Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

In the night all cows are Brown (V)

di Domenico Cogliandro e Ugo Rosa - 18/6/2003


A questo punto, Borges insegna, i sentieri si biforcano, le personalità, ce lo dice Stevenson, si sdoppiano e, col gioco degli opposti, o apparenti tali, tutta la letteratura mondiale è disposta a darci una mano, delitto e castigo, guerra e pace, rosso e nero. Non sappiamo, e in questo sta una parziale sconfitta, se Brown sia un maggiordomo e se, come tale, abbia profferito il didascalico “pranzo è servito” dinanzi ad un parterre di politici, economisti, geologi, ingegneri, industriali. Certo è che la nostra indagine, adesso, passa di mano, ad altri che la continueranno con proficuità, svelando la sordida o la meravigliosa vita del dottor Brown. Anche Marlowe, a volte, non va fino in fondo o, comunque, se al fondo arriva, non consente a Chandler di scriverne.
Quello che ci preme dire è che da un lato, quale il meticoloso Dottor Jekyll, ma se lo diciamo è per azzardo, il nostro Doctor Brown ha fatto parte, come Gordon Belton, degli staff che hanno condotto i lavori per i ponti sul Severn e sul Bosforo, eccetera, magari con incarichi di responsabilità, ma senza darlo a vedere. Cosa che è normale in un grande gruppo di progettazione. Con questo il nostro Dottor Brown è forse diventato uno dei grandi ingegneri della nostra epoca, o, anche, solo un bravo ingegnere? Il Dottor Jekyll-Brown, per quello che ne sappiamo e ce ne hanno fatto sapere, è un onesto strutturista che s’è distinto in campagne africane di contabilità e direzione dei lavori. Se è altro lo deve ancora dimostrare.
L’alter ego, Mister Hyde, è per esteso, l'antieroe della contemporaneità, che si pone al di fuori di tutto lo star system per vivere la sua vita, probabilmente in un cottage irlandese, lontano dalle folle e dalle fanfare che lo acclamerebbero, certo, come il più ardito ingegnere dei nostri tempi. Ma lui no, preferisce il sano roastbeef ai dinner party, e il the alle cinque del pomeriggio, seduto comodamente su una poltrona in vimini sotto un pergolato all'italiana, anziché prodursi in contorsionismi mediatici e televisivi sulle poltrone dei costanzo mondiali, o dinanzi ai microfoni di giornalisti minoliani, santoristi e sanfedisti. Il messaggio che passa, che vogliamo intravedere, forzando la mano, da quest’assenza, è quello di uno che ha capito che l’opera vale più dell’operatore: non la griffe, dunque, ma l’oggetto e basta.
Fateci caso: l’auditorium di Renzo Piano, il Guggenheim di Frank Gehry, la Torre di Jean Nouvel, i ponti di Calatrava, i dettagli di Scarpa, le posate di Starck. Il Dottor Brown ha capito che la cosa non avrebbe funzionato e si è ritirato a progettare ponti in Cina, nell’estremo Oriente, seduto in un cantuccio caldo con accanto tre libercoli da leggere, uno in siciliano, uno in inglese e uno in cinese. Non si sa mai. L’uno e l’altro Brown, è la stessa cosa, ci lasciano soltanto un sapore amarognolo in bocca. Esistono realmente?

Postilla
Alla nostra email così hanno risposto dalla Società Stretto di Messina:
Egr. Architetto Cogliandro,
purtroppo non abbiamo a disposizione un curriculum del dott. Brown ma solo alcune notizie:
Doctor William C. Brown
Esperto di ponti sospesi, progettista dei ponti Severn, Humber, Bosforo I e Bosforo II, direttore dei lavori del Bosforo II, consulente per lo Storebaelt, autore di numerosi brevetti per i ponti sospesi.
Le trasmettiamo in ogni caso il numero telefonico dello studio a Londra del dott. Brown dove può rivolgersi per ulteriori informazioni.
...
Distinti saluti
Stretto di Messina S.p.A.


Post scriptum
Al numero corrisponde una segreteria telefonica.

Le precedenti quattro si trovano su Arch'it, Archphoto, Newitalianblood, Channelbeta.

20.giugno.2003 Aggiornamento, da Domenico Cogliandro
Hara-Kiri Probabilmente sono la persona sbagliata per scrivere proprio il primo commento, a conclusione del viaggio (che, peraltro, avevo già intrapreso e portato al primo porto disponibile, con l'ammiraglio Rosa). Ma, nel frattempo, sono accadute delle cose che al testo mancano. Per cui questo non sarà un commento, bensì una sorta di ampliamento delle notizie a nostra disposizione. Sono sfumature altrettanto capziose quanto il testo su Doctor Brown, ma da qui e da queste sfumature parte una volontà di invitare in Italia il dottor William C. Brown, in ottobre, al convegno di Sciacca, a parlare del "suo" progetto per lo Stretto di Messina e per la Stretto di Messina Spa. Prima cosa, dunque: ha detto Moretti in un suo film "le parole sono importanti, chi parla male vive male", e se questa espressione si può ritenere vera va sottolineato che Brown non parla di Bridge ma di Crossing per il progetto riguardante lo Stretto. Forse è una sfumatura troppo leziosa, ma ha una sua importanza. Seconda: dai dati in nostro possesso si rileva che l'opera non riguarda un ponte "strallato", come sin qui s'è detto e nelle più condite salse, ma un ponte "sospeso", con tutti i problemi ad esso inerenti, statici e dinamici. Terza: mi è arrivata una mail dallo studio Brown & Beech di Londra che così recita: "Arch. Domenico Cogliandro. Thank you for your email. Dr William Brown is away at a Conference and will be back in the office next week when he will respond to your email. Kind regards". Rimango in trepida attesa. domenico cogliandro

(Domenico Cogliandro e Ugo Rosa - 18/6/2003)

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Commento 6124 di Tino vittorio e maurizio zappalà del 26/03/2008


Illustri Cogliandro e Rosa, leggiamo con grande profitto quanto da voi scritto su PressLetter e su Antithesi. Dagli studi rinomati di architettura e di urbanistica di Leonardo Sciascia, di Robert Stevenson, di L. Borges, di Chandler - su cui il vostro Geist si è formato e che Voi simultaneamente o in alternanza amate citare reiteratamente - emerge in trasparenza che la Vostra conoscenza dei lavori dei progetti sul Ponte è cieca per cotanto abbaglio di informazioni internazionali. Potreste allietare e dispiegare completamente la Vostra alta visione con poche gocce di collirio documentale? Leggete (o rileggete visto che in coppia, come una ronda di carabinieri d’ispezione sul Ponte, millantate il possesso e la conoscenza critica di un vasto archivio sull’argomento) il numero monografico di “Meridiana” sul Ponte di Messina (ne avrete copia, sicuramente) e l’agile volumetto della Donzelli, La rete possibile, curato da Leandra D’Antone. Leggete o rileggete. Vi salutiamo per l’intanto, confessandovi che ci ricordate un professore calabro il quale, contestando mezzo secolo fa la priorità della costruzione della Sa-Reggio Calabria, giunse al compromesso tra sé e sé, tra il suo Spirito e il suo Geist, imponendo come progettista Annibale il Cartaginese, il fratello di Asdrubale, che invece del tracciato tirrenico, mostrò ai posteri e ai suoi contemporanei la via aspromontese, quella cosentina di Giacomo Mancini. Un’allucinazione reale sorretta da molto Spirito, lo stesso vostro. Voi ci rammemorante, anche, tutti quei profondi amanti, giganteschi nani, del popolo meridionale in nome del quale si opponevano alla costruzione dell’autostrada perché volevano prioritariamente, l’acqua, la pasta, il vino, la coca cola e il companatico. Salvaguardando il belato delle pecore e la cultura della transumanza. Per le cozze di Messina, frastornate dalla minaccia del costruendo Ponte, avete provveduto a contattare uno psicanalista che conforti lo Spirito turbato dei mitili? E non dimenticatevi dell’angiova e del pesce spada, vittime innocenti dell’arroganza edificatoria (in questo caso, pontificale) dell’uomo!

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Commento 6122 di Renzo marrucci del 23/03/2008


Caro La Camera, il ponte di cui tu parli passerà alla storia soprattutto per il suo costo lievitato oltre ogni umana speranza e professionale. Tra il punto A e il punto B avrei dato gratis una consulenza e cioè avrei suggerito al sindaco filosofo di venezia di affittare una zattera tipo quella di Caronte e un Caronte novello così almeno un posto o due di lavoro in più li avrebbe prodotti. Non solo ma avrebbe dato un impulso in più a carattere turistico in una Venezia triste e come dicono...mal gestita. Parlare dei requisiti di un ponte in pieno periodo pasquale rischia certamente di rimanere indigesto a qualcuno ....
Dal 2003 ad oggi sono passati tanti di quegli euro sotto e sopra a quel ponte che ogni parola sulla sua struttura o architettura diventa una barzelletta eurotragica come quella recente sulla spazzatura.... Tanti saluti

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Commento 386 di domenico cogliandro del 25/07/2003


Altro aggiornamento.
Se Camilleri potesse profondere le sue energie per montare un giallo sulla questione del progetto Ponte sullo Stretto, pardon “Crossing”, ne verrebbe solo un pallido panorama rispetto a tutto quello che cova e ha covato sotto le ceneri spente. Vi aggiorno su alcuni scenari e vi racconto un autogol, che nemmeno Osvaldo Soriano. Innanzitutto devo ricordarvi che dalle notizie in nostro possesso, e riferite al 20 giugno scorso, il nostro Doc Brown è ancora “at Conference”, oppure non ha avuto tempo per rispondere alla mia, e nostra, missiva. E questo è uno. Il mio personalissimo delirio ha a che fare con le origini delle cose, e con la paternità dell’opera. Se come lucidamente, in una pubblicazione ad hoc sull’argomento edita da Donzelli, è stato scritto che la Società Stretto di Messina NON è una società mista con fondi pubblici e privati, ma un braccio armato dello Stato gestito da mercenari che danno fondo e rastrellano denari da vent’anni a questa parte, per farne quel che vogliono, ed è la sua sopravvivenza il vero motivo della questione Ponte: è lì che si trova il nostro buco nero. E’ anche da notare lo scenario dentro cui è maturata la progettazione dell’oggetto. L’incarico viene dato, grosso modo, tra il 1989 e il 1990, ad una equipe di tecnici e mirabili studiosi, prevalentemente italiani tranne uno, e noi sappiamo chi, che, dopo la bozza generale dell’oggetto, verificano di massima le condizioni per la fattibilità dell’opera. Il maggiore promoter dell’operazione, della fattibilità del Ponte cioè, è l’IRI, che è una delle società che possiedono quote percentuali della Stretto di Messina Spa. Su un altro fronte, quello del collegamento stabile con una opera sommersa e ancorata al fondo del mare, il cosiddetto Ponte di Archimede, invece, è sostenuto dall’ENI. Una specie di guerra fratricida che si conclude in una specie di giallo a cavallo della presentazione dei progetti, ma poi dell’unico progetto “possibile”, a Palermo, avvenuta il 22 febbraio del 1991. In quel momento lo spettacolo mediatico ci propone la prima guerra del Golfo di Bush padre e, per i meno interessati alla sorte del mondo, il serial Twin Peaks che si interroga, invece, e senza interpellare la Raffai, chi diavolo ha ucciso Laura Mars. Qualcuno ricorda? Bene, a chi volete fregasse del fatto che qualche giornalucolo locale (leggasi Gazzetta del Sud, direttore Nino Calarco, nonché allora Presidente, oggi Onorario, della società Stretto di Messina), e anche qualche testata nazionale, abbia riportato la notizia che a Palermo, luogo in cui dal 12 febbraio dello stesso anno si annunciava (vedi stesso giornalucolo) il modello del Ponte e la conferenza stampa con i progettisti (tutti, tranne uno, di chiara fama), arrivò anche un plastico del Ponte di Archimede, sponsorizzato dall’Ente Nazionale Idrocarburi? Quasi a nessuno. Anche perché quel plastico non credo sia mai stato visionato da qualcuno, è anzi ritornato in direttissima a Milano senza mai venire smontato dal furgone che lo aveva condotto a Palermo. Che fine ha fatto quel modello o, di più, dove è finita la ragionevolezza che ci consente di poter scegliere su come spendere i denari per andare e venire liberamente dalla Sicilia, optando tra due possibili soluzioni? Mistero. Ora, si potrebbe notare, chi te l’ha fatto fare a perdere tempo per trovare le circostanze di questo giallo italiano in emeroteca, per poi arrivare a nessuna soluzione? Bella domanda, fosse stata fatta (e per questo me la son fatta da solo)! Risposta: nessuna ricerca, piuttosto l’evidenza di un autogol della Società Stretto di Messina che, sotto le mentite spoglie di una presunta par condicio, riporta tra le sue pagine web la notiziola. Io mi sono mosso per ridare senso alla cosa rispolverando alcuni scenari, i corollari, le frange, l’intorno. Ma, e qui nemmeno il fantomatico dottor Sottile, a proposito di “dottori”, sarebbe riuscito nell’impresa, a tutto ciò si aggiunge la dichiarazione della consegna del progetto definitivo agli uffici del Ministero dei Lavori Pubblici da parte della società Stretto: avverrà entro e non oltre il 31 dicembre 1992. Caso ha voluto che il progetto sia stato consegnato in piena bufera Mani Pulite, e allora i politici o fuggivano nei mari del sud o si dimettevano in massa, e allora, dico, nelle mani di chi? E della cosa, nel giornalucolo ma anche negli altri, non v’è traccia (e qui mi ci son messo d’emeroteca) né con un largo anticipo rispetto alla data prevista (nessuna notizia trionfalistica, ma ci sarebbe dovuta essere visti gli impegni di spesa, nel mese di dicembre del 1992) e nessun riscontro dell’avvenuto deposito per tutto il gennaio 1993.
Nemmeno Rosi, oltre che Camilleri, riuscirebbe ad inventare per il suo cinema di denuncia un luogo di perdizione come la Stretto di Messina Spa, che fagocita denari pubblici, cioè nostri, con l’accondiscendenza di tutti i governi possibili dal post Craxi ad oggi. E che, nonostante vadano le cose intorno al progett

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Commento 379 di Gianfranco Bombaci del 21/07/2003


Anzitutto vorrei fare i miei personali complimenti a Ugo Rosa e Domenico Cogliandro per il brillante modo con il quale hanno affrontato la "questione ponte". Sono di origini siciliane, padre e madre di Messina, e questo non interessa assai se non per il fatto che conosco bene lo stretto e la città di Messina. Sono da sempre stato contrario al ponte per motivi socio-economici-culturali-ambientali-eviadicendo e soprattutto come architetto. La trovo un'operazione di bassa demagogia e sono sicuro che il ponte non vedrà mai "luce" nel vero senso della parola, anzitutto per problemi tecnici.
Da un punto di vista più "romantico", adoro traghettare, sono convinto che l'arrivo in sicilia debba passare attraverso una pausa di riflessione di circa 20min, magari gustando un buon arancino (peraltro quelli del traghetto sono ottimi, anche se è sempre più difficile trovarli nei bar delle navi) per prepararsi all'arrivo in una terra magica piena di contraddizioni. Ma anche questo forse interessa poco.
Ciò che volevo sottoporre all'attenzione degli autori e dei lettori degli articoli (complimenti anche per la proposta di viaggio attraverso le maggiori webzine di architettura in Italia) sono alcuni punti nodali che evidenziano l'assoluta inopportunità del ponte:
1) dal punto di vista commerciale servirebbero areoporti più che ponti. Le arance siciliane trasportate su gomma arrivano con due giorni di ritardo sui mercati europei rispetto a quelle spagnole esportate via aereo.
2) La carenza di infrastrutture. Sarebbe forse più opportuno completare la Messina-Palermo prima di costruire un ponte di 3300m! Le uniche autostrade esistenti sono la Messina- Catania, la Catania-Palermo (peraltro da ristrutturare, e la mitica Messina-Palermo che a Cefalù (circa metà tragitto) si interrompe regalando ai viaggiatori due-tre splendide ore di strada provinciale a una corsia per senso di marcia, per raggiungere l'altro spezzone di autostrada. Credo sia qualche decennio che i lavori attendono di essere ultimati.
3) Due relazioni tecniche di impatto ambientale hanno definito quella del ponte un'operazione dannosa.
4) Dal punto di vista tecnico l'opera è ciclopica in tutte le sue parti, e viene da chiedersi chi ci sia dietro la progettazione di questa incredibile opera dell'umanità, come Rosa e Cogliandro hanno già ampiamente evidenziato.
5) La criminalità organizzata si sta già operando per entrare nel business.

concludo

questa breve sintesi si basa su una splendida puntata di report, trasmissione di raitre, del settembre scorso consultabile in formato realplayer (player scaricabile gratis su www.real.com) all'indirizzo:

http://www.report.rai.it/2liv.asp?e=2003
(è l'ultimo servizio in fondo alla pagina)

eventualmente si può leggere il testo della trasmissione all'indirizzo:
http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=117

NB. Dopo la puntata sul ponte di messina, la trasmissione report ha rischiato di essere cancellata dal palinsesto rai. :-(

Spero di aver fornito in questo modo ulteriori spunti di riflessione sull'argomento che, bisogna ammetterlo, non è mai stato affrontato in modo attento e concreto dalla "comunità architettonica".
Ringrazio ancora Ugo Rosa e Domenico Cogliandro per avermi provocato nella speranza che tale dibattito possa andare ancora avanti.

Distinti saluti al Dottor Brown

Gianfranco Bombaci/2A+P

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Commento 357 di la Redazione del 20/06/2003


Domenico Cogliandro ci ha inviato il 20 giugno un aggiornamento che amplia l'articolo. Per continuità di lettura, lo abbiamo inserito a seguire lo stesso.

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