Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Il triangolo no...

di Paolo G.L. Ferrara - 7/6/2002


Ci siamo: dal 6 giugno 2002 è partita ufficialmente l' "Operazione Ponte sullo stretto". Alla fine del 2004 potremo iniziare il conto alla rovescia, sino al 2010, data stabilita per la fine dei lavori.
Diceva Wright che architetto, committente ed impresa sono la triade che permette la realizzazione dell'architettura. Se una sola delle tre componenti fallisce, l'architettura stessa fallisce.
Parole sante, talmente vere che sembrano addirittura banali.
Il genio americano -ovviamente e volutamente riferendosi alla vera architettura- non considerava le variabili che spesso condizionano questo triangolo, oltre al fatto che, certe volte, è proprio il legame inossidabile tra queste tre componenti a dare vita alle architetture della speculazione, ovvero edifici penosi a livello architettonico, precari a livello costruttivo, remunerativi a livello economico.
L'operazione Ponte si presenta in pompa magna; una volta terminato, tutti ne parleremo, lo criticheremo, lo plaudiremo. Insomma, ce ne sarà per tutti e per tutto.
Prematuro farlo adesso, visti e considerati i tempi di costruzione che si annunciano lunghissimi.
Prematuro non è però parlare di cosa si dovrà evitare, ovvero la collusione mafiosa che decide, dirige, governa qualsivoglia appalto miliardario.
Affrontiamo il tema senza remore: quando succede che la triade architetto-impresa-commitente riesce a creare una solida partnership speculativa, significa che c'è chi lo consente.
Questo, è vero, succede generalmente in tutto il mondo. Spostiamo il discorso in Sicilia, dove vive ed opera la variabile chiamata "mafia". Si, lo so, la sola parola mette già un pò di timore. Se invece di mafia si chiamasse chessò, "mousse", magari ci verrebbe l'acquolina in bocca. Ma tant'è: la parola è quella che è e, al massimo, in bocca ci si potrà trovare un sasso.
Eh sì, argomento tabù, nonostante in tutti ci sia la consapevolezza che in Sicilia la mafia è strettamente legata all'edilizia, agli scempi paesaggistici, a quelli urbani.
"Stai mutu!" mi sembra di sentire mentre scrivo questo articolo. Ma perché fermarsi? In fondo, che c'è di male nel parlare di mafia? Se ne parla in tutte le salse, ci fanno i film, ci scrivono i romanzi, dunque ci si può scrivere anche un articolo di architettura...
Il Ponte sullo stretto non è sicuramente la prima grande opera edilizia che si esegue in Sicilia.
Punta Raisi, l'aeroporto di Palermo, si chiama oggi "Falcone-Borsellino". Personalmente, avere dedicato ai due magistrati l'aeroporto, l'ho sempre reputata una cosa di pessimo gusto. Lo sanno anche le pietre: l'area di Punta Raisi rappresenta la prima grande azione mafiosa nel campo della speculazione edilizia e territoriale. I contadini costretti a vendere a prezzo agricolo i loro terreni. A chi? ai costruttori legati da filo doppio ai mafiosi. I politici a trasformare questi terreni da agricoli in edificabili. I mafiosi, o meglio, i loro prestanome, a vendere milioni di metri quadrati a prezzi astronomici. Da questo bel gioco di società (non tanto "onorata") nacque Punta Raisi. E poi lo si dedica a Falcone e Borsellino.
Palermo, o il massacro delle opere di Ernesto Basile. Esempio conosciuto di deliberata distruzione del patrimonio storico per fare sempre più posto al sacco della città. Di più: sempre a Palermo, il degrado del centro antico della città è tale (o meglio, è stato deliberatamente fatto diventare tale) che sarà impossibile risanare e più plausibile demolire. Per poi ricostruire, chiaro.
Quasi cinquanta anni fa, Luigi Piccinato, parlando in sede parlamentare durante una seduta in difesa del patrimonio monumentale e paesistico disse: "Risanare vuol dire conservare: un'operazione medica. Se hai mal di testa, il medico ti somministra pillole o ti fa un'iniezione. In urbanistica invece, se uno ha mal di testa, per risanarlo, gli si taglia la testa".
Ora, tutto vero, ma chi, in Sicilia, decide di "tagliare la testa"? Vediamo. Forse il costruttore? No, probabilmente partecipa da spettatore, ma non ha il potere di decidere se tagliare o meno.
Che sia l'architetto o qualsivoglia altro progettista? No, anche queste figure non hanno poteri decisionali; piuttosto s'interessano della tecnica da usare per demolire e ricostruire. Ci sono: allora lo decidono i politici! Beh, non proprio, perchè devono attenersi alle leggi, anche se hanno la grande arma di poterle cambiare a loro piacimento.
Che siano i mafiosi? Probabile. Quando si tratta di tagliare teste, i mafiosi ne fanno un fatto di prestigio.
Quel prestigio che lo Stato Italiano mette in gioco dando il via alla costruzione del Ponte sullo stretto. Difatti, un'opera di tale portata fa sicuramente gola a molti e credo di non sbagliare dicendo che sulla sua costruzione "persino i mafiosi sono d'accordo", prendendo a prestito il titolo di un articolo di Bruno Zevi scritto nel 1962, sui lavori della diga sullo Jato.
Dunque, la costruzione del Ponte, paradossalmente, mette tutti d'accordo, mafiosi compresi. Vediamo perché.
Lo Stato Italiano tenta di portare a compimento un'operazione i cui albori si perdono nella notte dei tempi. Unire la Sicilia al "continente" significa idealmente agganciarla al treno europeo, dare segno di concretezza dell'interesse verso il Sud. Parlando da un punto di vista squisitamente fisico, non fa una grinza: partendo da Palermo si arriverà in Danimarca senza soluzione di continuità, senza mettere i piedi fuori l'abitacolo dell'auto, se non per fare pipì.
Dal punto di vista dello sviluppo economico del meridione, ne fa tante di grinze. Serve davvero risparmiare mezz'ora di tempo per l'attraversamento? E se si, a chi?
Spendere milioni di euro ( 9.000 miliardi di vecchie lire) per risparmiare tempo nell'attraversare lo Stretto sarebbe fondamentale se quel lembo d'Italia fosse tale e quale all'asse Torino-Milano-Venezia.
Siamo proprio sicuri che il ponte sia la chiave di volta dello sviluppo siciliano e calabrese?
No, io non lo sono per niente. Piuttosto, i 9.000 miliardi si dovrebbero prima spendere per ricostruire le ferrovie dell'isola, che da tempo sono state in gran parte dismesse; per terminare l'autostrada Messina- Palermo e costruire quella che da Siracusa colleghi tutta la costa meridionale, sino a Mazara del Vallo; per costruire almeno altri due aeroporti; per potenziare i porti.
Soprattutto, per investire nell'industria, nella cultura e nel turismo, dunque nella forza lavoro. Altre notizie ci arrivano dal Governo: nei prossimi anni s'investirà maggiormente al Sud per incrementare i posti-lavoro di circa 1.400.000 unità.
Se nel 2010 il Ponte sarà veramente costruito, potrà essere sicuramente un simbolo importante dell'attenzione dello Stato verso il Sud, anche se, appunto, "simbolo", visto che, senza un vero piano di sviluppo industriale, non sarà sufficiente a risolvere le problematiche vere.
Comunque sia, il via al Ponte è stato dato. Gioiamone:data la forza propulsiva che la sua costruzione potrebbe avere per inescare tutta una serie d'interventi sulle altre infrastrutture e sullo sviluppo economico, e preso atto che questi investimenti verranno fatti e renderanno davvero utile il Ponte, verifichiamo cosa nel frattempo sarà in grado di fare lo Stato Italiano, unitamente alla Regione Sicilia. Non mettendo in dubbio che ne abbiano assoluta volontà, vedremo se saranno capaci di tenere alla larga speculatori e mafiosi.
Come farlo? Potrebbero iniziare rendendo pubblici tutti i passaggi burocratici che un'operazione del genere comporta. Pubblicare, a larga diffusione tramite i mass media, tutte le gare d'appalto, aggiornare periodicamente sull'andamento dei lavori, denunciare alla Magistratura eventuali (e molto probabili) pressioni mafiose.
In poche parole, potrebbero renderci partecipi di come vengono spesi i soldi, se non quelli dei privati, quantomeno quelli pubblici. Difatti, la spesa sarà suddivisa a metà tra le due parti.
Ma, oltre al fatto di avere il più lungo ponte del mondo, la più grande vittoria in prestigio da parte dello Stato sarà riuscire ad essere l'unico vero "progettista, costruttore e direttore dei lavori" dell'opera. Significherebbe avere vinto sulle ingerenze mafiose, il che dimostrerebbe che la volontà di combatterle è reale.
Veniamo ai mafiosi: perché sono anche loro d'accordo sulla costruzione del Ponte? D'istinto verrebbe da pensare all'entità degli appalti, troppo appetibile perchè ci possano rinunciare. Ma forse, quello che più li stimola è il "durante e dopo Ponte", che comprendee tutte le altre infrastrutture indispensabili per la crescita economica dell'isola. Una crescita che farà affluire somme incredibili di denaro e grazie alla quale per i mafiosi non ci sarà più tutto il bisogno, che ancora oggi c'è, di andare a riciclare il denaro sporco all'estero. Gli investimenti si potranno fare comodamente dietro l'angolo di casa.
Ma detto ciò, significa allora che in Sicilia e nel Sud in genere non si debba prevedere lo sviluppo perché diventerebbe una situazione di comodo per la mafia? Dobbiamo dunque sempre più deprimere quelle zone per non dare strumenti di lavoro e di arricchimento ai mafiosi?
No, fuori di dubbio. Ponti, porti, aeroporti, autostrade, industrie, e quant'altro serve allo sviluppo economico, sono tutte cose che vanno fatte, ma alla luce del sole. Il controllo del territorio si attua anche attraverso il controllo della società, della sua crescita e del suo sviluppo. E l'architettura è parte integrante nella formazione e nella crescita della società. Dunque, anche gli architetti -ed i progettisti in genere- sono coinvolti, quantomeno moralmente, nell' "operazione Ponte.
La nostra parte possimo farla con poche mosse, iniziando ad essere coscientemente professionali, difendendo l'architettura, sottraendola agli incompetenti che ne vedono solo strumento di guadagno, denunciando le commesse sospette, i tecnici corrotti e quant'altro. Chi usa l'architettura come mezzo per speculare non può che realizzarne di cattiva.
Ma va da sé che il compito morale non è facile da attuare, causa l'atavica "paura", che oramai si è trasformata in abitudine, e che sempre più spesso è una scusante. Paura di non avere lavoro, paura di toccare fili ad alta tensione, paura di essere ammazzati. Paura, appunto, che diventa abitudine, legge non scritta a cui si è ligi senza farsi troppe domande, se non quella di quanto ci si riempirà la pancia partecipando al banchetto. Il più è che questa abitudine si invera anche nella cattiva architettura.
Certo, sarebbe troppo chiedere agli architetti di denunciare tutte le commesse di lavoro sospette, ma almeno di rifiutarle si, potrebbe essere lecito. La soluzione è però poco ortodossa: per cento che rifiutano, altri mille sono pronti a sostituirli.
Allora, cosa fare? Niente, purtroppo. Ci si deve solo affidare alla professionalità, che prima di ogni cosa significa onestà. Professionalità/onestà dei politici, dei costruttori, degli architetti e dei progettisti in genere. La buona architettura, la gestione del territorio, la tutela del patrimonio paesaggistico ne hanno bisogno.
L' operazione Ponte ci darà il termometro di quanto siano vive negli architetti, nei politici e nei costruttori professionalità e onestà. Nel 2010 sapremo se saranno stati rispettati i costi e vedremo se le altre infrastrutture saranno state realizzate; due parametri per capire se e quanti avranno pasteggiato e se a tavola -noblesse oblige: a capo tavola- ci saranno stati anche i mafiosi.
L' operazione Ponte mette in moto un sistema in cui l'architettura è totalmente coinvolta.
Industria, turismo, cultura fanno rima con architettura: edifici industriali, alberghi, sedi universitarie, strade, ponti ferroviari, viadotti. Potrebbe davvero essere una grande occasione per fare dell'ottima architettura, riscattandosi da cinquant'anni di delirio di devastazione.
Di professionisti onesti, che possano comporre la perfetta triade wrightiana, ce ne sono e sono anche tanti.
Quel che mi chiedo è se verranno coinvolti o tenuti ben alla larga. Chissà...Se il triangolo funzionasse a dovere tutto sarebbe davvero piacevolmente sorprendente.
Ma corre voce che la canzone che i mafiosi preferiscono fischiettare sia "il triangolo no...".
Il più è che hanno come sottofondo un coro considerevole.
Ma mai disperare: le voci fuori da questo coro sono tante.


"Parlando di guadagni della mafia, non possiamo dimenticare gli appalti e i subappalti. Mi chiedo anzi se non si tratta degli affari più lucrosi di Cosa Nostra. Il controllo delle gare di appalto pubbliche risale a molte decine di anni fa, ma oggi ha raggiunto dimensioni impressionanti."
"Non importa se l'impresa che si è aggiudicata i lavori sia siciliana, calabrese, francese o tedesca: quale che sia la sua provenienza, l'impresa che vuole lavorare in Sicilia deve sottostare a talune condizioni, sottostare al controllo territoriale della mafia."
"Quanto è accaduto e continua ad accadere nel campo degli appalti smentisce tutte le teorie secondo cui il decollo socioeconomico della Sicilia avrebbe portato automaticamente alla scomparsa della mafia. Cosa Nostra ha saputo invece innestarsi nello sviluppo, deviandone il corso degli effetti. La sola possibilità per lo Stato di segnare un'inversione di rotta mi sembra consista nel garantire un livello minimo di convivenza civile, una forma minima di contratto sociale, per citare Rousseau."
"Siamo giunti al punto che qualsiasi intervento economico dello Stato rischia soltanto di offrire spazi di speculazione alla mafia e di allargare il divario tra Nord e Sud. Lo stesso dicasi dei contributi a fondo perduto. Soltanto una politica di incentivazione, purché ben gestita, può ottenere a mio avviso effetti positivi."
Giovanni Falcone

I brani sono tratti da Cose di Cosa Nostra, scritto da Giovanni Falcone, in collaborazione con Marcelle Padovani, edito da Rizzoli,1991

(Paolo G.L. Ferrara - 7/6/2002)

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Commento 175 di Oreste Palamara dei d'Altavilla di Sicilia del 31/07/2002


"Tombe degli Avi miei, ultimo avanzo di una stirpe infelice......"
LA “VARA”
UNA REQUIEM PER MESSINA
IL PONTE SULLO STRETTO
L' OTTAVA MERAVIGLIA DEL MONDO

I costi per la realizzazione del ponte sospeso e degli allacci alle reti autostradali esistenti in Sicilia e Calabria ammontano a £.7.143.000.000.000 (IVA esclusa)
La Mitsubishi Heavy Industries LTD ha, con una lettera d’intenti alla società di diritto pubblico Stretto di Messina, manifestato il proprio interesse a partecipare, sia in qualità di costruttore che di finanziatore, alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, opera definita, dagli stessi Giapponesi, come uno dei più grandi progetti dell’inizio del XXI secolo sia dal punto di vista tecnico che finanziario. Poiché questa città è in mano alla classe dirigente più ottusa, che ha solo saputo conquistare, per essa, il record della città più degradata d' Italia, non abbiamo alcuna speranza. Infatti……. IL PONTE SI FARA’…….
Sentiamo sempre i candidati di Messina promettere ai messinesi che "il ponte si farà". Questa sembra a me una terrificante minaccia.
Infatti il ponte sarà costruito con capitali forestieri, spesi quasi interamente per forestieri. Non saranno certamente messinesi le ferriere, nè gli operai specializzati, nè i tecnici specializzati. A Messina resterà quasi nulla.
Poi si dovrà pagare il pedaggio, da mandare all' estero, ai finanziatori. I Messinesi perderanno il contributo che prima incassavano con gli altri mezzi, quando si diceva: "UORA UORA ARRIVAU U FERRIBOTTY" e l’ odiato, rumoroso camionista, sofferente per le lunghe attese, pagava il dovuto pedaggio e consumava il sudato panino. Di queste briciole viveva il messinese!
Quando “finalmente” ci sarà il ponte, i messinesi si accorgeranno che essi stessi non possono servirsene; infatti, per varcare 3 km. di mare, dovrebbero farne altri 80 di svincoli in entrata ed uscita.
E il turista?: Il turista che avrà percorso questa ottava meraviglia (o ottava calamità), ed avrà già superato Messina per oltre 22 km., con gli svincoli verso Catania o verso Palermo, perché dovrebbe tornare indietro per fermarsi a Messina?
Ma, del resto, i messinesi preveggenti, amministrati da lungimiranti amministratori, hanno già abbattuto tutti gli alberghi; hanno già eliminato tutti i cinema; hanno già chiuso il famoso salotto di Irrera; hanno già eliminato le industrie; hanno già cancellato le prestigiose firme del viale dello struscio. In compenso, hanno già risuscitato il tramvai, e forse presto risusciteranno anche i deliziosi carretti siciliani ed i classici “carri matti”; e forse pure rispolvereranno i pantaloni di velluto e le coppole.
Quando i Messinesi perderanno un miliardo al giorno, corrispondente agli incassi dei traghettamenti, sotto la Madonnina del porto si potrà riscrivere, così aggiornato, il celebre messaggio della lettera di Maria:

REQUIEM AETERNAM
VOBIS ET IPSAE CIVITATI
…………E ALLORA ?

Allora, con £. 7.143.000.000.000 (IVA esclusa) potremmo fare, in alternativa opere come quelle indicate nello specchietto seguente, pur se redatto in modo approssimato e faceto:


N° OPERE Quantità Prezzo COSTO
1
ALLOGGI
10.000
300.000.000
3.000.000.000.000

2
PENSIONATI PER VECCHI
10
15.000.000.000
150.000.000.000

3
DAY HOSPITAL
10
15.000.000.000
150.000.000.000

4
ALBERGHI
10
35.000.000.000
375.000.000.000

5
RESIDENCES TURISTICI
25
15.000.000.000
150.000.000.000

6
PORTICCIOLO TURISTICO
1
50.000.000.000
50.000.000.000

7
IMPIANTI SPORTIVI VARI
15
10.000.000.000
100.000.000.000

8
IMPIANTI INDUSTRIALI VARI
25
15.000.000.000
150.000.000.000

9
IMPIANTI PER LO SPETTACOLO
12
15.000.000.000
180.000.000.000

10
SCUOLE
20
30.000.000.000
600.000.000.000

11
CENTRI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE
25
20.000.000.000
500.000.000.000

12
OPERE PORTUALI
2
40.000.000.000
80.000.000.000

13
OPERE AUTOSTRADALI
3
30.000.000.000
90.000.000.000

14
OPERE FERROVIARIE
2
50.000.000.000
100.000.000.000

15
RESTAURO OPERE URBANE
25
10.000.000.000
250.000.000.000

16
CREAZIONE IMPRESE PER GIOVANI
30
10.000.000.000
300.000.000.000

17
OPERE PER ASSISTENZA SOCIALE
20
10.000.000.000

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Commento 152 di gabriele modena del 09/07/2002


In risposta al commento 149
Conformismo? Senso del pudore? Eritema mentale? Demagogia e retorica puerile?
Il tutto per aver scritto che questo ponte mi sembra uno spreco di soldi inutile e che ci sono cose ben più importanti da risolvere.
Cosa replicare?
Penso che l'espressione delle proprie idee sia comunque qualcosa degno di rispetto, criticabile certo, ma nei limiti del discorso che viene affrontato.
Gli insulti alla persona che scrive, il giudicare con grottesca ironia la sanità mentale (eritema mentale!) di questa persona, penso che sia (questo si) un atteggiamento molto puerile, oltre che violento e gratuitamente offensivo.
Posso avere opinioni diverse dalle sue, Lei può criticarmele come meglio crede, ma non le permetto di giudicare me e di augurarmi nessuna pronta guarigione.
Ringrazio Antithesi per aver pubblicato il mio intervento, tranquillizzando il Sig. D'Organ che sarà l'ultima volta che mi leggerà.
Sarò pazzo ma non amo la mancanza di rispetto.
Gabriele Modena

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Commento 149 di Fausto D'Organ del 08/07/2002


Irrequieto Gabriele Modena,
non mi sfiora nemmeno l'anticamera del cervello chiedermi come mai le tue righe scapigliate hanno trovato spazio su AntiThesi visto che "i Capi" della Stessa permettono finanche alle mie righe di aver posto tra le pagine html di quest'area web! Però, lasciatelo dire, un pensierino gliel'ho fatto alla eventualità che tu le abbia vomitate in preda ad un raptus di demagogia e retorica puerili... Non te la prendere a male: la direttiva principale sarebbe quella di rispettare l'altrui pensiero, qualunque esso sia , ma di fronte al tuo commento trovo difficile chiudere un occhio e un orecchio (per non sentire l'eco del tuo sfogo anfiteatrale!). Il Governo Italiano, pace all'anima nostra, c'ingolfa la mente di buoni propositi, ma tutte le persone dotate di un'autonomia di senno di almeno 15 minuti al giorno, sanno ancora cogliere i segnali significativi del potere attuativo di tali buoni propositi; un esempio su tutti: in varii porti siciliani sarebbero dovute arrivare (nelle prime settimane di un allarme acqua di cui adesso nessuno più parla!) super navi dissalatrici icona di una congrua e subitanea spesa milionaria dalle alte sfere romane... Tu ne hai viste? I Siciliani ne hanno viste? No. E penso che tu sappia, come tutti noi, anche perchè non se ne sono viste di queste "navi spaziali"... Le navi dissalatrici non esistono. Il Governo era pronto a regalare milioni e milioni di euro ad armatori che non hanno mai nemmeno immaginato di costruire navi di tale tipo per tali funzioni. Domanda: il Governo Italiano ha tentato di prenderci, o meglio, di prendere i Siciliani per i Glutei!? Risposta Personale: penso di NO! La cosa la voglio vedere così: la Politica non risolve i problemi, ci parla sopra. A volte chi è allenato a far respirare tanto i denti, non aggiunge anche sostanza all'aria che spreca (problema che non mi è del tutto sconosciuto!). E questa figura da pirla che alcuni super politici, o collaboratori di super politici, hanno fatto fare all'Esecutivo romano la dice lunga su come sia diffuso il problema di cui sopra nei Palazzi dei Bottoni! Per concludere, vedila così: il Ponte sullo Stretto è un pò come una Nave Dissalatrice; non so se mi sono spiegato!? Il resto del tuo sfogo penso sia dovuto ad una eccessiva esposizione al sole senza adeguata protezione; questo tuo eritema mentale può scomparire con tre o quattro applicazioni di un farmaco generico in crema, a base di senso del pudore, che trovi in qualsiasi farmacia specializzata in prodotti contro il conformismo. Ti auguro una pronta guarigione!


Nonostante non si limiti alla espressione del personale parere sui contenuti del commento a cui si riferisce, pubblichiamo questo commento per permettere la replica di G.Modena. Sia però chiaro che non accetteremo più commenti che travalicano il rispetto per le persone, anche se malcelato con l'autoironia. La Redazione

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Commento 148 di gabriele modena del 08/07/2002


"facciamoci del male", come diceva Moretti.
Uniamo con un nastro di cemento e acciaio la bella Sicilia al resto del Bel Paese.
Spendiamoli sti soldi !si...ma è utile? o sarebbe meglio riuscire a dare acqua a chi, nel 2000, in Sicilia, acqua rischia di non averne, o di averne a caro prezzo, mafioso, questo si.
Mi sembra che ci siano cose più urgenti e importanti che la costruzione di un ponte. Mi sembra.
Tutto quello che i nostri governanti sanno proporre concretamente per risolvere i problemi di questa "povera patria" è cercare di migliorare il traffico: Mestre, Salerno-Reggio Calabria, Ponte sullo stretto di Messina.
Così viaggeremo tutti meglio, più veloci.
Per andare dove? Boh
E intanto non si vendono più macchine come una volta.
E intanto i tir dominano sovrani sulle autostrade.
E intanto gli incidenti stradali fanno più vittime del fumo delle sigarette.
E intanto si prega (notizia vera) perchè piova.
E intanto l'architattura viene uccisa dalle università, dalla burocrazia, dalle imprese,dalla cultura( ai minimi storici) popolare, dagli architetti.
Aggiungerei una invariante a quelle di Zevi: gli italiani non sanno cosa sia l'architettura.
però...costruiscono ponti.

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Commento 145 di Angelo Errico del 23/06/2002


Il ponte sullo stretto di Messina è un'opera che oggi, e del resto ieri e certamente anche in futuro, fa parlare di sé per le problematiche legate alle vicende mafiose con gli appalti pubblici. Ma così come il Ponte, anche gli stadi delle olimpiadi, le centrali nucleari, e tutti quei grandi rinnovamenti operati sul territorio nazionale, pongono la stessa problematica all'attenzione di noi cittadini italiani. Problematica sia chiaro, che troppo comodamente si cerca di catechizzare come appartenente ad una categoria malavitosa piuttosto che ad un'altra, un pò come a scuola si tracciavano sulla lavagna da una parte i buoni e dall'altra i cattivi. La complessità della faccenda è ben più discutibile della somma delle singole questioni. Politica, imprenditoria, sviluppo socio economico del paese, cultura architettonica, sono alcune delle singole questioni che possono covare il male come pure il bene. La storia ci insegna d'altronde come le grandi opere pubbliche, le cattedrali, fossero erette sulle fondamenta e le mura di chiese costruite in epoche precedenti, divorandole nella nuova magniloquente costruzione, o addirittura inglobandole in un accorpamento di volumi diversi. Lo stesso magnifico e simbolico duomo di Monreale, se le pietre parlassero, ci narra di vendette ed efferati omicidi consumati tra Signori e potenti dell'epoca. Ad uso e consumo di una congregazione religiosa, la Chiesa, che non lascia parlar poco ancora oggi di giochi di poteri ed intrallazzi immorali.
Direi che il ponte sullo stretto di Messina dev'essere sfruttato abilmente anche da quelle forze politche, rappresentanti il pensiero assai critico e rasente il pessimismo, come l'occasione utile e a portata di mano per avviare lavori di "restauro" nelle vicende burocratiche sugli appalti, per programmare dei piani concreti nel frattempo e non dopo il termine della realizzazione del Ponte, sull'avvio di nuove opere rimaste incomplete ma che ben si abbracciano al Ponte. Il muro di Berlino era l'ultimo segno di divisione delle culture etniche europee. Il Ponte era l'ultima opera rimasta irrealizzata per suturare una unione territoriale tra le civiltà dell'Euro. Perdere quest'occasione predicare funeste (sebbene veritiere) circostanze di malaffare, è perdere solo del tempo prezioso, ed è perdere stupidamente la credibilità nelle capacità degli uomini di questa nostra civilissima società, in grado di manifestare concretamente degli ideali e dei principi assoluti di onestà con un simbolo che non sarebbe davvero male se fosse proprio il ponte sullo stretto di Messina.
Angelo Errico


23.giugno.2002 ; Paolo G.L.Ferrara risponde:
Non perdo "stupidamente" la credibilità nelle capacità degli uomini di questa nostra "civilissima società". Forse, "stupidamente", ho fiducia nei principi assoluti dell'onestà. E' questo quello che volevo dire nell'articolo.

Tutti i commenti di Angelo Errico

 

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Commento 143 di Domenico Cogliandro del 18/06/2002


Più che un commento, un appunto. La risposta a queste tue sollecitazioni non tarderà a venire. Il ponte sullo Stretto di Messina, alchemica fonte dell’eterna giovinezza per le mafie locali, è una spilla da balia in confronto alla svendita del territorio nazionale. L’alchimia vera è la cartolarizzazione. Posto che lo Stato, che siamo noi, non abbia i soldi per realizzare il ponte e che, stante il ricatto a cui le banche Lo hanno sottoposto, bisogna in qualche modo trovare i fondi per sostenere la propria parte di costi, allora accade che lo Stato, che siamo sempre noi (ma mi sento, così, un pochino defraudato), venda sulla parola dei beni immobili di Sua proprietà alle banche, magari le stesse che intervengono con l’altra parte dei finanziamenti alla realizzazione dell’Opera Maxima. Le banche sganciano sull’unghia i soldi prima di ricavare dalla vendita, o dall’usufrutto, del bene, qualunque sia. In tal modo, e sto volgarizzando la questione, Noi, Stato, abbiamo di che pagare la nostra parte di ponte e loro, banche, ci mettono, per parte loro, il resto. Così si fa un bel project financing, pubblico e privato, e la questione finanziamento dell’Opera Pubblica è risolta. Ma nel passaggio verranno a mancare dei pezzi che prima erano dello Stato, nostri cioè, e dopo saranno del miglior offerente, privato cioè. Ora, in quest’Italia in cui ci sono da una parte dei miliardari che giocano a pallone, e per hobby si fanno pagare per prendere la laurea al Cepu, scambiando il favore, che è sempre un utile per loro; e dall’altra parte altri miliardari, per conto proprio, governano la Cosa Pubblica, per conto nostro, per farci sentire orgogliosi ad ogni risveglio mattutino, tra la brioche e il cappuccino, ecco: ora, chi credete che abbia i denari per comprare quei pezzi di territorio definiti, sacrilegamente, bene culturale solo per fare un favore al prossimo acquirente?
Nessuno acquisterà una briciola di Colosseo o di Reggia di Caserta, né Villa Adriana o la fontana di Trevi, quello no, ed è anzi un immaginario consacrato definitivamente da Totò in maniera premonitrice, ma proprio per questo intoccabile. L’Italia che ci si aspetta di comprare è quella amena, in cui l’investimento è il silenzio, la quiete, la privacy, nonostante Echelon. Le banche venderanno ai più ghiotti le riserve naturali, le isole, i fari, da una parte e dall’altra i forti ottocenteschi, le collezioni d’arte rinchiuse negli scantinati dei musei e, perché no?, Palazzo Chigi. Così lo Stato, vedi sopra, si ritroverà a pagare ad una finanziaria, magari dello Stato, appunto, tipo Patrimonio Spa, l’affitto di un proprio locale, e che la finanziaria ha riscattato da una banca che l’aveva precedentemente cartolarizzato per concedere allo Stato i denari per finanziare, compartecipando con Infrastrutture Spa, i lavori di realizzazione dell’Opera sullo Stretto. Il gioco delle tre carte. In questo, nel gioco delle tre carte, i mafiosi sono esperti, vuoi per indefesso esercizio, vuoi per tradizione. Vuoi vedere che nei consigli d’amministrazione delle società appena esitate dallo Stato, che malgrado tutto siamo ancora noi…?

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Commento 141 di Carlo Sarno del 12/06/2002


Nel triangolo siiciliano le forze ctonie non prevarranno su quelle solari...Ulisse arriverà alla sua Itaca...sono ottimista, il ponte sullo stretto di Messina è una nuova avventura dell'uomo, ai limiti delle sue possibilità tecnologiche, si mobiliteranno tutte le forze positive e negative del territorio e dell'umanità ma alla fine avremo un'opera che stimolerà l'essere umano al coraggio, alla virtù, alla fede nel suo giusto lavoro.
Caro Paolo io credo che l'impresa è così ardua che alla fine per realizzare il ponte più lungo del mondo si dovrà per forza ricorrere alle migliori virtù dell'uomo: la Fede nella capacità umana e nell'aiuto della Provvidenza, la Speranza di riuscire nella difficile impresa , l'Amore come partecipazione e crescita in comunione con il prossimo.
Il fatto poi che tale ponte venga costruito in Italia e, precisamente, tra la Sicilia e la Calabria, è un onore che mostrerà al mondo intero le capacità umane e scientifiche e tecniche e umanistiche degli italiani e dei siciliani.
Le grandi opere sono realizzate da grandi uomini, e tutti coloro che parteciperanno a tale difficile impresa e la realizzeranno, saranno e diventeranno "grandi uomini", di cui noi saremo fieri.
Che Dio protegga la costruzione del Ponte di Messina !!!
Carlo Sarno

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