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Commento 9227 di domenico cogliandro del 07/01/2011


Caro Leandro, sarò breve.
Guido Signorino avrebbe ragione se non tenesse in considerazione un vizio di forma, Remo Calzona s'è fumato una canna come non ne vedeva da anni. Nemmeno commento l'idea del pilastro intermedio, essendo convinto che la migliore soluzione fu formulata, e mai tenuta in considerazione, dall'ing. Morandi (ma è inutile spiegarlo a Calzona, se proprio vuole mettere un pilastro in mezzo al mare). Guido Signorino ha ragione, ma gioca la sua partita su un tavolo diverso: quello della realtà. Le analisi sull'opera si riferiscono ad un teorema che dice: l'opera (fisica) è possibile, noi facciamo le analisi del caso. Signorino dice: i dati che analizzo mi dicono che l'opera (fisica) non è possibile, per cui non capisco di cosa stiano parlando. Da una parte abbiamo una proiezione teorica, o di interposta verità, su cui si poggiano analisi di fattibilità che, per forza di cose, dicono che la cosa (teorica) è fattibile; dall'altra un'analisi concreta su una supposta verità, accettata come tale, i cui dati non hanno riscontri reali (e non ne possono avere, trattandosi di un teorema indimostrabile) ma che l'analista economico tratta come tali e, per questo, danno risultati impossibili.
In questa diatriba, però, i soldi se li becca Libeskind che non è il progettista del ponte, però, ma di quello che ci sta sotto, cioè noi.

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