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Ci sono 4 commenti relativi a questo articolo

Commento 770 di Claudio Compagnucci del 07/09/2004


GT04. Un'occasione persa?
E' un vero peccato. Una mancanza grave. Nell’anno delle celebrazioni per il Centenario di Giuseppe Terragni, si svolge una biennale di architettura che non è stata in grado di comprendere la modernità e l'attualità dell'architetto Comasco.
Una mancanza grave perché se di metamorfosi si deve parlare allora è da Terragni che si potrebbe partire, soprattutto in occasione di questa importante ricorrenza. Forster forse non ha ritenuto opportuno partire dall'esempio dell'architetto italiano. La metamorfosi appare dunque slegata dal passato. Sebbene l'architettura contemporanea è in piena crisi, e perciò sta rispondendo con una vera e propria rivoluzione concettuale, Terragni, che nei suoi anni di attività visse la crisi che portò al movimento moderno, avrebbe potuto rappresentare un passaggio per arrivare a comprendere, da un'altro dei punti di vista possibili, la situazione attuale.
Purtroppo si è persa una possibilità importante, quella che avrebbe potuto dare il risalto dovuto alle opere del più grande architetto moderno che l’Italia e l’Europa abbiano avuto, anche in occasione della Biennale.
Concordo a pieno con P. Ferrara. Spero vivamente che partendo da questa delusione l'organizzazione GT04 riparta con più slancio e ancora più determinazione, per concludere il centenario in modo adeguato.

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Commento 769 di Paola d'Arpino del 07/09/2004


Verso la “Terragni Futuro”
“Terragni virtuale compagno di banco”, il titolo da Lei scelto sintetizza in modo simpatico ed efficace i mesi di frenetici studi, ricerche, progettazioni, verifiche, pubblicazioni e conferenze che hanno portato al simposio di luglio – Terragni Futuro – mesi in cui io, studentessa, e i miei colleghi del corso Caad 2004 del prof. Antonino Saggio, abbiamo frequentato, studiato e lavorato insieme a Giuseppe Terragni (per continuare la sua parafrasi..) . Questo aspetto della presenza costante, quasi fisica dell’architetto comasco, è stato sicuramente caratterizzante tanto da trasparire, evidentemente, anche nelle presentazioni dei nostri lavori. Una presenza importante, forse scomoda, forse, si dirà, troppo distante visto che ci separa addirittura un secolo, ma comunque una presenza che volenti o nolenti ci ha incuriosito, solleticato, e risvegliato anche i più pigri. Proprio questa presenza ci ha “comunicato” molto più di qualsiasi altro stimolo o incentivo allo studio. Alla facoltà di architettura si sente parlare di Terragni già dalle prime lezioni del primo anno, ma si tratta di puro nozionismo come Lei ha fatto notare. Nozionismo e semplice celebrazione che troppo spesso riempiono le righe e i discorsi, che però, una volta conclusi, non hanno effetti, non hanno seguito, non danno vita a niente di nuovo. E invece le celebrazioni dovrebbero servire proprio a questo, ad evidenziare aspetti mai messi in luce, a trovare nuove prospettive e nuove vie, a indicare sviluppi alternativi anche se si sta celebrando un architetto nato nel 1904. E visto che in questi cento anni che ci separano da Terragni, tanti cambiamenti ci sono stati, visto che ha avuto luogo addirittura quella che gli storici e sociologi chiamano la Terza onda, visto che questi sono i decenni dell’Information Technology, allora l’analisi può essere ancora più stimolante e la riflessione ed elaborazione di proposte ancora più ricca di soluzioni inedite se tutto questo entra a far parte della ricerca e delle proposte progettuali. Questo risultato credo che sia stato già in parte raggiunto nella conferenza di luglio e ci auguriamo di ampliarlo ancora con la mostra che si terrà a dicembre.
Cosa ci ha spinto e guidato ? I punti fermi che ci hanno, e continuano, ad ispirarci sono proprio quelli che Lei definisce i “nessi reciproci, quelli che la distanza temporale non può annullare…”, la consapevolezza che “la comunicazione è di Terragni tanto quanto lo è dell’epoca contemporanea”. e l’esigenza di comprendere quella “…genialità architettonica che gli consentì di capire pregi e limiti della Neue Sachlichkeit…”. Questa genialità, in particolare, mi ha talmente colpito tanto che la mia ricerca individuale su Terragni è iniziata proprio da qui, dal voler dimostrare che quello che allora fu giudicato come limite era ed è, in realtà, un valore ( -…Terragni ha l'intelligenza necessaria a oltrepassare la fase radicale delle rivoluzioni e passare direttamente ad una elaborazione di cose nuove senza perdere l'orientamento.- da The Cat, Paola D’Arpino http://xoomer.virgilio.it/mediterraneita/the%20cat/il%20gatto.htm) ed è proseguita alla ricerca di quegli architetti contemporanei che, come il comasco, comunicano con esiti nuovi e brillanti, quei valori “mediterranei” che nel secolo scorso vennero giudicati appunto come limite. Questa analisi ha portato me ed il mio collega di gruppo EiKon, (http://art.supereva.it/eikon.freemail/) ad una proposta progettuale che ha alla base una grande tensione verso la comunicazione, individuando un tracciato inedito, forse insolito, ma che ci è stato suggerito come da Terragni stesso, dalle poche foto della sua breve vita, oltre che dalle sue opere, un tracciato su cui convergono molti intenti: l’allargamento dell’ambito prettamente architettonico verso settori diversi, la possibilità di diffondere la cultura architettonica attraverso mezzi inusuali, il coinvolgimento all’interesse alla cultura architettonica di fasce d’età anche giovanissime ed altri ancora. Ciò che sorprendeva, noi stessi per primi, durante l’elaborazione è che ogni tanto, quasi senza rendercene conto spuntavano improvvise confluenze d’intenti, inattesi “suggerimenti”, nuove affinità, tra il nostro lavoro e quello del grande architetto comasco. Ciononostante i risultati non sono né ibridazioni, né tantomeno imitazioni, ma autentiche, originali, nuove esplicazioni di idee di giovani architetti che Vi attendono alla mostra di dicembre.
Paola D’Arpino
Corso Caad 2004 del Prof Antonino Saggio – Facoltà di Architettura
L. Quaroni - Università La Sapienza - Roma
Sito http://xoomer.virgilio.it/mediterraneita/Index/
Gruppo di lavoro: EiKon
Sito http://art.supereva.it/eikon.freemail/

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Commento 772 di Chiara Giovannetti del 08/09/2004


DA UN ANELLLO dell’INGRANAGGIO…
Esprimo qui il mio commento come quello di un piccolo ingranaggio del complesso meccanismo che ha portato il corso CAAD 2004 del prof. Antonino Saggio all'elaborazione delle ricerche finali relative alla mostra Terragni Futuro.
Non nascondo una profonda soddisfazione relativa a questo risultato, sia personale che per tutto l'insieme e le modalità innovative con cui è stato raggiunto.
Prima d'ora avevo "incontrato" Terragni forse solo un paio di volte nei corsi di storia dell’architettura, ma l'approccio era stato sicuramente molto superficiale, relegato a definizioni e catalogazioni di sorta inerenti al nuovo stile e ai rapporti con la storia.
In questo caso le cose sono andate in modo diverso.
Entrare in contatto con Giuseppe Terragni uomo e architetto a 360° ha fatto sì che potesse emergere quella sorta di "testamento architettonico" ancora aperto alla sperimentazione e che a noi studenti venisse offerta l’occasione di raccogliere questa pesante eredità.
Abbiamo potuto osservare come temi provenienti dal quel passato fossero attualissimi ancora oggi (e opere come L'Asilo Sant'Elia ne sono la conferma) e soprattutto come questi, uniti alle questioni emerse dal dibattito sull'Information Technology lasciassero delle vie ancora del tutto aperte.
E stato questo uno degli aspetti importanti: raccogliere i temi emersi da quella ricerca e, partendo dai risultati raggiunti dalle opere di Terragni, tentare di portarle avanti utilizzando quegli strumenti tipici del nostro tempo e del nostro fare architettura.
In questo modo questioni legate al dibattito moderno (l'interattività , i sistemi gerarchici, il movimento e il morphing) hanno trovato spunti forti e diversissimi all'interno dell' intera opera dell'architetto comasco analizzando anche progetti meno noti portando a sperimentazioni e studi nuovi.
Così ci si è trovati, per esempio nel nostro caso, a tentare di sviluppare il tema del movimento tanto caro ai grandi nomi della architettura contemporanea partendo però dall'analisi della Casa Giuliani Frigerio fino ad arrivare ad una personale interpretazione che stravolgesse le intenzioni progettuali di Terragni.
E' difficile relegare a poche righe il lavoro di un intenso semestre ma una delle tante possibilità legate alla nuova comunicazione è che tutto è a portata di un click: http://xoomer.virgilio.it/gac2
Chiara Giovannetti

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Commento 777 di Antonino di Raimo del 15/09/2004


Salve, sono uno studente del corso di "Progettazione architettonica Assistita" tenuto dal prof. Antonino Saggio, e avendo vissuto in prima persona quell'esperienza mi sembra molto utile commentare pubblicamente alcuni temi del suo intervento.
Mi sembra che lei giustamente sottolinei l'importanza, in occasione del primo centenario della nascita di Terragni, del dover uscire dalla serie di "incontri festaioli e mondani" che lei paventa con un certo timore, per raccogliere invece quell'eredità dell'architetto comasco fatta di "incredibili accelerazioni",(la cito letteralmente) capace di "coagulare le forze in campo"anziché come da molto si è fatto, tranne le lodevoli eccezioni di cui lei parla, perpetrare la tecnica crudele dell'imbalsamazione.
Indubbiamente ciò che vorrei sottolineare insieme a lei è la figura di Terragni innovatore geniale. Ma a guardarla da vicino, cercando per un momento di annullare più meno un secolo di distanza, e interrogando questo vecchietto centenario, di cosa è fatta la sua intrinseca capacità di innovazione? E perché poi dovrebbe essere così importante per noi?
E' chiaro che è fuori dalle nostre preoccupazioni la questione del linguaggio. E fuori (finalmente) dovrebbero essere tutte quelle speculazioni chiaramente oziose, tese ad "imbalsamare" (la pratica non a caso priverebbe il poverino degli organi) la figura di Terragni nell'orizzonte dell'accomodante visione dell' "innovatore - tradizionale" del "razionalista classico"; e di tutte quelle altre, che insomma negli anni passati, hanno creato il cadavere imbalsamato che occorre tirare sugli altari per giustificare spesso un certo modo di operare, che ancora tristemente confonde la banalità del cubo platonico con il coraggio del "semicubo" terragnano, la finestra quale ripetizione ossessiva su una parete liscia (ancora mi sembra di sentire B.Zevi che urla "Ta! Ta!Ta! Ta!") con le orchestrazioni spaienti delle bucature allestite dal comasco e così via (purtroppo altri esempi di queste "confusioni" sono molteplici) "
Ma non è un clima che abbiamo assaporato più o meno tutti che voglio commentare.
Per quanto mi riguarda, mi interessa invece richiamare l'attenzione sui "salti" che compie Terragni quali aspetti imprescindibili da valutare, per raccogliere il senso dell'innovazione connesso alla sua opera. Di fatto per me, l'insieme delle considerazioni svolte dal prof. Antonino Saggio durante il corso monografico "Terragni " sono state in fondo vere e proprie lezioni sul "salto", quale attitudine mentale e, quindi, tecnica progettuale dalla quale i problemi architettonici di sempre trovano miracolosamente soluzioni nuove. Eh sì! Poiché il problema centrale a mio avviso, che fra l'altro trapela anche dalle sue preoccupazioni, e che andrebbe ancora risollevato per quel che riguarda Terragni-Futuro, (il che è come dire Terragni da oggi in poi), è proprio quello del nuovo, anzi forse del "Novo" come magari avrebbe detto lui.
In fondo di fronte all'innovazione siamo sempre chiamati ad assumerci delle responsabilità, e cioè siamo chiamati a renderci conto di quanto sia più o meno necessario e importante per noi, immaginare e realizzare nuove soluzioni. Il problema tocca ogni giorno le nostre vite e quindi anche direttamente gli spazi dove vogliamo viverle.
E di fatto (si vedano le lezioni del prof. Saggio su: http://www.citicord.uniroma1.it/saggio/DIDATTICA/Cad/2004caad/TER/HomeGT.htm ) il salto di Terragni è incredibilmente acrobatico e mortale: si direbbe che ogni problema spaziale inneschi un processo di estremizzazione dei termini all'indietro nel tempo, per poi contestualmente a ciò, avvitare quei dati nel futuro. Così "Il motivo del tre" (cito i titoli di alcune lezioni del prof. Saggio) , "La liberazione del telaio" ecc., non sono state lezioni su temi di ricerca architettonica, quanto lezioni, anzi interrogazioni al "vecchio centenario" su come riusciva a dare risposte nuove ovvero su come riusciva a "saltare" da una concezione ad una radicalmente nuova.
Tuttavia credo che questi salti da un vertice all'altro, siano stati sperimentati durante tutto il corso non solo sulla questione Terragni, ma anche (come doveva essere) sul piano più generale della composizione architettonica. Uso a proposito il termine "composizione architettonica" che pare caduto in disuso nei nuovi ordinamenti, proprio per rimarcare il fatto che quello che chiamiamo progetto architettonico, per me è un composto alchemico, il quale alla luce della manipolazione che il mezzo informatico implica, vada ancora più che mai "composto"per diventare opera. Ogni opera è comunque dapprima un sogno e la "palette" (come la chiama il prof. Saggio) per la sua liberazione/realizzazione è per l'appunto il computer che fortunatamente oggi abbiamo a disposizione. Infatti dell'impalpabilità, dell'allucinazione lucida e delle leggerezza del sogno, lo spazio virtuale offerto dal computer ha tutte le caratteristiche (come abbiamo più volte sperimentato durante questo semestre), e chi continua a voler vedere il reale-virtuale come fatto dicotomico e quasi nefasto per l'architettura, dimentica il vero significato del termine: "virtuale = possibile, potenzialmente reale"BR> Lei parla di una generazione, la sua, che negli anni '80 ha patito la mancanza di avere una "coscienza su Terragni". Mi sto chiedendo se lei a questo proposito intendesse proprio la mancata consapevolezza sul come Terragni riuscisse ad innescare quelle "accellerazioni" in avanti, che tutta la sua opera non fa che continuamente sostanziare.
Non vorrei deluderla, ma non credo che questo tipo di coscienza sia un fatto generazionale.
La "tensione verso nuove sostanze" (sto citando qualcosa dallo scritto del prof. Saggio di cui il link è il seguente http://www.citicord.uniroma1.it/saggio/Articoli/IT/Manifesto.html ) infatti, penso che sia una sorta di prerequisito alla tensione verso la modernità, e dunque verso la coscienza della modernità, e se vogliamo verso la coscienza di Terragni. Naturalmente questa modernità che ho in mente è quella di cui parlava Zevi, cioè la capacità, la voglia, l'idealità di dare risposte nuove alla crisi. Una definizione dunque che travalica le ideologie, le età, le generazioni, per riferirsi piuttosto agli individui singoli. Allora proprio in questo senso abbiamo il potere di interrogare l’architetto centenario Giuseppe Terragni, il quale se la domanda è sincera non potrà che darci risposte sincere su quella sua capacità intrinseca di "saltare"BR> La mostra "Terragni Futuro" allora, credo che sarà anche un'Olimpiade del salto concettuale, e se ripenso all'esempio che più volte il prof. Saggio ci faceva a lezione, relativo al pesce che solo saltando, percepisce il liquido in cui è immerso, ampliando così la propria idea del mondo, mi viene per così dire "saltando" ancora un'altra idea, relativa ad un altro tipo di salto: quello che implica la discesa da un vertice e che forse ci può essere utile a capire quello che forse dovrebbe implicare la capacità di essere innovativi.
L'immagine è quella vista qualche sera fa per caso in un cortometraggio, di cui colpevolmente non ricordo il titolo e il regista:
Una bambina cammina, riflette, parla da sola e guarda il mondo; raccoglie un insetto, e passeggiando ancora, arriva ad attraversare un ponte. A metà del ponte, si siede sul parapetto. E' bella, è felice, sorride e si dondola da seduta.
All'improvviso, poi, si lascia andare all'indietro. Nel vuoto.
Sotto l'immagine compare una scritta:
"PER VOLARE BISOGNA LASCIARSI ANDARE.
BISOGNA SENTIRSI LIBERI".
Credo che Terragni-Futuro voglia proprio parlarci di questo lasciarsi andare nell'immaginazione dello spazio, giù da un trapezio, rigorosamente senza reti di protezione.

Antonino Di Raimo

http://digilander.libero.it/antoninodgl/

corso di Progettazione Architettonica Assistita 2004 - prof. A. Saggio

Voglio inviarle anche il link alla ricerca di gruppo. Con il mio collega abbiamo lavorato sulle implicazioni della "vertigine Terragnana" (mi piace chiamarla così) del Danteum, catalizzando nello spazio architettonico letteratura, mito, matematica.
http://xoomer.virgilio.it/aiko_2/

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