Torna alla PrimaPagina

Altri articoli recenti
articoli

Commenti
Ci sono 7 commenti relativi a questo articolo

Commento 859 di Giuseppe Volante del 16/01/2005


Salve, chi le scrive è Giuseppe Volante, un artista sicilano. Dopo aver letto il suo articolo su Gibellina le volevo far conoscere la mia opinione sulla sua contestazione nei confronti della città siciliana. Penso che Lei si sia troppo accanito sulla questione Gibellinese, non ho capito se Lei c'e l'ha con "l'idea di città ideale", nuova nel panorama nazionale, o con il suo proseguo che è stato a mio modo di vedere pessimo. Tra l'altro chi Le scrive ha vissuto sulla propia pelle un fatto eclatante, precisamente ho realizzato un'opera che poteva stare nel contesto di Gibellina, invece per colpa dell'ignoranza dilagante, è stata distrutta in maniera barbara. In sostanza ho realizzato una scultura dalle grandi dimensioni dedicata "agli angeli del molise", e poi è stata distrutta con una motoserra (www.comunemarianopoli.it/presepe.htm).
Purtroppo i siciliani non sono pronti a recepire l'arte contemporanea, ma noi artisti siamo chiamati a far valere il nostro pensiero e a comunicare ciò che pensiamo.
Cordiali saluti, Giuseppe Volante
www.tuttarteonline.it/volante

Tutti i commenti di Giuseppe Volante

 

Commento 861 di Emanuele Piccardo del 17/01/2005


Gentile Mario La Ferla,
capisco la sua amarezza ma proverei a forzare la mano, organizzando insieme ad antithesi, Giovanni Bartolozzi e tutte le persone interessate... un happenning a Palermo e Gibellina, dove lei legge dei brani tratti dal suo libro. Credo che la coscienza collettiva della Sicilia non collusa con la mafia possa aiutarla in questa missione. Proprio partendo dal basso, con la partecipazione dei cittadini si può avere quella carica che le istituzioni non riescono a infondere, a partire dalla lezione di Dolci. Oppure in modo provocatorio chiederei alla Procura di Palermo di fare nella sua sede la presentazione, magari insieme a un magistrato che ha indagato su Gibellina. Attraverso la rete può diffondere la vendita del libro anche usando i blog degli studenti delle università siciliane, in quanto più se ne parla e meglio è per la Sicilia, affinchè riesca a sconfiggere l'omertà verso temi caldi come quelli affrontati nel libro.
Un saluto.
Emanuele Piccardo

Tutti i commenti di Emanuele Piccardo

 

Commento 860 di Antonino Saggio del 17/01/2005


Come dissi a Sciacca: "Mai Muti" e anche insieme "Mai Soli". Reputo che questo libro sia un importante contributo e che vada letto, commentato, mediato e soprattutto distribuito.
Non so quale istituzione palermitana abbia cancellato la presentazione ma me ne dolgo anch'io. Se non arrivano smentite circostanziate mi sembra giusto associarmi all'amaro parere dell'autore

Tutti i commenti di Antonino Saggio

 

Commento 862 di Domenico Cogliandro del 18/01/2005


Ho letto rapidamente la lettera "Omertà". Rispondo telegraficamente, prima di decantare quel che intendo dire. Di getto, non mi sorprendo più di niente: né per quel che riguarda il tema, né per quel che riguarda il riscontro editoriale. Quello che certa generazione chiama ancora, e con disagio, "capacità critica" non appartiene ai nostri tempi. Oggi persiste, parallelamente al concetto in disuso testé nominato, il "cotto e mangiato", magari sveltamente digeribile e defecabile quanto prima.
Gliene dico una. Ancora il volume non circola molto, ma il prof. José Carlo Gambino, Direttore di un Dipartimento dell'Università di Messina, ha pubblicato, per un editore di Bologna e con una veste editoriale piuttosto dimessa, un libro che glorifica, esaltandone le qualità miracolistiche, il progetto corrente per il Ponte sullo Stretto di Messina. Un libro che sembra uscito dai depliants, opportunamente oliati e/o distesi, delle società che lavorano indefessamente per ampliare il debito pubblico dello Stato Italiano. Il libro avrà una risonanza? Sì, proprio perché non è leggibile. Traduco: è un libro che è possibile sventolare dinanzi al volto degli indecisi, dei detrattori, dei contestatori, dicendo "Vedete qua? Questo è un professore dell'Università..." e via con lo sventolìo.
Caro La Ferla, il suo libro scuote le coscienze e non fa digerire il tempo trascorso, la qual cosa va contro il concetto filosofico del "cotto e mangiato". E poi, non ha nemmeno la dimensione utile allo sventolìo...
Affettuosamente, Domenico Cogliandro

Tutti i commenti di Domenico Cogliandro

 

Commento 865 di Leandro A. JANNI del 30/01/2005


Come si può essere siciliani, oggi?
E' ovvio: con difficoltà.

Tutti i commenti di Leandro A. JANNI

 

Commento 868 di cristina alga del 11/02/2005


esploravo per la prima volta questo sito. non sono architetto. vivo a palermo, ho 26 anni. faccio parte di una cooperativa - CLAC - che, con grandi difficoltà etiche e pratiche, cerca di lavorare nella progettazione culturale. vorrei leggere il suo libro, per farmi un'opinione personale di quanto si dice nel forum e perchè le terre del Belice nel bene e nel male hanno un'inquietante fascino e mi piacerebbe saperne di più. l'idea che sia difficile qui reperirlo mi provoca una già nota rabbia. il mio tempo, le conoscenze, la forza di volontà (quando c'è) e quanto altro possa servirle sono a sua disposizione per presentare il libro a Palermo, o (altrove si direbbe "semplicemente") fare in modo che possa essere letto. come già scrive emanuele piccardo qualcosa si può fare...ci contatti quando vuole, cristina alga

Tutti i commenti di cristina alga

 

Commento 1121 di Simona Garufo del 06/04/2006


Ho appena finito di leggere il libro in questione, acquistato senza difficoltà in una libreria palermitana. Desideravo acquistare il libro già da tempo, perchè credevo di trovarvi una lucida analisi del "caso Gibellina" al di là delle solite retoriche. Non che il libro non esprima molte e tristi verità... E' indubbio che i problemi legati allla ricostruzione ci sono e, soprattutto, sono ancora in larga parte irrisolti. Ma invece della lucida analisi, ne ho trovata una piuttosto accorata, che troppo spesso travalica il senso del libro. Tanti i passaggi in cui, a mio avviso, si vuol fare "sensazione" falsando la verità. Eccone alcuni:
"La gente non sa nemmeno che a Gibellina, nel palazzo comunale, esiste una cosa chiamata Agorà"
Credo che questa sia esclusivamente un'opinione personale del signor La Ferla, visto che tutti, vecchi e bambini, ci vanno almeno 2 volte l'anno per le messe importanti.
E ancora, parlando del Giardino Segreto di Francesco Venezia: "E' un giardino nascosto e per questo motivo pochissimi abitanti di Gibellina lo conoscono"
Ma scherziamo? Noi giovani ci passiamo quasi tutta l'estate lì dentro.
E sempre nello stesso passaggio: "L'unico componente visibile dell'opera, la vasca che da sulla strada, è sempre pieno di sacchetti di plastica che i cittadini buttano lì quasi per dispetto"
Nessuno butta roba dentro quella vasca. I gibellinesi possono essere molte cose, ma non sono così incivili.
E sul fatto che il paese è vuoto:
"E' come se una specie di risentimento collettivo verso la città in cui sono stati costretti a vivere abbia invaso tutti gli abitanti, che così, standosene rintanati in casa con le finestre chiuse e le persiane abbassate, riescono a dimostrare la loro rabbia e la loro inguaribile delusione".
Certo, come se non avessimo di meglio da fare... E' un paese che conta 3000 abitanti... che cosa volete trovare?
Ecco, di questo genere di cose è pieno il libro... I cani morti e la miriade di topi che solo il signor La Ferla è stato capace di incontrare, le erbacce e la spazzatura disseminati tra un'opera d'arte e l'altra, i gibellinesi tutti ignoranti che non capiscono l'arte contemporanea e che sognano ancora le stalle e i muli, ecc... ecc...
Quello che nessuno ancora ha capito è che i gibellinesi sono solo stanchi di essere considerati un fenomeno da baraccone e che la loro realtà non è poi tanto dissimile da quella di tanti altri piccoli paesi siciliani. Anzi, forse hanno delle risorse in più. Il problema semmai è il perchè non vengano davvero sfruttate queste risorse. Perchè ancora si continua a costruire opere inutili, quando invece ci sarebbe bisogno di inserire quelle già esistenti in una rete della cultura e del turismo che porti nuova vita a questo posto che, indubbiamente, sta morendo lentamente.
Il libro avrebbe potuto avere molta più validità, se l'autore non si fosse impelagato in una critica troppo spesso forzata e se fosse stato rispettato il criterio essenziale dell'oggettività giornalistica.
Saluti da Gibellina.

Tutti i commenti di Simona Garufo

 

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]