensione dei concorsi anche agi interventi di recupero.
Per fare dei concorsi seri bisogna però superare due giganteschi ostacoli: il consiglio nazionale degli architetti e quello degli ingegneri con il codazzo di ordini professionali e, nel caso di contesti storici, delle soprintendenze. Senza l'eliminazione di questi santuari burocratico-corporativi e oscurantisti e' impensabile organizzare concorsi internazionali che possano essere presi vagamente sul serio.
Due esempi.
1. La carnevalata inscenata da Sgarbi per gli Uffizi. Non entro nel merito dell’opera (un Isozaki in formato mediocre), ma il tentativo del tribuno ferrarese di sindacare l’intervento sia nella forma che nella sostanza la dice lunga su cosa intendano per concorso qualche farneticante politico e l’immancabile soprintendente di turno, che hanno in odio la cultura architettonica moderna.
2. A Catanzaro, quattro o cinque anni fa, fu bandito un concorso vinto dal gruppo capitanato da Paolo Portoghesi (un nome, una garanzia) che includeva presidenti e consiglieri degli ordini degli architetti e degli ingeneri delle provincie calabresi. Nella commissione a giudicare anche i rappresentanti degli ordini professionali. Roba da repubblica delle banane.

Il mio scetticismo su una legge per la qualità architettonica resta anche di fronte a questa proposta che sembra non una rivoluzione copernicana, ciò di cui ha maledettamente bisogno l’architettura italiana, ma una timida inversione di tendenza. Qualcuno dirà: aspettiamo le controproposte dell’opposizione, i girotondi, aspettiamo le osservazioni degli accademici di lungo corso, aspettiamo il parere dei protettori delle tradizioni. E poi i soprintendenti, gli esperti dei partiti, le associazioni ambientaliste, gli ordini professionali, le confraternite. E’ vero: il peggio deve ancora venire.

Mariopaolo Fadda
Santa Monica, California

P.S. Splendido sito (scoperto casualmente), complimenti a promotori e partecipanti.

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Commento 401 di Mariopaolo Fadda del 03/09/2003


Nel mio precedente intervento c’era un’errore al primo capoverso che così si concludeva “...terzo perchè lo strapotere degli ordini, dei consigli nazionali e delle soprintendenze, invece che limitato, potrebbe uscirne rafforzato ed ampliato.” Mi scuso per il taglio che ha reso poco comprensibile la frase finale.

1. La legge che, impropriamente, chiamiamo “per la promozione della qualità” è, mi pare banale rimarcarlo, una legge per promuovere alcuni strumenti che favoriscono l’affermarsi di opere di qualità e cioè i concorsi, i centri di documentazione e diffusione, un piano per le opere pubbliche, le fondazioni ecc. Ciò premesso ribadisco che sono perplesso di fronte alla proposta Urbani ma non talmente cieco da non vederne gli spunti positivi. Non salgo comunque sulle barricate con chi avversa la legge, qualsiasi legge sull’architettura, per partito preso.
Ma non sono così ingenuo da pensare che con una semplice legge si risolvano di colpo i decennali problemi dell’architettura italiana. Non ritengo comunque che l’architettura possa, con gli strumenti tipici della disciplina, così come d’incanto battere la speculazione edilizia, convertire gli investitori immobiliari, riciclare la spazzatura edilizia.
Chi confida “nell’autoreferenzialismo qualitativo dell’autore” dovrebbe anche spiegare come questo possa emergere se in Italia vige la legge materiale della giungla, non scritta, di dare gli incarichi agli amici, agli amici degli amici, ai compagni di merende, ai compari. E farci
capire come possa emergere la qualità se l’architettura moderna è fatta oggetto di ostracismo, soprattutto da parte di apparati dello stato e come possa emergere la qualità se le opere pubbliche sono le prime a fornire un esempio desolante e disarmante di mediocrità?
A che serve giustificare la mediocrità di geometri, ingegneri, architetti se questi invece che ispirarsi ai maestri si ispirano alle lordure che li circondano e che loro stessi contribuiscono ad incrementare in un circolo vizioso senza fine?
"... la storia architettonica appare seminata di : un cimitero di virtualità represse. Dal fulgido impianto brunelleschiano di Santo Spirito a Firenze, rovinato dall'alterazione del nartece interno, alla facciata michelangiolesca di San Pietro, alle opere non eseguite di Borromini, agli infiniti sprechi dell'età moderna, tutta la vicenda emerge carica di ingiustizie: i mediocri lavorano, contagiando di volgarità lo scenario urbano, mentre i migliori conducono una vita stentata e talora mortificante. Anche meditando sui casi più fortunati, il bilancio non muta: Wright ha costruito circa settecento edifici ma, al confronto di qualsiasi professionista commerciale, il suo successo è insignificante, tanto che ha raggiunto New York e il centro di Chicago solo dopo gli ottantacinque anni". (Zevi)
Che la massa sia succube dei surrogati dell’architettura è comprensibile, ciò che indigna è quello che indignava Alberoni, anni fa, e cioè “come tutte le forze che si sono dichiarate e si dichiarano progressiste, d'avanguardia, siano, in realtà, conservatrici, paurose e tradizionaliste... Anche l'alta cultura è stata affascinata dalla conservazione, dal restauro, dal passato. L'imprenditorialità sommersa, di gente disorganizzata, ignorante, priva della più elementare sensibilità pubblica, ha trasformato il paese con un'alluvione di bruttezze...”
Qui sta il dramma. I maestri indicano una via, la critica accademica, le fronde ideologizzate, i professionisti della commercializzazione dilapidano. Loro indicano una via e noi li a giustificare gli ignoranti che non capiscono, che travisano, che non sono all’altezza e che per pigrizia mentale amano le scorciatoie.
Noi proponiamo il ricorso sistematico ai concorsi per dare spazio anche a giovani sconosciuti e ci si accusa di volere addirittura il genocidio!
Invece di rimboccarci le maniche per divulgare, popolarizzare gli acuti dei maestri siamo qui a piagnucolare sugli epigoni che tradiscono i maestri e sulla gente che non capirebbe e non gli importerebbe nulla dei messaggi dei Libeskind, dei Gehry, delle Hadid, dei Koolhaas.
E, nonostante i nostri piagnistei la gente risponde con entusiasmo proprio alle opere dei grandi. A Bilbao il museo di Gehry è stato visitato in un’anno da tanta gente quanto era prevista, se non ricordo male, in cinque anni. Bilbao era sconosciuta a mezzo mondo ora un pò meno e molta gente che non l’avrebbe mai visitata per le sue preesistenze la visita per andare a vedere l’opera gehriana. Ma l’opera è importante perchè ha ridatto vitalità ad un’area industriale dismessa della città. E i cittadini apprezzano. A Berlino l’ala ebraica del museo di Berlino di Libeskind apre i battenti anni prima che il museo sia installato perchè la gente vuole visitare un capolavoro dell’architettura moderna.
Dall’altra parte dell’oceano, il concorso per la ricostruzione di Lower Manhattan ha mostrato come in operazione di grande livello culturale possa essere coinvolta la cittadinanza senza scadere in assemblearismi tribali o in esibizioni accademiche. E soprattutto come la cittadinanza risponda con entusiasmo e sancisca la vittoria di Libeskind, la cui poetica dovrebbe essere, a sentire certi cultori della disciplina, indigesta al grosso pubblico!

2. Negli Stati Uniti, al contrario che in Italia, è il settore privato che funziona da traino per la qualità e ispira anche il settore pubblico. Alcuni anni fa il governo americano, dopo le critiche delle riviste di architettura e della stampa, ha lanciato concorsi ed il cambiamento è stato subito lampante e gli squallidi edifici con tanto di colonne, trabeazioni, capitelli, archi o le scatole in ferro e acciaio hanno lasciato spazio ad opere in linee moderne.
Ora anche i singoli stati si stanno adeguando ed il primo concorso in California per la realizzazione della sede di Los Angeles del Dipartimento dei Trasporti lo ha vinto Thom Mayne che si è imposto su Rem Koolhaas e Miralles Tagliabue. L’edificio è in avanzato stato di costruzione, a due passi, dalla strepitosa Walt Disney Concert Hall di Gehry, dalla cattedrale di Moneo e dal MoCA di Isozaki. Edifici costruiti, tutti, con fondi privati. E questi acuti stanno dando una mano formidabile al rilancio di una degradata downtown.
In Italia si avverte l’urgenza di opere pubbliche di qualità perchè l’imprenditorialità privata non ha mai dimostrato, a parte il caso più unico che raro di Adriano Olivetti, grande interesse a promuovere la qualità architettonica. Qualche sporadico approccio (il Lingotto di Renzo Piano) e poi di nuovo via alle anonime scatole in vetro e cemento.
Il settore edilizio italiano è minato da alcune tare: un abusivismo da terzo mondo ed un’innato istinto alla speculazione. A queste c’è da aggiungere la stortura delle cooperative che non sono altro che la faccia presentabile dell’abusivismo e della speculazione.
Ma come si alimenta questo circuito?
Quando ero in Italia ogni tanto la Cassa di Previdenza mi inviava i suoi bollettini dove, con orgoglio, venivano esibiti i nuovi acquisti di immobili: orripilanti palazzoni per uffici realizzati da quei palazzinari pronti a costruirne altri per le Casse di Previdenza dei medici, degli avvocati, ecc. Questo il sistema attraverso cui viene finanziata la produzione edilizia pubblica o di interesse pubblico che, silurando l’architettura moderna, ha abbruttito e sta abbruttendo l’Italia. Hanno costretto noi a finanziare quelle schifezze. Anch’io quindi nel mio piccolo ho contribuito a riempire l’Italia di quel pò-pò di melma. Ho anche provato a ritirare la mia quota di partecipazione. Niente da fare. Devo aspettare fino a 65 anni e fino ad allora continuerò a fare, mio malgrado, il palazzinaro.
Non possiamo sapere in anticipo se un piano di opere pubbliche di qualità possa essere d’esempio a questa imprenditorialità da rapina ma che possa avere un favorevole impatto sull’asfittico panorama urbatettonico italiano è indubbio. Ed esso è ancor più necessario quale atto di rottura di un circuito al limite della malavitosità.

3. “Gli epigoni maldestri”. Due interventi urbani in corso ad Amsterdam: la ricostruzione degli Eastern Doklands nel distretto Borneo Sporenburg e la costruzione di un nuovo quartiere chiamato IJburg su sette nuove isole artificiali nell’Amsterdam Harbor. Ne hanno parlato sia il New York Times che Architectural Record.
L’intervento a Borneo Sporenburg e’ la ricostruzione di un’area portuale. Il piano originario e’ opera di Steven Holl, ed il completamento e’ stato affidato a Kees Christaanse. Uno schema rettilineo di case a schiera interrotto diagonalmente da alcune grosse strutture ad uso collettivo (negozi, ristoranti). Un’oltraggio al dogma del new urbanismo che impone l’esclusione dei negozi dal quartiere residenziale. Le isole che fanno parte del piano sono collegate da tre sinuosi ponti pedonali.
Le case a schiera (altezza massima consentita 3 piani) che si affacciano sull’acqua sono una reinterpretazione in linee moderne delle tradizionali case sui canali di Amsterdam. Linguaggio essenzialmente minimalista con un’elegante orchestrazione di materiali, mattoni, calcestruzzo e legno. Al piano terra e’ consentita un’altezza maggiore che agli altri piani in modo tale da consentire, nel futuro eventuali adattamenti e la conversione in caffe’ o bars.
Il 30% sono abitazioni a prezzo sociale, a prezzi cioe’ inferiori a quelli di mercato.
La varieta’ non manca anche se poteva essere maggiore se i promotori immobiliari non avessero spinto per limitare gli appartamenti-tipo. Gli interventi degli studi MVRDV e Architectengroep raggiungono livelli poetici.

In Italia la costruzione di sette nuove isolette avrebbe scatenato l’ira funesta del fondamentalismo rosso-verde, un trentennio di dibattiti e discussioni ed il solito finale a tarallucci e vino. Ad Amsterdam,

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Commento 691 di fausto capitano del 11/03/2004


NEWS - 09/03/2004 – È stata definitivamente approvata la legge quadro sulla qualità architettonica. Tra le importanti novità in arrivo: diffusione del ricorso ai concorsi di progettazione per la realizzazione di alcune opere pubbliche, coinvolgimento degli enti locali, pubblicizzazione da parte delle regioni delle informazioni relative alla valorizzazione delle opere architettoniche attraverso siti internet.
Raffaele Sirica, presidente del Cnappc (Consiglio nazionale architetti, pianificatori e conservatori), intende attivare un network delle regioni ed un’alleanza con i sindaci per la “democrazia urbana”.
“Realizzare il diritto fondamentale di tutti a un ambiente fatto di architettura di qualità”. Con queste parole Sirica spiega l’obiettivo dell’iniziativa.
Firenze la prima tappa di questa task force: l’incontro con il sindaco è, secondo Sirica, il passo fondamentale per tradurre in realtà il ricorso ai concorsi di progettazione per alcune opere pubbliche.
L’articol 1-bis della legge quadro prevede, infatti, che le pubbliche amministrazioni individuino le opere per le quali ritengono necessario il concorso di progettazione, nella fase di preparazione del piano triennale delle opere pubbliche, previsto dalla Merloni.
Nuovi risultano anche il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche regionali nell’attività del centro di documentazione e le arti contemporanee, e la diffusione, da parte delle regioni, delle notizie finalizzate alla valorizzazione delle opere architettoniche. Il comma 2 dell’articolo 9 della legge la loro pubblicizzazione attraverso siti internet. (fonte: http://www.edilportale.com)

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