Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di Calabria

di Gian Paolo Manfredini - 17/1/2008


Sbandierare su house-organ che "il waterfront è già futuro" e che il sindaco con il "suo" waterfront "farà impallidire la sinistra", o ancora, su un quotidiano compiacente (su cui scrivono magari consulenti a contratto del Comune) che Reggio Calabria è "la città della gioia", e consimili amenità, rappresenta a nostro modesto avviso iperboli quantomeno fantasmagoriche.
Ma cominciamo, da cittadini-architetti, ad analizzare il bando del concorso internazionale per il waterfront.
Non si può dire siano scelte d'indirizzo giuste, congrue, per esempio, le restrizioni stabilite per il possesso dei requisiti minimi di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzative, che parrebbero appositamente ad escludendum il professionista creativo e/o giovane, in specie se locale.
Si consideri che l'Ordine degli Architetti, P.P.e C. di reggio di Calabria conta più di duemila iscritti, molti dei quali sotto-occupati, e che nessuno degli studi reggini, anche i più grossi, è vicino al possedere tali requisiti.
Nemmeno si può concepire di andare a posizionare edifici in luoghi che sarebbe meglio salvaguardare, in quanto ancora disponibili e potenzialmente facenti parte di un lungo e continuo parco lineare costiero del territorio comunale, che appunto non dovrebbe essere opportuno interrompere con cementificazioni si apure "monumentali".
Nemmeno sarebbe concesso trattare un tema così delicato e denso di memorie fondative al pari di una normale offerta-proposta di appello ai lavori pubblici (cfr, la Merloni), aggiudicabile sulla base dell'offerta più conveniente e utile (ammesso e non concesso che la vincitrice nella fattispecie lo sia...), in particolare, magari ad auto-pubblicità di marcketing urbano.
In ogni caso, il cosiddetto "completamento del waterfront", che in realtà e più propriamente dovrebbe essere chiamato Straltfront, non può sensatamente essere ritenuto quello di un decimo di un complessivo sviluppo del fronte mare comunale, che ha un affaccio sullo Stretto di Scilla e Cariddi con le sue coste frastagliate che misura più di trenta chilometri.
La giuria, poi, avrebbe dovuto essere individuata già nel bando per suoi componenti di valore scientifico-critico, a garanzia di prassi limpide e di esiti non opachi o omologati; altresì sarebbe bene fosse rappresentativa delle istanze culturali, paesistiche, ambientali, ecologiche, storiche, nonchè delle varie istituzioni sociali, statali, di ricerca e tutela e delle varie associazioni. Peraltro, tutta l'operazione come è stata concepita, giunge con un ritardo culturale oggettivamente incolmabile e parrebbe impostata per incoraggiare unocamente l'affermarsi di esercizi di stile (che sta tramontando, o almeno lo speriamo tutti), piuttosto che reali strategie di raggiungimento di obiettivi di ricucitura e recupero di paesaggi urbani caotici, abbandonati,quando non degradati, o veri e propri luoghi del bando (cfr il termine francese banlieue).
Parrebbe poi, dai risultati del concorso, che si sia optato di mettersi al riparo e al di sopra di ogni critica arroccandosi dietro firme di archistar. Ma potrà mai bastare una firma famosa a legittimare qualsiasi carenza di ancoraggio storiografico e sisiografico, di qualsiasi equivoco, pericolo, aberrzazione, o "ecomostro"? " firme", le quali, invece di farsi carico di gestire progettazioni di quello che effettivamente necessita alla città e all'appartenenza umana al territorio, si preoccupano di affermare la loro "brand" (peraltro alla faccia di qualsivoglia ermeneutica e codice deontologico) prevedendo certe architetture iconiche, astratte o scultoree, dimenticand di rispondere a ruoli primari dell'architettura, oltre che negando, umiliando i caratteri dei contesti e devastando definitivamente beni paesaggistici delicati.
Persino il presidente francese Sarkozy ha dichiarato che è ora di "mettere l'architettura al centro delle nostre scelte politiche".
Per fare ciò occorre che si metta tutto l'impegno in un ridisegno di qualità delle parti importanti (come n waterfront) del territorio comunale e nella resa in valore delle straordinarie potenzialità paesaggistiche della collocazione sulle sponde dello Stretto di "Horcynus Orca", dove le onde grecge incontrano le onde latine (Giovanni Pascoli).
Non si può abdicare alle cose indispensabili con operazioni propagandistiche condotte nel segno dei voleri di chi governa (pro-tempore), impostate a fini equivoci, appaltistici, o di speculazione fondiaria, o di illusorio promesso sviluppo turistico. Tali metodiche e tali percorsi concorsulai non possono che costituire premesse per annunciati pesanti perdite e fallimenti. E serve a poco fare scrivere a giornalisti compiacenti peana alla "magicità" di Reggio di Calabria e della sua amministrazione comunale, se poi si perdono i nessi tra organizzazione di serie d'interventi, di processi vitali, e la finalità di progetti di esistenza e accrescimento civile della comunità locale.

(Gian Paolo Manfredini - 17/1/2008)

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Commento 6255 di renzo marrucci del 11/05/2008


L’Ara Pacis rischia di diventare l’Ara Guerris ?
Ottimo argomento per scagliarsi subito contro Alemanno! Italica graziosa e capricciosa reazione . Sarà un buon sindaco? Ogni mossa è buona per screditare prima ancora di vederlo al lavoro, prima ancora…
E’ davvero una mossa agile perchè se poi governa bene…Che figuraaa…
L’Ara Pacis rischia di montare troppo? Allora lasciamola dormire un po’ sonni tranquilli…Sindaco Alemanno se voleva rimuoverla non doveva dire una parola sola perché ora la bombarderanno nelle intenzioni e il caso monterà fino alla caricatura, ma si sa che in Italia le caricature diventano pese e anche insopportabili…
Ogni architetto dice la sua. Ma soprattutto sono le archistar che si lamentano…non sia mai che un sindaco invece di chiamarle per incarichi arcimiliardari insinui il dubbio che addirittura possono far……….Ma via! Demolire ciò che si è costruito con i soldi pubblici? No! Non si può! Bisogna subirlo tutto sul groppo… e poi diventa storia anche se…Come se i soldi pubblici a Roma fossero stati usati con religiosità e parsimonia cosa che non mi dicono amici romani…e soprattutto in modo tale da perdere le elezioni? Come mai il binomio è stato bocciato? Forse per sbaglio?
A parte le ovvietà persino Portoghesi si interessa al tema con una idea tutta al risparmio…Mentre Aymonino è deciso. Gregotti non crede alle sue orecchie? Allora a quali? Il buon Fuksas adesso la nuvola per chi la farà essendo arretrata la sua sirena? Speriamo che Roma l’apprezzi perchè i soldi pubblici…lì, son davvero tanti.
Ma anche altri signori e signore che scrivono e che pensano credono che gli inter
venti fatti con i soldi pubblici non vanno toccati, cioè ormai sono sotto un’aulica protezione e tutela morale…a prescindere dal fatto che rispondano o no alla funzione e non costituiscano una alterazione urbana? Ma se mancano di rispetto anche agli edifici artistici, pratica che troppo spesso si verifica a Roma e in Italia.
Ma così allora… davvero! Non è un problema secondario il cassone che ingloba l’Ara Pacis ma una autentica vera problematica morale che oltrepassa qualsiasi altro problema a Roma? Ma davvero gentilissimi signori, vi siete dimenticati di Reporter e del ditino che la gentile e seria signora…ha leggermente indicato…nella recente edizione su Roma? Su misfatti incredibili davvero…Non vi ricordate più ?
Qualche problema c’è…Non vi pare?

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Commento 6215 di renzo marrucci del 01/05/2008


Giovedi primo maggio 2008, leggo sulla pagina Cultura di un un noto quotidiano milanese "Libeskind: la mia torre ispirata al duomo disegnato da Leonardo". Proprio per la festa dei lavoratori...Leggo questo articolo rimanendo perplesso e sbalordito...Credo che accadrà anche ad altri proprio oggi... Libeskind pensa davvero che Leonardo sia un pò come il prezzemolo? E c'è a chi piace metterlo un pò su tutto ,questo non si può negare, soprattutto con l'immagine di Leonardo si vende bene tutto o quasi...Ma un conto è vendere una bella ricostruzione in legno di qualche interessante modello idraulico o un affascinate pensiero architettonico o letterario scaturito dalla sua matita leggera e viva o dalla svolazzante e agile penna d'oca in presa diretta dalla natura .... E un conto, mi si perdoni se si può... Vendere un prodotto estraneo alla città e alla sua cultura affidandosi ad una millantata parentela con una cultura che mette al centro l'uomo con le sue esigenze e riferendosi a quel cinquecento nostrano... di cui siam tutti figli, fino a prova contraria... E proprio tutti, di Leonardo da Vinci. Siam proprio figli è il caso di dirlo...di padre certo e poco si sa della madre sfortunata... Ora venendo al sodo ci pare che l'appa
rentamento a Leonardo tramite i due progetti del museo e della torre di Liberskind... Sia proprio lontano...ma molto lontano anche se lui dice di sentirlo vicino... Si potrebbe dire anche lontano in modo esagerato e un tantino spregiudicato nell'accostamento.... Ma si dice in tutta tranquillità. Forse perchè viviamo sul globo e lo calpestiamo possiamo decidere la parentela senza limiti di tempo e di spazio? Quel che conta sarà chi te lo fa dire? Non si rischia più di coprirsi di ridicolo per affermazioni lanciate chissà dove .... C'è sempre qualcuno disposto a credere nel salotto buono e tutto il resto è noia? pur di andare avanti cercando di eludere la realtà....Chissà chi sarà... E come sarà? l'architetto libeskind ascolta i figli che parlano tra di loro talvolta italiano e attinge paternità ai suoi progetti rispolverando uno dei simboli fin troppo spesi della milanesità.... Operazione poco simpatica anche dove ,per la necessità di vendere, molto è consentito ..e a noi non ci resta che augurarci una maggiore e seria presa di coscienza da parte della società milanese .

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Commento 6149 di renzo marrucci del 18/04/2008


"Gli architetti di sinistra hanno mangiato le città" scrive Chiara Beria d'Argentine su un'articolo comparso su La Stampa del 12.4.2008 dove riporta le critiche di Filippo Penati ai casermoni senza anima che oggi popolano le periferie di Milano ma non solo. Sono i luoghi negativi della desolazione urbana, che hanno finito con il gettare sfiducia soprattutto negli architetti politicizzati specialmente quelli di sinistra... Questo il senso delle ammissioni dI Penati, che appaiono davvero di una onestà sconcertante, emerse da una intervista di Klaus Davi al Presidente della Provincia di milano. Casermoni allucinanti davvero squallidi e deprimenti, lo comprendiamo benissimo, tanto che oggi sono il frutto del degrado fisico e morale da parte di chi li abita....E un danno sicuro per tutta la città. Penati è troppo preso nella sua critica e dimentica che il demerito per una periferia così degradata non tocca solo gli architetti di sinistra ma un pò all'incoscienza della politica del tempo e anche alla non grande cultura prodotta in materia urbanistica da una società che ancora non si rendeva conto bene della organizzazione della città storica, civile e colta. Architetti di ogni colore e censo in verità, chi più chi meno, ha prodotto in quegli anni il problema. Penati non è un esperto e confonde in modo semplicistico l'agio delle piccole palazzine e villette progettate dai geometri, che interpreta come edilizia umana. In ciò si sbaglia ma è però comprensibile.
Sui casermoni è vero...Sono stati una tragedia nella città e ancora continuano ad esserlo senza che qualcuno voglia prenderne coscienza ma la responsabilità è tutta di architetti e di fior di architetti , alcuni potenti e danarosi e di sinistra in bella parte e via dicendo...Non c'è molto da ridere purtroppo! Se oggi la fiducia viene data a chi viene da lontano o anche a italiani di fama esterofila ci tocca! Dobbiamo subire per il ricorso storico di una fase bruttina che dura da troppo tempo e che si fonda sulla ignoranza della politica italiana e di una cultura balzana che passa in tutta la nostra amata società, in senso lato, che riguarda tutta la realtà del paese più bello e più arretrato d'europa? o sbaglio? e il bello è che adesso si vogliono infilare grattacieli dappertutto, anche a quell'agglomerato urbano di Sesto S. Giovanni da cui Penati proviene, che mentre si scuote il petto per i casermoni dimentica il presente.

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Commento 6147 di Renzo marrucci del 14/04/2008


L'expo propone polemiche interesanti a milano. Dalla società civile arrivano le riflessioni più interessanti. Adriano Celentano e Silvio Berlusconi anche se sono cittadini di Milano che arrivano bene alla fine del mese esternano opinioni che è giusto riflettere e prendere bene in considerazione perchè frenano sull'impiego di tipologie che non appartengono alla realtà milanese. Ancora una volta si prendono a pretesto la torre Velasca ed il grattacielo Pirelli per la loro eccezzionalità irripitibile ma ricordando ciò che interessa: l'altezza .
Si dimentica con facilità che il loro adattamento alla città è stato faticoso e accetato per lo sforzo di architetti consapevoli di inserire tipologie ostiche al territorio e alla cultura urbana di Milano. Non si può prendere a preteso una ricerca sofferta per dozzinarla al contesto del territorio milanese...Per frenesie che prendono e che scatenano interessi di alcuni architetti superstar e multinazionali preoccuate solo di continuare ad essere i protagonisti della scena.
Assessori e sindaco faranno benissimo a rilfettere....Nessuno esclude che si possa fare dell' expo una carta vincente ma occorre calma e saggezza e soprattutto occorre ascoltare e capire . Altre sirene Architette mettono avanti parole di cupidigia nella reiterazione dei piani e nei vantaggi economici derivanti dalla soluzione banale dei grattacieli... Speriamo che Milano tiri fuori la sua anima migliore che pur sempre risiede nel fondo della sua radice padana. Tanti auguri

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Commento 6146 di marrucci renzo del 11/04/2008


Leggo articoli e commenti sulla stampa recente che mi ricordano "l'imperatore e l'architetto" e non sono per nulla meravigliato naturalmente... Mi dispiace soprattutto per il ruolo che vedo svolgere all'architetto in balia del Principe o del Cavaliere come anche nel caso di oggi sui grattacieli ex Fiera. Non sono meravigliato no! E' il destino dell'architetto sia che sbagli o che abbia più luce.... In questo caso... è da quando ho visto quel progetto che una sorta di tristezza incominciò a palesarsi proprio per la provincialità che esprime come malcelata aspirazione acritica ad avere qualche cosa che accumunasse Milano a N.Y. Dal suo apparire ho sempre manifestato le mie perplessità e anche quando qualcuno me le ha respinte per paura di contrariare l'amministrazione, ho comunque insistito perchè ne ero e ne sono sempre più convinto. L'architetto è una foglia al vento...chissà dove si posa con il suo pensiero... O con il suo non pensiero.... Ma non vedo come Milano abbia bisogno di grattare il cielo con i simboli di una cultura già espressa dove era più giusto. Ora si dovrebbe cercare qualche cosa di più attinenente a questa pianura, a questa città piana, che si inserisca in questo territorio già abbastanza caotico. Sprattutto si dia fiducia a chi può farlo con saggezza e lungimiranza evitando Spot. Mettendo al palo i partenti in una sfida di cuore e di cervello che fino ad oggi è mancata per malversazioni politiche e culturali... diciamolo francamente per incapacità di amare con intelligenza la città e senza migliorarla con quel poco coraggio che occorre per levare quella impasse che fa scadere la qualità nell' insipido della quantità del fare per il fare. Forse c'è stata nelle giunte scorse una enfasi che deve solo essere rivisitata proprio per eliminare quel carattere retrò filtrato nei progetti e che mette in un certo imbarazzo.
Piano piano è cresciuta questa consapevolezza fino ad arrivare appunto all'Imperatore o al Principe....Ma anche al Cavaliere che dir si voglia. Ben venga!

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Commento 6145 di renzo marrucci del 10/04/2008


Quantità di denaro e tecnologia prendono il diritto a realizzare qualsiasi cosa che possaessere realizzata, sicchè uno scultore può diventare un architetto purchè abbia cognizioni di scala e di funzione . Così un architetto può diventare una sorta di scultore purchè abbia cognizioni d'arte sia di scultura che di architettura. Quando si parla di una scultura da vivere ....Ma anche il colore entra come valore nella articolazione delle materie se non proprio come vere e proprie zone di colore senza materia. E la materia stessa per un architetto diviene colore, emozione e che cosa d'altro?... Basta vedere intorno architetti come Hadid e le sue progettazioni, Gehry e il suo spettacolare museo di bilbao ecc...Ricordo Zevi nelle sue manifestazioni su questa opera...Forse precipitoso? Forse sono esempi in cui si è buttato il cappello oltre il muro e si è perso il cappello? Esempi da capire per la loro natura di architetture d'arte? Di spettacolo? Di immagine che contesta, che vuole smuovere a capire per rimettere valore nella ricerca architettonica? Nell'egocentrismo un po spericolato di certe architeture artistiche si vuole comunicare al mondo il confine di qualche cosa che stiamo raggiungendo? Toccando? Oppure stiamo celebrando l'uso di una libertà tecno logica che prima apparteneva alla ricerca pittorica come arte di avanguardia teorica, alla ricerca scultorea come senso della forma? Quello che mi stupisce è appunto come in questa sorta di ricerca si perda di vista le esigenze dirette dell'uomo e l'amore verso l'uomo e la sua storia e come le arti spesso si confondono perdendo il senso della città.

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Commento 6144 di renzo marrucci del 06/04/2008


Quando ero ragazzo e studiavo all'istituto d'arte di Volterra avevamo un professore che ci insegnava disegno professionale per la invenzione e la realizzazione di oggetti di alabas
tro, atttività storica tipica della cultura locale tramandata su questo territotori addirittura dal popolo degli etruschi. Questo professore ci faceva fare un esercizio che reputavamo quanto meno originale e insolito ma anche interessante, ci faceva ac
cartocciare un foglio qualsiasi e ci chiedeva di buttarlo lì, davanti a noi , sul tavolo.... Quindi
diceva : Ora disegnatelo una volta e più volte fin quando non siete sicuri di averlo capito.
Noi si disegnava secondo le indicazioni e dopo averne fatti un po... si sceglieva uno di questi e si andava dal professore che ci diceva di disegnarlo per darlo a un artigiano da realizzare. Lo scopo era quello...di imparare a rendere leggibile a chiunque una idea e poterla realizzare. Attività didattica interessante e di qualità..avevamo circa quattordici o quindici anni se ricordo bene. Io ricordo quel professore con gratitudine, anche per la sua
vivacità intellettuale, ancora oggi. Recentemente un amico architetto senza sapere di questa mia esperienza mi manda un filmato dei Simpson in cui si verifica una cosa analoga a quella vissuta da me decenni or sono. La differenza e che da quell'accartoccia
mento o simile ne è venuto fuori qualche cosa che ha portato al Museo di Bilbao.
Allora non sarebbe stato possibile concepire che questa esercitazione potesse avere un senso nel grande salto nella realtà di una qualsiasi forma possibile. Il passaggio dalla fantasia alla realtà è oggi stato reso possibile, e con una certa facilità, da una tecnologia i cui limiti veri sono sempre di più nella quantità di denaro a disposizione!
Ma guarda un po... Mi son detto... A quattordici anni si faceva già della buona ricerca architettonica senza che ce ne rendessimo conto!

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Commento 6143 di Renzo marrucci del 05/04/2008


Trovo interessante la comparsa di articoli sull'architettura contemporanea da Salingaros, a Scruton e altri... sulle pagine di giornali italiani in merito al tema che si è delinato sulle archistar o stararchitectes che dir si voglia. Interessante quello che dice Salingaros sull'architettura del culto oggi che si è infilata in una strada chiusa per aver seguito lo stesso modo di progettare la chiesa aderendo a formalismi privi di uno studio
vero e profondo, producendo il più delle volte edilizia di scarso significato o comunque scarso di amozionalità spirituale. Una frettolosità nervosa, generica, forse arrovellata da
concetti troppo teorici sono probabilmente la ragione di una enfatizzazione distaccata dai problemi reali, che non ha saputo costruire sul piano di una partecipazione che non si è rinnovata nella sostanza. Così anche l'architettura cosiddetta civile si è concentrata su soluzioni formali legate ad una eccentricità individuale che porta inevitabilmente a non generare una cultura del sociale riferita lla città e all'uso della città. A questi architetti molto noti è dato di intervenire più per creare eventi in punti strategici della città, cioè inventare forme che poi spesso sono solo eventi a livello della comunicazione, cioè che non lasciano, nella sostanza, l'esempio di un rinnovato rapporto con la città da parte del cittadino che la usa e la vive. Tra "episodio urbano" e "luogo" la differenza risiede forse nella mancanza degli elementi umani che formano la memoria, o il senso della memoria e la poesia dell'accoglienza....Su J.Nouvel è stato detto che è un "genio del luogo" in occasione del premio recente ma io ho vista quello che sta facendo a Colle val d'Elsa e sono molto imbarazzato. Questa polemica che sta emergendo delinea il "culto dell'episodio urbano" legato all'individuo che interviene con un suo linguaggio personale o con proprie ricette che lasciano com'è il funzionamento della città anzi spesso lo complicano. In questo contesto pare si senta la voce di cosiddetti tradizionalisti e di chi sostiene la linea attuale. Salingaros, Scruton e altri credono nella continuità della ricerca. Cioè nella ricerca non possono essere tagliati i ponti con la storia ma questi ponti devono essere funzionanti ed efficenti, cioè collegati ai problemi della città e orientarsi nella soluzione dei problemi, verso il futuro della vita ed il futuro del pensiero dell'uomo. In questo non occorre essere contro qualcuno ma essere il più lucidi che sia possibile, magari aiutandosi con il dibattito a capire, portando la propria esperienza senza scudi e spade o altro che la parola e la sincerità. Non mi pare una cosa tanto ardua... Non si tratta di contestare Gehrj o Calatrava se producono nel "culto dell'episodio urbano" che magari poi produce le crepe o problemi d'altro genere...come altri del resto,e neppure si tratta di stracciarsi le vesti inchinandosi in adorazionitemporanee...O "pellegrinaggi ipocriti" e via dicendo...Magari si tratta di capire quello che la realtà produce e come .... Dando più concretezza che sia possibile ai fatti.


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Commento 6132 di renzo marrucci del 29/03/2008


Proprio ieri è apparso un'articolo su Repubblica : "Gli architetti:stop a Libeskind" a firma di M.Bono dove si accenna la opposizione dell'ordine di Milano all'affidamento di un grosso incarico senza procedere ad un concorso che abbia selezionato il miglior progetto. Dopo la buonista posizione assunta dall'Ordine degli architetti sul caso del Teatro Arcimboldi ... realizzato anche dopo avere avuto ragione....Si spera che questa volta si tuteli l'interesse degli architetti rispetto alla moda non solo milanese delle decisioni... Arroganti? Di Sindaco e Assessore che facendo finta di nulla si disinteressano di risoluzioni e procedure nelle quali sia possibile rrispettare la dignità degli architetti italiani e lombardi. Grati all'Ordine di questa sua doverosa iniziativa ci auguriamo che faccia rispettare le sue buone ragioni.
Detto questo urge dire che nulla abbiamo contro Libeskind a cui auguriamo agni bene
... Il vero problema è con la classe politica di oggi che non contenta di spadroneggiare asservisce intellettuali e tecnici pur di consolidare la propria arrogante posizione che sta conducendo il bel paese ad una sorta di monnezzaio culturale o giù di li. Presi come siamo in Italia tra le logorroiche squenze verbali di Veltroni e le battute surreali di Berlusco
ni, davvero diventa assai difficile che l'italia possa sperare di tornare ad avere il ruolo che gli compete e che gli è storicamente riconosciuto. Se la scuola oggi fa schifo non può essere da meno la cultura italiana che non si salva per qualche risultato individuale di qualcuno. La scuola è un risultato siglato da un allucinante di declino che stiamo vivendo in magnifico menefreghismo ed elegante confusione politica .
E impossibile che il contributo italiano possa tornare ad essere di valore e omogeneità se si impedisce una ricerca architettonica che viene continuamente stramazzata e falcidiata tra gli interessi politico-economico di qualche gruppo o cordata politica che va per la maggiore in un succedersi continuo di alternanze di pari cupidigia anche se di diverso orientamento politico. Gli Ordini dovrebbero lavorare affinchè si possa sviluppare una critica seria alla realtà che oggi gli architetti attraversano e che riguarda il modo di funzionamento delle stesse istituzioni invece di sottostare, anche con compiacimento, a tutto ciò che accade intorno a danno degli stessi iscritti tutto sommato che, per la maggioranza, poi preferisce starsene lontana e con un forte senso di pessimismo. Se I NOSTRI POLITICI non capiscono in quale stato stanno portando il paese di chi è il compito di fargli capire le cose....? Se l'architettura italiana viene interpretata per le nuvole di qualcuno o per lo strapotere di altri architetti ipernoti tanto da essere battezzati ironica
mente come delle "superstar" ....il cui narcisimo, non avendo quiete, non comunica che il senso di una arrogante posizione raggiunta. Spesso animati da un saccente mal dissi
mulato egocentrismo predicano ipotetici sensi di responsabilità molto difficili da attuare ed esibire come esempi concreti. Abili contrattualmente non promettono sviluppi ma solo aristocratiche elucubrazioni che spesso non rispondono alle necessità delle nostre città ma solo sostanzialmente all'interesse e al successo di pochi abili manovratori. Basterebbe anche avere il coraggio di rispondere per tutelare la posizione di chi intende la professione un modo di vivere il proprio impegno professionale e sociale ispirato ai valori civili e spirituali, organici di una cultura che porta e dovrebbe portare alla produzione di quella bellezza che rende dignitosa la vita di tutti. Esiste una dimensione della profes
sione che ha diritto di essere tutelata e sulla quale dovrebbe reggersi una società nor
male o sana o intelligente che dir si voglia e all'interno della quale sarebbe sciocco e persino stupido pensare che la maggiore aspirazione possa essere quella di divenire una star . Realtà che oggi in italia trova margini angusti e ristretti di espres
sione a causa di una vera autentica egoistica imbecillità che stabilisce le regole di un gioco al massacro civile e culturale.

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Commento 6131 di Renzo marrucci del 28/03/2008


Caro d'Amico, per quanto riguarda il nepostismo mette il dito su una piaga che in Italia trova alimento antico e profondo nel senso che tutto ciò che finisce in "ismo" in qualche modo finisce per essere pernicioso. Io, nel mio ramo familiare non ho purtroppo più parenti in grado di aiutarmi, quando ero ragazzo mi davano la paghetta e ero contentis
simo! Chissà se il nepotismo nasce da quì... Bisognerebbe indagare , avere il coraggio di indagare, perchè lei su questo punto può avere ragione di temere...!
Da quello che capisco al sud c'è una maggiore disinvoltura che al nord su questo as
petto dove tuttavia è l'amicismo ( l'aiutarsi tra amici), il politicismo ( tessere e tessuti vari ecc...)che ben funziona.... forse le parole sono un po fantasiose ma sforziamoci a capirci. Si è mai trovato di fronte all'imbecillità?
Quella di persone non amiche ne parenti? Posso dire che non vi è cosa più brutta al mondo caro d'Amico!
Desideravo risponderle su questo piano solo per essere un po più chiaro.
Io temo, questo lo dico forte! L 'imbecillità di un politico, di un professore, di un architetto di un sistema ecc...ecc... perchè annulla le energie, le rende vane e se ci fosse da andare all'estero, caro amico d' Amico potremmo fare valigia insieme...non le pare?
Io preferisco star qui e dare il mio contributo contro quello che dicevo... Le può sembrar poco ...Ma a me piace così ....

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Commento 6129 di renzo Marrucci del 27/03/2008


Caro d'Amico, forse non è sempre possibile spiegarsi bene in poche righe ma la questione non è come la mette nelle sue ancor più frettolose righe. Non è un fatto di confini territorili e nazionali e neppure di avere paura come Lei dice. Neppure di afferma
zione rubata... Tanto di cappello... anche se non lo porto... alla Hadid. Qualche problema
si verifica nella esterofilia (non è che una parola) di qualche sindaco estroso che introduce nella profonda provincia italiana...forse traumaticamente ? Invenzioni plastiche che in verità mi interessano.... ma che... mi accorgo, non ancora troppo dominate sul piano della vivibilità (sarà una mia impressione?) , di fatto da qualche parte sono gusci e forme bellissime ma vuote e ciò mi dispiace... Un caro saluto d'Amico!

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Commento 6123 di Giovanni d'amico del 25/03/2008


Io non ho paura dello straniero, specie se bravo, mi fa piu' paura l'italiano incapace che per nepotismo insegna nelle facolta' italiane. D'altra parte non vedo nulla di strano nell'affermazione della Hadid a Reggio Calabria, se i concorsi sono "internazionali".
Ai colleghi italiani che si sentono privati dell'affermazione, consiglia di provare ad affermarsi all'estero.

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Commento 6118 di renzo marrucci del 20/03/2008


Non solo la hadid si aggiudica molto, ma anche altri non dormono. Liberskind non scherza per nulla sul suolo italiano, anzi padano per esser puntigliosi. Certo saranno contenti quelli che amano, o forse sarebbe più preciso dire quelli che odiano l'umus nostrano che se langue nello spaesamento generale non si accontentano....Avremo tempi migliori quando non solo gli architetti italiani, anche altri... avranno più coraggio.
Il dr. Davide Rampello e' entusiasta io no! Io sono davvero costernato e affranto e siccome il sindi è contento .... Basta che un architetto americano-polacco ci dica di essersi ispirato a Leonardo che si va in brodo di giuggiole...E le vesti che si stracciano da sole volano nell'aria...nello sfondo azzurrino grigio del cielo di Milano? Ci dicono che " con una struttura che fonda insieme le forme del quadrato e del cerchio" si ispira, -"il museo di arte contemporanea di liberskind da mettere nell'area City life ex fiera di Milano entro la primavera del 2011" a niente popodimenochè Leonardo da Vinci. Allelluia, Allelluia...Pare che ci siamo tutti rincoglioniti direbbe il mio povero nonno...Se si ispirava a Brunelleschi
mago tipo la "cupola fiorentina" che fine avrebbe fatto quel progetto? Sarà opportuno che
l'architetto giri l'italia proponendo analoghi rintocchi alla prosopopea locale che rimmarrà in Italia fino alla pensione? Siamo in pochi a non volerlo? Tanti saluti

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Commento 6111 di renzo marrucci del 12/03/2008


Non mi sono spiegato bene...Io non proponevo il tirare a campà come sbarcare il lunario o si fa per dire..alla giornata, o alla disperata... Neanche il mio povero nonno la intendeva così. Mi sono profuso in una spiegazione non per fare simpatia ma perchè dove volevo far emergere l'idea di un orgoglio che è cultura e che conduce alla formazione di una filosofia, di una mentalità che è tipica della vita professionale di un architetto come di un qualsiasi altro metiere creativo o come quella di un artigiano. Una filosofia di vita in cui i tempi si alternano ma sono sempre ugualmente importanti e pieni. Una filosofia che consente di imparare ad essere tenaci e a lottare, a non arrendersi ....in poche parole a non abbandonarsi alle prime difficoltà come vedo fare a molti giovani oggi. Studiare non sifignifica disimparare a prendere la vita o a pretendere la vita, ma ha dare il meglio che è possibile. Studiare non significa pretendere perchè ci si è sottoposti allo studio....Io non so quale sia l'equivalente di "tirare a campare" nella sua origine ma le assicuro che dove sono nato io vuol dire tuttaltro che "tirare a campà " e vuole dire avere il coraggio e la dignità della propria dimensione spirituale culturale e umana ....seconda a nessuno !
Tanto di più oggi in cui pesano le virtù che non è merito possedere. E anzi, qualche cosa di più....mi creda! Un caro saluto e la prego...ci rifletta sopra.

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Commento 6108 di ALtomonte arch. massimiliano del 10/03/2008


Simpatico l'esempio del nonno...anche perchè loro ne sapevano qualcosa di sacrifici e quant'altro....!!! ...sapete ormai mi son talmente affezionato che non riesco a passare giorno senza avere vistitato il sito ed aver dato un'occhiata, magari fugace, alle news......
tornando a noi.....Non riesco a farmene una ragione.....di cosa?...è presto detto...!!!!! Un giovane professionista che si imbatte in questa "nostra" realtà, nazionale o locale che sia, non può, sol perchè lo impone il sistema, accontentarsi del "tirare a campà"...non dimentichiamo, e perdonatemi la piccola grande presunzione, che "noi" siamo stati per anni sui libri...chi più, chi meno....non dimentichiamo tutti i grandi sacrifici fatti in passato, durante gli studi, ed è per questo che personalmente non accetto il diffusissimo concetto dell'accontentarsi o del tirare a campà...ritengo invece "doveroso" che tutti, nessuno escluso, si debba tentar di cambiare radicalmente il famoso "sistema"....un passo dopo l'altro...pian pianino...ma se non iniziamo mai saremo spacciati...il mondo degli appalti sarà sempre gestito e "consumato" dai soliti "ignoti"...la banda degli onesti...per richiamare un "grande" del mondo cinematografico...il mitico totò....parola d'ordine, sempre a parer mio è associazionismo, in particolar modo per noi giovani professionisti....ritengo sia l'unico strumento "vero" e "forte" per poter confrontarsi con le realtà politico-amministrative che regolamentano il mondo degli appalti e dei lavori pubblici....grazie ed alla prossima.....

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Commento 6104 di renzo marrucci del 09/03/2008


Caro Altomonte
Credo che la tenacità non debba mai diminuire e un giovane architetto debba imparare a
a farne uso senza lasciarsi accecare dalle stelle luminose di questo firmamento...cioè di
queste firme che imperversano il mondo della cultura architettonica in generale. Campare è fondamentale ed è per me una visione poetica del vivere non certamente dispregiativa o diminuente...Anzi è un veder le cose del mondo con fiducia. Sai avevo un
nonno che usava questa parola meravigliosa che mi ricordava la ripartizione geometrico-spaziale dell'architettura storica : campata. Lo spazio dell'architettura come lo spazio della vita. lo spazio degli alberi che si intrecciano e il fenomeno meraviglioso dell'andare avanti
in un percoroso piccolo o grande, avventuroso o noioso come può essere la vita nei suoi momenti. Tirare a campare ( o la campata) per me è questo anche nelle contrarietà che pur ci sono ma ciò significa anche tener duro, essere tenaci contro le avversità e l'ingius
tizia di cui il mondo oggi è generoso forse come ieri. Tirare a campare è costruire dentro o fuori di te , comunicando o costruendo spazio o idee . Se sei convinto puoi sentirti solo
ma recuperi presto. Se credi in quello che fai sicuramente lo comunichi e questo è già abbastanza. Lo spazio della conversazione scritta o parlata è fatto di tanti momenti che superano o integrano l'apparenza. Il "no" può tramurasi in un si! Il dubbio è allora una gran cosa per l'uomo ....

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Commento 6103 di ALTOMONTE ARCH. MASSIMILIANO del 04/03/2008


Caro Marrucci,
tante volte ho tentato di approfondire questo argomento con tanti miei colleghi "giovani"...ma, e ne saprai qualcosa, tutto primo o poi cade nel "vuoi cambiare le regole del sistema?"...domanda che ovviamente ti lascia quanto meno perplesso. Il perchè è presto detto...se un mio coetaneo "giovane professionista (architetto)" si lascia piegare totalmente dal sistema e dalle sue regole, lasciando chiuso un dibattito che nasce e muore in tre minuti...tutto ciò ti lascia inebetito (quantomeno)...perchè credi e soprattutto "speri" che il confronto verbale possa e debba essere una prima apertura al problema...ma niente...!!!
Siamo un pò tutti restii nell'affrontare la dura realtà della nostra professione...!!!!
Come dicevi tu..si tira a campà...!!! tutto il resto ha poco senso....
La caparbietà, la tenacia e tante altre doti intrinseche di un giovane professionista non dovrebbero far parte integrante del modo di agire e pensare...???!!!!...
RIFLETTIAMO...

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Commento 6087 di Renzo marrucci del 27/02/2008


Caro Altomonte, è vero, e proprio come dici tu nell'ultima parte del tuo commento. Io credo
che bisognerebbe farlo capire a tutti con meno eleganza e più sincerità...In modo che chi fa le leggi possa in qualche modo capire quando disgraziato sia l'ambito della cultura sociale italiana che non riesce a trovare il modo di rendere partecipe le proprie energie creative e di utilizzarle. Si assiste ad un sadismo collettivo davvero insano, come un gioco
superficiale di incompetenza che invece di liberare la realtà la stringe e la soffoca. Ti pare poca cosa?
Gli architetti lottano in privato per recuperare una nicchia di sopravvivenza e tirare a campa
re. Poi c'è chi la nicchia diventa un nicchione...E si gloria nel contesto dei dannati erigen
dosi in superbia...Spettacolo sublime di presunzione e di stupidità. Ma la via maestra è
di chi ha il coraggio...o la pavidità ?
Quando si parla di giovani si dimenticano gli altri e bisogna di parlare anche degli altri...in un mondo civile la selezione avviene sulle idee e la qualità e non sulla soglia della vita ... Il libero confronto genera apertura e qualità, genera ricchezza mentre Il fatturato No! E soprattutto non deve inibire l'entusiamo della partecipazione a gare e concorsi.
Deve essere trovato un modo meno incivile di competere e di selezione, affinchè si liberino le risorse che si possiedono...modo che fino ad oggi non c'è. La società che tanto si definisce liberale oggi non è capace di concepire neppure l'anticamera dell'idea liberale, elabora solo sinergie idonee a perpetuare inorganicamente e cinicamente l'interese ed il potere di pochi, appunto strangolando le attività creative che ancora rimangono in l'italia. L'attitudine a regole, regolette, regoline e schifezze varie, tipiche di questa nostra società italica, non fanno altro che evolvere la scuola ipocrita dei molti e chiudere il campo di azione di un popolo e naturalmente... di noi architetti.

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Commento 6070 di Arch. Massimiliano Altomonte del 22/02/2008


Ritengo, ovviamente a mio parere, che, il coinvolgere stelle del firmamento dell'architettura internazionale per una città, per ora, periferica possa essere uno strumento strategico assai interessante. Questo non vuol dire che figure, porbabilmente meno in vista e sicuramente molto meno forti a livello economico e strategico, non possano essere coinvolte ma, e credo di non sbagliarmi, nel caso del concorso del waterfront di Reggio Calabria, il bando è stato strutturato rispetto a quelle che sono le linne guida di una legge (lavori pubblici) che detta caratteristiche, potenzialità di fatturati e quant'altro. Dunque, per non essere prolissi, penso che le figure proponenti (committenza) non abbiano neanche la possibilità di poter proporre bandi tali da coinvolgere anche figure meno visibili o meglio ancora facenti parte dell'interland cittadino. La possibilità dei giovani professionisti dipende, quanto meno nel panorama dei lavori pubblici, dalla forza che ogni singolo professionista o gruppo di professionisti hanno in termini di esperienze già concretizzate e dalle potenzialità economiche (fatturati negli ultimi anni). Tutto ciò penalizza fortemente quello che è lo scenario professionale che tocca i giovani professionisti. Forse uno strumento più flessibile e quindi più aperto al coinvolgimento delle giovani leve sarebbe la soluzione ideale.
Grazie.

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Commento 6010 di Valerio di Mauro del 06/02/2008


Caso appassionante. Sarebbe ulteriormente interessante leggere direttamente la copia integrale del bando, vist o che per casi "fortuiti", il sistema informatico del comune di Reggio Calabria ha qualche "problema" (guardacaso) al caricamento della pagina web che mi interessa. Non ne avrebbe mica una copia, vero?!?

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Commento 5934 di renzo marrucci del 19/01/2008


Concordo con quanto scrive G.P.Manfredini. Viviamo l'epoca della politica spettacolo, della cultura spettacolo, dell'architettura spettacolo e via di seguito...Molti sindaci si sono convinti che chiamando star o ballerine fanno cultura e spettacolo al tempo stesso, due piccioni con una fava....solida cultura contadina , ma io i contadini li ricordio intelligenti e saggi e orgogliosi della loro terra. Oggi si richiama l'attenzione di pseudo cultori della pseudoavanguardia architettonica delle università e si è convinti che fare propaganda politica ricorrendo ad affermare la solita completa sfiducia nella ricerca nostrana sia una consolidata consuetudine. Si fa cronaca chiamando chi è alla televisione con i suoi spot pubbblicitari , si fa cronaca e si attira l'attenzione su di sè chiamando a operare architetti lontani mille miglia dalla mentalità locale, vedi J.Nouvel A Colle val d''Elsa oppure vedi
Hadid a Roma....vedi Calatrava a Venezia con il suo ponte allucinante segno di una voglia matta di fare centro attraverso elucubrazioni filosofiche che lasceranno il segno poco filosofico di un sindaco? Ma vedi dove vuoi....anche la squallida tendenza a mettersi in coda e farsi spettatori di tutto! Vedi la solida ignoranza dei nostri politici che non nasce sui peschi in fiore...ma anche dalla logica astratta di chi fa cultura architettonica in Italia e segue con piattezza assoluta il politico che finisce con il credersi una star anche lui....
Star o ballerine? Comunque si taglia la testa al problema almeno per un pò di anni e poi si vedrà... la vita dura quanto dura. Comunque instaurando il metodo delle scelte politiche illuminate dall'astuzia di personaggi che la luce non l'anno mai goduta....Ma si buttiamo alle erbe l'architettura Italiana...Dopo aver riempito le università di incompetenti ci rimangono ancora gli spaghetti e la pizza che ci rappresentano... offuscata come è la bandiera del sole di Napoli... Tanti cari saluti.

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