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Ci sono 2 commenti relativi a questo articolo

Commento 539 di Angelo Errico del 02/12/2003


Per fare l'esame di Stato, l'ultimo cosiddetto semplice della serie, c'ho speso mezzo milione di vecchio conio, che si passi o meno all'orale dopo lo scritto. Quanto l'esame per potersi iscrive (e non esserlo in automatico) all'Ordine sia uno strumento di verifica valido e specifico per garantire la riuscita di un professionista, è ai confini del ridicolo. Anzi, ha già invaso le prime aree di questo territorio.
Se imbrocco il tema che so fare meglio, per esperienza, per capacità, per fortuna, allora sono architetto, altrimenti, a me si può dare il titolo professionista di Architetto con la A maiuscola perché ho saputo progettare un'asilo materno con accessori, a te perchè hai saputo comporre un centro sportivo e a lui perchè ha realizzato una casa monofamigliare secondo criteri ecologici ed eliotermici.
Il tutto, geniosamente in otto ore. Così fosse (Dio per fortuna non lo è mai!) nell'attività in prorprio, quelli che arredano gl'interni ed i negozi se tanto mi dà tanto credo che arrivino a dei progetti esecutivi nell'arco di due ore e mezza e non di più.
L'Ordine in un certo qual senso non è necgativo nel suo concetto ispiratore. Lo è tutto quello che ne è venuto appresso con la gestione nel tempo e con il dominio indiretto esercitato sulle capacità di ciascun laureato.
Non c'è presenza di impegno politico attivo o comunque rilevante a fronteggiare lo scempio che le amministrazioni pubbliche attuano di governo in governo sul patrimonio architettonico e paesaggistico nazionale.
Non c'è testimonianza ecclatante assurta agli onori della cronaca per le osservazioni sollevate e pubblicamente discusse a fronte di leggi urbanistiche e di regolamenti di appalti che poi non siano stati (a posteriori) reclamati.
A che serve, così, l'Ordine allora?
Angelo Errico

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Commento 7315 di Antonio Attinà del 23/06/2009


RACCOLTA FIRME ON LINE PER REFERENDUM ABROGATIVO DEGLI ORDINI PROFESSIONALI

Gli ordini professionali costituiscono un impedimento alla libertà professionale e al libero accesso alla professione, limitazioni che si ripercuotono poi sul cittadino in costi e qualità dei servizi. Dall'Ordine dei giornalisti a quello dei medici, queste corporazioni hanno il solo scopo di amministrare e difendere privilegi acquisiti, soprattutto dai loro dirigenti.

La richiesta dell'abolizione degli ordini non giunge solamente dal cittadino in quanto consumatore e utente, ma anche da molti professionisti che a quegli ordini -loro malgrado- devono versare ingenti contributi, senza ricevere in cambio alcunchè. l'Ordine professionale costituisce una sorta di consorteria medievale con tendenze vessatorie verso i propri iscritti. Noi del Movimento Libertario consideriamo il nostro impegno per abolire gli ordini professionali uno dei nostri compiti basilari e siamo certi che se fosse possibile una campagna di stampa su quello che costa per finanziare i medesimi, uno per ciascuna categoria e per ogni provincia, tutti i professionisti (ed in particolare la classe medica e gli odontoiatri) ci appoggerebbero al 100%. Tutti questi sono soldi sottratti alla pensione dei professionisti, che in Italia è di poco più alta della pensione sociale.

Se tutte le sedi venissero chiuse, si risparmierebbe una enorme somma in acquisizioni, affitti, manutenzione delle sedi, spese di impiegati e quant'altro, e si potrebbe devolvere l'importo risparmiato all'aumento della umiliante cifra che i professionisti percepiscono attualmente come pensione.
Siamo certi che non vi sono motivi validi per cui gli Ordini professionali non possano essere aboliti. Ad esempio, un medico neo laureato potrebbe, per esercitare la professione, iscriversi in Comune e all'ASL competente. Queste due istituzioni potrebbero dargli tutto ciò che l'Ordine Professionale dà loro, cioè niente. Però verrebbero smantellati dei centri di potere che nutrono in maniera vergognosa le ambizioni personali di tanti personaggi dediti solo ad attività burocratiche di cui la maggioranza dei medici non ha assolutamente bisogno.
Siamo certi che il più grande ostacolo al progresso della scienza è il monopolio che ne fanno gli esperti, tra i quali si crea una rete (il cosiddetto establishment) che controlla i fondi per la ricerca, le pubblicazioni, gli incarichi accademici, le royalities per i test ed i farmaci, e mira a mantenere la sua posizione dominante di successo evitando ed impedendo, per quanto loro possibile, che altre idee, altre soluzioni, altre teorie possano filtrare scalzando le loro.
La censura c’è, e mentre una volta i "dissidenti" venivano fisicamente eliminati, oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto escludendoli dal circuito scientifico e mediatico che conta. Viene incoraggiata la raccolta di dati, una massa di dati sempre crescente, mentre scoraggiata è la loro elaborazione critica!
Anche l’Anti-TRUST BOCCIA gli ORDINI… La recente indagine di Catricalà sull'attuazione della Legge Bersani, conferma che la "Liberalizzazione" e' ferma....per lo strapotere delle varie lobbies (medici, notai, avvocati, ingeneri, giornalisti ecc.) che all'interno dei loro "ordini" hanno poca trasparenza, prezzi ALTI, e troppe barriere all'ingresso... E proprio per la loro esistenza BLOCCANO l’economia e giovani, e cosi facendo disattendono alla applicazione della legge; ecco perchè l'Anti-TRUST si e' interessata anche a loro.
I vari ordini, per mezzo dei loro "rappresentanti" replicano che l'applicazione della legge, dequalificherebbe i loro "ordini" e metterebbe in discussione la "qualità" dei servizi erogati.
Ma è proprio per la mancanza di qualità e per i loro alti costi, che le varie unioni consumatori, prima tra tutte l’ ADUC, stanno reclamando a gran voce, l'abolizione di tutti i loro "privilegi".
Tutti gli operatori dei vari "ordini" dovrebbero essere obbligati all'esecuzione della legge pena lo scioglimento dei propri ordini. Ma la maggior parte di questi fa resistenza. Si tratta di 13 ordini che hanno mostrato una scarsa propensione ad accogliere quelle innovazioni che possano aumentare la concorrenza ed il libero mercato dei beni e dei servizi. Per costoro la liberalizzazione delle parcelle, la pubblicità sui servizi che offrono e la costituzione di società multidisciplinari per rendere più articolata e concorrenziale l'offerta, sono considerati ostacoli allo svolgimento dell'attività.
L'Antitrust ha "messo diversi puntini sulle i" ed ha anche dato suggerimenti al legislatore oltre che agli specifici ordini. Ma come SEMPRE avviene in questi casi, crediamo si tratterà di parole al vento. L'interlocutore non ha mai mostrato alcuna intenzione di ascoltare suggerimenti che rimettessero in discussione il proprio potere di corporazione. Sordità che riguarda sia gli ordini che i legislatori.
I primi perchè strutturalmente sono demandati dai loro "associati obbligati" (che altrimenti si scordano di esercitare compiutamente la professione) alla difesa delle proprie conquiste, anche in dispregio di diritti costituzionali, del lavoro e del consumo.
I secondi (i legislatori) perché sono quasi sempre legati ed espressione di lobby che hanno come unico loro scopo quello di mantenere i privilegi ed estendere gli stessi.
Il quadro che ne abbiamo, bloccando concorrenza, mercato e relative libertà, è:
- difficoltà di chi sarebbe quotato ad esprimere le proprie potenzialità;
- servizi di difficile fruizione perchè mancanti di informazioni che aiutino il consumatore ad una scelta oculata;
-tariffe alte e poco trasparenti per assenza appunto sul mercato della “libertà professionale”.

Quello degli ordini professionali è un ambito, dove vige la regola del più forte, del più "ammanicato", del più arrogante, e tutto con la compiacenza del potere esecutivo e legislativo, cioè dello “stato”.

Da quanto detto sopra è urgentissimamente necessario aprire un mercato che oggi non è libero: quello dei luoghi in cui il cittadino consumatore cerca professionalità per vivere meglio potendo scegliere il miglior rapporto qualità/prezzo, e non per far guadagnare delle corporazioni.
E' cosa nota che i regimi totalitari o neo-feudali fronteggiano la complessità ed i fermenti sociali attraverso la disabilitazione dei soggetti: creazione artefatta di un clima generale di insicurezza, di sfiducia interpersonale e sociale, di situazioni limite di emergenza, accentramento ed aumento dei controlli nelle mani di corporazioni specializzate e privilegiate, custodi del monopolio delle conoscenze, riduzione della varietà sociale e della partecipazione, esclusione dai processi decisionali.
La polarità opposta, il liberismo, è caratterizzato dalla disseminazione delle conoscenze e dei processi decisionali, dalla promozione della varietà sociale, dall'approccio sistemico alla complessità. Ogni corporazione professionale è arroccata su se stessa contro tutte le altre ed addirittura, all'interno di ciascuna disciplina, ciascun settore specializzato non mantiene linee di comunicazione aperte con membri di altre specializzazioni. Le vicende a cui oggi assistiamo sono esemplari e ci mostrano la coesistenza anacronistica tra comportamenti di epoca feudale ed il flusso dilagante delle opportunità di sviluppo che caratterizzano l'era della globalizzazione con la conseguente varietà degli scambi tra idee, individui e conoscenze.
In Italia ci sembra una situazione analoga a quella del 1989 quando a Berlino un milione di persone stavano per abbattere pacificamente il muro, dalla Germania Est e dalla Germania Ovest, mentre una decina di Vopos, i poliziotti della Germania Est, gli ultimi ancora ignari della situazione, continuavano a presidiarlo.
tutti questi comportamenti e questi tentativi di annettere esclusivamente al proprio ambito disciplinare ed alla propria corporazione tutto il territorio della salute e del benessere, impediscono alla varietà di competenze in gioco di agire. L'adozione di questo ruolo rende i singoli membri e gli ordini nel loro insieme, generatori di disfunzioni e di patologie sociali, culturali e scientifiche. In Italia ci sono interessi di regime che tentano di andare contro tendenza rispetto alla globalizzazione delle merci e delle conoscenze: corporazioni e gruppi monopolistici si comportano come i regimi dittatoriali che aumentano ed accentrano i controlli riducendo in tal modo la varietà delle pratiche sociali e la ricchezza. Nelle grandi democrazie liberali, invece, si disseminano i controlli e si amplifica la varietà delle pratiche sociali e delle professioni.

Per tutte codeste motivazioni, e per altre ancora, tutti i tentativi di riforma degli ordini sono inutili.

Quand'anche qualcosa dovesse apparire, si tratterebbe comunque di fumo negli occhi.

Solo l'abolizione degli stessi può rendere VERAMENTE LIBERE le offerte e le domande!

Firmiamo tutti PER ABOLIRE GLI ORDINI PROFESSIONALI!

IL MOVIMENTO LIBERTARIO

http://www.movimentolibertario.it

Collegatevi per votare

http://ordiniprof.petitionhost.com/

Oppure

http://www.gopetition.com/online/28770.html


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