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Ci sono 3 commenti relativi a questo articolo

Commento 1094 di Beniamino Rocca del 22/02/2006


Bravo Paolo,
traspare un'energia costruttiva nel tuo intervento che, finalmente, fa una sana e brutale chiarezza a proposito dell'annunciata chiusura della storica rivista di Bruno Zevi. Adesso credo sia più facile per tutti noi ripartire. Già, ripartire bisogna. E ripartire da Modena, chiamando a confronto i "contemporanei" e senza perdere tempo a cercare impossibili "eredi". Condivido ogni parola della tua analisi sull'impegno critico di Zevi, sulla "continuità " nel fare battaglie per la società rivendicando l'architettura come impegno civile ed espressione compiuta della società.
Ho una proposta, un pò matta, da fare a te e a Sandro:
Perché Antithesi non si fa promotore di un incontro-convegno con i "contemporanei" (e qui penso ai Prestinenza, ai Saggio, ai Caramma, ai Genovese, ai Guido, ai Fadda, a Luca e Adachiara Zevi naturalmente, e a tanti altri zeviani ancora) ma anche con politici come Nicola Terracciano, segretario del Partito d'Azione Liberalsocialista, Emma Bonino e Pannella, associazioni come In-Arch, il Codiarch, e tutti coloro i quali hanno predisposizione al sogno, come Zevi ci ha insegnato?
Credo che da un simile incontro-convegno non dovrebbe essere difficile far nascere quel "... un foglio settimanale, a opuscoli, a strillonaggio stradale e a quant’altro” che saprebbe forse innervare e dare una scossa a queste università sclerotizzate, alla Darc, agli ordini professionali. Ripartire da Modena, da Zevi, per rivendicare un maggiore impegno etico-politico e civile già nelle leggi di riforma di questa professione che nemmeno l'Europa riesce a migliorare e che vogliamo ancora credere "il mestiere più bello del mondo".
Insomma, io credo davvero che i sogni siano sempre una buona ragione per vivere e non dobbiamo rinunciarci, mai.

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Commento 1103 di fulvio faludi del 15/03/2006


spett.le antithesi
segnalo l'ennesimo equivoco articolo su zevi (l'unità, 13 marzo 2006)
come arrivano certi intrugli alle colonne di quotidiani nazionali?

Tutti i commenti di fulvio faludi

 

Commento 1111 di Carlo Sarno del 28/03/2006


Per non dimenticare... con affetto , Carlo Sarno .

Conferenza tenuta dall'arch. Bruno Zevi il 6 dicembre 1947, al 1° Congresso Nazionale dell'Associazione per l'Architettura Organica (A.P.A.O).

Amici congressisti delle APAO,

non è senza titubanza ch'io mi accingo a parlarvi di architettura organica. Mi è capitato spesso di trattare e di scrivere sull'argomento, ma confesso che questa è la prima volta che mi trovo a parlare di architettura organica ad un consesso di architetti organici. E' vero che noi diciamo che il carattere distintivo dell'architettura organica rispetto a quella razionale è di essere funzionale anche sul terreno della psicologia; ma qui non si tratta di psicologia, sibbene quasi di una seduta di psicoanalisi collettiva, in cui dobbiamo insieme discutere su quei germi corrosivi e, per fortuna,...infettivi che, nella casistica delle nevrosi moderne, danno luogo a quella strana malattia che va sotto il nome di... APAO.

Quando ci trovammo a stabilire il programma di questo congresso, alcuni proposero di dedicare qualche ora a dibattere gli aspetti culturali dell'architettura organica. Ma ritirarono subito la proposta non tanto per tema di trasformare questa riunione in un incontro pugilistico, quanto perché tutti avevano la sensazione che ormai l'APAO vale assai più dell'architettura organica. Avviene in tutti i partiti e in tutte le associazioni. Si parte da un credo politico o culturale, poi ci si fanno le ossa, si creano e si sviluppano valori di collaborazione, di vita vissuta insieme, di comuni opere, di solidarietà, e ad un certo punto questi valori acquistano un'importanza autonoma, divengono essi stessi la giustificazione dell'essere associati. La nostra fedeltà all'APAO trascende la valutazione del suo credo architettonico; l'associazione raccoglie ormai le migliori forze dell'architettura moderna italiana dalla Sicilia al Piemonte; lavorando a Torino, voi piemontesi sapete di perseguire intenti per cui operano i giovani architetti di Palermo e di Catania, e questa coscienza dà forza e fiducia, crea un ambiente psicologico di vincoli umani che costituisce una zona di attrazione anche per coloro che altrimenti non si sentirebbero di firmare questa nostra antica Dichiarazione di Principii di colore cospiratorio e carbonaro. Prima che una poetica comune, ci lega una profonda passione di rinnovamento della scena fisica e morale del nostro paese, una generosità, una volontà di operare su un piano che va al di là degli interessi grettamente professionali e personali. In tre anni di lavoro, abbiamo creato le tradizioni dell'APAO; sì che, se qualcuno venisse qui questa sera a dimostrarci che l'architettura organica non esiste, che nulla ha un senso di ciò che noi predichiamo culturalmente, e, per uno strano scontro di costellazioni, riuscisse a convincerci tutti, noi risponderemmo: dunque cambiamo nome, e continuiamo a lavorare.

Non è per un caso che delle due associazioni di architettura moderna che preesistevano all'APAO, cioè l'MSA di Milano e la PAGANO di Torino, una di esse si sia unita al nostro movimento. E perché? Perché si richiamava ad un uomo che per noi tutti è segno e simbolo della missione, del coraggio e della vocazione dell'architetto moderno. Al di là del credo teorico di Giuseppe pagano, al di là degli errori ch'egli commise e dei compromessi che accettò, c'è e resta e sola vale la tensione della sua azione, il tempo della sua vitalità, la capacità e la generosità del suo fare. Quando voi torinesi avete trasformato la PAGANO in APAO, l'avete fatto perché sentivate che Pagano - indipendentemente dalle sue intuizioni sull'architettura organica e dalla risonanza che aveva dato in "Casabella" al pensiero di Persico su Wright - indipendentemente da ogni valutazione teorica, sarebbe stato con noi, perché tutta la sua vita, con i suoi errori e col suo eroico splendore, fu qualificata da questa generosità nell'agire, da un temperamento che preferiva magari una parzialità atta a scoprire nuovi orizzonti piuttosto che una verità generica e infeconda.


Contro l'agnosticismo.

E con ciò, credo di aver risposto alla principale critica che ci vien mossa da parte degli "obbiettivi o degli agnostici. essi ci dicono che la architettura non ha bisogno di aggettivi, che l'arte rifiuta attributi, e che di conseguenza l'architettura organica non esiste. Ebbene, amici, chiunque ci conosce sia pur di lontano dovrà ammettere che noi non siamo illetterati fino al punto di non sapere che all'arte non si danno aggettivi. Ma questo non basta affatto a giustificare la posizione di sordo agnosticismo che vige nel campo avversario. L'arte non ammette aggettivi, ma il mondo morale, pratico, intellettuale e, se volete comprendere anche i mezzi espressivi, la poetica sulla cui base nascono le creazioni degli artisti, richiedono caratterizzazioni e perciò ammettono aggettivi. Se l'arte organica non esiste, e nessuno di noi ha mai sostenuto che esista, c'è però, pienamente legittimo dal punto di vista filosofico e critico, un indirizzo dell'architettura organica, ed è quello che noi affermiamo.

L'APAO ha il grande merito di aver spezzato l'agnosticismo architettonico in Italia, quell'agnosticismo vuoto di fedi e di passioni per cui l'arte è arte sia che si faccia oggi con le colonne e con gli archi oppure coi mezzi moderni; quell'agnosticismo che concepisce l'arte al di fuori della storia e della vita. I nostri avversari sono architetti senza aggettivi, senza nemmeno il vago aggettivo di moderni, perché sono uomini ormai senza coraggio in architettura e in critica; si limitano a mormorare, a ridacchiare senza gioia, non hanno mai scritto un rigo per criticare quello che noi avevamo detto e fatto, sfuggono ad ogni serio dibattito, non hanno idee da difendere ma solo posizioni da conservare. In verità essi costituiscono, nel campo dell'architettura, la traduzione di ciò che il trasformismo è in politica: una serie di clientele tenute insieme da interessi più o meno evidenti, culturalmente inesistenti o dannosi, di carattere effimero. Bargellini, l'unico che abbia scritto qualcosa contro l'architettura organica, si è limitato a criticare la teorica di Wright (e davvero non ci vuol molto a trovare contraddizioni nella pseudo-filosofia di un genio!); ma onestamente, quando si è riferito alla nostra impostazione dell'architettura organica, ha dichiarato che era seria ed acuta.

Noi siamo pronti a discutere e a rivedere ogni nostro punto con chiunque desideri farlo. Ma combattere il muro cieco e dispersivo degli agnostici è tempo perso, e non possiamo far altro che lasciarli alle loro mormorazioni.



Diffusione della tendenza organica.

Vengo alla seconda critica, assai più valida , che suona esattamente antitetica alla prima; ci vien mossa internamente, da membri dell'associazione e da simpatizzanti. Non ci accusa di voler essere troppo precisi conla specificazione di organico apposta all'architettura, ma solleva l'obbiezione contraria: che cos'è questa architettura organica? Ci avete spiegato vagamente il suo indirizzo morale, ma dov'è architettonicamente? In altre parole, come si fa a farla?

E' una critica su cui richiamo la vostra attenzione. Ciò che noi abbiamo detto e diciamo sull'architettura organica non basta alla maggioranza di coloro cui ci rivolgiamo: dobbiamo essere assai più specifici.

Ricordo un aneddoto. Un giorno, qualcuno che aveva trovato la lettura della Bibbia eccessivamente noiosa, domandò ad un filosofo ebreo di definirgli il significato delle Sacre Scritture in non più di dieci parole. Il filosofo rispose: " Ama il prossimo tuo come te stesso; tutto il resto è commento, va e studia ". Anch'io quando, correndo ad un appuntamento, sono fermato da qualche collega che mi domanda, non senza una certa ironia, di dirgli su due piedi che cos'è l'architettura organica, rispondo: " L'architettura organica è l'architettura funzionale che è funzionale rispetto non solo alla tecnica e allo scopo dell'edificio, ma anche alla psicologia degli abitanti. Tutto il resto è commento, va e studia ". Ma voi comprendete benissimo che se questa è una risposta-boutade meritata da uno scocciatore mezzo-intellettuale che vuol far finta di essere furbo, essa è del tutto inefficace per ciò che riguarda la massa di onesti professionisti, geometri, ingegneri civili, che si interessano ai nostri problemi e da cui non possiamo pretendere un approfondimento culturale.

L'esigenza di una popolarizzazione dell'architettura organica è così evidente che io avrei voluto intitolare questo discorso " il manierismo dell'architettura organica " e dedicare tutto il tempo a questo tema. Manierismo dell'architettura organica? Sembra assurdo: il manierismo dell'anti-manierismo. E, sotto un certo aspetto, è un paradosso. Ma considerate questo problema: vicino ai pochissimi poeti, in ogni epoca sorgono larghe schiere di manieristi che creano l'ambiente artistico, quell'insieme di simpatie e di consensi che facilitano il prevalere del genio. Anche oggi, un'infinità di costruttori, di geometri, di ingegneri civili, anche di architetti minori, ha bisogno di un metodo, ha bisogno anche di copiare. Copiavano il classico, oggi copiano lo pseudo-moderno di Piacentini o gli arredamenti di ponti. E' così, e, allo stato attuale della nostra educazione, è fatale che sia così. Ora, se l'architettura organica costituisce un vero e proprio movimento culturale, noi dobbiamo ammettere che essa non si identifichi con l'architettura bella, ma sia solo un atteggiamento, un metodo di fare l'architettura, una poetica che nel genio darà luogo a capolavori, nei minori ad opere soltanto dignitose e decenti. Nessun cubista pretenderà che la pittura cubista sia quella bella, e la pittura non-cubista sia negativa. Sosterrà che il cubismo è un vocabolario figurativo o,

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