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Commento 5784 di Renzo Marucci del 08/12/2007


Le considerazioni svolte nella lettera del Co.Di.Arch. , in linea di massima, mi sembrano accettabili e logicamente sostenibili. Esiste tuttavia una più ampia realtà da sostenere in materia dell'esercizio della professione di architetto di cui non vedo cenno o riferimento alcuno. Tutto il resto va bene? Stiamo freschi d'estate e caldi d'inverno? Bisogna chiedersi in che cosa gli ordini professionali aiutano i suoi iscritti e nella fattispecie quale è la loro funzione nel contesto sociale e culturale che viviamo oggi? Naturalmente parlo di chi è architetto. Nessuno si preoccupa del grande numero di laureati e della possibilità che ha la società di assorbirli per ciò che concerne la professione? Nessuno parla del rispetto del campo di azione professionale e culturale per esempio nel campo dei beni culturali?
Oggi vasto e implicante. Chi se ne occupa? Toccherebbe a chi? Un'altro argomento è sempre quello dei concorsi e la rassegnazione della categoria non tanto bene rappre- sentata dagli ordini professionali. Le norme che tutelano l'esercizio della professione nel contesto attuale non solo nei beni culturali e lo spontaneismo confuso e approssimato con il quale si identifica la figura professionale dell'architetto tra l'esercizio della professione urbanistica come semplicedispensa di regole e regolette o tecnica computistica edilizia e roba simile? La sicurezza? E' solo un fatto di videocamere e il progetto non interessa? Quale è l'impegno su temi come questi? I temi ci sono ma non credo ci siano le volontà e i mezzi associativi o legali per poter impostare, dibattere per aspirare a ridisegnare socialmente la figura dell'a funzione sociale dell'architetto che oggi manca forse completamente.

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