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Ci sono 11 commenti relativi a questo articolo

Commento 866 di Emanuele Piccardo del 09/02/2005


caro Ferrara,
nonostante io non sia sempre d'accordo con il tuo pensiero, questa volta devo darti ragione. Prestinenza ha fatto una valutazione superficiale, rispetto sia all'individuazione delle categorie che in merito alla classificazione degli architetti. L'architettura deve trovare altre forme di interagire con la società questo è indubbio, ma se la strada è quella tracciata da Prestinenza che,in una sorta di classifica da Sorrisi e Canzoni, lancia giudizi affrettati risultato di un innamoramento di renderings la questione è seria. Soprattutto quando l'articolo appare su una testata come Il Sole 24 ore che ha un prestigio e una fama nell'informazione economica e culturale. Vorrei però ricordarti che Prestinenza è stato creato dalle webzines (Arch'it in primis, Channelbeta...) e il "valore" del suo pensiero viene valutato nel momento in cui gli viene dato credito. Se fossi un architetto inserito nella Prestinenza's list mi sentirei preso in giro, soprattutto leggendo le note di accompagnamento. Ma va tutto bene, tanto ormai siamo una società che vive di pettegolezzi e l'architettura italiana (quella cresciuta nelle webzines )di questi ultimi anni ne è invischiata. Gli architetti cercano di avere visibilità ancora prima di aver dimostrato la capacità di saper fare buona architettura ma basta avere "rapporti in Francia e Spagna" e vincere "tutti i concorsi possibili e immaginabili" ma costruire poco per partecipare al nuovo show online su Press/Tabloid letter "Saranno Famosi".
Un saluto.
Emanuele Piccardo
direttore Archphoto

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Commento 867 di domenico cogliandro del 10/02/2005


Ora, io non so a dove passi l'acredine o la "critica" alle cose, agli elenchi, ai fatti, ma mi pare che una guerra tra poveri non porti da nessuna parte. Ho letto, e riletto, con attenzione il testo di Paolo, quello di Luigi e il commento di Emanuele. Mi pare che nel percorso ci sia stata una deviazione fuori luogo. E quando la deviazione è "fuori luogo", per definizione porta "da nessuna parte". Io non vedo come si possa paragonare il volume sulla "nuova architettura italiana", edita da Laterza, redatta da Portoghesi allo scadere dei tempi supplementari che gli sono stati concessi, circa dieci/quindici anni fa, con la PresS/Tletter di Luigi, o con il suo articolo sul Sole24Ore. Come dire, passeggiando per Brasilia (è solo un esempio, gli avveduti se ne accorgeranno), con il ben di Dio che ha realizzato Nyemeier; "Ma chi ha realizzato questo cartello stradale? Non vi pare che stoni con il contesto?", nulla togliendo all'esegesi di Luigi sulla "nuovissima architettura"! La PresS/Tletter è un magazine che viaggia attraverso la rete condotto da una serie di bites, come lo è Antithesi, come Archphoto, Arch'it, ChannelBeta, NIB, e gli altri (e sono tanti!). Anzi, con molta franchezza, direi che è un magazine con una "sua" linea editoriale, con spazi seri e faceti, che veicola "informazioni", per quanto il termine sia fastidioso e ormai uso al consumo. Magari dà spazio a troppe voci, e non se ne riesce a vedere il fondo (ma, data la risposta di Luigi a Paolo, ci dovremo aspettare quanto prima una pubblicazione di, chessò, Meltemi che raccoglie tutte le interviste e che si intitolerà "Interviste 1"?), ma cosa significa questo? Che Luigi non è perfetto? Vivaddio, abbiamo fatto una scoperta! Ma vi ricordate (chi se lo ricorda) cos'era il postmodern di Portoghesi, delfini, amici, lecchini e quant'altro? Quale era il suo risultato nella vita italiana (e non solo) del tempo, e in quali ambienti? Mica solo l'architettura "colta"! A dispetto, peraltro, dei nomi stratosferici di quella contemporaneità. "A quel tempo" vivevano personaggi come Zevi, Quaroni, Battisti, Tafuri che, nonostante il quadro sconfortante, davano voce ad altre architetture (che si possa essere o meno d'accordo sugli esiti e le qualità complessive). Luigi, che stimo prima come individuo e poi come critico (anche se non sono spesso in linea con le sue letture), è uno di quelli che si fa un mazzo per dire cose che ad altri scoccia dire, per cui avrei piacere che ognuno dei "nuovi critici" come Paolo (Antithesi, dopotutto, è un magazine di critica), Emanuele, Gianluigi e altri come Nino Saggio, Luca Molinari, Fulvio Irace dessero, sulla base di un ragionamento esplicito, idea a chi opera dentro le architetture e per l'architettura, di quale sia la loro linea. Se non ci si prende la responsabilità di fare la lista della spesa (!) a nessuno verrà mai in mente di dire che quella lista è sbagliata, o che mancano le verdure anziché la frutta. Mi piacerebbe, per questo, capire cosa intendono per "nuovissima architettura" le persone che ho nominato, e chi sta nella loro lista, e perché, e chi non c'entra nemmeno in zona Cesarini, e perché. Di più "paradossalmente", il 90% delle persone che normalmente vivono una vita normale, citato da Paolo, e che non leggono necessariamente d'architettura, conosce di certo Michelangelo e Palladio, ma dinanzi a Le Corbusier e Wright hanno seri tentennamenti, tanto che uno di questi (avvocato penalista, 45anni, bella casa farcita da libri d'arte e quadri d'autore) pensava, e pensa tuttora, che Le Corbusier sia un liquore. E con lui sua moglie. Per altri, probabilmente, Wright è ancora soltanto il tastierista dei Pink Floyd. Come avrà fatto a fare carriera anche da architetto? Non si sa!

con affetto

domenico

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10/2/2005 - Sandro Lazier risponde a domenico cogliandro

Caro Domenico Cogliandro, dici che non si va “da nessuna parte”? E aggiungi: “La PresS/Tletter è un magazine che viaggia attraverso la rete condotto da una serie di bites, come lo è Antithesi…”
Ma neanche per sogno!
Io e Paolo non stiamo e non vogliamo stare in nessun carrozzone mediatico che viaggi su bites o meno. Stiamo in internet per la semplice ragione che è l’unico strumento di comunicazione che ci possiamo permettere. Chissenefrega dei bites. Non vedo perché ci sia differenza tra stupidaggini dette e scritte sulla carta e quelle che invece viaggiano in internet. Non vedo che differenza ci sia tra le baggianate che può dire Portoghesi in un libro serioso e quelle che possono arrivare dalla press/letter di Prestinenza Puglisi.
Se si vuole fare critica seriamente occorre innanzitutto liberarsi dai condizionamenti. A partire dallo strumento con cui si comunica il giudizio. Se invece si vuole scherzare vanno bene i talk show degli amici degli amici.
Questo in sintesi è il concetto che condivido e che trovo profondamente pertinente dell’articolo di Paolo.

 

Commento 869 di emanuele piccardo del 11/02/2005


caro domenico,
vorrei precisare alcune cose a partire proprio da Archphoto. La rivista nasce per dare voce e visibilità ad autori (architetti, artisti, sociologi, antropologi,liberi pensatori...)poco noti ed emergenti del panorama architettonico nazionale e internazionale, mettendo così in relazione l'architettura alle discipline ad essa connesse come l'arte contemporanea, il cinema, la fotografia,la sociologia...Dovresti leggere più attentamente Archphoto e scopriresti che è una rivista tematica,ossia ogni tre mesi viene indivudato un tema e indagato da differenti punti di vista. Così negli anni abbiamo trattato il rapporto dell'architettura e le arti e nell'ultimo biennio il tema è stato le architetture continentali (latinoamerica, asia, europa, e prossimamente nordamerica). Ogni tema viene affrontato con una pluralità di contributi che hanno reso grande visibilità agli autori che abbiamo invitato e hanno fatto crescere la nostra esperienza professionale ed umana. Questa è la nostra linea editoriale!Le critiche a Prestinenza sono doverose e sono dovute al metodo, che senso ha fare una graduatoria e individuare delle categorie?Qual'è il plusvalore di un contributo acritico come quello di LPP?Per fare il critico occorre studiare, studiare, studiare e verificare nel tempo la validità di un architetto non lo si può giudicare da un progetto riuscito o perchè potenzialmente può essere un bravo architetto, ciò può avvenire se è comprovata una ricerca seria e attendibile che dura anni. Quando nel 2002 ho organizzato "14_02" ho portato in evidenza, anche con l'aiuto di LPP(riferito alla Sicilia), quegli architetti invisibili come Grasso Cannizzo, Sanna, Latina, studioata,D'Ambrosio,altro_studio di cui nessuno aveva mai sentito parlare. Come fai a parlare di nuovissima architettura, una parola tremenda che non ha nessun significato. Nuova rispetto a cosa?L'architettura per essere nuova deve avere un elemento di novità, nell'approccio ad un contesto, nell'uso della tecnologia costruttiva,nel tema che l'architetto indaga (mobilità,spazio pubblico, paesaggio,nomadismo,abitare) .Non è corretto fare una classifica dove chi costruisce e fa una ricerca seria sulla bio-architettura come Cucinella viene collocato al 5° posto, mentre studi che iniziano oggi ad aver costruito piccoli edifici sono nelle prime posizioni. Anche noi(Archphoto) come Lazier e Ferrara, se avessimo a disposizione risorse economiche illimitate, forse saremmo cartacei, ma la nostra libertà intellettuale nello scrivere e pubblicare senza condizionamenti probabilmente ne risentirebbe.
Emanuele Piccardo

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Commento 871 di Domenico Cogliandro del 18/02/2005


Caro Sandro Lazier,
"Non vedo perché ci sia differenza tra stupidaggini dette e scritte sulla carta e quelle che invece viaggiano in internet".
Cari saluti

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Commento 872 di Domenico Cogliandro del 18/02/2005


Caro Emanuele,
scrivo a proposito del tuo commento al mio commento (prot. 869). LPP, secondo quanto indica Sole24Ore, classifica, mentre Luca Molinari, stessa fonte, segnala. Io capisco che ci si possa appigliare alle parole e farne un romanzo, ma il prossimo articolo che farà? Individuerà, indicherà, sceglierà, ragionerà su, discriminerà? La questione non riguarda i termini che si utilizzano, o che sono stati utilizzati, quanto piuttosto il fatto che alcuni, come LPP o Luca Molinari, individuano una serie di architetti, o progettisti, o che dir si voglia, che secondo loro, dati una serie di parametri soggettivi (conoscenza, amicizia, simpatia, lettura delle opere, supposizione di futuro, etc.) e oggettivi (premi, concorsi, progetti realizzati, pubblicazioni, teorizzazioni, etc.) emergono rispetto ad altri. E' una loro opinione. Di qui a dire che si tratti di critica operativa ne passa. Lo è, piuttosto e probabilmente, quando, come tu dici, studiando le carte (vedi sopra), ci si può fare un'opinione che va di là dal proprio sentire e diventa altro. Diventa un sentire comune. Molti degli architetti nominati sulle liste io non li conosco neppure (come dire, mai sentiti), eppure avrei altri da indicarne di cui ritengo validi i progetti e le intenzioni. Ma io non sono né un critico né un opinionista, sono uno che ogni tanto tenta di fare qualcosa per puro piacere di fare le cose. Spesso con risultati terribili (ma di questo ho già scritto, altrove). Insomma, il format del Sole24Ore è corretto. Diamine, per anni ce la siamo tirata col fatto che non c'erano più i Maestri, o che l'architettura era modaiola, o che tutto stava andando a scatafascio. Ora che Edilizia e Territorio (che possiedo dal primo numero uscito) dopo anni che pubblica informazioni legali, giuridiche, politiche eccetera, o che riguardano appalti, lavori, movimenti di borsa ed elenchi dei costruttori, finalmente si apre ad indicazioni che provengono dagli architetti (quanto utile possa essere indicare alle imprese gli architetti "bravi" solo questi ultimi possono saperlo), una buona scelta può essere quella di proporsi come uno dei critici in grado di elencare, o quello che ti pare, il proprio listino, su altre basi opinionali e secondo criteri propri. E a te credo che non manchino capacità e proposizioni. A parte questo, e giusto per perorare la causa degli architetti "poco noti" o, comunque, fuori dai listini della critica di settore (comprendi il glissato!), grazie ad un manipolo di folli o di incompresi savi, a Reggio Calabria sto coordinando un'osservatorio sugli architetti calabresi che hanno operato in Calabria negli ultimi 15 anni, e che vogliamo diventi: sia occasione d'incontri per una crescita professionale che tenga conto delle difficoltà di operare qui, sia una sorta di sdoganamento dell'architettura calabrese che, sia per motivi territoriali che per mancanza di promotori reali e disinteressati, è stata saltata a pié pari negli ultimi anni (le riviste "cartacee", per fare un esempio, si sono divertite ad inseguire prevalentemente architetti campani e siciliani). Le liste di LPP e di Luca Molinari ne danno una conferma ulteriore: da Roma si va a Napoli e poi via, verso la Sicilia. In Calabria nessuno progetta nulla. O, se qualcuno fa qualcosa, non è abbastanza glamour da poter essere indicato tra i viventi. Dirò di più, nelle liste non ci sono sardi, lucani, umbri e valdostani, e non ho approfondito abbastanza. Un buon sano regionalismo, forse, ci potrebbe salvare da un internazionalismo battente, e ci farebbe comprendere meglio motivi, sensi e conoscenze di cose e luoghi per una progettazione a misura del nostro tempo e delle nostre necessità.
cari saluti
domenico

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Commento 874 di Mara Dolce del 20/02/2005


IL TOP DEI TOP
Molti avranno visto l'inserto del Sole24ore che dedica ogni lunedì al tema architettura e territorio.
Il critico di turno si piglia a cuore un architetto da spintonare e dichiara, con toni più o meno accesi che proprio quello è l'uomo (quasi mai una donna), che farà uscire l'Italia dal baratro del nulla architettonico. Ce lo promettono e ce lo giurano da almeno 6 anni, ognuno stila la sua classifica del top dei top: i primi dieci, i secondi venti, i prossimi cinque, il futuro numero uno.
Nel Sole 24ore della scorsa settimana il top-one del futuro prossimo per Prestinenza Puglisi -autore dell'articolo e di una delirante classifica che lo segue- si chiama Michele Molè.
Non vogliamo entrare nel merito dei meriti dell'architetto spintonato dal critico. Ci limitiamo esclusivamente a delle considerazioni elementari:
operazioni di promozione di tal fatta e con questi toni si addicono a quelli della propaganda elettorale che nulla hanno a che vedere con la promozione culturale; ricordano piuttosto le gag di tg satirici "...bisogna promuovere e esportare il prodotto Italia", dice il finto Luca di Montezemolo.
Operazioni di mutuo appoggio a coppia: critico-emergente-architetto-emergente, sono sicuramente un genuino prodotto prettamente italiano, nel senso che la sagra paesana travestita da promozione culturale è un fenomeno sconosciuto al resto d'Europa, bisognerà solo vedere se sarà un prodotto esportabile.

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Commento 877 di Emanuele Piccardo del 24/02/2005


Caro Domenico,
applaudo la tua volontà nel lavorare all'interno di una realtà difficile come quella calabrese. Rimangono le differenze di pensiero tra noi, ma non è importante, viva la discussione. Dopo un pò le discussioni diventano sterili e preferisco adoperarmi sul campo per cambiare la cultura architettonica del paese con i mezzi in mio possesso:il web e la passione. Sono d'accordo che si debba recuperare il valore culturale di un'architettura regionale perchè se confrontiamo un progetto di Zucchi con un progetto della Grasso Cannizzo è evidente che progettano architetture che tengono in considerazione una sorta di "regionalismo" influenzato dalle condizioni sociali, culturali e ambientali dei luoghi in cui sono collocate.
ciao
Emanuele

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Commento 878 di Andrea Pacciani del 25/02/2005


Gentili Emanuele e Domenico,
scusate se mi intrometto, ma se si parla di regionalismo non posso non dire la mia, non sulle vostre questioni ma sull'idea di architettura regionale.
E' un concetto che esplicitamente può appartenere solo alla architettura tradizionale e non alla ricerca del nuovo e all'approccio sperimentale della modernità.
Bisogna stare attenti, riammettere il regionalismo vuol dire riammettere l'architettura come linguaggio e questo è considerato sacrilegio dal dibattito contemporaneo.
L’architettura è creazione di identità spaziali che in passato si sono espresse in linguaggi più diversi, che nel corso della storia si sono evoluti, con le loro declinazioni dialettali vernacolari e regionali, con le proprie regole e grammatiche, senza contaminazioni.
Il moderno non è un linguaggio perché nasce dall’incomunicabilità linguistica intrinseca, sono suoni che presi uno per uno possono avere un perché ma che per invariante non devono assonare tra di loro né con i suoni del passato.
E' perciò improbabile una ricerca regionalista apprezzabile con i criteri della modernità. Chi sente la mancanza di un'architettura regionale deve coerentemente rientrare nei binari della tradizione. Lascino alle poche e geniali e star pionieristiche dell’architettura sperimentale la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo che col tempo contaminerà inevitabilmente e positivamente anche la architettura tradizionale e regionale.
Chi non si sente di tal genio abbia il coraggio di ammetterlo, guardi ai migliori risultati degli architetti del passato e cominci a copiare, sì copiare, chi ha fatto in precedenza meglio di lui; magari guardando all’interno della propria realtà locale dove sicuramente giacciono impolverati esempi che hanno superato la prova della storia, che hanno rinunciato per il bene collettivo all’imposizione della propria presenza, senza aspirare ad entrare in classifiche o nomination.
“siate regionali e sarete universali” diceva Federico Fellini in tutt’altro contesto ma a grande ragione.

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Commento 6109 di renzo marrucci del 10/03/2008


Caro Ferrara, l'informazione di oggi non è sola nella mostruosità... ma è anche perversa. Cioè lei, mi sembra di capire... non si accorge di come questo potere abbia oggi effetti incontrollabili? Come l'informazione si sia scostata dalla realtà e sia diventata surrealtà... Non ci credo! Rileggerò il suo articolo di risposta a Prestinenza per vedere se ci sono altri sensi di lettura con più calma un'altro giorno. Intanto ci si intenda sul fatto che oggi è in vetrina tutto ciò che è vendibile, vetrina legali, vetrine sociali o commerciali, editoriali eccc... Cioè una cosa che non è in vetrina non è sul mercato enon esiste ....certo! Ma il mondo non ti cerca se non sei in vetrina. Ora si potrà discutere sul concetto di vetrina e sulla qualità della vetrina con sincerità e si vedrà come è ampio e non è possibile che lei non ne sia informato. Mi permetta di esprimere questa perplessità. Ritengo ingiusto in una materia altamente sociale e umana come la città, che è vita arte e cultura ecc... possa essere affermata l'idea della vetrina come possibilità di esistere. Parlo di esistere che non vuole dire essere. Ora anche la parola esistere è entrata nel linguagio con significati perversi come del resto l'idea stessa di vetrina, cioè si esiste solo se si è sotto l'occhi di tutti o almeno dei più, nei posti giusti e con le persone giuste, usando tuttii i mezzi leciti e propri come impropri fino a che il merito non è più carta valida per il giudizio, per la scelta,per la chiarezza o per la bontà.....Altro che velocità dell'informazione, è tutto quello che ne consegue, cioè il travolgimento e lo stavolgimento dei valori che questo comporta. L'idea di esistere così montata non si basa su ciò che si è , ci sono troppe variabili che bruciano la verità, o se vuole, la rispondenza delle cose. Soprattuto si verificano a catena tutta una serie di disparità che annullano il talento. L'espressione della qualità è un valore che ha bisogno di tempi e modi che non devono essere fagocitati . Cari saluti

Tutti i commenti di renzo marrucci

 

Commento 6112 di maurizio zappalà del 12/03/2008


Certo è strano che si parli di velocità e di bites in rete e si riprendano querelle di appena tre anni fa! Non è il primo caso e consiglierei alla redazione di Antithesi di bloccare, in qualche modo, gli articoli a una certa data!! Cioè non pubblicare risposte oltre un certo periodo di tempo!! Perchè credo che tra le possibilità infinite di questo "strumento" vi sia l’immediatezza tra opinione e confronti, tra “botta e risposta”, se qualcuno si perde le puntate precedenti, pazienza, potrà leggerle ma non intervenire. Soprattutto e meglio, quando, gli interventi non producono grandi passi in avanti! E in ogni caso si ha, sempre, la possibilità di proporre un articolo nuovo che parafrasi quello a cui fa riferimento! Insomma sarebbe auspicabile che, senza offesa per nessuna, i topi di biblioteca facciano il loro mestiere con i libri, con il web la parola magica, diciamo la password è “velocità” e di nuovo pazienza, quando sarò “impedito ed anacronistico” non parteciparò alla corsa!!Per cui non mi smentirò e non entro nel merito di questo articolo e ce ne sarebbero cose da dire sulla libertà d’opinione che si presume avere nella direzione di alcun organi informativi come la PresS/Tletter!? Con stima a Lazier e Ferrara…

Tutti i commenti di maurizio zappalà

 

Commento 6113 di renzo marrucci del 12/03/2008


Zappalà propone grandi passi avanti? Benissimo.!..E' anche altamente meritorio che proponga le regole... Chissà cosa intende per botta e risposta...Penserà ad un incontro di puglilato via internet ? Non si è capito ma va bene lo stesso. Cari saluti

Tutti i commenti di renzo marrucci

 

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